Albissola Marina = Recco: rieducare il cittadino o l’amministratore? Stampa
Scritto da ANTONIA BRIUGLIA   

        

Albissola Marina = Recco:
rieducare il cittadino o l’amministratore?

Dal 2012 in Liguria è aumentata l’ecotassa sui rifiuti del 40%.

Il suo obiettivo è: meno discariche, più differenziata e riciclo. Con una tassa, incentivare la raccolta differenziata e la riduzione dei rifiuti favorendo il ricorso al riutilizzo e al riciclo, non è un invito ma diventa un obbligo perentorio. “L’aumento applicato sul conferimento dei rifiuti solidi in discarica consentirà di avere maggiori risorse da destinare agli interventi locali per la raccolta differenziata, a incentivare forme di gestione dei rifiuti alternative allo smaltimento in discarica, che, secondo le direttive comunitarie, dovrà essere sempre più una modalità “residuale” - spiegano i tecnici dell’Ambiente in Regione - dopo la prevenzione, il riutilizzo, il riciclaggio ed il recupero.”

Intenti nobili, che si traducono nel colpire con maggiori oneri chi smaltisce in discarica e raggiunge percentuali ridicole di raccolta differenziata, come succede, in provincia di Savona, per il Comune di Albissola Marina.

Allineare ai regimi fiscali in vigore nelle discariche delle regioni limitrofe, tarati su importi superiori a quelli vigenti sino a oggi, riequilibrando le condizioni di mercato dei rifiuti significa per i cittadini albissolesi sommare questa maggiore pressione fiscale all’aumento che la giunta comunale di Varazze ha deliberato sull'adeguamento delle tariffe per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani nella discarica della Ramognina.


 79,80 euro per tonnellata, oltre ecotassa e Iva, la quota per i Comuni di Albissola Marina, Albisola Superiore e Celle Ligure, ma tra questi tre Comuni il meno virtuoso è proprio quello di Albissola Marina che raggiungendo solo il 18% di raccolta differenziata e che conferisce tutto il resto proprio in discarica.

Una quota rilevante del gettito dell’ecotassa destinata, poi, ai programmi ambientali degli enti locali con misure premiali riservate ai comuni più virtuosi nella gestione dei rifiuti, esclude inevitabilmente Albissola Marina che non merita sicuramente premi, con i suoi cassonetti debordanti di rifiuti poco differenziati, con cestini invisibili sotto la traboccante quantità di rifiuti e con il nauseabondo puzzo che le cosiddette isole”ecologiche” emanano giornalmente, nel centro cittadino.

L’effetto più immediato, quindi, sarà per i cittadini, pagare il maggior gettito in discarica insieme a quello di non poter neanche disporre di maggiori risorse per il comune che non ha certo dato prova di realizzare politiche virtuose che  mirassero ad una riduzione dello smaltimento in discarica. Scopo principale per cui il tributo è stato istituito.

Oltre al danno la beffa per i cittadini di Albissola Marina.

Oltre al danno la beffa per i cittadini di Albissola Marina che conferiscono in discarica anche la spazzatura, di quei cittadini “incivili” di Albissola Superiore, che poco avvezzi alla “Raccolta porta a porta” ormai a regime nel loro comune, trasportano i loro verdi e indifferenziati sacchetti nei cassonetti del comune vicino, che oltre a non aver operato una buona politica fiscale, indirizzata a favorire processi di cambiamento su comportamenti e stili di vita, favorendo processi di salute e buone prassi, porta in discarica anche i rifiuti del Comune vicino, (che sta raggiungendo percentuali massime di differenziata), facendone aumentare il costo di conferimento ai propri cittadini.

Mentre in tanti Comuni italiani si è arrivati persino a un riciclo totale dei rifiuti, perché si è sviluppata la fiorente industria del compost con i residui umidi, non solo riducendo spese e tasse, ma anche evitando gli inceneritori inquinanti, molto dannosi per la salute dei cittadini, Albissola Marina, resta al suo 18% di differenziata, allontanando in modo inesorabile l’obbiettivo regionale perentorio  del 65%.

Era possibile rimediare a questo salasso.

Era possibile rimediare a questo salasso? Sì

E’ ancora possibile? Sì.  Basterebbe abbandonare il retaggio diseducativo e di scarsa cultura amministrativa che continua a contraddistinguere i nostri amministratori e aumentare concretamente la “raccolta differenziata” dei materiali riciclabili (carta, vetro, metallo, plastica, residui umidi, ecc.), e mandare solo in discarica il minimo indispensabile. Il ritorno economico immediato per i cittadini ci sarebbe e si concretizzerebbe nella minor ecotassa e nel minor costo di discarica , per non parlare del rientro di danaro, anche parziale, dell’ecotassa stessa, che oggi si versa a beneficio di altri.

C’è chi ci è riuscito.

I comuni ricicloni come Garlenda  (75%), Noli (73%) e Pietra Ligure ( 65%), riceveranno premi di 43.000 e  35.000 euro ciascuno. Molti altri sono vicinissimi all’obiettivo, come Finale, Loano, Borgio , ma anche la vicina Albisola Superiore che col suo “porta a porta”  raggiungerà presto l’obbiettivo.

Albissola Marina procede, invece, con esasperante e testarda lentezza, nella completa incapacità anche solo di copiare il sistema di raccolta “porta a porta” realizzato dagli altri Comuni, incoraggiando al contempo la pigrizia di molti cittadini i quali, pur consapevoli del problema, mantengono un comportamento non collaborativo, non differenziando i rifiuti, salvo poi lamentarsi per le bollette esose.

 Restano molto lontani da Albissola quei numerosi Comuni nel Nord e Sud Italia che hanno  già raggiunto livelli di recupero-riciclo pari al 70-80% dove non è più necessario costruire inceneritori e dove anche  gli impianti di compostaggio del materiale organico funzionano a pieno ritmo con gran beneficio per l’agricoltura.

L’industria del riciclo porta risparmio energetico, lavoro per giovani e nuove imprese. Noi sappiamo solo lamentarci della mancanza di sviluppo e di crescita economica senza capire che anche l’ambiente può dare soluzioni e migliorare la nostra qualità della vita.

 E’ chiaro che in quelle comunità qualche cosa ha funzionato meglio ed è ancora più evidente quando si ascoltano i nostri politici liguri discutere, in Regione, di raccolte differenziate che  costano troppo perché occorrono molti più passaggi e di rifiuto che, in Italia, non è ancora considerato e sfruttato come risorsa.


L'assessore regionale all'ambiente, Briano

 

L’aberrazione della politica dagli scranni della Regione alla gestione dei nostri Comuni è disarmante. Il Caso Recco.

 I politici liguri antepongono ancora, in modo anacronistico, il vantaggio ambientale alla bilancia economica in perdita e finiscono proprio per fare il contrario, contribuendo essi stessi al danno economico per il loro Comune e per i loro cittadini che lo pagano senza una diretta responsabilità.

Come il caso clamoroso del Comune di Recco dove agli amministratori è stata addebitata una sanzione proprio a causa di queste inadempienze “la raccolta differenziata in misure significativamente inferiori a quelle previste dalla legge e la mancata assunzione da parte degli amministratori di idonei e specifici provvedimenti volti a ricondurre la gestione nell’ambito delle previsioni di legge, ha arrecato al Comune di Recco”, secondo la Procura,un danno patrimoniale pari ai maggiori costi sostenuti per il conferimento in discarica di materiale che avrebbe dovuto essere oggetto di raccolta differenziata.”

Secondo il P.M., inoltre,” il versamento in discarica dei rifiuti eccedenti ha comportato anche un danno all’ambiente, per il deterioramento aggiuntivo delle risorse naturali causato dall’immissione di maggiori quantità di sostanze e microorganismi nel terreno e di gas nocivi nell’aria circostante alla discarica, danno da rifondere allo Stato.”

Del danno complessivo sono stati chiamati a rispondere, nella misura del 40%, i sindaci succeduti nei diversi anni e gli Assessori con delega all’ambiente, per avere omesso qualsiasi attività di vigilanza e di controllo sull’esatto adempimento delle prescrizioni di legge in materia di raccolta differenziata dei rifiuti, e per non avere adottato gli opportuni provvedimenti nei confronti dell’appaltatore inadempiente agli obblighi previsti dall’art. 3 del contratto di servizio.

La rimanente parte del danno, nella misura del 20%, secondo il P.M. contabile, deve essere, invece, addebitata al responsabile del Servizio ambiente e manutenzione del Comune che aveva il preciso obbligo di vigilare sulla corretta esecuzione del contratto e sul rispetto di tutte le relative clausole, e segnatamente, per quanto rileva in questa sede, di quelle che imponevano l’osservanza delle norme riguardanti la misura minima della raccolta differenziata.

In Regione si è subito gridato allo scandalo per questa sentenza, perché non sia mai che gli amministratori paghino delle loro colpe, meglio farle pagare al cittadino suddito e ignorante.

Inoltre Comuni come Genova, godono con le loro discariche onerose di queste disfunzioni arricchendosi o facendo arricchire i privati che le gestiscono.

La difesa degli amministratori di Recco, poi, è stata sostanzialmente quella che il raggiungimento delle percentuali di raccolta differenziata fissate dalle legge non sono state raggiunte dalla stragrande maggioranza dei comuni liguri (e hanno ragione !): quindi “mal comune mezzo gaudio !!”.

Se siamo in tanti a non rispettare la legge, se siamo in tanti a procurare un danno patrimoniale, se siamo in tanti a fare un danno all’ambiente e a deteriorare le risorse naturali, se siamo in tanti a non vigilare e a controllare l’appaltatore inadempiente procurando maggiori spese per i cittadini: non siamo colpevoli !!! Così funziona in Italia! Così funziona molto bene in Liguria!

Così non succede in altri Comuni d’Italia, che hanno adottato  la “exit strategy”, la raccolta differenziata porta a porta che si basa essenzialmente sul riciclo: la strada per un’economia ecologicamente compatibile, ma anche per notevoli risparmi economici.
In questi Comuni il cassonetto del rifiuto indifferenziato e i contenitori stradali per la raccolta differenziata (carta, plastica, vetro, in alcuni casi lattine) più o meno diffusi sul territorio, sono stati da tempo rimossi.

Nella raccolta differenziata “porta a porta”, ciascuna frazione (carta e cartoni, vetro, metalli, plastica, frazione compostabile) viene inserita in sacchi di colore diverso e la raccolta avviene in giorni diversi, in modo da facilitare e stimolare le operazioni di separazione da parte delle famiglie.

 Il tutto viene integrato e supportato da aree attrezzate, centri di raccolta ed ecocentri adibiti alla raccolta differenziata di tutti i materiali riciclabili (compreso il verde: erba e ramaglie).

Inoltre la TARSU aumenta all’aumentare della quantità di rifiuti indifferenziati prodotti dal singolo utente.

In molti Comuni si è incentivato il compostaggio domestico con apposite riduzioni tributarie. Ricordiamo che la frazione umida e la frazione verde sono pari a circa 1/3 degli RSU prodotti normalmente da ciascuna persona.
In un anno una famiglia media di 4 persone con un giardino di 300 mq, produce circa 300 kg di rifiuti organici umidi e 1.000 kg d’erba, ramaglie e foglie che possono essere compostati producendo oltre 600 kg di compost.

In questo modo sarà inutile parlare di qualsiasi nuovo inceneritore o nuova discarica”, mentre  i criteri da rispettare per gestire in modo sostenibile i rifiuti, per i prossimi 1 o 2 anni dovranno essere:
- alla scadenza dei contratti comunali, implementare nei Consorzi (meglio se in ogni provincia) un metodo unico di RD spinta con almeno 4 – 6 frazioni raccolte a domicilio (porta a porta);
- eliminare i cassonetti e le campane stradali;
- applicare la tariffa puntuale volumetrica o a peso.

- potenziare l’utilizzo di Centri di Raccolta Differenziata (Cerd) in tutti i Comuni;
- utilizzare nella Regione, nelle Province, nei Consorzi e nei Comuni gli stessi standard e metodi di raccolta (i migliori sperimentati) in termini di: classificazione delle frazioni raccolte, obiettivi da raggiungere, misuratori condivisi, processi descritti, controlli effettuati.

un’analisi integrata dei costi di servizio per tutto il territorio consortile; applicando un unico Regolamento tecnico per i servizi e un unico Regolamento per la gestione della tariffa; applicando in modo omogeneo su tutti i Comuni e riscuotendo le tariffe quale unico soggetto gestore dell’intero ciclo dei rifiuti urbani.

                    
                                         SISTEMA DI IDENTIFICAZIONE MANUALE CONTENITORI DOTATI DI TRANSPONDER

E’ già stato sperimentato che la distribuzione alle utenze dei contenitori per la raccolta differenziata dotati di dispositivo a radiofrequenza (“trasponder”) e l’avvio della raccolta con mezzi equipaggiati di apposite unità di lettura dei “trasponder”, hanno permesso di rilevare i singoli apporti di rifiuti prodotti dal singolo utente.

La messa a regime delle letture automatiche del “trasponder” ha permesso al Consorzio di slegare la tariffa da parametri presuntivi di produzione di rifiuti, quali il numero di componenti del nucleo familiare per le utenze domestiche o la superficie e il tipo di attività per le utenze non domestiche, ed andare finalmente ad applicare una tariffa legata al reale “consumo” di ogni utente.

Molti Consorzi si sono impegnati nell’implementazione del sistema di educazione dell’utenza all’acquisto intelligente, alla riduzione dei rifiuti, al compostaggio domestico, alla raccolta differenziata, da realizzare con strumenti di formazione ambientale quali la comunicazione diretta con gli utenti tramite gli Ecosportelli o il raggiungimento della stessa con l’ecocalendario, gli allegati alle fatture o la pubblicazione periodica del Consorzio; ed, inoltre, nel raggiungimento di un’elevata trasparenza tra servizio reso e determinazione dei costi e relativa applicazione delle tariffe.

FANTASCIENZA per Albissola Marina!!!!!

         Antonia Briuglia


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