Autorità Portuale di Savona Stampa
Scritto da Milena Debenedetti   
La servitù
Informiamoci su cosa sia L'Autorità Portuale

 Preparatevi: oggi indigestione di Wikipedia e link. Mi sono documentata sulla sagace e variegata rete, e vorrei condividere le mie riflessioni.

A partire dal concetto di “servitù “.

 Più o meno tutti noi l’abbiamo sperimentato, è quello per cui si deve concedere obbligatoriamente una strada, il passaggio di un tubo per l’acqua  a un vicino, rinunciando ai propri diritti di proprietario. Cose così.

Ci sono servitù anche più pesanti, che possono essere imposte arrivando  all’esproprio. Per acquedotti pubblici, elettrodotti, linee e cavi telefonici.

Ora, le conosciamo bene, dicevo, e sappiamo che in generale sono una gran scocciatura, un obbligo imposto senza alcun vantaggio. Sì, va be’, possono essere previsti indennizzi in alcuni casi. Ma in genere si tratta della perdita forzata, per necessità di vario tipo di terzi, siano privati o enti o aziende, di un diritto sulla proprietà.

La definizione giuridica parla di “un peso imposto sopra un fondo per l'utilità di un altro fondo appartenente a diverso proprietario". Non a caso il primo è detto “fondo servente” e il secondo “fondo dominante”. Più chiaro di così.

Ora, mai sentito parlare, dalle nostre parti, di “servitù portuali”? Bene, a me sembra che, al di là di necessità operative del porto, al di là di servitù vere e propriamente dette secondo definizione, qui nella cruda realtà dei fatti la zona sottoposta a una sorta di esproprio virtuale, quella su cui gravano solo obblighi, fastidi, disagi, perdite economiche,  imposizioni, con discutibili vantaggi per la collettività, sia l’intero lungomare che va da Albisola a Bergeggi. Diventato a tutti gli effetti pratici un fondo servente i cui proprietari, i cittadini, hanno perso ogni diritto.

Ma andiamo ora a informarci su cosa sia l’Autorità Portuale, sempre sulla benedetta Wiki.

Fu istituita  con una legge nel 1994 limitatamente ad alcuni porti, con il tempo si estese anche ad altri. Ha “poteri di regolamentazione e di ordinanza anche in relazione alla sicurezza”.

Ha incarichi precisi sulla manutenzione, anche dei fondali, nelle parti comuni dell’ambito portuale. E’ sotto il controllo dei Ministeri di infrastrutture e trasporti, e soggetta alla Corte dei Conti.

Il Presidente dura in carica quattro anni, rinnovabili al massimo una volta, è nominato dai Ministeri suddetti d’intesa con la Regione interessata, insieme con altri organi, come il Comitato Portuale, che, secondo sito dell’Autorità Portuale savonese:

 “approva il piano operativo triennale e adotta il piano regolatore portuale; approva la relazione annuale sull'attività promozionale, organizzativa ed operativa del porto, sulla gestione dei servizi di interesse generale e sulla manutenzione delle parti comuni nell'ambito portuale, nonché sull'amministrazione delle aree e dei beni del demanio marittimo ricadenti nella circoscrizione territoriale dell'Autorità Portuale;

 approva il bilancio preventivo, le note di variazione ed il conto consuntivo; delibera in ordine alle concessioni e, su proposta del Presidente, in ordine alle autorizzazioni e alle concessioni, determinando l'ammontare dei relativi canoni.”

Rino Canavese
Presidente dell'Autorità Portuale

Comitato di cui fanno parte rappresentanti di vari Enti, commerciali, imprenditoriali, sindacali, ma anche pubblici, come sindaci o amministratori in enti locali e regionali.

Però – sorpresa! – se vi pungesse vaghezza di sapere chi sono, questi rappresentanti, anche vostri rappresentanti in quanto cittadini, sul sito non ne trovereste traccia, almeno sulle pagine di evidenza. Andate a Genova, andate a La Spezia. I nomi sono lì, in bella evidenza con un clic.

Fate il confronto, e il sito di Savona apparirà lacunoso  e poco aggiornato, usando eufemismi. Alla faccia della trasparenza.

 Lo stesso sito celebra l’istituzione dell’Autorità in nome della la libera concorrenza e della privatizzazione dei porti, foriera di miglioramenti su tutta la linea.

Bene, siamo tutti felici di salvaguardare la libera concorrenza. Si fa per dire: è di questi giorni la trionfale notizia di un terminalista, Grendi,  strappato a Genova per approdare a Vado.

Ma ora si cominciano a intravedere i retroscena: parrebbe operare in subconcessione utilizzando proprio personale. Cioè, noi ci beccheremmo i centomila contenitori all’anno e il caos conseguente, senza vantaggi economici ed occupazionali. E’ il libero mercato, bellezza.

Forse questo dovrebbe farci intuire qualcosa riguardo la piattaforma vadese e le prospettive. Forse sarebbe ora di rivedere questa follia di una economia che spreca, consuma, distrugge e non dà niente in cambio. Forse gli ipocriti cantori dello sviluppo, pronti ad accettare qualsiasi scempio in cambio di ventilati ipotetici posti di lavoro, dovrebbero cominciare a scartarsi il prosciutto dagli occhi. Forse.

Forse magari a qualcuno, azzardo timidamente, piacerebbe anche salvaguardare il litorale contro l’aggressione puramente speculativa, lo sfruttamento intensivo impietoso e lo scempio.

Piacerebbe anche avere maggiori dati concreti sui progetti, sulla situazione in genere, e non proclami e annunci stereotipati, sempre in stile “così è se vi pare”.  Maggior voce in capitolo, possibilmente diretta, ma perlomeno con informazione puntuale nei due sensi da parte degli amministratori pubblici interessati e loro coinvolgimento fermo e non passivo nella decisione. 

Un piccolo esempio alle Fornaci, con lo stravolgimento dello scaletto e le demolizioni senza appello. Assolutamente benemerito l’accesso ai disabili, ma poteva anche essere realizzato qualche metro più in là salvaguardando e restaurando in parte il nucleo storico e la fruibilità per le barche invece di creare quella spianata senz’anima.  Con costi anche inferiori, magari contando sulla collaborazione volontaria dei cittadini. Anche una persona assolutamente moderata come il prof. Godani, in un articolo a celebrazione della leggendaria “Milia”, ammette che lei non sarebbe certo entusiasta rivedendo i suoi luoghi. E’ il pensiero quasi unanime dei fornacini di vecchia data. Ricordo come provai commozione quando rividi delle barche sistemate sul posto, dopo i lavori. Ma divennero subito lacrime di tristezza e rabbia, osservando come, su ciascuna di quelle barche, fosse affissa un’ordinanza dell’Autorità Portuale che ne sanciva l’abusivismo, ordinandone la rimozione. E’ questo il dialogo e il rispetto dei cittadini? Questa la tolleranza e i margini di contrattazione? A colpi di ingiunzioni stile bolle papali?

Piattaforma di Vado Ligure
Palazzo Santa Chiara
Nave Costa in Porto

Ma la panoramica è ampia: dalla piattaforma di Vado e il suo arrogante iter, ai pericolosi moletti sommersi sempre alle Fornaci (previsti, pare, ma non si deve dire, per limitare i danni futuri dovuti alla suddetta piattaforma). Dall’atroce progetto per “riparare” Bergeggi dalle viste portuali, alla vicenda del sovrappasso vadese.

Da palazzo S. Chiara scambiato con una ulteriore inutile palazzina erigenda in porto come sede, agli stravolgimenti della zona ex Italsider.

Alla Costa crociere che fa il bello e cattivo tempo, che si è costruita un terminal a spese nostre, che brucia schifezze in porto, senza che vi si possano negoziare sufficienti contropartite per la città. (Ed è inutile e patetico che Comune e Provincia, nella persona degli stessi esponenti della giunta provinciale che siedono all’opposizione in Comune, si rimpallino responsabilità senza chiamare in causa l’ attore principale).

Dal traffico portuale ai costi per l’illuminazione del tunnel artificiale, a carico dei cittadini. Dai misteriosi locomotori di cui si parla ma non si vedono in opera, alla vergognosa vicenda del tunnel alti fondali, inaugurato a gennaio in pompa magna e mai entrato in funzione, pare per problemi di difficile, difficilissima risoluzione. Cosa che meriterebbe indagini più approfondite. Con conseguente indegno via vai di camion carichi di carbone, ben 120 al giorno, sul Cadibona, con prevedibili conseguenze di inquinamento, disagi, pericoli. (Un incidente c’è già stato e poteva andare anche peggio). E per quanto? Fino a novembre, dicono. Ma possiamo crederci?

In tutte queste vicende ruoli e responsabilità, degli enti pubblici e non, si intrecciano senza alcun dubbio, con l’Autorità Portuale in qualche modo a regger sempre i fili.

Ora siamo al caso Margonara. Il porto non si fa, dice la Regione, dice il Comune, sancisce la Fed. Sin. che su questo si è giocata parte della campagna elettorale e dell’accordo di maggioranza.

L’ Autorità Portuale ribadisce la destinazione portuale di quelle aree e che, in caso di vincita del ricorso Gambardella, il porto si farà col vecchio progetto.

L’assessore Costantino nega, afferma che a costo di pagar penali ormai la decisione è presa.

Gira la notizia che il Lady Moon, il famoso locale rimasto abbandonato in attesa degli sviluppi progettuali, sarebbe stato acquistato dall’ex senatore Cappelli, insieme con  un’area demanializzata.

Cosa bolle in pentola?

Attendiamo gli sviluppi, vedremo se stavolta andrà a finire come sempre, con l’Autorità Portuale che decide indisturbata e gli altri che si adeguano. Oppure se, per una volta, si riuscirà a far prevalere le esigenze e la volontà dei cittadini su questa smania di privatizzare, far rendere, sottrarre al pubblico.

Intanto annotiamo una novità: l’avviso sulle aree non è passato inosservato, il sempre attento Gianetto l’ha passato alle mamme della Margonara che hanno espresso le loro perplessità.

Per una volta, le decisioni hanno avuto risalto pubblico e mediatico. Per una volta, registriamo le prese di posizione dell’amministrazione e del Presidente dell’Autorità Portuale.

Speriamo che questo preluda a un iter trasparente e magari, per una volta, a una vittoria dei cittadini e della collettività contro gli interessi forti.

Inutile dire che noi del MoVimento 5 Stelle, per quanto è in nostro potere, seguiremo sempre la questione e offriremo il nostro appoggio ai comitati, certi del valore pratico, ma anche fortemente simbolico, di tutta la vicenda.

Simbolico per quella lotta contro la privatizzazione selvaggia e per un ritorno al pubblico interesse, in cui crediamo moltissimo. Dal punto di svolta degli ultimi referendum, espressione di grande volontà popolare al di là e anche contro i partiti, non si può e non si deve tornare indietro.

E’ ora di dire basta a certe incondizionate “servitù “ che non ci hanno procurato altro che male.

Milena Debenedetti  Consigliere comunale del  gruppo "MoVimento 5 stelle"

 

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