IL TRAFFICO ALBISSOLESE ALL’ ALBA DEL TERZO MILLENNIO Stampa
Scritto da ANTONIA BRIUGLIA   
IL TRAFFICO ALBISSOLESE
ALL’ ALBA DEL TERZO MILLENNIO  

 Martedì mattina alle nove circa mi trovavo a transitare prima sull’ Aurelia, da Albissola Marina, e poi in Corso Mazzini a Capo e ho avuto immediatamente la percezione di come la qualità della vita delle persone che vivono quotidianamente quel territorio sia ormai inaccettabile.

Veicoli incolonnati in entrambe le carreggiate, Tir, bisarche, maxi - pullman delle Costa crociere e quanto altro si possa immaginare.
 L’inquinamento acustico era insopportabile e molto più quello atmosferico. I pedoni sembravano zombie  sperduti in quella giungla di macchine. Attraversare la strada, poi, era un’impresa rischiosa, perché i veicoli continuavano la loro lenta marcia ignorando le strisce pedonali, interrotta solo dai motocicli che s’insinuavano insistentemente tra un mezzo e l’altro.

Una normale mattina in una normale cittadina, era diventata un nauseabondo miscuglio di veleni e di disagi di tutti i tipi.

 

All’alba del terzo millennio, mentre tutte le città d’Europa si attrezzano per sconfiggere la piaga del traffico veicolare a vantaggio di una più moderna viabilità compatibile con l’ambiente, le Albissole, continuano a vivere, nella più totale indifferenza, il loro incubo quotidiano.

 

Mentre molte città, anche italiane, vanno verso una mobilità urbana sostenibile, quella che prevede  di potenziare, attraverso un piano urbano della mobilità, il trasporto pubblico locale con corsie preferenziali, le limitazioni della circolazione veicolare, le politiche di tariffazione di pedaggio e di parcheggio,  la realizzazione di percorsi casa-scuola, casa-lavoro, la costruzione di vere piste ciclabili con l’attivazione di un serio bike sharing che permetta la condivisione della bici o del park and ride che, pagando una tariffa di parcheggio, consente di arrivare gratuitamente in centro con una navetta o del car sharin che permette all’utente di accedere ad un insieme di auto condivise, nelle Albissole si vive quotidianamente un incubo.

 

Se poi si pretende di utilizzare il mezzo pubblico, l’incubo diventa un’odissea.

Chi ha trasformato le strade su cui si affacciano decine e decine di condomini in una fucina di veleni e di rumori fastidiosamente insopportabili, sapeva che ciò sarebbe successo quando decise che lo svincolo di Albisola dovesse diventare quello di Savona Est.

Savona si sarebbe liberata di gran parte del traffico veicolare in uscita dal suo casello  e le Albissole si sarebbero trasformate nella  periferia di Savona e del suo porto che, con la sua incombente de- industrializzazione  e la  disoccupazione in continuo aumento, con la sua politica industriale fallimentare , riuscirà paradossalmente a risolvere i suoi annosi problemi di vivibilità urbana, senza fare nulla.

Ci hanno pensato i Comuni vicini, da sempre più con la vocazione al martirio che con quella turistico- balneare, con territori ridotti e complessi e abitanti svantaggiati nei servizi e nella mobilità e, inoltre, avvelenati dai fumi e dai rumori del traffico a tutte le ore, che si sommano alle polveri sottili dei fumi della vicina centrale a carbone e, la mattina, anche ai miasmi di un bitumificio.

Insomma, una miscela esplosiva che sembra avere narcotizzato i cittadini, ma soprattutto gli amministratori dei due Comuni, che sembrano vivere su un altro pianeta.

Sembrano ignorare che quella roba che galleggia quotidianamente nell’aria porti impietosamente malattie tumorali, respiratorie, cardiovascolari e morte.

E quando non è così, porta nano patologie che, nonostante tutto, continuano ad essere, intenzionalmente, trascurate come non collegabili all’inquinamento, ma  come invece sono.

Livio Di Tullio
Franco Orsi 
Roberto schneck
Nicolò Vicenzi
Raffaella Paita
 Come si misura quotidianamente il superamento dei limiti delle PM10, del Biossido di Zolfo, del Monossido di Carbonio, dell’Ossido di Azoto e dell’Ozono, con una sola e obsoleta centralina in Corso Ferrari per tutto il territorio delle due le Albissole ?

Se secondo un rapporto di Legambiente, in Italia, sono moltissime le città che superano il limite previsto dalla legge, come si può essere tranquilli in cittadine come le nostre, dove il monitoraggio degli inquinanti rasenta il ridicolo?

 

Quando poi si pensa che, a causa delle condizioni atmosferiche e climatologiche, le particelle più piccole rimangono in sospensione aerea per qualche settimana e i problemi igienico ambientali diventano più evidenti , allora ci si chiede come i Sindaci preposti alla difesa della salute dei cittadini possano ignorare questa situazione.

Chi contesta “questi dati”, o non si attiva per acquisirli in modo completo ed efficace, per renderli pubblici e fare in modo che si mettano in moto quei meccanismi utili a cambiare le cose, non pecca d’ingenuità.

Oggi non si può più pensare che sia così.

 

Dopo anni e anni di “Piani del traffico” inutili, di Progetti inconcludenti su mezzi alternativi e nuove viabilità, di sostanziali bizantinismi ecco che la grande opera è arrivata anche qui.

Un megacantiere che ha spostato faraonici mezzi, con altrettanto enormi spostamenti di terra, sta testimoniando sul  Sansobbia, a Grana, l’inizio della tanto attesa AURELIA BIS.

Dovrebbe risolvere tutti i problemi, o quasi, ma lo farà tra anni e intanto la situazione sembra peggiorare giorno dopo giorno.

Anche l’ingegner Forzano sembra non avercela fatta nel suo infinito tentativo di persuasione e la sua proposta di intervenire sul tracciato con lo svincolo di Margonara  dovrà attendere ancora molto, forse troppo.

Sembrava che gli amministratori cominciassero a credere nei benefici di un tale intervento, tanto che anche l’Anas aveva prodotto un progetto di variante al tracciato, ma nel sopralluogo alla presenza del vicesindaco di Savona  Di Tullio, il sindaco di Albisola Superiore Orsi, l’assessore alla Viabilità  Schneck, il sindaco di Albissola Marina  Vicenzi, l’assessore della Regione  Paita e i vertici dell’Anas, si è dichiarato ufficialmente che i tempi saranno ancora più  lunghi.

Non ci sono soldi e poi ci vuole un’altra gara d’appalto e questo, in Italia si sa, significa allungare ulteriormente i tempi e aumentare ulteriormente i costi che diventano quasi pari ad un’altra grande opera.

Quindi, con buona pace dell’ingegner Forzano e di quanti speravano che  il traffico savonese potesse, col nuovo svincolo, risparmiare le Albissole, sarà difficile vedere la realizzazione di questo progetto.

Così, mentre la «talpa» comincerà a scavare le interminabili gallerie, nelle Albissole, all’alba del nuovo millennio, si continuerà ad ammalarsi e a morire anche di traffico.

 

ANTONIA BRIUGLIA

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