LE EMISSIONI, L’AIA E LE MORTI PROVVISORIE. Stampa
Scritto da Antonia Briuglia   
LE EMISSIONI, L’AIA E LE MORTI PROVVISORIE.  

Continueremo ad ammalarci e morire provvisoriamente. 

Il Ministero dell’Ambiente, dimostrando estrema competenza in materia e soprattutto conoscenza diretta della drammatica situazione ambientale esistente a Vado causata dalla centrale a carbone e ignorando altresì la drammatica richiesta di attenzione sul controverso ampliamento della stessa, pubblica una” integrazione” alla domanda di AIA già presentata nel 2007 definita  “AIA per il periodo transitorio”.

 Provvisoriamente si autorizzerebbero, così, le attuali emissioni dei due gruppi esistenti, proprio quelli su cui, da anni, si punta il dito come principali responsabili dell’inquinamento atmosferico e dell’aumento d’incidenza di malattie e morti nella provincia savonese.

Se le leggi che regolano la materia sono chiare, in Liguria e a Vado si decide così di ignorare sia quella italiana sia quella europea dove s’impone che le centrali a carbone siano sottoposte proprio all’autorizzazione integrata ambientale in modo che queste si adeguino alle migliori tecnologie disponibili, le BAT, per garantire proprio il contenimento delle tanto dannose emissioni in atmosfera. 

A Vado la domanda di AIA fu fatta nel 2007, ma da allora nessuna autorizzazione e nessuna procedura sono state mai rilasciate. I gruppi vecchi, monitorati dalla stessa azienda che puntualmente si autocontrolla, senza che nessun Ente preposto abbia mai verificato l’attendibilità, continuano a inquinare, a provocare malattie e morte. 

Cinque anni da aggiungere ai decenni precedenti, quando nessuna amministrazione pubblica si sarebbe mai sognata di incriminare un’industria, tanto meno una centrale a carbone, per danni ambientali.

Nessuna autorità politica preposta, per quarant’anni, ha mai contestato le polveri più o meno sottili, le altre sostanze fortemente nocive dovute alla combustione del carbone. Nessuno si sognava di considerare con una certa preoccupazione, che indicazioni europee ci stessero imponendo un forte contenimento di emissioni di CO2. Le amministrazioni hanno sempre accettato, supinamente, il ricatto sulla salute, o peggio hanno ignorato che il loro compito fosse proprio quello di tutelare l’ambiente e la salute dei cittadini.

La crescita industriale in nome della quale hanno sacrificato tutto ciò, oggi, è miseramente fallita e ci ritroviamo un territorio martoriato, inutilmente costruito, inquinato e disorganizzato.

Ma sembra non bastare ancora perché i politici, gli imprenditori, i sindacati e molti amministratori tornano, come se nulla fosse successo e ignorando le richieste di cambiamento che vengono dalla gente, a cavalcare il tema dello sviluppo, giustificando in questo modo la loro benevolenza nei confronti del progetto di ampliamento della stessa centrale.

Una centrale a carbone usata come grimaldello per dimostrare che opponendosi alla combustione del carbone e all’ampliamento, si opera per togliere la possibilità a chi sta perdendo il posto di lavoro nelle numerosissime aziende che stanno chiudendo o delocalizzandosi altrove, di trovarlo proprio nella Tirreno Power.

Una menzogna dietro l’altra. Un tradimento dietro l’altro.

 Il più insopportabile tradimento quello nei confronti dei cittadini che vivono nei Comuni, e sono tanti, interessati dall’inquinamento della centrale e che stanno pagando sulla loro pelle il prezzo di queste azioni scellerate.

 Poiché non ci sono, evidentemente, elementi per rilasciare un’autorizzazione vera e propria, se ne rilascia una provvisoria per tutto il tempo necessario all’esecuzione del progetto di ampliamento.

Questa è l’inaccettabile enormità contenuta nella delibera della Regione Liguria del dicembre 2011, dove si concede la costruzione di un altro gruppo a carbone da 460 MW, con la condizione perentoria della presentazione, da parte di Tirreno Power, di una domanda di AIA “per il periodo transitorio per le sezioni esistenti”.

La condizione era già una porta ampiamente aperta all’azienda, che avrebbe potuto costruire il nuovo gruppo, senza dismettere i vecchi, privi di legittima autorizzazione, mantenendo addirittura lo stato vergognoso di emissioni.

Da più parti autorevoli scienziati dimostravano, guarda caso, come non si potessero applicare nuove tecnologie ai vecchi gruppi e che l’adeguamento AIA sarebbe stato inesistente. Quanto sta accadendo, sembra dare loro ragione.

Le pubbliche espressioni costernate del Governatore Burlando che dichiarava di aver dovuto accettare un male minore, pur considerando le richieste sacrosante dei cittadini, nascondevano, di fatto, una chiara volontà di bypassare le leggi nazionali più restrittive per l’azienda e prevedere, in modo arrogante, una provvisorietà che si rivelerà ancora una volta dannosa per la popolazione.

Risulta infatti che la Regione Liguria autorizzi, di fatto, l’azienda a emettere tranquillamente ciò che attualmente dichiara. Prevede addirittura e ancora per molti, troppi, anni quell’inquinamento che a detta proprio di Burlando avrebbe dovuto cessare.

 Autorizza l’azienda, con delirante precisione, a emettere:

- 350 mg/Nm3 di SOX (lo stesso quantitativo che l’azienda dichiara di  emettere attualmente);

- lo stesso fa per la quantità di ossidi di azoto;

- 20 mg/Nm3 di polveri (quantitativo addirittura maggiore di quanto l’azienda dichiara).

 In questo modo nessuno impedirà ai vecchi gruppi di essere ancora attivi e di inquinare, mentre condannerà tutto il nostro territorio a subire quella che a detta dell’Ordine dei medici è “una minaccia reale per la salute e per la vita dei cittadini della Provincia di Savona”.

E’ il Comitato “Uniti per la salute “ a denunciare per l’ennesima volta tutto questo e a chiedere ai Sindaci, proprio per la loro responsabilità nei confronti della salute pubblica ”di pretendere con ogni mezzo l’ottemperanza e l’applicazione da subito dell’AIA secondo la legge in vigore (e non secondo artificiose versioni “transitorie”) a tutela della popolazione che comunque ha già subìto per anni un inquinamento da impianti non adeguati alle  migliori tecnologie disponibili e per evitare il procrastinarsi negli anni di questa incredibile situazione”. Chiedendo loro  di procedere anche  con  ricorsi amministrativi.

Per quanto riguarda l’inopinata sottoscrizione accordi/convenzioni” dichiara il Comitato” ci permettiamo di ripetere quanto già espresso: qualora le Amministrazioni Comunali firmassero gli accordi che vengono loro proposti, darebbero di fatto il via libera al potenziamento, e rischierebbero quindi di vedere dichiarati improcedibili i ricorsi al TAR da essi già presentati, nonché di precludersi la possibilità di proporre altre impugnative contro il decreto approvativo del Ministero dello Sviluppo Economico di autorizzazione alla costruzione del nuovo impianto.”

L’incidenza sempre più forte di malattie respiratorie, asmatiche e allergiche negli adulti e soprattutto nei bambini, l’aumentare di malattie cardio -  vascolari e tumorali , ormai registrata da anni e l’incidenza di una mortalità ad esse correlata, non possono essere più autorizzate, neanche in modo transitorio.

La malattia non è provvisoria, tanto meno la morte.

La pacata e civile opposizione dei cittadini a questa ignobile operazione non deve essere interpretata come una debolezza  anche se i mancati dialoghi tra le parti, tanto auspicati e richiesti pubblicamente da chi si oppone all’ampliamento e sempre evitati dai promotori, e soprattutto dalla Provincia e dalla Regione, sono mancati a Savona come nella Val di Susa.

 E’ comunque ormai evidente che una chiara azione di trasparenza e una  presa di responsabilità non può farsi attendere ancora. 

  ANTONIA BRIUGLIA

 

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