CARBONE: I MIEI DUBBI SU UN REFERENDUM NAZIONALE. Stampa
Scritto da Antonia Briuglia   
                   CARBONE:
I MIEI DUBBI SU UN REFERENDUM NAZIONALE.

Questo articolo è anche un mio contributo alla discussione sull’argomento, aperta da poco con Daniela Patrucco su Speziapolis  e Marina Perotta su Ecoblog  che saluto con profonda stima.

Un referendum a carattere nazionale per chiedere ai cittadini italiani se sono o no contrari all’utilizzo del carbone con l’eventuale smantellamento o trasformazione delle centrali che tuttora lo utilizzano, questa la proposta su cui si sta cominciando a discutere, perlomeno sulla rete.

Una proposta parlamentare? Una proposta di gruppi ambientalisti in cerca di nuove strade? Una proposta partita da qualche amministrazione i cui territori sono interessati all’argomento?NO!

Una proposta, che Tirreno Power improvvisa in un’intervista a Rai 3 che, qualche giorno fa, sta giusto affrontando i problemi annosi che la centrale a carbone di Vado Ligure procura, da decenni, al territorio savonese e le relative inchieste che la Procura di Savona sta conducendo.

Tirreno Power, a Vado Ligure, possiede la sua unica centrale a carbone a fronte di Enel che ne detiene molte di più sul territorio nazionale, ma che ne chiede, con insistenza, un ampliamento che la porterebbe ad essere la più grande del Nord Italia, che deve produrre tanta energia da vendere altrove e per questo deve essere competitiva e a basso costo e a qualunque costo.

 

Tirreno Power, che in tutti questi anni di battaglie sul territorio, di scontri con Enti e Sindacati, di ricatti occupazionali della peggiore specie, di menzogne e latitanze da parte di tutti, mai una volta ha partecipato ai numerosi incontri pubblici promossi da Uniti per la Salute con scienziati, medici e specialisti, mai una volta ha dialogato con chi, proprio dalle associazioni di cittadini, chiedeva un confronto diretto , una chiarificazione che avrebbe risparmiato anni e anni di costi esterni e non solo e di negligenze che tanto dolore e danni ambientali hanno prodotto.

E oggi? In tempi alquanto sospetti, lancia l’idea di un referendum. Ma sì, perché non chiedere ai cittadini e non solo savonesi se vogliono ancora morire di tumore a causa delle emissioni da combustione di carbone?

Potrebbe, forse, servire a chiudere quel fascicolo inerente all’inchiesta che la  Procura di Savona ha aperto contro ignoti sulle cause delle 1000 morti sospette o soltanto a dare nuovo impulso all’iter dell’ampliamento?

Servirebbe veramente ad appianare i conflitti che sul territorio si continuano a consumare senza vederne soluzioni accettabili?

Io francamente non credo alla proposta-sfida che parte proprio dall’azienda e credo ancor meno a quella di Legambiente su un ridicolo referendum locale, proposto solo qualche settimana prima.

L’idea di uno strumento democratico come il referendum proposto proprio da chi, in tutti questi anni, è stata l’interlocutrice della protesta che si chiami Tirreno Power o Enel, mi lascia perplessa e mi preoccupa alquanto.


 

Francamente nutro seri dubbi su un referendum proposto da chi sta gestendo una centrale con gruppi riconosciuti da tutti come vetusti e oltremodo “dannosi per l’emissione d’inquinanti e responsabili di più dell’80% dell’inquinamento dell’intera centrale con circa il 100 % dell’anidride solforosa SO2 (5.300 tonnellate l’anno), il 75 % degli ossidi di azoto NOx (3.000 tonnellate/anno su 4.000 di t/a totali) il 70% dell’anidride carbonica ( 3,7 milioni t/anno su 5,4 milioni di t/anno totali)” .

Francamente nutro seri dubbi su un referendum proposto da chi sta gestendo ”una centrale i cui costi esterni, secondo Greenpeace, ammonterebbero a circa 248 milioni di euro e 54 morti premature l’anno, che ha ottenuto una AIA transitoria  che non rispetterebbe i limiti delle direttive UE e che non possono essere ristrutturati con le migliori tecnologie disponibili (BAT)” , perché a Vado è di questo che si sta parlando da tempo con insistenza da più parti:  di una ristrutturazione nonché ampliamento della centrale stessa.

Non è necessario un referendum per ribadire quello che la commissione scientifica di Spotorno – istituto superiore della sanità, già nel 1988 aveva richiesto :la chiusura dei gruppi 2 e 3 e  la metanizzazione e il depotenziamento della centrale di Vado Ligure.

Non c’è referendum che tenga che possa contraddire una ormai assodata asserzione: l’inquinamento fa ammalare di tumore e non solo e la combustione del carbone fa ammalare e morire le persone e il pianeta.

Sono ricercatori, scienziati con dati alla mano a dichiararlo ormai da tempo, anche in Italia.

All’Istituto nazionale tumori (Int) di Milano, si è arrivati alla conclusione che  fra i veleni analizzati,  le polveri sottili Pm10 e Pm2.5, cruccio di ogni città industriale danno  risultati  allarmanti. lo studio ha mostrato che, per ogni incremento di 10 microgrammi di Pm10 per metro cubo presenti nell’aria, il rischio di tumore al polmone aumenta di circa il 22%” . Possiamo solo immaginare ciò che accade nel territorio savonese a causa delle polveri sottili e di quelle ultrafini, mai controllate, neanche da Tirreno Power che si controlla da sé, e aumentate considerevolmente a causa delle emissioni dei camini della centrale a carbone.


Possiamo veramente pensare di poter affidarci al giudizio di tutti i cittadini, anche quelli che credono ancora percorribile il ricatto occupazione-salute, morte e malattia e crescita economica e ancora vogliono credere che tutto questo non sarà strettamente legato all’ampliamento e alla combustione di altro carbone a Vado?

Che apporto potrebbe dare il Sindacato savonese al referendum, quello che qualche anno fa voleva indire uno sciopero dei lavoratori contro i cittadini colpevoli solo di essere contrari all’ampliamento della centrale?

Come potrebbero interagire col referendum tutti gli Enti Istituzionali che non hanno ostacolato il percorso dell’azienda, creando tempistiche e procedure alquanto discutibili e rendendo credibili i limitati e insufficienti controlli sui dati di analisi dell’aria che anche per ammissione di Arpal non erano funzionali all’inquinamento della centrale ?

Come potrebbero interagire i media, nella fattispecie certi quotidiani, che hanno mostrato avere legami, non propriamente etici, con l’azienda?

Francamente nutro seri dubbi sulla proposta di un referendum che a Savona, peraltro, arriva proprio fuori tempo massimo, quando anche la "Rete Savonese Fermiamo il Carbone" ha depositato un ricorso al TAR del Lazio e il Movimento Cinque Stelle ha chiesto la chiusura dei gruppi a carbone presentando un’interrogazione parlamentare per chiedere subito il sequestro preventivo degli inquinanti due gruppi a carbone fuori norma.

E poi, altrettanto francamente non desidero che sia, con un referendum, l’uomo della porta accanto a decidere per me e per il futuro di un intero territorio e delle generazioni che non hanno ancora diritto a votare ma che sono tra quelle che pagano il più altro prezzo del danno.

Quell’uomo che continua a tenere la testa sotto la sabbia, che accetta come male necessario la mancanza di una responsabilità bioetica di cui sono colpevoli la classe politica e quella industriale e troppi danni , in Italia, ha già fatto.

Quell’uomo della porta accanto che ancora oggi, ritiene il risultato dei referendum sul nucleare frutto delle emozioni sui disastri e non cosciente presa di posizione sul diritto alla vita.

Quello che combatte la raccolta rifiuti “ porta a porta” e crede l’incenerimento, magari come CDR anche nei gruppi dismessi della centrale , come unica soluzione al problema.

Ogni attività svolta dall’uomo ha un senso solo se si pone al servizio della persona umana, riconosciuta come valore supremo, a servizio di tutti gli uomini, secondo un vincolo imprescindibile di giustizia.

Non si può chiedere ai cittadini se deve essere così.

Per noi, consapevoli delle gravi responsabilità non solo dell’azienda ma anche di chi doveva controllare e non l’ha fatto , di chi doveva opporsi politicamente e non l’ha fatto , di chi doveva tutelare e non l’ha fatto, poco importanti sono i nuovi equilibri di prezzo sul mercato dell’energia, poco importa sapere chi detiene il monopolio della borsa dell’energia o a chi conviene  e chi no, perché mentre possiamo immaginare chi comanda sull’energia in Italia da oltre cinquant’anni, noi da quarant’anni qui  moriamo.

   ANTONIA BRIUGLIA

I dati riportati nell’articolo sono in parte pubblicati  dal M.O.D.A. di Savona.   

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