Addio Fornaci-2 Stampa
Scritto da Milena Debenedetti   
Addio Fornaci-2
Su questa pietra edificherai il tuo box

Si parlava della progressiva spoliazione di anima subita dal quartiere Fornaci, man mano che i nuclei della tradizione e del sociale erano depauperati di spazi e contenuto, man mano che veniva meno la voglia delle persone di stare insieme e collaborare, man mano che questa zona invecchiava, un quartiere di anziani inutilmente benestanti, che tengono vuoti i loro appartamenti e spazi commerciali piuttosto di affittarli a canoni  che loro giudichino non abbastanza remunerativi, oppure li cedono alla speculazione a prezzi di realizzo, trascinando ogni giorno in banca i loro passi sempre più malfermi e striscianti, sorretti da premurose badanti, ma indomiti nell’accumulare il prezioso contante.

Perché non dimentichiamocelo, dello sfacelo sociale e ambientale  non possiamo accusare sempre e soltanto non meglio precisati enti esterni: cominciamo ad accusare noi stessi, che assistiamo indifferenti, che non agiamo, che brontoliamo volentieri a posteriori a scempi già compiuti, che pensiamo al nostro particulare, che deleghiamo e lasciamo fare.

Ho accennato ai luoghi-simbolo (dello scaletto pescatori ho parlato diverse volte, anche se mai abbastanza). C’è stato un breve periodo in cui la rinnovata passeggiata ha attirato folla, nelle sere d’estate. Passeggiata che peraltro ha avuto deliranti vicissitudini: i pericolosi massi, le ringhiere in acciaio a sostituzione di strutture soggette a corrosione, le palme imposte, la discesa in legno ovviamente già sfasciata, le “panchine” a prova di fachiro.

Ben presto la “movida” è ridiventata semplice passeggio di residenti in cerca di fresco o di un gelatino. L’interesse si  è spostato in zona darsena e altrove.

Ci sono però serate in cui il lungomare si rianima: alcune manifestazioni estive, come i fuochi artificiali o la festa della Madonna della Neve, attirano persone da fuori.

Per questa seconda occasione, ritorniamo al discorso delle tradizioni, del cuore battente del quartiere. La statua della Madonna che arriva dal mare, in una sorta di benedizione e abbraccio per chi il mare respira e del mare vive, e viene portata in giro in processione e poi in Parrocchia, è potenzialmente un momento molto suggestivo e simbolico, per quel che rappresenta, si sia credenti o no.

Ma cosa ne è rimasto? Non ci sono più pescatori, nel mare depauperato e inquinato. L’assedio delle auto e del cemento non dà un attimo di tregua al frastuono di una vita inutilmente esasperata.

Poche finestre espongono i lumini tradizionali. L’assembramento appare più che altro di disincantati curiosi. Le sirene delle imbarcazioni che suonano tutte insieme non producono trepidazione.

Insomma, la spiritualità è difficile da ritrovare.

Per diversi anni di fila, comunque, ho visto la processione particolarmente affollata. Questo non stupisce: in momenti di crisi, economica e sociale, si sente il bisogno di aggrapparsi a qualcosa, di riscoprire valori, di chiedere aiuto per non smarrirsi.

Ma il mondo reale prevale e soffoca. Un semplice esempio: pochi anni fa, ci furono polemiche perché una innocua sfilata di ragazzini, ai bagni, era stata rimandata causa maltempo e la nuova data coincideva con la ricorrenza. Si risolse spegnendo luci e musica al momento dello sbarco della statua, per rispetto.

Quest’anno nessuno si  è posto il problema: uno sguaiatissimo karaoke di qualche locale, a volumi improponibili, ha soverchiato i canti e la banda per tutta la durata della cerimonia.

Non mi risulta che qualcuno abbia protestato o si sia scandalizzato. Indifferenza. Eppure, viene da provare fastidio anche a un non credente.

Di quelli di una volta, le donne in chiesa per i funerali e gli uomini tutti fuori a braccia incrociate. L’episodio avrebbe disturbato anche loro. Ma la decadenza è percepibile.

Basta guardare il vicoletto di via delle Maone: si sente cattivo odore, immondizia per terra, di notte gli ubriachi orinano anche contro i muri della Chiesa, deturpati da scritte d’amore a pennarello e ghirigori con vernice spray.

Gli spazi sociali, oratorio e centro di aggregazione, sono ridotti all’osso, due stanzette e un cortiletto minuscolo. Verde e zone senz’auto, neanche a parlarne, occorre andare sul lungomare. Al pomeriggio i bambini giocano nel  ristretto del sagrato, con un cordone di adulti intorno a proteggerli dai mezzi sfreccianti a velocità troppo elevata. (via Saredo è un senso unico, si sa che ispirano a correre, vedi Villapiana.)

Davanti all’asilo delle suore, solito assedio di SUV arrampicati letteralmente sui muri, per raccogliere altri pargoli e portarli velocemente altrove.
 

Nessuno spazio uguale nessuna vita. Segni di indifferenza e disinteresse.

Accanto alla chiesa, oltre il vicolo, si trovano alcune improbabili baracche in cemento usate come garage, e un cortile. Era campetto da calcio parrocchiale, molti anni fa. Poi fu  parcheggio per le rivendite insediate nell’edificio accanto, basso e largo, con tetto a terrazza, sempre di proprietà della Chiesa. Prima magazzeno, poi supermercato, poi rivendita elettrica. Sempre comunque spazi commerciali, che ora si vorrebbero trasformare in autorimessa.

Ora il tutto infatti è già parcheggio a pagamento. Ma per questo spazio mal utilizzato e non abbastanza redditizio sono previsti nuovi e più alti destini. Da tempo.

Si aspettano anni, lasciando che abbandono e scarsa manutenzione facciano il loro lavoro, per poi invocare il solito degrado. Un argomento consolidato,  caro a ogni impresa costruttrice che si rispetti. Anche, evidentemente, alle parrocchie.

Già anni fa iniziarono le prime misurazioni, con altri progettisti. Si vociferava di ampliamento e sopraelevazione dell’edificio a terrazza.  Sembra che le prime versioni abbiano subito bocciature, ma non si demorde, non si abbandona il progetto.

Ora si spera nel provvidenziale Piano Casa regionale, per realizzare l’INTERVENTO DI RIQUALIFICAZIONE URBANISTICA ED AMBIENTALE proposto dalla Parrocchia con l’arch. Bagnasco. 

Gli inquilini dei palazzi intorno sono in allarme, e ne hanno ragione: in terreno sabbioso, di fronte al mare, accanto a vecchie fondamenta… chi può giurare di essere al sicuro?

Non sarebbe la prima volta che, a dispetto di perizie e autorizzazioni, si verificano inconvenienti.

Per non parlare del dubbio che il palazzo sopraelevato tolga vista ai piani bassi e faccia perdere valore agli immobili preesistenti.

Ma ecco il progetto. L’edificio  ingloberebbe terrazza, cortile e baracche in muratura, estendendosi in larghezza. Avrebbe DUE PIANI DI BOX INTERRATI. Per la presenza della falda acquifera a due metri e mezzo di profondità avrebbe bisogno di opere di contenimento come paratie di diaframmi di cemento armato, inserimento di argilla impermeabilizzante e non so che altro, con una serie di delicati accorgimenti in fase costruttiva per contenere la falda.

Non sono un tecnico, ma ho ben presente la zona vicino al mare, il terreno, i problemi costanti dei garage accanto alle XXV aprile, per non parlare dei box del Sacro Cuore. Abbiamo davvero bisogno di altre opere del genere? Costosi box invenduti pieni di infiltrazioni?

Sopra i box interrati, il residenziale, di cui non è ancora ben chiara la sopraelevazione e l’estensione. Si è accennato a verde e spazi di gioco per i ragazzi, ma è dura intravederli in quei disegni, se non un paio di classici ghirigori a cespuglietto.

Si ripropone un copione molto poco spirituale: si promettono spazi sociali, miglioramento, magari verde…ma solo in seguito a consistenti aumenti di volumi. E in questi copioni sappiamo come spesso la prima parte rimanga abbastanza sulla carta, mentre la seconda si realizza eccome.

Almeno, questa è la versione “laica” dei progetti, che ben conosciamo. Ma basta guardare ai box del Seminario (dove peraltro ora la Chiesa è uscita cedendo le sue quote) per capire che la versione religiosa non è molto diversa.

Né è diverso l’atteggiamento rigido, di non negoziabilità con la collettività, di fermezza, chiusura e ostruzionismo intorno al progetto.

A causa della variante di destinazione d’uso prevista dal Piano Casa, il progetto probabilmente passerà in Commissione e Consiglio. Sarà interessante vedere le posizioni in merito. Esiste sempre il sospetto che, nel momento in cui si arriverà al dunque, sarà solo un pro forma. Ma voglio proprio sentire le motivazioni. Mi pare di intuire che per alcuni si tratti di contrattare benefici sociali e azioni mitiganti, più che di dare parere negativo.

Sarà banale ricordarlo, ma sono davvero necessarie queste speculazioni esasperate? E’ necessario mettersi contro il volere e il legittimo interesse degli abitanti, i propri stessi parrocchiani, sfruttando le aree al centesimo?

Questa tendenza sta distruggendo il mondo, l’ambiente e la vivibilità. Fa particolarmente tristezza pensare che sia sposata in pieno anche da entità che dovrebbero, di loro, perseguire obiettivi di maggior respiro, più spirituali e sociali e meno finanziari. Come predicano religiosi del calibro di don Gallo e don Farinella.

Non poteva bastare, anche economicamente, un ricupero più contenuto e rispettoso, senza grossi ampliamenti e soprattutto, senza un terribile scavo? Non sarebbe stato meglio interrogare gli abitanti e interrogarsi prima, su idee più vivibili e moderne, invece del fatto compiuto di un iter puramente speculativo?

Così invece,  mettendo la parola fine al ricordo di quel campetto polveroso, delle grida e delle partitelle di un tempo,  inaugurando anche qui un andirivieni di camion e frastuono che per anni turberà la pace dei residenti, già in apprensione per la solidità dei palazzi, magari togliendo per sempre la vista del mare a qualche anziano, ammucchiando muri e cemento, ovviamente senza alcun vantaggio occupazionale, si metterà un’ulteriore pietra tombale sulla vita di questo quartiere che potrebbe essere bellissimo, e invece è  sempre più anonimo e grigio.

Un copione che si ripete tristemente, al quale si assiste impotenti, nell’amarezza di vedersi scivolare via tutto dalle mani, dai valori alla bellezza stessa del mondo, senza più alcun ente, spirituale o politico, a difenderli.

Ci circondano sempre più degrado e squallore e deprimente aridità di cuore e pensiero.

Il karaoke contro la processione  e i muri scarabocchiati non sono che una logica cornice per tutto ciò.

 

 

Milena Debenedetti, consigliere Movimento 5 Stelle Savona 

 

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