Il savonese medio Stampa
Scritto da MILENA DEBENEDETTI   
Ripubblichiamo questo articolo del 2009 di Milena Debenedetti, alias Nonna Abelarda. E’ ancora molto attuale
Vorrei ricordare che chi governa è espressione diretta di chi lo elegge,
e questo è particolarmente vero a livello locale
Il savonese medio
Un piccolo elenco semiserio di nostre caratteristiche significative 

 Seguo con interesse il recente proliferare di siti di SV e dintorni dedicati alla vita politica e alla critica. Compaiono molte più o meno giuste, spesso sacrosante, lamentele su chi ci rappresenta, ma vorrei ricordare che chi governa è espressione diretta di chi lo elegge, e questo è particolarmente vero a livello locale, dove è (o dovrebbe essere) più facile dialogare, farsi sentire, candidarsi, diffondere nuove proposte e così via.


Per ricordare chi siamo o cosa siamo noi savonesi, vorrei esporre un piccolo elenco semiserio di nostre caratteristiche significative, utile per un po’ di sana autocritica e per i politici che vogliano tararsi sull’elettorato. Ma forse lo fanno già? Boh. In ogni caso, spero che nessuno si offenda, visto che anche la scrivente è, a tutti gli effetti, una “savonese media”.

Il savonese medio

Il savonese medio è di sinistra. Almeno crede.  

Il savonese medio è ferocemente maschilista, specie quando si tratta di donne emergenti nel lavoro o nella cosa pubblica. A casa, però, l’autorità della moglie è assoluta, decide lei vestiario, spostamenti, spese, arredi e colore delle pattine. 

Il savonese medio è diffidente dei foresti, a volte razzista, fino alla xenofobia. Frase tipica: “Ma che rimangano a casa loro, che qui c’abbiamo già abbastanza problemi.”  Curiosamente, è benevolo nei confronti dei cinesi: proprio i più “economicamente” pericolosi. 

Il savonese medio è conservatore, critica ogni novità. Salvo poi lamentarsi dell’immobilismo. 


Il savonese medio, per l’appunto, critica. Brontola. Pratica il mugugno generalizzato e disfattista. Non è molto socievole o sociale, tendenzialmente è brusco e scorbutico, qualche volta, specie nelle code o sull’autobus, specie se anziano, arriva alla maleducazione, che scambia per un suo diritto sacrosanto. Può anche essere gentile coi bambini, ma odia ferocemente gli adolescenti. Del resto, è perfettamente ricambiato.

Il savonese medio ha una sua forma particolare e assoluta di pigrizia. Se il cassonetto è pieno, posa il sacco per terra, non fa cinque metri per cercarne un altro. Lascia la macchina in seconda o terza fila per essere più vicino al bar o al negozio di turno. In un centro raccolto come un fazzoletto, non fa a piedi neanche poche centinaia di metri, odia le isole pedonali e meno che mai usa i mezzi pubblici. E comunque dà sempre la colpa agli amministratori, che non mettono abbastanza mezzi pubblici o cassonetti. Alcuni non farebbero la raccolta differenziata neppure se avessero i contenitori davanti al portone. Dicono che loro pagano già abbastanza, per liberarsi della rumenta come gli pare. Salvo poi strillare contro inceneritori e discariche.


 Il savonese medio ha i piedi per terra, non si sofferma a sperare o a immaginare. Pratica un utilitarismo miope, spinto all’estremo, a volte gretto, che scambia per praticità e buon senso. Tutto ciò che non vi rientra, dai film di fantasia ai progetti a lungo termine, è compreso nel termine generico di “muscitè “. 

Il savonese medio non ha alcun senso estetico, è indifferente al bello e poco sensibile al verde pubblico. (Servono a qualcosa alberi e monumenti? No! E allora…) In questo senso, si merita in pieno alcuni degli obbrobri che deturpano la città. Dei quali, peraltro, si lamenta. 

Il savonese medio butta via roba seminuova, ma colleziona rumenta improbabile che pensa possa venirgli utile, ammucchiata in soffitta, in casa, in giardino o nell’orto fuori porta. Pratica con raffinatezza l’arte unica e autoctona del tapullo: realizzazione o riparazione con mezzi di fortuna, dall’efficienza precaria e dall’estetica improbabile. Anche se non è detto che in futuro qualche corrente d’avanguardia artistica non rivaluti le baracche di cartelloni in lamiera con il cane a sei zampe, i bidoni blu per l’acqua o i recinti di pallets e reti di materassi.


 Il savonese medio diffida dei box interrati ma ama, adora i parcheggi, specie se non a pagamento. Guai a toccargli un singolo parcheggio! Frase tipica, di fronte a zone verdi o a resti archeologici di pregio: “ Io qui spianerei tutto per fare un bel parcheggio.” 

Il savonese medio non si divertirà molto leggendo tutto questo. Manca di senso dell’ironia, (muscitè anche quello) e scambia la seriosità per serietà. 

Il savonese medio nei suoi brevi percorsi da pedone in centro attraversa senza guardare, spesso con il rosso, rischiando investimenti da genovesi o milanesi furibondi. 

Il savonese medio ha un’ultima, curiosa caratteristica, invidiata persino dai bradipi amazzonici: dorme ai semafori. Trova particolarmente riposante la lucina verde. Quello dietro non lo avverte con il clacson: dorme anche lui.  Sarà il terzo o quarto della fila a strombazzare furioso. (Probabilmente, uno stressato genovese in trasferta.) Purtroppo il proliferare selvaggio di rotonde sta rovinando questo habitat naturale. 


 Il savonese medio, ahimè, è in via di estinzione. Più di cinquant’anni, parla dialetto, pensionato di lungo corso di porto o ferrovia, viene lentamente sostituito dalla nuova generazione, molto meno caratterizzata territorialmente. Seguaci dei film vanziniani o dei frastuoni d’oltreoceano, cerebrovacui, frequentatori di locali trendy del porto dove vanno più che altro per farsi vedere, dotati di cellulari high-tech, scarpe puntute, enormi SUV superinquinanti, cani feroci, abbronzatura a lampada e look sempre perfetto. Non parlano dialetto. La loro frase preferita? “Io qui spianerei tutto per fare un bel parcheggio.”

Nonna Abelarda    6 Ottobre 2009

 Milena Debenedetti  Consigliera del Movimento 5 stelle
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