La centrale, le interviste telefoniche e ... Stampa
Scritto da ANTONIA BRIUGLIA   
LA CENTRALE,
LE INTERVISTE TELEFONICHE
E LA PERCEZIONE DELLA GENTE.
 Da qualche tempo, molti cittadini di Vado e Savona, inconsapevoli ma attenti, segnalavano la somministrazione di interviste telefoniche alquanto sospette.

Interviste - sondaggio a tutti gli effetti, apparentemente volte a far emergere il reale rapporto tra cittadini, centrale a carbone, chiusa in merito all’inchiesta per disastro colposo e altre grandi discutibili grandi opere.


I committenti, come ipotizzato da molti, per quanto riguarda la centrale, risultano essere proprio i vertici di Tirreno Power , interessati a promuovere un sondaggio d’opinione attraverso telefonate della durata di quindici minuti circa, per ” capire sentimenti e percezioni della gente al riguardo della centrale, per costruire un percorso condiviso”. Questa la motivazione.

L’intervista che non sembra tutelare la privacy dell’intervistato, cui si chiedono le generalità, sembra soprattutto  contenere domande tendenziose e risposte chiuse, di dubbia obbiettività.

  • Cosa sceglie tra lavoro o qualità della vita?
  • E’ stato informato del problema della centrale T.P. a da chi?
  • E’ d’accordo con la chiusura degli impianti a carbone?
  • La gestione degli ultimi due anni è stata di suo gradimento?
  • Come vedrebbe gestito l’ampliamento della centrale a carbone?
  • E’ favorevole alla chiusura dell’intera centrale o solo dei gruppi a carbone?
  • I sindacati, i Comuni, la direzione T.P., hanno lavorato in favore dei lavoratori e dei cittadini?  
  • Di quali persone o istituzioni si fida di più in merito alla questione centrale a carbone?  Regione,  Provincia, Ministero, Comuni, ARPAL?


 

Questa una sintesi delle domande riferite dai cittadini intervistati, cui sembrano non avere avuto autonomia di risposte, se non quelle proposte dall’intervistatore “opportunamente” orientate. Questa la percezione di molti soprattutto del territorio vadese.

L’ennesima operazione di marketing di un fallimento finita nel nulla? Non proprio perché testate giornalistiche ne pubblicano i risultati con enfasi, dichiarando che, ad esempio, il 53% degli abitanti, compresi quelli della provincia, sarebbe favorevole all’ampliamento della centrale.

 Quindi?

Quali elementi obiettivi avrà avuto lazienda triestina Svg, specializzata in ricerche di mercato, per prendere  in carico i questi dati e con quale obbiettività se ne potrà fare uso?

Quali sono le strategie dell’azienda, che di fronte alle molteplici difficoltà finanziarie e penali oggi decide di voler comprendere, forse tardivamente, il rapporto con la realtà sociale in cui ha vissuto per decenni ?

Il sottile confine tra sondaggio d’opinione e tentativo di disinformazione e percepibile in quello che la stessa azienda produttrice del sondaggio definisce “a scopo promozionale”.

 

La sensibilità dei cittadini sulle questioni ambientali relative alla centrale carbone di Vado è cresciuta negli ultimi decenni, in termini di informazione e conoscenze insieme alla percezione degli aspetti più critici relativi all’inquinamento, non solo per l’impegno profuso da quanti avevano a cuore la salute e la qualità della vita, ma soprattutto per la presa di coscienza sull’alto tasso di mortalità e di morbilità del territorio che essi stessi vivevano.

 

Quale domanda, fra quelle elencate, può annullare la consapevolezza che non si è più disposti a scegliere tra qualità della vita e lavoro, che chi lavora a favore dei cittadini e dei lavoratori non può e non deve più dimenticarlo, che i cittadini non sono più disposti a fidarsi di chi vende o baratta la loro salute in cambio di profitto o potere.

 

L’intervista sondaggio però va oltre quando fa riferimento alla Consulenza della Procura, smentita dalla perizia ISS e chiede, alla luce di questo, se l’intervistato è ancora favorevole alla chiusura.

 

La mancanza di etica appare, a questo punto, evidente: non solo si gioca sul fatto che il cittadino intervistato non conosca i fatti come sono realmente accaduti e su questo si chiede una risposta possibilmente affermativa, ma si cita, nell’intervista telefonica , in maniera velata o meno, delle risultanze di un’inchiesta penale, condotta dal Procuratore Granero, con 86 persone indagate per disastro doloso o colposo, per ’abuso d’ufficio, per omicidio colposo.


Disegno di Serena Salino

 

Se il 7 aprile 1995, l’Ordine dei Giornalisti firmava con l’Associazione degli Istituti di Ricerche di mercato, sondaggi, opinione, un protocollo d’intesa per dettare regole di comportamento per la correttezza delle informazioni sui sondaggi sia a chi li esegue (gli istituti demoscopici) sia a chi li divulga o li diffonde in qualsiasi forma (giornalisti o committenti), stabilendo che il dovere imprescindibile di entrambe le parti è fornire all’utente tutte le informazioni necessarie e indispensabili per valutare l’attendibilità dei dati, la loro completezza, la loro rilevanza e significatività rispetto ai temi trattati e alle conclusioni tratte, ci si chiede come rispondano a tale indicazione queste interviste telefoniche e quali elementi di lettura critica possano offrire.

 

Dov’è la deontologia e chi vigila?

 

Tutti possono dire tutto? Chiunque può telefonare nelle nostre case e comunicare informazioni mascherandole da indagine di mercato per convincerci a comprare un prodotto così come può decidere sul futuro di un territorio?

 

E soprattutto la politica che fa? Latita e lascia fare come ha fatto per quarant’anni?

 

Tale vicenda deve comunque convincerci, ancora una volta, di come l’informazione sia l’aspetto più temuto da chi vuole cambiare l’ordine di lettura delle cose. Se c’è stata “troppa” informazione e i cittadini sono più consapevoli, capire da chi è partita e cercare di sovrapporne altra, con qualsiasi mezzo, aspetto da non sottovalutare se è vero che le maggiori fonti d’informazione sono ancora la televisione e la carta stampata.

 

ANTONIA BRIUGLIA

 

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