REFERENDUM CARBONE? NO GRAZIE! Stampa
Scritto da ANTONIA BRIUGLIA   
 

REFERENDUM CARBONE?  NO GRAZIE!

   L’ultima incredibile novità, se così si può chiamare, sulla centrale di Vado è apparsa su un quotidiano l’altro giorno: Legambiente chiede un referendum sulla centrale!

Affidare al giudizio dei cittadini il progetto di ampliamento della centrale Tirreno Power, così come avvenuto domenica scorsa nel Cantone svizzero dei Grigioni che si è pronunciato con un referendum per il no all’impiego del carbone nella produzione di energia!”  A pronunciare queste “illuminanti” parole è Santo Grammatico, nuovo presidente di Legambiente.


Santo Grammatico

Prima che si spinga oltre, bisognerà dire a Grammatico che non è né una grande idea tantomeno nuova la sua, perché già il PD, qualche anno fa, propose un quasi- referendum a Savona sullo stesso tema, quando in campagna elettorale pensava che così facendo avrebbe potuto accaparrarsi parte degli oppositori al carbone che a Savona, ma soprattutto nei territori vadese e quilianese, non votavano più PD.

Bisognerà dire a Grammatico inoltre che pecca di estrema ingenuità quando prende come esempio il recente referendum del Cantone svizzero espressosi contro il carbone, perché ignora aspetti importanti. Primo, che l’istituto referendario svizzero ha tutt’altra tradizione e peso istituzionale sulla democrazia di quel Paese, dove Repower, sicuramente, non brucerà più carbone, mentre in Italia,

lo stesso istituto si è rivelato, anche per temi di estrema importanza, perfettamente inutile. ( vedi finanziamento pubblico ai partiti, acqua pubblica, etc…..),

Di conseguenza, meno valore avrebbe un referendum che, non potendo essere altro che consultivo non potrà neanche essere vincolante: ulteriore beffa per la popolazione del nostro territorio che, da troppo tempo, ha dimenticato cosa voglia dire “civiltà e democrazia”.

Chi dovrebbe prendere esempio dagli svizzeri, signor Grammatico, i vadesi, gli amministratori del territorio o soprattutto l’azienda Tirreno Power ?

Inoltre l’invito rivolto, nella stessa intervista, alla Regione ad abbandonare il carbone, arriva fuori tempo massimo.


Gli incontri e gli scontri avvenuti in questi ultimi anni, dove le richieste dei rappresentanti dei comitati, le manifestazioni, le denuncie, i ricorsi sono stati tenuti, anche in ambito Regionale, a margine di un accordo tra politici, azienda e sindacati che hanno continuato imperterriti a perpetrare il ricatto lavoro-salute, difendendo, di fatto, l’ampliamento della centrale a carbone come toccasana per lo sviluppo, una volta ammettendo pubblicamente il danno ambientale, l’altra volta minimizzandolo.

La proposta referendaria di Legambiente, arriva quindi ad essere fortemente imbarazzante, inutile e controproducente.

Inutile, perché anche a Saline Joniche, dove già si gioiva per i risultati del referendum svizzero, visto che era  Repower a dovere costruire  la nuova centrale a “carbone pulito”(!?), la Sei , di cui la Repower è azionista, dichiara, oggi, di volere comunque realizzare l’opera da un miliardo e mezzo di euro a dispetto dell’esito referendario, testimoniando come in Italia le lezioni di civiltà e di democrazia vengano ampiamente aggirate, quando la salute dei cittadini viene barattata col profitto di alcuni.  

Imbarazzante, perché proprio la Sei nel promuovere la tecnologia sicura della centrale alla popolazione calabrese mostrava, come esempio, proprio quella di Vado Ligure citandola, paradossalmente, “ quale esempio di convivenza pacifica e senza traumi di una centrale a carbone rispetto a una comunità e al territorio circostante. “


Imbarazzante soprattutto per Legambiente che, come si sa, possiede il 10% di una società di Sorgenia e Sorgenia (parte dell’impero finanziario di Carlo De Benedetti) possiede il 39% di Tirreno Power. Imbarazzante ma perfettamente coerente, la scelta referendaria di Legambiente, proprio col PD, di cui De Benedetti possiede, tra l’altro anche la tessera, quel PD che da sempre amministra il territorio.

Mentre Sorgenia finanziava diverse attività di Legambiente, a parte iniziative sporadiche, di scarsa incisività, Legambiente non ha mai partecipato, attivamente alle proteste e alle iniziative legali negli anni promosse dai comitati contro la centrale di Vado Ligure, mentre lo faceva, in prima persona, contro le centrali a carbone di altri gruppi energetici, ad esempio alla Spezia, a Genova, a Civitavecchia.

Eppure a Vado la convivenza con la centrale nei decenni non è certo stata pacifica e senza traumi. Della nocività per la salute si cominciano ad avere i numeri precisi, ma tutti ne conoscevano la reale pericolosità.

Oggi che tutto questo sta finalmente emergendo nei contorni più inquietanti, dopo gli inevitabili, durissimi esposti contro Tirreno Power e mentre si va avanti sotto il profilo giudiziario e anche i media nazionali stanno cominciando a dare notizia di questa ennesima vergogna ambientale , non si può agitare l’odiosa arma del referendum che sarebbe, oggi più che mai, controproducente.

Proprio adesso mentre sta emergendo che secondo i periti della Procura di Savona, le polveri presenti a Vado Ligure e in altri centri rivieraschi «non possono che arrivare dalla centrale»; e il loro referto individua 5 fattori inquinanti ben precisi collegati al sito per la produzione d’energia elettrica dal combustibile fossile che hanno provocato migliaia di morti e un disastro ambientale , quale valore e quale significato avrebbe chiedere alla popolazione se vogliono o no una centrale più grande?

Che valore avrebbe una consultazione popolare oggi, mentre ormai l’azienda si aggrappa a una flebile autodifesa sui dati disponibili, e solo i sindacati e gli amministratori continuano a giustificare il loro bieco atteggiamento con le operazioni di marketing tecnologico aziendale che daranno quei fantomatici e maledetti posti di lavoro?

Nessuno.


 

Forse più incisiva e coerente l’interrogazione presentata dal gruppo parlamentare del Movimento 5 Stelle in cui si chiede al Ministero dell’Ambiente quali azioni intenda intraprendere per tutelare la salute dei cittadini anche alla luce del forte incremento della mortalità denunciato dall’Ordine dei medici di Savona.

Sarebbe interessante sapere quale sarà l’atteggiamento degli onorevoli dell’Eco Dem (Realacci compreso) di fronte alla richiesta del Movimento 5 Stelle per la sospensione cautelare dell’autorizzazione integrata ambientale.

ANTONIA BRIUGLIA

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