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Scritto da ANTONIA BRIUGLIA   

LA PILLOLINA ROSSA

 E’ una bonifica mentale, quella necessaria oggi che ci deve portare dalla protesta alla proposta.

Una bonifica mentale, che passa dall’assunzione di una pillolina rossa che, come nel film Matrix, ci faccia prendere coscienza su ciò che sta accadendo nel nostro pianeta e quali siano le decisioni che possiamo e dobbiamo prendere per costruire una nuova società.”

Lo sostiene Angelo Consoli alla libreria Ubik di Savona, alla presentazione del suo libro “Territorio zero. Per una società a emissioni zero, rifiuti zero e chilometri zero”.

Presidente del CETRI-TIRES e Direttore dell’ufficio europeo di Jeremy Rifkin, Consoli presenta il

Manifesto di Territorio Zero, un concreto impegno su nuove politiche ambientali, agricole, energetiche, urbanistiche, sociali, economiche che caratterizzeranno la terza rivoluzione industriale, ispirate ai principi della termodinamica, dei cicli naturali e dei tempi di rigenerazione delle risorse naturali.

Una pillolina rossa, quindi, per contrastare chi sostiene, e non a caso, che le fonti rinnovabili come il sole siano insufficienti al fabbisogno energetico dettato dalla “modernità” e dal “ progresso”; per contestare chi ci ha fatto credere che cambiamenti climatici, inquinamento, malattie e morti fossero mali inevitabili per raggiungere la “crescita” e lo “sviluppo economico”.

Una pillolina rossa anche per comprendere, con maggiore convinzione, che il nostro modo di alimentarci deve essere più consapevole. Deve rifiutare i prodotti di quell’agricoltura intensiva che fa spostare, spesso immotivatamente se non per il profitto di pochi, merci da una parte all’altra del mondo, intrise di trattamenti chimici contro il loro deperimento. Un’agricoltura causa di povertà e morte per le piccole forme di agricoltura locale che vengono estromesse dal sistema gestito ormai da multinazionali .

Una pillolina rossa per rifiutare il concetto, ormai troppo diffuso, che le colture intensive e gli OGM siano necessari a sfamare il pianeta: “non siamo noi a sfamare il pianeta ma il pianeta a sfamarci “ ci ricorda Consoli, e potremo raggiungere questo obiettivo con un nuovo modello di sviluppo caratterizzato da tecnologie ad alta intensità di lavoro e collaborazione e a bassa intensità di capitali e di speculazioni.

Prendere coscienza che nutrire il pianeta, slogan dell’Expo, si traduce spesso con nutrire proprio le multinazionali.

Una pillolina anche per informarsi su quello sta dietro lo smaltimento dei rifiuti, sui soldi in bolletta ( CIP 6) agli inceneritori o termovalorizzatori che siano, inevitabili per molti in un mondo del cosiddetto progresso, ma utili soprattutto a chi ne trae lucrosi profitti.

In nome di quel progresso la Regione Liguria, ad esempio, traduce proprio nella “NUOVA GESTIONE DEI RIFIUTI” il 32% di Raccolta Differenziata ed una alta produzione pro-capite di rifiuti,( 570 Kg/ad abitante all’anno), e invece di attuare indispensabili misure programmatiche di prevenzione di rifiuti, riutilizzo di materiali e riciclaggio, con conseguente dismissione delle discariche prevede di mantenerne ancora attive le 8 esistenti, costruire grossi impianti provinciali di biodigestione della frazione umida e di  biogas da bruciare sul posto per produrre in maniera inefficace elettricità ma con incentivi statali, e CSS da bruciare, guarda caso, nelle centrali a carbone con grave inquinamento dell’ambiente e quindi danno alla salute, maggiore mortalità e malattie.

  

 Quante  pilloline rosse dovremo ancora ingoiare per vedere chiusa la partita della centrale a carbone Tirreno Power e risanare un territorio martoriato per troppi anni?

Il piano ligure, non rispetta la direttiva europea 2008/98/CE, che privilegia il recupero di materia per la sostenibilità ambientale e sposta al 2020 il raggiungimento del 65% di raccolta differenziata e ciò significa che il 50% dei rifiuti rimane indifferenziato, privilegiando i grossi impianti di discarica o di produzione di CSS che possono dar luogo a buoni profitti per il privato chi li gestisce, ma con ricadute negative per posti di lavoro, tariffe, salute, ambiente e partecipazione dei cittadini.

I cittadini liguri, quelli che le pilloline le hanno già ingoiate, nel chiedere un immediato cambiamento potranno iniziare la loro terza rivoluzione industriale, individualmente praticando le strategie utili per andare versorifiuti zero, con politiche di creazione di tessuto industriale di “Green Economy” e di economia circolare, affinché il materiale post consumo (carta, plastica, vetro, metalli, organico) separato sia maggiore e qualitativamente migliore, quindi appetibile per le aziende nel campo del riciclo.



Cominciare a credere e attuare politiche volte alla riduzione di rifiuti alla fonte: riduzione imballaggi, utilizzo prodotti alla spina, vuoti a rendere, creazione di centri riparazione e riuso.

Privilegiare alimenti di filiera corta e a chilometro zero e pretendere dalle amministrazioni una politica energetica che favorisca in modo concreto le fonti rinnovabili come il sole , fonte inesauribile.

Sì, come ammette Consoli, “è un modello di sviluppo "sovversivo" rispetto alle logiche dell’iper consumismo, dello sfruttamento selvaggio delle risorse, della concentrazione in pochissime mani della ricchezza, e proiettato verso una idea di società in cui emissioni, rifiuti, speculazioni sui beni agricoli e sull'economia reale, consumo del territorio e distruzione del valore/lavoro vengano progressivamente ridotti a zero.”

La sfida è però troppo importante e per vincerla è necessario che siano distribuite tante pilloline rosse, se non altro per “sconvolgere uno stato di cose la cui importanza e urgenza non possono ritenersi  esagerate", lo dice anche Papa Francesco nella sua enciclica Laudato Sì, che sostiene anche  "Il clima è una questione di solidarietà verso i più poveri. La scienza e la tecnologia mettono nelle nostre mani un potere senza precedenti ed è nostro dovere, verso l'umanità intera e in particolare verso i più poveri e le generazioni future, utilizzarle per il bene comune.”

 

ANTONIA BRIUGLIA

 

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