Centrale a carbone di Vado: disastro ambientale colposo Stampa
Scritto da Antonia Briuglia   

CENTRALE A CARBONE di Vado Ligure:

DISASTRO AMBIENTALE COLPOSO.

L’INCHIESTA.

L’inchiesta a Savona ora è ufficiale, finalmente se ne può parlare.

Sì perché nell’’indagine che la Procura della Repubblica avviava due anni fa, sui danni ambientali, provocati dalla centrale a carbone di Vado Ligure, si parla finalmente d’indagati.

I nomi? Non si conoscono. La Procura è in una fase delicata e non li vuole pronunciare.

Non si conosce neanche il numero preciso. Un giorno si dice cinque, un giorno dieci.

Non si sa se si tratti di tecnici, di dirigenti o altro. Si sa solo che prima erano ignoti e ora sono noti, perlomeno alla Procura di Savona.


Una cosa, però, è certa: è DISASTRO AMBIENTALE !!!!

Lo dichiara alla Stampa lo stesso Procuratore Granero, il 5 novembre scorso che però ritiene necessario, proprio per le indagini in corso, non svelare né i nomi né il numero esatto delle persone indagate.

Disastro ambientale: un’inchiesta che dovrà svelare, si spera presto, quali siano stati gli esecrabili comportamenti e le responsabilità che hanno portato, in decenni di combustione di carbone, a una mortalità e morbilità, nel nostro territorio, tanto superiori alla media regionale e nazionale.

Finalmente sapremo come dirigenti e tecnici della centrale, ma soprattutto tecnici pubblici, amministratori preposti a tutelare la salute pubblica, non agendo, come chi sarebbe stato tenuto a farlo, per un serio  controllo delle emissioni in atmosfera a causa delle troppo lunghe e gravi distrazioni, hanno permesso che un intero territorio morisse.

Accanto all’inchiesta per omicidio colposo ancora in attesa di riscontri epidemiologici, quella per disastro ambientale anche nella Procura di Savona, dopo altre in Italia, è una realtà incontrovertibile che denuncia un danno all’ambiente ampio,  straordinariamente grave ed irreparabile che ha comportato e continua a comportare un danno per la collettività.

Che sia perseguito con l’articolo 434 del codice penale o con il 449, come nel caso della Tirreno Power,  essa dovrà provare condotte illecite, violatrici di leggi, regolamenti, ordini o discipline, ma soprattutto per noi cittadini, colpevoli di una  mancanza di etica e di una moralità deprecabile  e criminale.

 La pena irrisoria che prevede un massimo di cinque anni per i colpevoli di questo danno, definito per legge: ampio, grave e irreparabile, deve comunque spingere i cittadini e quella parte di classe politica che lavora per un cambiamento, a chiedere la sospensione immediata della causa di pericolo che sta alla radice del problema. La decisione può prenderla chiunque è nel potere di farlo, magistratura compresa, ma va fatto.

Il termine “disastro” lo impone.

 Se non si può più rimediare ai danni perpetrati per quarant’anni, è necessario e urgente rimediare a quelli presenti e futuri, che coinvolgono un numero indeterminato di persone, ma sempre troppo grande e un vasto territorio la cui distruzione ambientale, non solo dell’aria, ha tuttora conseguenze gravi, complesse ed estese che hanno un’alta potenzialità lesiva tanto da provocare ancora un effettivo pericolo.

Il disastro continua giornalmente perché le emissioni continuano e noi non possiamo smettere di respirare in attesa che un’inchiesta si concluda.


LE CAUTELE E I SILENZI DEI SINDACI.

E’ ancora tempo di reazioni caute o di silenzi da parte dei Sindaci?

La cautela del sindaco di Quiliano, Ferrando, che attende per valutare attentamente questo “passaggio delicato”, si potrebbe capire solo da parte di chi non ha vissuto il territorio e non conosce o non ha condiviso le drammatiche battaglie che i cittadini hanno portato avanti in questi anni.

 Curiose anche le dichiarazioni del sindaco di Vado, Caviglia, che dichiarando la sua scontata fiducia nella Magistratura, lancia messaggi sibillini sull’attenzione dei vadesi ai problemi del lavoro(!?) e ambientali , facendo eco all’atteggiamento che sindacati e azienda hanno perseguito da sempre: le risposte chiare, ma soprattutto “efficaci” sul binomio salute-lavoro.

Dovremo stare in apnea, per non respirare le emissioni che tuttora fuoriescono dai gruppi 2 e 3, che i Sindaci conoscono bene, mentre” l’Osservatorio valuta e lavora all’ipotesi di una nuova indagine epidemiologica per trovare risposte che tutti già sanno , sindaco compreso, che dichiara di voler contestualmente studiare la possibilità di ridurre l’incidenza di alcuni inquinanti sul territorio e il loro impatto, riportandoli in quelli che sono i limiti imposti dall’Unione Europea”.

Un’assurdità. Una dichiarazione che ha quasi il sapore di una presa in giro, pronunciata proprio fuori tempo massimo, mentre l’inchiesta parla di disastro ambientale, il Sindaco di Vado parla di ulteriori studi e di ipotesi in direzione di una riduzione di inquinanti sul territorio, quando i dati già ci sono, quelli che gli avrebbero consentito di prendere altre decisioni.

Curiosa anche la dichiarazione dell’assessore vadese all’ambiente, la verde Simonetti, che appare forse più preoccupata  delle decisioni da prendere a causa di un’inchiesta come se le giungesse inaspettata ”il filone disastro ambientale impone attenzione”.

Già l’attenzione che si doveva mostrare prima che l’inchiesta prendesse avvio, quando tutti già sapevano. Sindacati compresi che, mentre solo due anni fa proponevano ai lavoratori uno sciopero cittadino contro i comitati contrari all’ampliamento della centrale, oggi si dichiarano rispettosi degli esiti di un‘indagine della magistratura e per bocca della Veirana, CGIL, ribadiscono la contrarietà che sia il territorio a decidere ma che sia utile rimandare alle decisioni nazionali sull’uso del carbone, continuando ad ignorare il problema.

Lo dimostrano le affermazioni di Amatiello, Cgil, “La salute e l’ambiente sono importanti, coniugarli con il lavoro non è facile e i lavoratori sono preoccupati per l’occupazione, la crisi e l’indagine in corso.”

Insomma i sindacati non imparano dal passato: Acna, Ilva, Fibronit, non sono sufficienti.


SPEGNERE I GRUPPI A CARBONE!

 La preoccupazione dei cittadini, anche grazie all’indagine, che ha messo in luce ciò che tanti avrebbero voluto che si tacesse, è aumentata ed è quindi improrogabile una chiara presa di posizione da parte dei Sindaci di Vado, Quiliano e Savona ( che si permette di tacere), ma anche quelli del resto del  comprensorio oggetto del disastro (Albissole, Noli, Spotorno), contro  la  combustione di carbone a Vado Ligure come è urgente un pronunciamento da parte delle amministrazioni territoriali, ora che di disastro si parla, lo spegnimento dei gruppi a carbone, per principio precauzionale.

Mentre l’inchiesta entra nel vivo, l’Ordine dei medici, l’unico organismo territoriale che da sempre si è contraddistinto per la sua posizione di seria professionalità nel denunciare i motivi dell’opposizione al carbone per i danni all’ambiente nel territorio, in tutta coerenza sta pensando di costituirsi parte civile.

Mentre l’inchiesta entra nel vivo, comunque noi, non possiamo smettere di respirare in attesa che arrivi alle sue conclusioni.

La classe politica, oggi più di prima, ha il dovere di prendere coscienza degli errori commessi rimediando al colpevole atteggiamento assunto nei confronti di una battaglia per la salute, che doveva proprio la classe politica fare sua, perché i dati li conosceva e conosceva i contenuti degli esposti dei comitati e gli studi che ormai davano prova delle contraddittorietà esistenti sui controlli e i controllori.

Invece  di tutelare la cittadinanza ha agito garantendo l’interesse di un’azienda che chiedeva di ampliare per di produrre più energia da carbone, proprio mentre si conoscevano pubblicamente perizie e studi che segnalavano la grave situazione a causa della quale molti, da decenni, si ammalavano e morivano.

Regione, Provincia, Comuni, tutti si sono resi responsabili di un colpevole silenzio e troppo spesso di pubblico sostegno all’azienda che “dà lavoro”, “che risana l’economia savonese”, “che produce sviluppo”. Un sostegno che ha paradossalmente permesso un’incomprensibile AIA transitoria, illegale per i valori emissivi consentiti.

Ma noi non abbiamo, transitoriamente, potuto trattenere il respiro, né possiamo farlo tuttora.

Quelle letali (termine usato dall’Università di Stoccarda) nubi rosse, soprattutto serali e notturne, noi le abbiamo respirate e continuiamo a farlo.

Per questo sarebbe ora che si spegnessero immediatamente quei gruppi a carbone, così in attesa che l’inchiesta si concluda, potremmo finalmente cominciare a respirare.

        ANTONIA BRIUGLIA

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