Centrale di Vado: inchiesta conclusa Stampa
Scritto da ANTONIA BRIUGLIA   

 CENTRALE DI VADO:

INCHIESTA CONCLUSA.

Inchiesta conclusa: per undici anni Tirreno Power, che gestiva la centrale a carbone di Vado Ligure, ha guadagnato e fatto guadagnare un miliardo di euro, si è rifiutata di investire danaro utile a ridurre  l’inquinamento ed  evitare 427 morti in soli sette anni  e 2588 ricoveri di adulti e bambini per patologie respiratorie o cardiovascolari  in cinque anni.


Inchiesta conclusa.

 Un’intera classe politica, amministratori e funzionari che avrebbero abusato del loro potere facendo  pressioni o falsando atti, per garantire l’operatività della fabbrica contro le leggi e le norme italiane ed europee sulla salute.

Inchiesta conclusa: quella del Procuratore capo Granero e del pm Paolucci, che restituisce le verità nascoste e ricostruisce la storia degli ultimi quindici anni della gestione di una  centrale a carbone, quella di Vado Ligure, oggetto di un’inchiesta iniziata tre anni fa suffragata anche  da superperizie di specialisti.


Il Procuratore capo Granero e del pm Paolucci

 Quaranta manager Tirreno Power: da Salvi a D’Elia, da La Malfa, a Gosio proprio colui che, si ricorderà, pontificavano dalle pagine dei quotidiani dicendo che l’ampliamento avrebbe prodotto un modello di tecnologie in un territorio dove le emissioni erano già sotto i limiti di legge e di cui andava fiero. Quello che inveiva contro gli unici ostacoli al suo progetto: i comitati locali, mentre andava fiero di essere appoggiato proprio dalle organizzazioni sindacali che, insieme a molte forze politiche, comprendevano l’importanza della presenza di quella centrale nel territorio savonese.

Inchiesta conclusa.

Disastro ambientale doloso aggravato dal verificarsi dell’evento, perché essi adottavano scelte strategiche per il funzionamento dei gruppi a carbone omettendo volontariamente e consapevolmente le precauzioni necessarie a ridurre l’inquinamento, salvaguardando solo le scelte più redditizie e compivano atti diretti a cagionare un disastro ambientale e pericolo per la pubblica incolumità. Disastro provato con il deterioramento significativo della qualità dell’aria e gravi effetti sulla salute.

Perché non solo omettevano nuovi investimenti, ma riducevano il budget addirittura per le manutenzioni ordinarie e straordinarie degli impianti ( dato accertato dalla consulenza dei bilanci del Pubblico Ministero e intercettazioni telefoniche).

Perché loro sino al 2013 usavano carbone indonesiano e colombiano (Drummond) di qualità inferiore e meno costoso con maggiore contenuto di zolfo e olio combustibile denso con zolfo superiore allo 0,3% usato nelle più inquinanti fasi di accensione, anche dopo il rilascio dell’AIA che ne imponeva il limite.

Perché loro, pur essendo consapevoli delle conseguenze di tutto questo, presentavano una richiesta di AIA per il prolungamento dell’utilizzo dei gruppi 3 e 4 (inquinanti ed obsoleti) con vantaggi per l’azienda che nel frattempo avrebbe detto di costruire  il nuovo gruppo richiesto( mai realmente deliberato e mai finanziato dalla Società) aggirando l’ostacolo di poter protrarre la vita ai due gruppi incriminati.

Perché loro dichiaravano con fraudolenza di aver adeguato lo SME con l’avvallo di condotte delittuose di funzionari compiacenti, tutti a conoscenza di non avere fatto alcuna operazione di Quality Assurance previste e dell’inadeguatezza del sistema.

Vaccarezza, Santi, Vacca, Berruti, Veretria (gli indagati della Provincia)

Pubblici amministratori e funzionari: da Gareri (funzionario della Provincia) a Vaccarezza (presidente della Provincia),  ai Sindaci come  Isetta, Ferrando, Giacobbe e Caviglia.

Disastro colposo aggravato dal verificarsi dell’evento.

Perché loro, che ne avrebbero avuto il potere come autorità sanitarie, omettevano di ordinare e pretendere per i loro pareri consultivi, l’inserimento delle autorizzazioni di legge, un’idonea rete di monitoraggio dell’aria correlata alla centrale, gestita dall’autorità pubblica.

Perché loro omettevano di disporre con idonee ordinanze la copertura del parco carbone, atta a mitigare le polveri diffuse, pur avendone dichiarata la consapevole urgenza.

Perché loro, pur avendo consapevolezza dei problemi per la salute dei cittadini, omettevano di imporre come l’AIA disponeva, limiti emissivi consentiti dalle migliori tecnologie.

Perché tutti erano a conoscenza del Piano regionale di Tutela della qualità dell’aria che indicava la centrale termoelettrica quale prioritaria responsabile delle peggiori emissioni e dell’ Atlante della mortalità dell’IST di Genova che indicava la mortalità e l’incidenza di tumori maligni  della Provincia di Savona troppo elevata rispetto alla media nazionale.

Perché il funzionario e dirigente del settore ambientale della Provincia di Savona, ometteva di disporre i controlli sulle emissioni previste dalla legge regionale e approvata con delibera del Consiglio Provinciale e ometteva i controlli sugli scarichi delle acque reflue industriali cariche di selenio e boro( se non dopo i primi procedimenti penali). Ometteva di imporre un’idonea rete di monitoraggio correlata alla Tirreno Power controllata dall’autorità pubblica e prescriveva limiti di emissioni superiori di concentrazione in modo che i gruppi non li superassero e potessero continuare a operare per altri sei anni.

Pubblici amministratori e funzionari: da Burlando (Governatore della Regione  Liguria), alla Fusco, da Berlangieri a Guccinelli, da Montaldo alla Paita, dalla Minervini alla Rambaudi e molti altri.

Claudio Burlando, Marylin Fusco, Giovanni Barbagallo, Angelo Berlangieri, Giovanni Boitano, Gabriele Cascino, Raffaella Paita, Lorena Rambaudi, Sergio Rossetti, Claudio Montaldo, Renzo Guccinelli, Renata Briano, Giovanni Vesco, Matteo Rossi (gli indagati della Regione)

Abuso d’ufficio.

Perché in concorso tra loro, nell’esecuzione dello stesso disegno criminoso, nei rispettivi ruoli, pur in conoscenza del dato scientifico, procuravano intenzionalmente un ingiusto vantaggio economico ai proprietari della Tirreno Power con la protrazione dei gruppi 3 e 4 senza i necessari adeguamenti di legge.

Perché Burlando conduceva in prima persona la trattativa della strategia Tirreno Power per legittimare le autorizzazioni per mantenere in funzione i gruppi così come si trovavano, che non potevano essere autorizzati per produrre reddito all’azienda.

L’indagine è conclusa con decine di migliaia di documenti e 44 pagine dell'atto di conclusione notificato agli 86 indagati per accuse che si spingono fino all'omicidio colposo plurimo.

Nicola Isetta (sindaco dal ’99 al 2009), Alberto Ferrando (attuale primo cittadino) e gli assessori Massimo Rognoni, Katiuscia Giuria, Pierluigi Lavazelli, Mara Giusto (gli indagati di Quiliano)

La stessa toccherebbe anche il Ministero con Mariano Grillo, direttore del Ministero dell'Ambiente responsabile della Divisione Valutazioni Ambientali autore del parere mendace della Commissione, favorendo ingiustamente Tirreno Power e mascherandone l’inadempienza delle prescrizioni propedeutiche al rilascio del Via del 2009 .

 Omicidio colposo plurimo per moltissimi manager della Tirreno Power ma anche per sindaci ed ex sindaci e funzionari.

 Perché per colpa e consistente negligenza, imperizia e violazione della legge, nelle aree di ricaduta delle emissioni della centrale a carbone, per cause attribuibili alle sue emissioni o concausa di esse, hanno provocato un numero di vittime accertato non inferiore a 427 e l’aggravante di avere cagionato la morte di più persone.

E a inchiesta iniziata, a Vado, il Sindaco Giuliano con gli assessori Falco, Oliveri, Verdini e Rossi, nella delibera del settembre 2014, esprimevano il parere del Comune che rispondeva all’esigenze aziendali e approvavano: limiti di emissioni suggeriti dall’azienda,  garantivano illecitamente all’azienda che non si monitorassero con uno SME  a camino i gruppi, garantendone un monitoraggio fraudolento e pur prendendo atto dei problemi sulla salute si limitavano a sospendere l’efficacia della Delibera in attesa del pronunciamento del Consiglio dei Ministri, auspicando una decisione politica per un problema tecnico.


Carlo Giacobbe (sindaco dal 2004 al 2009), Attilio Caviglia (sindaco dal 2009 al 2014), Monica Giuliano (attuale sindaco) e gli assessori Fabio Falco, Mirella Olivieri, Sergio Verdino, Ennio Rossi.(gli indagati di Vado Ligure)

Mentre la gente moriva e si ammalava.

 Mentre la gente moriva e si ammalava, c’era chi “in spregio alle norme di legge a tutela della salute e dell'ambiente» avrebbero procurato «un ingiusto vantaggio patrimoniale a Tirreno Power , chi concedeva  autorizzazioni necessarie a consentire la lucrosa ripresa dell'attività produttiva dei gruppi a carbone esistente alle condizioni dettate dall'azienda».

Chi continuava imperterrito a favorire Tp con «l'artificiosa e scientificamente infondata negazione del disastro, effettivamente verificatosi, con la ricerca di specialisti compiacenti disposti a fornire, come dimostrato dalle intercettazioni telefoniche, pretesi supporti scientifici per indebolire la solidità scientifica della consulenza, rivolta soprattutto verso personale del San Martino Ist».

Mentre 427 persone morivano c’era chi, infatti, chiedeva, inutilmente, ai biologi dell’ IST di rimangiarsi la conclusione delle analisi della mortalità provinciale, chi chiedeva al Governo di rivedere le prescrizioni AIA , inapplicabili per la Tirreno Power, chi esigeva la riapertura della centrale nel frattempo sotto sequestro.

Mentre 457 persone morivano e 2588 bambini e adulti si ammalavano, il Governatore della Liguria si batteva per la salute e il lavoro chiedendo al Governo una tolleranza dei livelli medi di emissioni anche per Vado com’era già successo a Genova e La Spezia.

Mentre 457 persone morivano e 2588 si bambini e adulti si ammalavano i lavoratori della centrale e i sindacalisti savonesi (di cui ci sarebbe da chiedersi il loro ruolo) dichiaravano agli organi di stampa che “da quando la centrale è sotto sequestro la qualità dell’aria non è migliorata”.

Nel PD savonese, riguardo alla vicenda, non si è ancora aperto alcun dibattito (e c’è anche da comprenderne il motivo) ma forse l’occasione per una buona rottamazione e per girare finalmente pagina  può partire anche da qui.

ANTONIA BRIUGLIA

 Fonte Uniti per la salute

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