GENOVA: ENNESIMA ALLUVIONE Stampa
Scritto da ANTONIA BRIUGLIA   

GENOVA: ENNESIMA ALLUVIONE 

 9 ottobre 2014: ore 23.30 a Genova  l’ennesimo esempio di evento meteorologico estremo.

L’ennesimo episodio eccezionale, in continuo aumento a causa dei cambiamenti climatici determinati dal riscaldamento globale che tra gli altri aspetti, provoca anche una maggiore energia alle perturbazioni.

500 mm in 5 ore nel novembre 2011 a Genova, 700 mm l’altro ieri.


Tornano i nomi dei torrenti genovesi che fanno tremare: Bisagno, Sturla, Ferreggiano, Ruscarolo tutti esondati, tutti causa di drammi e di danni, che sommati ad  altri torrenti semisconosciuti fanno, a Genova, 50 chilometri di fiumi tombinati.

150 le segnalazioni di criticità, di cui 100 gravi come le frane nella val Varenna, o quella sulla ferrovia di Borzoli, quelle a Begato, o in via delle Tofane con l’evacuazione di 24 famiglie.

2000 genovesi senza luce, 150.000 gli abitanti coinvolti.

Frane, muraglioni ceduti e le alture che non reggono più.

Oggi, come sempre, tornano le polemiche, le previsioni sottovalutate, le allerte mancate , gli stati di calamità da richiedere al governo centrale e si vuole dimenticare ancora una volta che  l’altra causa di questi eventi estremi va purtroppo ricercata nell’azione dell’uomo.

Quando il sindaco Doria parla di un territorio malato, non si può non tenere conto delle cause di questa malattia: la cementificazione selvaggia durata decenni, l’abusivismo e il disboscamento di un territorio  già fragilissimo a livello idrogeologico.

 La cementificazione che impermeabilizza il suolo, la tombinatura e la modifica dei corsi d’acqua. Il dissesto costruito per anni e anni.

Quando si costruiva sul Bisagno ad esempio Corte Lambruschini, chi ha avuto dubbi sulle conseguenze future?

Purtroppo, più volte la sottoscritta si è sentita in dovere di scrivere su questi argomenti, l’ultimo articolo poco tempo fa: La calamità siamo noi. E’ pur vero che anche coloro che dovrebbero , non sono ancora decisi a fare autocritica.


Il problema dei cambiamenti climatici, ad esempio, va affrontato subito, ma nelle cause.

  Invece nei prossimi giorni l'Italia, col ministro Galletti, adotterà la Strategia nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici. Non è proprio la determinazione a cambiare politica energetica che privilegi le energie rinnovabili invece che la combustione di fossili , le cui emissioni provocano l’effetto serra, ma l’adattamento consiste nel contribuire a rendere il Paese più resiliente agli impatti del cambiamento climatico.

L’altro problema che affligge il nostro Paese che si inquadra nel climate change, (cambiamenti climatici), è il dissesto idrogeologico.

 Su questo versante il ministro Galletti parla di risorse non spese anche per una normativa troppo difficile da applicare.

 Aggiunge "Dobbiamo lavorare per avere ancora più risorse e spenderle" ha detto il ministro, sottolineando la necessità di predisporre un piano nazionale sul dissesto idrogeologico e lavorare in prevenzione e non solo in emergenza.


Ma non si parla ancora di fermare il consumo di suolo, la cementificazione dei versanti collinari che proprio in Liguria e intorno a Genova ha raggiunto livelli spaventosi e ancora non si ferma.

Chi parla di ripristino di situazioni di rispetto di quelle che sono le prerogative di questo o quel territorio anche e soprattutto per la salvaguardia di chi ci vive.

In questi giorni l’emergenza del dopo alluvione, l’ennesima.

In questi giorni, le polemiche sulle colpe, sui silenzi, sui soldi non spesi, sulle opere mai iniziate, sui soliti facili capri espiatori, ma tra qualche mese si continueranno a dare concessioni edilizie dove non si dovrebbe, si avvalleranno produzioni energetiche da carbone, si penserà alle grandi opere  senza tenere conto della fisicità dei territori che le dovranno accogliere.

In questi giorni, le 400 pale insufficienti per tutti gli angeli genovesi, per i Davide, gli Edoardo, i Stefano, i Gregorio e Jacopo, le Aurora e tutti gli altri che saranno la nostra speranza, il nostro futuro sicuramente migliore.

ANTONIA BRIUGLIA

 

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