SOLIDARIETA’ ALLA FAC! Stampa
Scritto da Antonia Briuglia   

SOLIDARIETA’ ALLA FAC!

Trentaseimila tazzine il giorno. Commesse importanti come Nestlè e Coca Cola. Commesse di multinazionali che da sempre sanno che le tazzine della Fac sono uniche e che non c’è Cina che tenga, sono le migliori e per questo, anche in questi ultimi mesi, i telefoni continuavano a squillare.

Sono forti e resistono, le tazzine Fac, a tremila lavaggi senza che la vernice si alteri!” Mi racconta con malinconico fervore chi come Alessandro Milanesi, lavora da anni proprio alle vernici. Perché lui lo sa come si lavora lì dentro, e quanto impegno ci hanno messo tutte le maestranze per tenere alto il nome di FAC nel mondo.

Quelle stesse maestranze che da lunedì occupano la fabbrica in assemblea permanente, perché niente da lì esca per essere venduto a pezzi per fare in modo che Fac non ci sia più.

Brandine, una tenda all’esterno dell’edificio e qualche attrezzatura per preparare il cibo potevano vedere, giovedì pomeriggio, coloro che andavano a portare la loro solidarietà. Come me e mio marito, figlio di Eliseo Salino, uno dei tanti artisti che con la Fac hanno collaborato negli anni ‘60 e di cui rimangono a testimonianza i pannelli in ceramica sulla facciata dello stabilimento.

Molte aziende hanno portato la loro solidarietà, ma soprattutto la gente e negozianti grandi e piccoli che hanno portato da mangiare e da bere, perché la permanenza ininterrotta in fabbrica dei lavoratori, che spesso sono intere famiglie, non fosse più angosciante e tormentata di quello che si può immaginare. 

“C’è da non credere in tempi di crisi come questi la Fac è costretta a respingere le commesse…..” continua Milanesi.

 Sì, perché mentre i telefoni squillano, le macchine da qualche mese sono ferme. La Sorgenia che riforniva gas ed elettricità per gli impianti, un mese fa, visto il debito di centinaia di migliaia di euro, ha staccato l’erogazione del gas e lunedì staccherà definitivamente la corrente elettrica. Così una delle due fabbriche più importanti di tazzine in porcellana d’Italia, potrà dire definitivamente  addio alle commesse che avrebbero garantito, già a gennaio, quattro mesi di lavoro sicuro, al quale ne sarebbe sicuramente seguito dell’altro.

Dodici milioni di euro di debito sembra essere quello accumulato “sapientemente” dalla titolare della Fac, Silvia Canepa, figlia di quel “Dulfin” che l’aveva creata.

 Né lei né il fratello, però, che ha tentato di crearne un’altra di supporto a quella albissolese  nella lontana Tunisia (e già chiusa), hanno, evidentemente, avuto le capacità imprenditoriali necessarie per riuscire nel compito.

 Giovedì pomeriggio, mentre ero lì, da qualche altra parte si era già riunita l’assemblea dei soci della Fac- Acf Porcellane e della Alfa, proprietaria degli edifici,  ma nessuno aveva notizie di ciò che era stato deciso sul futuro della fabbrica.

Tutti aspettavano, in un’atmosfera surreale ben sapendo che da quelle notizie sarebbe dipeso il futuro delle loro famiglie, delle loro vite.

 C’erano donne giovani e più anziane, uomini, giovani, sindacalisti e comuni operai che di “comune” sembravano avere più nulla.

Non comune era la loro dignità, ma anche la loro fermezza nel rivendicare il loro lavoro, la loro vita, la loro fabbrica.

Che c’è di strano a volere tutto questo?

Che c’è di strano a rivendicare la dignità di donna e di uomo che lavora da anni in un’azienda e che ama il suo lavoro?

Le macchine si erano fermate ma il loro spirito no.

Combattono loro e non si arrendono neanche adesso che quella notizia l’hanno avuta.

L’ha mandata con una mail la Canepa, che non si è voluta recare neanche in Prefettura, nella quale era stata convocata, per dire che la Fac è in liquidazione.

Con una mail ha voluto mettere la parola fine alla storia della Fac,citando un articolo del Codice Civile che glielo permette, con una mancanza di correttezza e di sensibilità nel comunicarlo che potrebbe solo essere sopportata se dall’altra parte non ci fossero 149 persone che per lei hanno lavorato e che aspettano di sapere quale sarà, adesso, il loro futuro.

Tanti politici sono andati in questi giorni alla Fac a dare solidarietà, alcuni hanno portato anche del vino. Il Governatore della Regione Burlando è intervenuto per dire che la fabbrica non deve morire e che si può, tutti insieme, ancora lavorare perché questo non accada. Il Sindaco ha promesso che allaccerà la luce comunale per gli operai che rimarranno lì in assemblea permanente.

Che rimarranno lì per non consentire quella che chiamano “la vendita spezzatino” che potrebbe far morire per sempre la Fac.

Che rimarranno lì a lottare anche per noi, per la nostra città, perché la Fac è e deve restare patrimonio di tutti gli albissolesi.

   ANTONIA BRIUGLIA 

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