QUEGLI INUTILI PIANI DEL TRAFFICO Stampa
Scritto da ANTONIA BRIUGLIA   

QUEGLI INUTILI PIANI DEL TRAFFICO

Se è vero che il Piano Urbano del Traffico o PUT è obbligatorio per Savona, come previsto dal Codice della strada per le città con più di 30.000 abitanti, è anche vero che, targato da quel o quell'altro assessore comunale, mentre diventava oggetto di scontri politici o petizioni cittadine, per la nostra città non si è mai tradotto in quell’insieme  di interventi che nel tempo dovevano  migliorare le condizioni della circolazione stradale, dei pedoni e delle biciclette, tant’è che ecco, a distanza di due anni, riproporsi  l’ennesimo tentativo  di risolvere quello che sembra essere il vero rompicapo per tutte le amministrazioni savonesi.

Uno dei motivi dei fallimenti è che il Piano del traffico per la zona urbana savonese non è mai stato collegato alle problematicità del traffico veicolare proveniente dalle cittadine limitrofe, per cui non si è mai  compreso fino in fondo che ciò  che si decide o non si decide a Savona ha ripercussioni anche sul traffico esterno alla perimetro cittadino e viceversa e ciò incide, non solo sulla sostenibilità della vita della città ma, anche su quella delle città vicine.

Se consideriamo che la mobilità sostenibile che un moderno piano del traffico deve garantire sia l’importante diminuzione degli impatti ambientali generati dai veicoli privati come:

- l'inquinamento atmosferico e le emissioni di gas serra;

- l'inquinamento acustico;

- la congestione stradale;

- l'incidentalità;

- il degrado delle aree urbane causato dallo spazio occupato dagli autoveicoli a scapito dei pedoni;

-  il consumo di territorio causato dalla realizzazione delle strade e infrastrutture non ultimi rotonde e megaparcheggi.

Si può facilmente constatare come ad oggi l'impatto ambientale di ogni elemento sopra descritto  sia, non solo a Savona, inaccettabile.

Inquinate e congestionate non solo le strade del centro cittadino, ma anche quelle provenienti  dalle Albissole dove, nelle diverse ore del giorno, s’incolonnano auto, mezzi pesanti e pullman crocieristici. Migliaia di automobili, al mattino, si riversano verso Savona, impedendo ai mezzi pubblici di circolare in orari accettabili, vanificandone il funzionamento, mentre  le amministrazioni pubbliche, tutte, principali responsabili della disorganizzazione della mobilità lontana dall'essere sostenibile, restano immobili.

Sembrano tutti in attesa che un’opera faraonica come l'Aurelia bis debba dare soluzione ad un problema ultra decennale, mentre i problemi mutano, si complicano e richiedono soprattutto soluzioni a breve e a medio termine.

Sono le amministrazioni  di Savona e delle Albissole a dover promuovere, in maniera congiunta, gli interventi  finalizzati a ridurre la presenza di veicoli privati negli spazi urbani e nelle strade d'accesso alla città per favorire la mobilità alternativa, in bicicletta, a piedi e soprattutto con i mezzi di trasporto pubblico.
Le città dove le politiche di sostenibilità dei trasporti hanno avuto più successo sono state quelle nelle quali diverse tipologie d’intervento sono state applicate in maniera integrata in modo da rinforzarsi una con l'altra per  portare una riduzione notevole dei flussi di traffico veicolare privato in un arco temporale breve.

Ma a Savona e nelle cittadine vicine non si fatta una politica di potenziamento del trasporto pubblico locale con corsie riservate, vie preferenziali e sistemi di integrazione tariffaria, non si sono promossi  altri interventi innovativi come si è fatto  in altre città come:

- un reale sviluppo della mobilità pedonale se non in modo simbolico, la mobilità ciclabile se non con piste ciclabili spesso incomplete e inefficaci, la sosta a pagamento con agevolazione nell'interscambio tra automobile e mezzo pubblico se non affrontato solo come mero profitto e non come elemento di dissuasione ad entrare in città con l'auto privata.

Non si è lavorato per migliorare i servizi di prossimità in modo  da ridurre la necessità di spostamenti automobilistici e destinare una parte della superficie stradale alla mobilità di tipo sostenibile a scapito di quella veicolare, realizzando magari una rete intermodale di trasporto che consenta spostamenti più veloci di quelli realizzati dagli autoveicoli privati.

A Savona, nelle Albissole e nelle altre cittadine limitrofe si è fatta invece una politica per i veicoli privati, facilitando anche il traffico dei mezzi pesanti provenienti dal vicino casello albissolese, costruendo rotatorie nei diversi punti della città, progettando strade e svincoli. Le automobili devono poter scorrere, a patto che lo possano fare, e i mezzi pesanti, ai quali si sono aggiunte decine e decine di pullman delle crociere, devono poter circolare, svoltare agevolmente e attraversare bretelle cittadine, inquinate, rumorose, congestionate dove il pedone è mal tollerato negli attraversamenti continui e difficili.

Automobilisti, autisti, camionisti tutti super garantiti in un traffico che di pianificato sembra solo avere il caos e la pessima qualità dell'aria e della vita.
I piani del traffico precedenti, pur inefficaci sono sempre stati oggetto di polemiche, di proteste cittadine, di rivolte dei commercianti, di crisi politiche quando, ad esempio, l'assessore Caviglia, nella precedente amministrazione (stesso Sindaco) minacciava di rompere, a tal proposito, l'alleanza politica
 Adesso la giunta cittadina sta mettendo mano a quello stesso Piano urbano della mobilità e del traffico redatto nel 2010 e attualmente in vigore. Nelle ultime settimane si sono tenute riunioni dei capigruppo di maggioranza, cui ha preso parte l’assessore al Traffico Paolo Apicella.

Tre sembrano essere le maggiori novità: la “totale” pedonalizzazione del Quadrilatero del centro storico ,  tra corso Mazzini, via XX Settembre, corso Italia e via Paleocapa, ma le auto, sembra, potranno percorrerlo comunque ; la realizzazione di tre parcheggi di cornice per lasciare le auto e utilizzare bus navetta, a nord, est e ovest della città. Uno in Corso Ricci, inutile fino al completamento dell' Aurelia bis, uno nel Parco Doria, ma l'area  delle Ferrovie,deve ancora essere acquistata dal Comune e l'ultimo nell'area Miramare, che in attesa della demolizione delle funivie, possiamo solo fantasticare sulla tipologia di quel parcheggio, visto che sull'area le aspettative di un Piano Portuale sembrano essere ambiziose e il parcheggio in questione potrebbe anche essere in contrasto con i progetti dell'Autorità Portuale.

Anche il divieto per le auto nel centro ottocentesco, è un’ipotesi legata alla previsione di nuove aree di parcheggio come quella degli Orti Folconi, attualmente abbandonata, da tempo in attesa soprattutto di essere lottizzata con nuova cementificazione.

Insomma queste ipotesi di modifica del Pumt sono inattuabili se non a lunghissimo termine, mentre i problemi sono oggi e l'incapacità a risolverli sembra la stessa.

Ma la novità più strepitosa,  quella di maggior difficoltà attuativa e non solo per i elevati costi, sarebbe un tunnel sottomarino che colleghi il porto di Savona con la zona del Miramare: una sorta di bypass per i mezzi pesanti che, in questo modo, potrebbero imboccare direttamente l’autostrada, (sempre ad Albissola), senza dover attraversare il centro cittadino, decongestionando così la viabilità ordinaria savonese, mentre resterebbe congestionata quella delle Albissole, come e più di oggi.

Anche questa previsione risulta, però, diametralmente opposta a quella dell’Autorità Portuale che, almeno sul Puc, ancora in vigore, intende utilizzare un collegamento sotterraneo che sbuchi in corso Colombo e la direttrice corso Viglienzoni- corso Ricci per connettere il porto all’Aurelia bis.

Tante idee e ben confuse dove ognuno progetta su un tavolo diverso, l’improvvisazione, inconsapevole dell’urgenza con cui tale materia va affrontata.

Sarà che i Piani del Traffico, a Savona, sono redatti da società milanesi, come nel 2010 fu per  la Polinomia, che non vivono il territorio e non conoscono la nostra realtà, riuscendo ad elaborare dati conosciuti con studi superficiali; sarà che gli amministratori sono presi più dal narcisismo che dalla volontà di collaborare con quelli delle realtà limitrofe, sarà che non si comprende ancora come un piano del traffico, non può essere slegato da una pianificazione urbanistica che analizza il territorio nella sua complessità per progettarne il futuro, ma anche questa volta un vero Piano del Traffico non ci sarà.

 

ANTONIA BRIUGLIA

 

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