Dissesto del territorio ligure: un rischio consapevolmente ignorato Stampa
Scritto da ANTONIA BRIUGLIA   

DISSESTO DEL TERRITORIO LIGURE:

UN RISCHIO CONSAPEVOLMENTE IGNORATO.

 Il dissesto idrogeologico in Liguria è il risultato del deliberato mancato rispetto del rischio.

Un rischio dettato dagli elementi di pericolo che un territorio corre con i suoi abitanti, le abitazioni, le attività economiche e legato alla fragilità naturale, alla vulnerabilità degli elementi che lo caratterizzano di cui si era consapevoli a tutti i livelli di responsabilità.

Per questo il dissesto idrogeologico, soprattutto in Liguria, (col 99% dei comuni a rischio) sembra sia stato un fenomeno irresponsabilmente calcolato.


Quando partecipavo alle sedute comunali di Commissione Edilizia, negli anni 80, e facevo notare la scarsa attenzione verso le perizie geologiche facenti parte del corredo di documentazione richiesta per una concessione edilizia, registravo spesso insofferenza o  superficialità, come se tali perizie fossero inutili o peggio dannose all’esito positivo della domanda. Insomma una rottura di …..

Il ruolo dei geologi, infatti, negli anni, è diventato sempre più emarginato dalla gestione del territorio, e se non compiacente, è stato addirittura ignorato, salvo poi tirarlo in ballo a disastro avvenuto.

Da anni si continua a denunciare, a parole, il dissesto idrogeologico e si annunciano i disastri che questo comporta nel tempo, ma con valutazioni diverse e spesso confuse sulle contromisure  da adottare.

Scarsa, nei nostri Comuni, la raccolta delle informazioni riguardanti i fenomeni catastrofici potenziali, per valutarne la concreta pericolosità. Eppure molte sono le notizie storiche che attestano la frequente probabilità che un dato evento avvenga in un certo periodo in quel territorio.

Assente la valutazione del grado di distruttività che i fenomeni potranno assumere, considerando l’effettivo grado di vulnerabilità degli elementi a rischio.

Ancora più assente, la gestione del rischio con gli interventi atti a diminuire l'effetto del fenomeno su ambiente, manufatti e popolazione.


E’ anche vero che di queste cose si parla solo quando i disastri sono già accaduti, quando le frane, più o meno disastrose, hanno danneggiato qualcuno o qualcosa, o le alluvioni hanno fermato la vita di intere zone , con danni incalcolabili se non provocato perdite umane.

Allora si torna a parlare di stato di calamità.

Si corre col cappello in mano a chiedere sostegno economico allo Stato, a battere cassa per rimborsi atti a coprire le opere necessarie a ripristinare tutto com’era prima.

Questo fanno i Sindaci, a turno toccati da questa “inaspettata” sciagura. Questo fanno mentre scaricano sui cambiamenti climatici, le uniche colpe , per le “bombe d’acqua” che mai, quel costone, quella collina o quel torrente avevano sopportato prima.

Così davanti a qualcosa che nessuno può fermare, che è apparentemente estraneo alle nostre responsabilità è lecito reclamare quello che oggi tocca a noi, domani toccherà a qualcun altro.

Ma la Liguria inesorabilmente continua a franare. Cento frane sono quelle che si stanno contando in questi giorni e la causa, si sa, non è solo la meteorologia, ma soprattutto la dissennata cementificazione che la morfologia e l’ orografia territoriale non avrebbero permesso.


 

Eppure i Sindaci sembrano ancora oggi negare la devastazione dei loro territori, la cui scarsa tutela non ha retto all’accanimento col quale venivano, spesso attraverso “legali” Piani Regolatori colabrodo, letteralmente consumati.

Ancora oggi c’è chi parla di occasioni di sviluppo economico legato all’edilizia, alle occasioni di crescita di un turismo delle seconde case, fiorente in Liguria, paradossalmente, proprio per il clima e la natura che la caratterizza.

Ancora oggi ci sono Sindaci, assessori, dirigenti provinciali e regionali che sembrano ignorare che per affrontare in modo consapevole questi rischi sono fondamentali: la previsione con l’individuazione delle zone soggette a rischi, la prevenzione con tutte quelle attività volte a evitare la possibilità che si verifichino danni e la mitigazione degli effetti.


Il Sindaco di Andora Floris, così come hanno fatto altri Sindaci nelle stesse circostanze, si limita a parlare di responsabilità individuali di privati e delle ferrovie su cui dovrà indagare la magistratura. Nessuna emergenza sul territorio se non quella che si sta consumando in questi giorni con il consequenziale blocco della viabilità ferroviaria .

E poi, aggiunge il sindaco di Sanremo, Zoccarato, “ tra poco c’è il festival  e come faranno i villeggianti con la linea ferroviaria ferma?”

In Liguria, lo dice l’ex presidente dei costruttori, costruire è difficile e a volte certe cose si fanno un po’ al limite.”

E’ vero, al limite sono stati concessi permessi di edificare a strapiombo sul mare, oppure sui greti dei torrenti o su colline in movimento, non solo nei famigerati anni ’60 e ’70 ma anche molto  dopo, quando le regole c’erano e le conoscenze pure. Un esempio per tutte Poggio al Sole ad Albissola Marina, la cui inchiesta si è conclusa da poco con la condanna dei costruttori e di un geologo.

Ogni secondo nel nostro paese sono fagocitati 8 mq di suolo.

A dirlo è un rapporto dell’ISPRA che ha anche rilevato non ci sia stato mai un vero e proprio arresto del consumo del suolo in Italia e, se negli anni ’90 si può evidenziare un picco, oggi non sembra che la tendenza sia invertita con il nostro paese che si attesta fra i più grandi consumatori di territorio in Europa. Si legge sempre nella nota di ISPRA, “che ogni 5 mesi , in Italia, viene cementificata una superficie pari a quella del comune di Napoli”.

E’ vero, quel tipo di edilizia, soprattutto in Liguria, è stata la ricchezza per molti, che non si sono fermati davanti a nulla e, infatti, la Liguria è ai primi posti, in Italia, per abusi edilizi ed è quella che dal 1990 al 2005 ha cementificato la maggiore superficie di territorio, per il suo clima e il suo paesaggio che l’hanno resa tra le più appetibili d’Italia.

 

Il Sindaco di Andora Floris e quello di Sanremo Zoccarato

In Liguria il 98% del territorio sarebbe sottoposto a vincoli di tipo idrogeologico, ambientale e paesaggistico, ma c’è chi nelle diverse amministrazioni, ha permesso che fossero aggirati, come fosse un rischio calcolato.

Una gestione del territorio colpevolmente superficiale e ignorante che ha stravolto un equilibrio che difficilmente, in assenza di contromisura serie, potrà trovare soluzione.

Il territorio è stato stravolto con un consumo insostenibile, e stato depredato con la compiacenza di chi doveva tutelare e vigilare perché ciò non accadesse.

Adesso serve un’azione nazionale di difesa del suolo che rilanci, come sostiene da tempo  il WWF e come peraltro previsto dalle direttive europee, “il bacino idrografico come elemento base per un adeguato governo del territorio, per riprogettare un’azione urgente, efficace e concreta per la mitigazione del rischio, la prevenzione e l’avvio di un’efficace azione di rinaturazione diffusa.
Bisogna superare la logica dell’emergenza che ha caratterizzato l’azione delle istituzioni in questi ultimi dieci anni, che ha  abbandonato qualsiasi logica pianificatoria.

Ciò è ancor più necessario, ora, alla luce degli effetti dei cambiamenti climatici in atto e alle conseguenze di una gestione dissennata che ha reso ancor più vulnerabile il nostro territorio.

          ANTONIA BRIUGLIA

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