CHI HA DISTURBATO IL MANOVRATORE? Stampa
Scritto da Antonia Briuglia   

 CHI HA DISTURBATO IL MANOVRATORE?

Chi l’ha fatto in questi ultimi quarant’anni a Vado e a Savona, mentre una centrale bruciava carbone e inquinava, passando dalle mani di una proprietà all’altra, senza preoccuparsi minimamente della grave situazione ambientale dovuta alle emissioni di sostanze cancerogene diffuse nell’aria, nell’acqua e nel terreno, da gruppi non a norma con le direttive di legge?

 Mentre si permetteva alla proprietà di auto controllare le proprie emissioni, senza che nessun Ente pubblico preposto verificasse puntualmente la veridicità del dichiarato e il grado d’inquinamento?

Un inquinamento che i sostenitori dell’attuale progetto d’ampliamento della centrale continuano contraddittoriamente a definire nei limiti di legge ma capace di essere abbattuto, dal progetto stesso, per il 70%.

Forse perché sono in malafede, conoscendo le gravi difformità tra i dati rilevati da ARPAL sulle PM10 che registravano valori inferiori ai limiti di legge  mentre il satellite europeo , per la zona del savonese, ne registrava altri  nettamente superiori.

 Comunque, una cosa è chiara, nessuno, nei decenni passati ha mai disturbato il manovratore.

Si è lasciato che quei gruppi a carbone invecchiassero ulteriormente, creando quei danni al territorio e alla salute dei cittadini che solo tra breve, quando l’inchiesta della magistratura sarà conclusa, si sapranno quantificare nella portata e nelle responsabilità.

Si doveva proprio aspettare un progetto di ampliamento imposto dall’azienda e salutare con enfasi una maggiore combustione di carbone per sostenere che questa può essere l’occasione per “abbattere” quei vecchi e inquinanti gruppi, magari tra una decina di anni, mentre, nel frattempo, si può permettere che brucino ancora con quell’autorizzazione provvisoria prevista nella delibera regionale?

Perché sta succedendo tutto questo? 

Perché si sa, quei gruppi, che in attesa della costruzione di nuovi, dovrebbero ancora funzionare, non potranno mai rispettare i valori di emissioni a camino delle BAT e per questo non potranno mai avere l’autorizzazione d’impatto ambientale prevista per legge.

 Adesso che i cittadini, i movimenti e i Sindaci di Vado e Quiliano, nella consapevolezza della gravità della situazione, cominciano con fermezza a ribellarsi, ci si rammarica come fa l’azienda che solo oggi, chiedendo l’ampliamento dichiara l’obiettivo, mal compreso, di salvaguardia ambientale con ” l’abbattimento delle emissioni e la proposta di una moderna rete di controlli e di monitoraggi pubblici.”

Un paradosso, perché è quello che chiedono i Sindaci e i cittadini, da tempo, indipendentemente dall’ampliamento, per quei gruppi che funzionano da quarant’anni.

Controlli che per legge, avrebbero già dovuto esistere  proprio a tutela della salute dei cittadini e imposti da tutte le amministrazioni e non “gentilmente concessi”, oggi,  dalla Tirreno Power.

Ma nessuno ha mai disturbato i manovratori,

Disegno di Serena Salino
neanche quando barattavano la salute di molti cittadini con le “compensazioni” qualche posto di lavoro o qualche campetto da calcio, quelle che servivano anche in campagna elettorale, mentre la lista dei morti e dei malati di cancro aumentava.
 

Nessuno ha disturbato il manovratore che consentiva a pochi di ottenere forti ricavi dal carbone con le solite scorciatoie, mettendo a repentaglio la salute nostra e dei nostri figli.

 Non l’hanno fatto frotte di “beceri ambientalisti”, quelli che in Germania riescono a condizionare la politica della Merkel  senza aver certamente distrutto l’autorevolezza e la potenza economica di quella nazione, anzi facendola migliore.

Non l’hanno certamente fatto i grandi partiti della sinistra che in Provincia di Savona, ma soprattutto a Vado e Quiliano, hanno spadroneggiato dando sempre per scontati quei risultati elettorali che consentivano  loro di rinunciare all’autocritica.

Non potevano certamente farlo gli amministratori del centro-destra che con Vaccarezza hanno un cieco sostenitore del progetto di ampliamento e della combustione del carbone, mentre è proprio l’amministrazione provinciale destinataria dei dati di autocontrollo e auto certificazione dell’impianto attuale.

Non potevano farlo i politici della destra Scajolana, protesi alla realizzazione di ben altro sviluppo territoriale.

  L’inevitabile scontro tra l’economia e la democrazia” lo chiama qualcuno, quello che ci chiede di ingoiare, oggi, i rospi della chiusura delle aziende, che rigetta i risultati di un referendum in cui la gente decide di scegliere un altro sviluppo, lontano da inutili piattaforme  di container, che ci impone in modo anacronistico  ancora cemento, utile solo ad illeciti profitti, che ci chiede di barattare ancora una volta un posto di lavoro con la salute nostra e dei nostri figli. 

Chi ha disturbato il manovratore fino a oggi?   

Chi ha disturbato coloro che hanno gestito per decenni le aziende savonesi, quelle che oggi stanno chiudendo o sono prossime ad essere delocalizzate?

Nessuno .

Né le amministrazioni che hanno sempre gestito il territorio nell’ordinaria amministrazione o nell’ordinario “consumo”, senza averne una visione globale di proposta a lungo termine, quella che avrebbe consentito di essere almeno meno fragili ed esposti oggi al disastro in cui versa l’economia savonese.

Non l’hanno fatto le organizzazioni sindacali, occupate soprattutto nella ricerca degli ammortizzatori per chi rischiava di perdere il lavoro, ma distratte sulla ormai cronica mancanza di investimenti, di progettualità e di capacità imprenditoriale delle industrie savonesi.

  Chi ha disturbato il manovratore, mentre questi pianificava il territorio , mettendo le basi per il post-industriale  e facilitando facili profitti sulle aree opportunamente “riqualificate”?

Oggi conviene sicuramente di più chiudere una fabbrica e costruire palazzi nell’area “riqualificata” che rischiare per conservare l’azienda con quel che consegue. 

Chi ha disturbato il manovratore in questi decenni di vita politica ed economica? Non l’ha fatto, certamente, quel fantomatico partito del “NO”, quello che tanti amano evocare in modo meschino, perché privi di argomenti  scientifici, politici, culturali, utili a contrastare chi non ci sta più .

Chi non vuole più ingoiare, chi ha deciso di aprire una nuova fase della Resistenza e di disturbare il manovratore.

 ANTONIA BRIUGLIA  

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