Il punto su Savona Stampa
Scritto da Milena Debenedetti   

Il punto su Savona e dintorni
Tensioni e minacce  sia pur “metaforiche” e “garbate” serpeggiano ovunque

Eccoci qua, troppo da dire per un unico pezzo striminzito.
Intorno, a livello locale e nazionale, è tutto un bailamme, un caleidoscopio di notizie che non sorprendono, di mazzate sulla testa (che non sorprendono ugualmente), di evoluzioni rapidissime, di invenzioni da neolingua orwelliana.

A Scajola hanno comprato la casa “a sua insaputa”, i soldi ricevuti da un altro personaggio politico per la casa erano “un prestito”, ma purtroppo gli hanno rubato, nella casa in Sardegna, le ricevute che potevano provarlo, che sfiga! Il B. si lamenta di ciò che gli combinano “dietro” le spalle, e, dulcis in fundo, l’ambientalista pentito e manager onusto di prebende Chicco Testa, in un pubblico dibattito, forse innervosito perché difendere il nucleare è dura, minaccia il geologo Tozzi di “spaccargli la faccia”. E poi precisa che era “metaforico”.

 Siamo tutti più tranquilli, le botte metaforiche non fanno male.

 E anche qui da noi,  sono momenti mica da ridere. Tensioni e minacce  sia pur “metaforiche” e “garbate” serpeggiano ovunque.

 Sarà perché intorno ai tanto contestati progetti, ormai purtroppo in dirittura d’arrivo, piattaforma e potenziamento centrale di Vado in primis, in realtà ribolle un fermento sotterraneo?

Sarà per quello che non sappiamo, più che per quello che sappiamo?

 Intanto un cronista che cercava di indagare appunto  su ciò che non sappiamo, e che altri si guardano bene dal dirci, facendo il suo lavoro di cronista insomma, il pubblico e i lettori prima di tutto, ha subìto una censura, una battuta d’arresto.

Si tratta di Mario Molinari di Savonanews.  Nella sua seguitissima rubrica “il Punto” indagava sulla piattaforma, sulla Asl, sulla questione Arpal, sulla centrale… tutte cose innocue, insomma, dove vigono la massima trasparenza, dialogo  e condivisione fra poteri locali e cittadinanza.

A sapere per quale, fra queste questioni, è stato fermato è dura. Forse tutte.

Intanto però si è creata una piccola, ma determinata isola di solidarietà, e l’editore, dopo la scelta comunque coraggiosa di pubblicare il messaggio di censura, ha preso una posizione ancor più coraggiosa, decidendo di reintegrarlo e raccontando le molte lamentele e pressioni subite, per questo giornalista che “rompeva i coglioni” con l’assurda e ridicola pretesa di fare, appunto, il suo mestiere, il giornalista.


Il giornalista Mario Molinari

E’ una piccola, infinitesima vittoria, ma non c’è da esserne lieti, ed è il caso di tenere la guardia alta.

Non bisogna gioirne, perché il fatto stesso a monte, che, cioè, si esercitino così tante pressioni e vi sia così tanto controllo intorno alle questioni che scottano, per filtrarle al pubblico, è molto preoccupante.

Del resto non è certo anomalia in questa Italia assediata da censure e bavagli. Che questo avvenga pure per ciò che riguarda la nostra salute e l’ambiente, è solo ulteriormente scandaloso.

Questione Arpal: da esterna che legge sui giornali vedo che si accenna solo a bonifiche Acna, Stoppani e simili: industrie, cioè, già defunte da un pezzo. Però poi si parla di perquisizioni e indagini anche a Savona.

Sorge un sospetto, direi legittimo: vietato parlare di aziende o realtà ancora operanti? Vietato accennare ad analisi e studi propedeutici ad altre devastazioni che hanno ricevuto il Via, il nulla osta ambientale?

Vedremo, se sarà così prima o poi il silenzio dovrà spezzarsi. Difficile comunque pensare che il problema sia circoscritto.

 La questione Ferrania sta tristemente avviandosi all’epilogo, ed ecco arrivare la ciliegina sulla torta: il tentativo di ribaltare tutto sui lavoratori.

In un articolo su sito di notizie locali si afferma (basandosi sul “si dice” e senza che nessuno faccia nomi e si prenda responsabilità dirette) che in questa cassa integrazione, di cui si snocciolano impietosamente le cifre come per additare i reprobi al pubblico ludibrio e suscitare rancori e invidie di chi, pur lavorando, guadagna meno, i lavoratori “ci marciano”.

Sono, insomma, dei pelandroni che preferiscono tirare a campare senza far nulla con quel lussuoso contributo e lavoricchiando in nero, piuttosto che accettare i posti di lavoro generosamente e abbondantemente offerti da non meglio specificate aziende locali. Insomma, pur di non tornare a piegare la schiena e faticare.

Brunetta ha fatto scuola.

L’articolo è particolarmente subdolo, perché non c’è peggior calunnia di quella che parte dalla verità.

E’ vero che nel corso degli anni gli stipendi a Ferrania sono stati  più alti della media, suscitando invidie. Ma questo non è forse anche ostacolo al reinserimento? Non perché il lavoratore non voglia o possa accettare uno stipendio inferiore, ma perché spesso sono le stesse aziende, quando sentono quanto guadagnava, a rifiutarsi di assumerlo per non avere rogne contrattuali.

E’ vero che questa cassa è stata protratta oltre ogni limite del lecito, per posporre il problema, pesando inutilmente sulle casse dello Stato. Ma chi ha fatto questo, senza predisporre piani industriali, tirando solo a succhiare contributi? I lavoratori, o l’azienda di concerto con politici e sindacati? E’ vero che i lavoratori di quell’azienda hanno da  sempre avuto una tendenza fatalista, come ho scritto anch’io in vari pezzi sull’argomento, non lottando mai per difendere i loro diritti ma lasciandosi piuttosto manovrare e strumentalizzare e usare come ostaggi umani da sindacati e direzione, per altri scopi. Ma in ogni caso, anche avessero lottato, avrebbero ottenuto qualcosa? Avrebbero potuto, da soli,  cambiare le sorti di un’agonia già decisa a tavolino?

Adesso che rischiano di finire a casa, ribaltare la colpa su di loro è semplicemente vergognoso, ignobile, una manovra che suscita disgusto.

E se non ce ne accorgiamo, se ci lasciamo prendere dal discorso: sì, però io quei soldi me li sudo, sì però sono stati dei privilegiati, e simili, sì però non si può continuare a spremere lo Stato…vuol dir proprio che siamo diventati quei docili pecoroni che il sistema vuole, divisi fra loro come capponi di Renzo.

E perciò pronti a farsi tirare il collo senza tante storie. Sotto a chi tocca, che gli altri non si lamentano e danno pure ragione al macellaio finché non viene a prendere loro.

Finché nella melma, per non dir di peggio, ci finiamo tutti.

 Altro filone che esce in questi giorni, le indagini scaturite dalle dichiarazioni dell’ex-economo della Curia.

Dovrebbe sorprenderci, che anche da quelle parti si ceda alla speculazione tutt’altro che ultraterrena? Dovrebbero meravigliarci gli intrecci che emergono?

Dovremmo stupirci e cadere dalle nuvole se tutto questo coinvolge, per esempio, il famoso parco del Seminario, contro la cui trasformazione in poco spirituali box per auto  lottò coraggiosamente, anche se con poche speranze,  un comitato di quartiere?

 A ciascuno le sue valutazioni.

 Intanto la politica locale dà il meglio di sé. Politici trombati vengono recuperati per nuove poltrone, assessori non eletti da nessuno e saltabeccanti con disinvoltura fra cosiddetta maggioranza e cosiddetta opposizione prendono in pugno saldamente la situazione e decidono per tutti, per non parlare della nuova giunta regionale.

Cosa dicevo l’altra volta? Udc ragionevole e sinistre messe in condizioni di non nuocere. Appunto.

Meraviglioso poi vedere come vice quel personaggio IDV di bella presenza e fidanzamento nel partito, quella Marilyn Fusco già proposta per le Europee con martellanti campagne mediatiche, nota per le sue brillanti intuizioni politiche, come quella che il B. è “un perseguitato”.

Di chi dovremmo fidarci? In chi credere? Chi rappresenta, in qualche modo, i cittadini, in questa politica autoreferenziale e sempre più vergognosa?

Per forza poi cresce l’astensione. Per forza poi, come nella favoletta “al lupo al lupo”, vengono coinvolti nella sfiducia e nel disgusto generale anche i personaggi e i partiti che tentano di fare qualcosa di diverso, che sarebbero migliori o non del tutto compromessi. Anzi, boicottati dai media, pagano più degli altri.

Che dobbiamo fare, dunque?

Ma non tutto è oscuro. La campagna raccolta firme dei referendum per l’acqua pubblica procede spedita. Analizzando il quadro delle regioni e dei loro risultati

 http://www.facebook.com/home.php?#!/photo.php?pid=143639&id=109419942425829

 emerge una realtà curiosa, su cui riflettere. Le vecchie divisioni e gli stereotipi sono saltati.

Maglie nere Sicilia Sardegna e Val D’Aosta. Ma anche Lombardia e Veneto non scherzano.

Tra le regioni virtuose, spiccavano da dati precedenti la Liguria e la Puglia, di Vendola e delle lotte per l’acquedotto.

Ma ora la Liguria ha staccato tutti! Prima regione a raggiungere e superare la quota di firme previste.

E allora? Diciamo che un quindicennio di B. e di Lega ha lasciato il segno. Che ormai, oltre che di profondo Sud, è lecito parlare di profondo Nord, culturalmente amorfo. Che, nel bene e nel male, Lombardia e Puglia hanno gli amministratori che si meritano.

 Ma la Liguria no, la strana ombrosa  e burbera Liguria, che quando c’è da compattarsi su temi etici importanti ritrova energia  e la dignità di Pertini, non li ha, no, i politici che si merita.

 Vogliamo ripartire da qui? Vogliamo riflettere, e riprovarci, a costruire una nuova classe politica locale, una nuova somma di movimenti (lo so, è difficile) e benintenzionati?

 In fondo basta poco, non occorre sovvertire il potere. Bastano poche presenze nella stanza dei bottoni, come sta tentando di dimostrare il MoVimento di Grillo, per far sì che quanto meno un po’ più di informazione, trasparenza, dialogo con i cittadini si possa attuare. 

 Milena Debenedetti  

Il mio ultimo romanzo  I Maghi degli Elementi

 

 

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