La reciprocità della rumenta Stampa
Scritto da MILENA DEBENEDETTI   
 
La reciprocità della rumenta

 Di questi tempi sui social imperversano foto di degrado urbano, lungo tutta la penisola.  Anche Savona non fa eccezione, coi suoi cassonetti colmi, la sporcizia delle strade e le minidiscariche abusive.

Puntualmente, queste foto ricevono due tipi di commenti: chi inveisce contro la gestione della pulizia e dei rifiuti, i disservizi e la cattiva amministrazione,  approfittandone per prendersela coi governi locali e nazionale,  e chi invece ribalta il discorso sui cittadini incivili e rozzi.

 

Hanno ragione e torto entrambi, secondo me, perché il discorso ha due facce e vanno sempre esaminate entrambe nel modo corretto.  Dire che la cattiva gestione e il cattivo esempio dall’alto “giustificano” il menefreghismo è scorretto: i comportamenti civili dovrebbero essere tali a prescindere.  Viceversa, usare la ben nota indisciplina italica come alibi per i disservizi, dicendo che contro le cattive abitudini e l’ignoranza c’è poco da fare, è altrettanto sbagliato.

Non ci sono alibi, giustificazioni, spiegazioni parziali, né da una parte né dall’altra: è solo un meccanismo che si autoalimenta,  un circolo, che può essere vizioso o virtuoso, e va visto nel suo complesso. Un sistema consolidato e che funzioni, regole chiare,  a correggere i cattivi comportamenti ed educare attraverso certezza di premialità e punizioni, investimenti efficienti e mirati. Oppure un sistema alla deriva, caos di regole o troppe regole,  anarchie locali, investimenti a caso, ingenti e spesso mal utilizzati, nessuno che fa rispettare i principi, isterie momentanee, multe iperboliche per qualche tapino, indifferenza per altri, tasse stratosferiche a fondo perduto e nessun incentivo.

Nel primo caso, più o meno lentamente a seconda dell’indole o della riottosità dei governati, si avrà piano piano il risultato voluto. Nel secondo, ci si trascinerà nel disastro. Ovviamente finendo per invocare la discarica o l’inceneritore risanatore. Cosa che a qualcuno, specie a chi manovra grossi quanto dannosi interessi, sta benissimo.

Indovinate qual è il sistema italico?


 E’ palese e indiscutibile che esistano indoli dei popoli, alcuni più propensi al rispetto per la comunità, l’ambiente, altri meno sensibili e dediti i a farsi i cavoli propri, a coltivare un senso distorto delle libertà individuali.

Ma generalizzare o arrendersi di fronte a questo come si trattasse di fenomeni ineluttabili, non si può e non si deve.  Sconfinerebbe nella comoda banalità del razzismo.

Prendete il più disciplinato degli svizzeri,  e mandatelo in una situazione in cui i comportamenti maleducati  sono tollerati e diffusi. Be’, a meno che i principi dentro di lui non siano solidi come scolpiti nella pietra,  tempo due giorni e, da turista, butterà le cartacce per terra con indifferenza, adeguandosi rapidamente all’ambiente.

Viceversa, mi è capitato di vedere muratori… Come venivano dipinti,  i muratori di qualche anno fa,  quelli col cappello di carta, sempre per restare nelle banalità e generalizzazioni qualunquiste? Principi del caos, delle cicche, del  cemento disperso,  campioni nel gettare gli avanzi dei loro lavori e dei loro pasti nei luoghi più impensati,  lattine e vetro nelle buche, bottiglie in  plastica conficcate a coronare i muri…

Be’, di recente mi è capitato di vedere un muratore, (non italiano di origine, per chi fa caso a questi dettagli secondari), durante un lavoro, raccogliere disciplinatamente i  suoi rifiuti personali, differenziarli,  schiacciare la plastica per far occupare meno spazio, preparare con cura i sacchi da portare via.  Probabilmente si trattava di una persona  sensibile al problema di suo, ma anche di un cittadino di un posto  dove la differenziata funziona e viene fatta rispettare.  Non dirò dove per carità di patria e per non favorire destra o sinistra, ma si tratta di una località dei dintorni.

Subito dopo ha chiesto, perplesso: ma a Savona c’è la differenziata? Evidentemente, non è poi così chiaro che una accozzaglia di bidoni stracolmi, ammassati, con apertura suicida lato strada o impedita da parcheggio selvaggio, rappresenti una efficiente e credibile raccolta differenziata.


 In questi anni mi è capitato diverse volte di parlare con persone che si erano trasferite da poco a Savona da altre città e da altre regioni, e si mostravano altamente perplesse e preoccupate per lo stato della raccolta dei rifiuti, paragonandolo con le loro realtà.

Perché una volta che lo si è provato, il comportamento virtuoso, se riceve riscontri chiari, pur se richiede un po’ di impegno iniziale,  provoca sensazioni positive, si imprime nelle persone,  diventa irreversibile, le fa sentire meglio.

Non c’è più nessuno, ormai, che non abbia visto documentari sul degrado e sulle isole di plastica degli oceani e gli animali marini che muoiono soffocati.  Non c’è più una sola persona, neppure il più indifferente, neppure il più incivile e rozzo, che dentro di sé non si renda conto perfettamente, magari a livello ancora inconscio, ma se ne rende conto, che non possiamo più andare avanti in questo modo, che siamo su una china irreversibile per il pianeta, che tutta questa marea di plastica, di imballi, di beni superflui  fa parte di una pura follia autodistruttiva, tanto quanto l’eccesso di inquinanti nell’aria (e qui torniamo a combustione e inceneritori).

Basta una spintarella, una minima spintarella in positivo, un progresso che suoni veramente tale, perché questa consapevolezza sia pienamente acquisita e realizzata, e la persona sia ansiosa e appagata di fare il suo dovere.

Dunque il famoso discorso che siamo incivili, ignoranti, che non capiamo, che non ci adeguiamo, che una differenziata come si deve è utopia,  richiede troppo tempo, troppi investimenti, eccetera eccetera, è la solita logica pelosa di chi nella migliore delle ipotesi cerca alibi alla sua inefficienza, nella peggiore ha già in mente e nel cuore altri interessi.

E i cittadini che si adeguano e ripetono a pappagallo questi ragionamenti, come al solito inconsapevolmente proteggono e contribuiscono a mantenere interessi tutt’altro che a loro favore.

Altrimenti, continuando su questa strada, la differenziata accurata rimarrà appannaggio di una minoranza di “teutonici” (e io, purtroppo o per fortuna, “lo nacqui”): quelli che fanno chilometri con la pila in tasca o la lattina schiacciata in borsetta,  quelli che sospirano notando interi pallet in legno,  carta, cartone, bottiglie, oggetti in buono stato, nei cassonetti dell’indifferenziata,  quelli che fanno finta di non vedere, quando gettano il sacchetto del compost, che nel bidone c’è di tutto tranne l’organico.

 

Gli altri si stancheranno rapidamente, qualcuno si sentirà anche preso in giro dalle regole farraginose e dubbie, inutilmente faticose e punitive, con cui la raccolta viene effettuata, e se non è animato dal noto sempre frustrato masochismo degli ambientalisti doc,  si stuferà presto e si adeguerà all’andazzo pasticciato, indisciplinato, inutile.

Risultato? Multe  europee e regionali comunque, obiettivi non raggiunti, differenziata anche di facciata che fallisce,  investimenti ingenti a fondo perduto, tasse alle stelle, date anche le difficoltà economiche dei comuni,  soluzioni sempre più arretrate e dannose e inquinanti.

Già è follia pura che in località limitrofe ci siano tempi, modalità, efficienze completamente differenti. E’ follia che non possa esistere una concertazione per stabilire un modello unico, sarebbe bello e auspicabile a livello nazionale, ma non sogniamo troppo, almeno a livello locale, un consorzio di comuni e di aziende incaricate, siano partecipate o meno, che operino con modalità simili e sinergie, che si accordino per una piattaforma comune di riciclo virtuoso diffuso,  (non imprese speculative di larga scala) che promuovano l’efficienza e la riduzione dei disagi,  con vantaggi economici e organizzativi per operatori e cittadini.

Ci rendiamo conto che se andassimo, che so, in Burundi, giusto per citare posti più civili, a raccontare che quando viene avviata la differenziata in un comune, i cittadini si precipitano nei comuni limitrofi più arretrati a mollare di tutto,  a liberarsi di ogni rifiuto,  ci riderebbero dietro?

E niente: se dicessimo che come soluzione non ci si adegua rapidamente alle tecniche di differenziata più efficienti e rigorose,   ma si sistemano telecamere e  ci si apposta per multare gli indisciplinati, scoprendo da dove provengono?  Ci chiederebbero se siamo in un film tragicomico.

Ho in mente una povera signora savonese che, ignara di tanto fiero rigore, avendo un sacchettino di indifferenziata da gettare si è fermata lungo la strada, lo ha messo nel primo cassonetto disponibile (dunque, niente inciviltà o vandalismi) ed è stata fieramente multata dopo esame della targa, perché trovandosi in altro comune non era autorizzata!

Forse le conveniva smaltire direttamente materiali nei boschi in vere e proprie discariche, se le multe (a dispetto del tono fieramente giustizialista dell’articolo al link sottostante) sono dell’ordine di 200 euro!  Meno male che c’è anche la denuncia penale. Sperando non si concluda con assoluzione o prescrizione.

http://www.ivg.it/2016/01/trasporti-di-rifiuti-in-discarica-abusiva-ditta-incastrata-dal-grande-fratello-di-sassello/

Ho in mente comuni dal territorio ampiamente agricolo e dalle frazioni decentrate, che si rimangiano politiche di compostaggio domestico e riduzione tariffe blandamente inaugurate anni fa, e nel nuovo modello impostato, per necessità dell’azienda di raccolta o altri oscuri interessi (tipo nuovo ammorbante biodigestore di Ferrania?) obbligano i campagnuoli a girare con l’inutile bidonetto marrone dell’organico, trasformando comunque in costoso rifiuto da smaltire, e pagare, quello che può diventare facilmente un preziosissimo concime, il più efficiente e sano dei concimi. Provare per credere. Io ho provato, e testimonio.


E se queste persone manderanno a spigolare le nuove politiche e continueranno con le loro compostiere,  pagheranno comunque tariffa piena? Saranno addirittura multate? Sarà interessante saperlo.

E le comode compostiere di comunità? Certo è arduo averle in centro, ma in periferia e nelle frazioni dove esistano spazi, potrebbero essere la regola. Ma figuriamoci: interessi diffusi e condivisi  e virtuosi, che facciano risparmiare e che comportino collaborazione fra le persone,  al posto di un unico macrointeresse economico dannoso, che passa sopra le loro teste e che li fa spendere… non si è mai visto.

Ora, diciamocelo subito, noi che vorremmo salvare il mondo: le politiche dal basso non bastano.

A livello europeo, o anche solo nazionale, bisognerebbe cambiare radicalmente il sistema.

Far pagare tasse alla fonte, cioè il costo di smaltimento degli imballi inutili, dei beni inutili,  ai produttori e alla grande distribuzione anziché ai cittadini.  Più alte sui materiali accoppiati di  difficile o impossibile riciclo, in modo da incoraggiare soluzioni tecnologiche più sostenibili.

Promuovere il vuoto a rendere,  altro che riciclo del vetro, un imbroglio a metà, costoso e folle. Penalizzare l’usa e getta. Incoraggiare i negozi dello sfuso.

 Promuovere un nuovo modello economico che non si basi più sullo spreco e sulla circolazione forzata del superfluo. Ovviamente con misure adeguate, salvagenti  che rendano meno drastica e penalizzante la transizione da un sistema all’altro.

Eccetera. In attesa, però, di misure strutturali, si può cominciare a costruire il cambiamento dal basso, impostando politiche virtuose.

La tariffa puntuale è la prima cosa: pagare sulla base dei rifiuti prodotti, in modo che il cittadino veda i risultati dei suoi sforzi.  E controllare con rigore che nessuno “faccia il furbo”. Organizzarsi, i comuni, in modo da gestire la filiera del riciclo e incassare in proprio, con altri risparmi per i cittadini.

Di certo quello della gestione dei rifiuti è uno dei settori su cui si allungano troppe ombre che andrebbero spazzate via.

Di continuo, in Italia, bruciano impianti e piattaforme di riciclo. Autocombustione, dovuta alla pericolosità del materiale, o le solite tecniche mafiose?

Dubbi ce ne sono tanti. Vedi qui

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2015-10-06/trentacinque-incendi-sei-mesi-rischio-riciclo-rifiuti-italia--224737.shtml?uuid=ACWMeRBB

o qui

http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/08/13/differenziata-attacchi-agli-impianti-di-riciclaggio-18-roghi-negli-ultimi-due-mesi/1957370/

e nel frattempo casualmente si pianificano nuovi, inutili, devastanti ma profittevoli inceneritori

http://www.studiocataldi.it/articoli/19156-il-nefasto-sbloccaitalia-porta-tanti-12-nuovi-inceneritori-mentre-ben-26-impianti-di-riciclo-di-rifiuti-subiscono-strani-incendi.asp

Certo non è un segreto, che anziché una sequela di governi  impaniati  coi grossi interessi, dannosi, costosi, inquinanti, ci vorrebbero ben altri lungimiranti esecutivi con  il coraggio di cambiare rotta, perseguire efficienza e tecniche moderne e avanzate, che porterebbero anche a una economia virtuosa e diffusa, al posto di speculazioni di dubbia origine.

Il coraggio di cambiare. Ma per farlo, come per far funzionare una differenziata come si deve, occorre crederci, essere convinti, impostare gli investimenti in modo coordinato, continuativo, coerente. Non per facciata o per adempiere molto svogliatamente a obblighi di legge.


 In questo campo l’arretratezza di mentalità è sconvolgente. Nel mio scorso mandato ho sentito dire che la differenziata “è una questione ideologica” (Berruti), insomma, una velleità, ecco.  Che la Tari è alta perché “sarebbe bello far pagare sulla base dei rifiuti prodotti, ma non si può”  (Martino). Che l’inceneritore non si fa perché “la sinistra è contraria” (Berruti) ossia, per obblighi di coalizione, non altro, che impediscono di “chiudere il ciclo” dei rifiuti, altra tetra espressione. Oppure la sfida “spiegatemi voi come fare” (Berruti) con l’ovvia risposta: Capannori, Ponte delle Alpi, molte altre esperienze… le avete pure viste e sentite. Basta copiare.

Oppure le sghignazzate di alcuni consiglieri ( bipartisan, eh…) in Commissione ogni volta che si parlava di compostaggio, come fosse una cretinata.

E la nuova amministrazione? Per ora sembrano più concentrati sulla pulizia, grande evergreen spendibile per immediatezza ed efficacia, che sulla raccolta rifiuti, anche per le inefficienze e le enormi difficoltà economiche della partecipata Ata da far passare in qualche modo in secondo piano.

Si sgombera una discarica,  cosa buona e giusta, ma come sempre e come prima pagano i cittadini. Saranno stati individuati e puniti i responsabili?

http://www.albengacorsara.it/2016/08/25/savona-sgombrata-discarica-abusiva-nella-zona-della-fontanassa/

I solenni impegni nel programma c’erano. Ma sappiamo quanto contino impegni e programmi.  Permettetemi però, sarò prevenuta, che volete… consentitemi la solita acida punta di scetticismo.

  Milena Debenedetti  Consigliera del Movimento 5 stelle

 

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