Le parole sono importanti Stampa
Scritto da Milena Debenedetti   
Le parole sono importanti
 

Lo diceva un guru della sinistra, Nanni Moretti.

Se è pur vero che molti, dietro abili discorsi, slogan, argomenti fuorvianti, nascondono ben altre mire, e ne abbiamo un esempio nel nostro attuale premier,  esperto della presa in giro comunicativa eletta a sistema, è altrettanto vero che, se già dai discorsi si capiscono intenzioni nefaste, c’è poco da sperare.

Parliamo di rifiuti, per esempio. Molti si riempiono la bocca di differenziata, riciclo, politiche virtuose, pur se nei fatti si limitano a qualche sceneggiata, a coltivare l’apparenza.

Ma se neppure a parole emergono intenzioni e impegno, che dobbiamo aspettarci, se non il peggio?

Sappiamo che la nostra regione tutta rivaleggia con le peggiori zone del sud, per politiche dei rifiuti miopi e arretrate, raccolta differenziata su percentuali ridicole, discariche sature e problemi ambientali. 

Sappiamo che la recente legge regionale, anziché tentare di superare tutto questo e fare finalmente il salto di qualità necessario,  rappresenta uno scandaloso arretramento.

Non riusciamo minimamente ad avvicinarci alle percentuali di riciclo previste dall’Europa, paghiamo l’ecotassa e molti sindaci potrebbero essere messi sotto accusa per non aver fatto il possibile, e ritenuti responsabili, come accaduto a Recco? Proroghiamo, diluiamo le percentuali e cerchiamo di scansare i processi.

 

Il combustibile da rifiuti, l’ormai tristemente noto cdr, allarma tutti? Cambiamogli nome, chiamiamolo css, e abbiamo risolto.

Separiamo l’umido per rendere la miscela più efficiente, a maggior potere combustibile,  ed ecco fatto. Non umido selezionato per compost di qualità, ma umido per biogas, o anche per essiccamento e combustione a sua volta. Non sia mai, vivaddio, che almeno una parte del processo sia lungimirante e virtuoso e poco inquinante.

Non ci sono inceneritori in regione, non ce li hanno lasciati costruire? In attesa che si sblocchi la situazione, portiamo i rifiuti nei tanti ormai fortunatamente sottoutilizzati inceneritori del nord. Et voilà. Se no si può sempre pensare a cementifici e centrali termoelettriche.

Nel frattempo, un occhio di riguardo alle lucrose discariche. Ampliamo, soprattutto consentendo iperbolici investimenti e conseguenti devastazioni ai privati.

Lo sapete come funzionano le regole dei project financing? Non vengono approvati progetti virtuosi, di solito a investimenti limitati, (e grandi ritorni in termini ambientali e occupazionali) perché non conviene. Meglio i mega impianti che costano, impegnano risorse a lungo, smuovono appalti.

E cosa accade, poi? Che questi mega investimenti vanno giustificati. Ossia, devono avere adeguati ritorni. Credete che questo sia compatibile con riduzione alla fonte, riciclo, politiche virtuose?

Manco per idea. Non solo i “mostri affamati”  cercano disperatamente materiale da inghiottire, anche da fuori, aumentando l’inquinamento nelle zone dove sorgono,  ma se non ci riescono, in alcuni tipi di contratti (come anche per la gestione di servizi pubblici data ai privati) sono previste penali per la comunità, per i cittadini.


 

Ossia, l’esatto contrario della politica che dovremmo fare.

 

Ora, la legge regionale sarebbe già pietosa e orrida e miope se fotografasse l’esistente. Come pianificazione del futuro è addirittura devastante: prendiamo il peggio del presente e moltiplichiamolo per mille, per ottenere il peggio del peggio.

Come se, di fronte alla piaga dell’analfabetismo, anziché tentare di migliorare la scolarizzazione si dedicassero tutte le risorse  a istituire cartellonistica per analfabeti, a rendere l’analfabetismo sempre più comodo e inevitabile, a premiare con incentivi i genitori che non mandano a scuola i figli.

I cittadini hanno quello che si meritano? Chi viene votato, è uguale a chi vota?

Non credo. Almeno, non in questo campo, dove ci sarà una percentuale di indifferenti e pigri e disinformati e incivili, sulla quale ci si appoggia come comodo alibi, ma anche una parte, probabilmente maggioritaria, di sensibili e attenti, che non vede l’ora di fare di più e meglio, che si ingegna a riciclare come può.

Specie chi arriva da fuori, ed è abituato a migliori pratiche: sempre più spesso li ascoltiamo meravigliarsi dello stato della raccolta a Savona.

Molti giornalisti ci mettono del loro, si allineano in ossequio alla politica. Ignorano, o fingono di ignorare, che esistono alternative valide a inceneritori e discariche, che l’unica emergenza ambientale è quella che si vuole creare.

Per esempio, in  un articolo riferito a un incontro sulla  legge regionale, mi è capitato di leggere, stropicciandomi gli occhi,  che ha ragione la nostra amministrazione regionale a non voler costruire inceneritori, visto che la raccolta differenziata non decolla.

Sì, avete capito bene: tutti noi vediamo la contraddizione in una frase del genere. Il giornalista che l’ha scritta, e gli amministratori regionali,  no.  Perché sotto sotto, diciamocelo, la differenziata per il riciclo è una gran rottura,  una pretesa, una pia illusione. Nei loro piani, si differenzia solo per creare un css migliore da bruciare.

Ma come la pensa, il nostro Sindaco,  probabile candidato alla futura amministrazione regionale?

Basta ascoltare ciò che dice, in pubblico o anche nelle interviste.

A quel giornalista che, al termine di una intervista su problemi e costi della gestione rifiuti, chiede un po’ seccato e un po’ meravigliato al nostro Sindaco perché non si è mai pensato a risolvere con un inceneritore, la risposta è stata, più o meno: perché gli alleati di sinistra in maggioranza non vogliono, PER MOTIVI POLITICI.

Non, attenzione, perché qualcuno, il mio assessore all’ambiente, i medici, le conferenze, qualsiasi dannata fonte di informazione,  mi ha convinto che gli inceneritori non sono affatto la soluzione, perché richiedono enormi investimenti e impianti megacostosi, perché l’inquinamento e la morbilità associati ai grossi impianti sono ormai un dato di fatto, perché le ceneri sono comunque tossiche, perché non incentivano la riduzione del problema...  Non perché le politiche europee ammettono i problemi di cui sopra e prevedono una lenta dismissione e l’abbandono graduale dell’incenerimento a favore di pratiche migliori…

No. Per non scontentare i miei alleati, che a loro volta vogliono così per non scontentare i loro elettori.  La questione è ristretta alle alchimie politiche e agli equilibri tattici.


 

Del resto, lo stesso Sindaco, durante un avveniristico convegno in università, in cui ci sarebbe stato da prendere spunto per mille idee virtuose e tecnologiche su una infinità di temi, aveva parlato di “chiudere il ciclo dei rifiuti”.

Ora, questa sinistra espressione non viene usata da chi progetta soluzioni per cui il rifiuto sia preziosa risorsa all’interno di una filiera innovativa. No: viene usata da chi li considera solo “un problema”, uno sgradevole inevitabile effetto collaterale della nostra civiltà dei consumi, la cartaccia da nascondere sotto il tappeto seppellendola o bruciandola.

Quando, in Consiglio Comunale, emerse il problema della discarica vadese la cui proprietà farebbe capo a paradisi fiscali, per cui persino in maggioranza qualcuno osò esprimere dubbi (noi eravamo usciti dall’aula per non votare), si difese vantando la scelta di partecipare a quella società, e anzi, lamentò che la nostra percentuale fosse troppo bassa, magari fosse stata più alta per garantire introiti maggiori.

Ecco cosa sono le discariche: meravigliose macchine da soldi. Quando qualcuno critica le scelte diversificatorie di Ata, i parcheggi, ora la gestione spiagge e quant’altro,  Sindaco e PD affermano di aver agito così per salvare l’occupazione,  dopo la chiusura della discarica propria di Cima Montà e il venir meno di quel cespite.

Difesa dell’occupazione.  Salvare alcuni posti di lavoro. Mentre sarebbe bastato, già allora, impostare subito un investimento massiccio su una politica avanzata dei rifiuti, per procurare dieci volte tanta occupazione e diventare un modello per tutti.

Sarà cambiato, nel frattempo, il Sindaco? Starà studiando gli esempi avanzati,  per far fare un salto di qualità alla regione, quando vi andrà (abbandonando, tra l’altro, il suo mandato a Savona, ma questo è irrilevante, si sa che le elezioni sono solo un trampolino fra un posto e l’altro)?

Non c’è da crederci. Pochi giorni fa, in una nuova intervista, ha ancora lamentato l’assenza di impianti propri.  Le strade che ha lasciato intendere sarebbero, o partecipare al biodigestore di Ferrania, già un passo avanti, ma, come ben sappiamo, tutt’altro che una gestione ottimale dell’umido, oppure far ramificare Ata in direzione ponente.

Dove, lo abbiamo visto e visitato proprio ieri, a Collette Ozzotto presso Taggia, la soluzione e il nuovo affare privato sponsorizzato da tutti i sindaci della provincia di Imperia e’ un ampliamento mostruoso della discarica, uno sbancamento di una intera collina in una posizione meravigliosa, scempiata e violentata.

Costo iniziale stimato: 40 milioni di euro.  Per il momento, il tutto è fermo per indagini della Procura.


 

Quanta differenziata si farebbe,  nei tempi di realizzazione di tale mostruosità, con una minima parte di tale spesa? Domanda da fare anche al nostro assessore al bilancio, che dichiara sempre, seccamente, come la differenziata non sia una sua priorità, e ogni volta, a proposito di quel che ci vorrebbe per farla partire come si deve, spara cifre sempre più alte.

Insomma, se il presente non è roseo, il futuro si presenta peggio ancora. Tasse sempre più alte, costosi impianti inutili, inquinamento e malattie, lucro privato,  penali europee da pagare. A meno che non cambi qualcosa di sostanziale, nelle politiche locali e nazionali. 

Noi, nel nostro piccolo, ci proviamo sempre, a tutti i livelli. 

Tariffe puntuali? Pagare in base a quanto si produce? Detassazione ai virtuosi e tasse più alte su imballi inutili? Punti di riciclo della plastica presso i supermercati? Studio di nuovi imballi più facili da riciclare? Favorire negozi a zero imballi?

Di recente, in Parlamento abbiamo proposto la sperimentazione del vuoto a rendere. Che poi, ci sarebbe poco da sperimentare, è realtà dappertutto, in Europa.

Perché diciamocelo, il riciclo del vetro è un grosso inganno, spendere energia e nuove materie prime per rifondere qualcosa che potrebbe durare ancora e ancora, è pura follia.

Lo dice spesso il nostro assessore all’ambiente. Queste cose le sa.  Ma è evidente ostaggio di una amministrazione che ha tutt’altre idee e impostazioni.

E sempre a proposito di interviste, in quella di cui sopra il Sindaco ha usato spesso l’espressione “SMALTIRE” a proposito dei rifiuti.

Eccoci, lontani anni luce dal punto. In quest’epoca storica, coi disastri ambientali, le isole di plastica nell’oceano, la catena alimentare alterata, non possiamo più neanche accennare allo “smaltimento” dei rifiuti.

La soluzione apparentemente più semplice e sbrigativa si lascia dietro strascichi immensi, ambientali e non solo, retaggi che contaminano il mondo.

Qualcuno comincia a capirlo, ma noi no. In Italia paghiamo allegri all’Europa ecotasse, penali milionarie (è di questi giorni la notizia) per discariche non  bonificate. Mentre i privati, e spesso le mafie, intascano grati i proventi.

Il concetto di rifiuto non esiste in natura. Ripartiamo da qui.  Esistono solo le materie prime e seconde. Esistono ormai tali e tanti esempi virtuosi nel mondo e anche in Italia, che è assurdo parlare di sperimentazione o di politiche graduali.  Solo di intenzione vera e di investimenti mirati.

Si fa, o non si fa. Non esiste provare, direbbe Yoda.

Coraggio, ripartiamo dalle parole,  e facciamo anche seguire i fatti. Certo, se non ci sono neppure le parole…

Milena Debenedetti  consigliera del  Movimento 5 stelle 

 

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