ANCHE A SAVONA COME A CIVITAVECCHIA Stampa
Scritto da Antonia Briuglia   

 

      ANCHE A SAVONA COME A CIVITAVECCHIA “NESSUN DORMA!”

 

 Le esigenze e le contraddizioni di un porto.

 La sindrome che da anni ha contraddistinto chi, a Savona, ha cercato profitti dalla cementificazione a qualunque costo e in qualsiasi luogo, sembra raccogliere oggi i frutti di quell’autolesionismo conseguenza degli atteggiamenti arroganti di chi, sordo alle critiche di chi si opponeva da sempre all’inutile scempio, pensava comunque di dovere andare avanti.

Cinque anni fa nella darsena di Savona, la torre Bofill si concludeva  e il Presidente dell’autorità portuale, Rino Canavese lamentava di essere, ingiustificatamente sotto pressione.

Rilasciava interviste dove, infastidito, rigettava con determinazione le critiche su quella che veniva chiamata allora, l’”operazione Bofill”.

Spazientito soprattutto perché chi criticava, lo identificava come il “grande regista” di tutto ciò che doveva accadere nel porto savonese.

Con ragione, Canavese, si sfogava spesso con i giornalisti che lo intervistavano anche perché, a onor del vero, l’Autorità Portuale era lui ed era giusto che fosse lui a decidere.

Così respingeva con veemenza le accuse sull’inopportunità della costruzione della Torre in area demaniale, dichiarando con grande energia che le aree sulle quali sorgeva erano private e che chi asseriva il contrario raccontava bugie.

Dichiarava di non aver sacrificato un solo metro quadro di aree portuali agli interessi dei privati e di aver avuto solo il merito di realizzare un terminal crociere dove, ogni anno, sarebbero arrivati in città oltre un milione di turisti.

Sosteneva, soprattutto, con grande sicurezza, che solo un gruppo sparuto di savonesi fossero contro la costruzione della torre che, invece aveva riqualificato una zona morta, dove dichiarava girassero grosse pantegane.

Si riteneva soddisfatto, Canavese, della costruzione e ammetteva che la troppo vicinanza al terminal fosse stata una scelta di Bofill, del suo committente e del Comune.

Una scelta che poteva quindi essere evitata, poiché il terminal, esisteva già. 

 “E poi”, dichiarava sempre in un’intervista a Lugaro per il Secolo XIX cinque anni fa , “mi risulta che gli alloggi siano andati a ruba. Evidentemente, aver vicino i fumaioli di una nave non è un problema. Quanto ai fumi, stiamo prendendo tutti gli accorgimenti del caso per ridurli al minimo. Comunque, per me vengono prima le esigenze del porto; prova ne sia il fatto che stiamo realizzando un nuovo accosto per le navi da crociera”.

La torre Bofill/Orsero e i problemi prevedibili. 

A distanza di cinque anni, si può oggi affermare, però, che gli alloggi della torre Bofill o meglio chiamata Orsero, dal nome dell’Immobiliare costruttrice, non sono andati a ruba e mai ci andranno, visti i gravi problemi cui deve far fronte quello sparuto gruppo di savonesi, che forse toppo incautamente, ne hanno acquistata una decina, su un totale di cinquantadue.

Spese condominiali folli non preventivate all’acquisto che arrivano a 7.500 euro l’anno, la centrale termica già al collasso, cantine del secondo piano sotterraneo che rischiano di essere sommerse dall’acqua, le enormi vetrate afflitte da continue rotture e molti altri problemi, hanno portato l’amministratore a dimettersi.

Per completare il disastroso stato delle cose, l’ultima decisione dei condomini della torre di inviare un esposto all’Arpal chiedendo un’indagine sull’inquinamento delle navi da crociera che vengono “ospitate” proprio sotto le loro finestre.

Aver vicino dei fumaioli sembra che, contrariamente a quanto pensasse il Presidente Canavese, sia proprio un problema.

Questa volta non sono quegli sparuti savonesi troppo critici contro la cementificazione nel porto, ma quegli sparuti savonesi che abitano la torre che, uniti agli altri, hanno deciso di entrare proprio in conflitto con il porto.

Non che la cosa sia nata oggi, dal nulla.

Da tanto tempo chi abita nella torre e nei presi di un porto troppo vicino al centro cittadino, lamenta il fatto che le enormi  navi, spesso numerose,  durante la sosta si autoalimentano con motori a gasolio, 1 o 2 tonnellate di fanghi oleosi, perché la produzione di energia elettrica possa mantenersi costante per i frighi, forni, condizionatori, cucine, sale giochi  e zone ricreative, in quanto si sa, non tutti i turisti scendono dalle navi e quindi i  motori debbono rimanere  sempre accesi.

 Se si pensa che normalmente le emissioni di gas di scarico di una sola nave da crociera, in un giorno, sono equiparate all’impatto di 14.000 automobili, è uno studio  del 2007 a lanciare un allarme che si fa sempre più sentito dalle città portuali come la nostra.

Secondo gli inquilini della torre, a Savona quei fumi scaricati in atmosfera a causa dei venti finiscono spesso verso la facciata del loro edificio, ma anche se non fosse così, in ogni caso, quei fumi in atmosfera ci vanno.

 Ma per il Presidente Canavese, vengono prima le esigenze del porto, poco importa se questo sia stato sfruttato dal punto di vista immobiliare come non ci si sarebbe mai immaginati e proprio col benestare del Comune e soprattutto dell’Ente Portuale.

“ Aver vicino i fumi delle navi non è un problema…” 

Che il problema si denunci o no, oggi è l’Arpal  a Savona a dover dare delle risposte ai cittadini che cominciano a ribellarsi e lo hanno fatto con un esposto.

Nessun senso sembrano avere le risposte dell’Ente, quando sostiene che il complesso della Torre Orsero si trova in una zona a utilizzo «promiscuo» con attività residenziali e commerciali che sono state insediate in una zona precedentemente già caratterizzata dalla presenza del porto, con i suoi traffici commerciali e il transito di mezzi pesanti.” Una situazione che secondo l’Arpal era da prevedere in fase di pianificazione urbanistica.

E’ chiaro che tutto ciò era da prevedere, ma Arpal, non ha tra i suoi compiti quello di dare risposte politiche ma quello di tutelare la salute dei cittadini e operare di conseguenza, facendo i controlli per cui è preposta.

Conosciamo bene invece le difficoltà di poterlo fare in modo serio e competente visto l’insufficienza di mezzi mobili a disposizione che lamenta di avere.

Sappiamo ancor meglio come il nostro territorio sia mal monitorato per il controllo delle polveri più o meno sottili e come alcuni dati elaborati e certificati, abbiano  scarsi riscontri dal punto di vista sanitario nella nostra provincia, dove si convive, da più di quarant’anni, con l’inquinamento di una centrale a carbone, di un traffico veicolare mai risolto, di industrie, cementifici e bitumifici che si auto controllano le emissioni.

Sappiamo anche che tutto questo non può essere accettabile.

Adesso anche a Savona, come in molti centri portuali italiani, ad esempio  Civitavecchia, il problema delle emissioni inquinanti prodotte dalle navi attraccate in porto si sta facendo sempre più pesante ed insostenibile per la popolazione. Anche lì, come a Savona, le navi che ogni giorno sostano in porto rimangono con gli enormi motori accesi per dare corrente ai servizi di bordo, facendo alzare nubi nere e dense sopra il porto e nel centro cittadino, visibili anche a distanza.

E’ chiaro, infatti, che con la crescita del turismo crocieristico nelle città portuali siano aumentati anche i problemi ambientali perché, tutte le navi e in particolare le navi da crociera, nonostante l’impiego di sofisticate tecnologie, sono mezzi che divorano energia, quindi carburante che, per contenere l'inquinamento, dovrebbe essere a basso tenore di zolfo.

Per verificare il rispetto delle norme antinquinamento, le Capitanerie di porto hanno costituito un apposito nucleo, il Port State Control /Security, che a Civitavecchia, nel corso dei controlli effettuati, ha contestato ad alcuni comandanti il non rispetto delle norme in vigore in tema di carburanti utilizzati. .

 A Napoli, alla Disney Magic, che può tenere un numero di passeggeri superiore a quello di 5000 comuni italiani, lo stesso nucleo ha inflitto una “supermulta” da 30.000 euro, perché utilizzava “combustibile con un tenore di zolfo superiore a quello consentito, quindi in difformità con le direttive europee”.

Un movimento per chiedere soluzioni. 

Per questo, a Civitavecchia, Legambiente e il movimento popolare “Nessun dorma” si sono costituiti.

 Dopo un'estate passata a multare i comandanti di diverse compagnie di navigazione (22 in un solo mese), grazie alle richieste da parte dei comitati, finalmente sembra essersi intavolata una discussione per risolvere questo problema: l’elettrificazione del porto.

Una scelta possibile e necessaria, che come dimostra lo studio svolto dall'università La Sapienza di Roma, abbinerebbe all'innovazione la salvaguardia dell'ambiente e della salute pubblica.

 I costi saranno ammortizzati anche dalle entrate dei flussi turistici e commerciali e, per gli armatori, le cifre dei lavori si tradurrebbero in risparmi nei consumi nel periodo di sosta.  

Quale vantaggio se non questo anche a Savona potrebbero avere i cittadini dal flusso dei crocieristi e delle navi che spesso sono solo causa di maggiore problemi alla viabilità, maggiore inquinamento e disagi  per chi lavora in città?

L’elettrificazione del porto porterebbe all'abbattimento degli ossidi di azoto, di CO2 e di particolato sottile. 

Non i condomini della Torre Orsero ma tutti i cittadini savonesi devono rendersi, per primi, conto che le fumate nere provenienti dalle navi in porto indicano un'anomalia, e scendere sul piede di guerra allarmati per la propria salute.

Anche a Savona “NESSUN DORMA”!

                                     ANTONIA BRIUGLIA 

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