L’INDECENZA E LO SCHERZO Stampa
Scritto da Antonia Briuglia   

L’INDECENZA E LO SCHERZO 

 Era una battuta, uno scherzo!”.

Ma c’è la privacy, non si può diffondere così qualsiasi registrazione…i grillini ce l’hanno con me …” Così si è giustificato il Consigliere PSI di Savona, Marco Pozzo, quando su tutti i quotidiani è apparsa la... registrazione ...di un suo colloquio con il Presidente della Seconda Commissione, Franco Zunino, dove chiede di convocare più commissioni , perché “ non guadagniamo un c…” e  dove minaccia di fare richiesta di commissioni inventate, battendosene il c….(posteriore) del fatto che, per regolamento, se ne possano fare solo due al mese.

 A dire il vero, nell’intervista di giovedì sul SecoloXIX, Zunino stesso tenta di minimizzare.

Mi ricordo, ma non gli ho dato importanza…mi sembrava più scherzosa che altro!”

Il Sindaco Berruti, però, dopo averla riascoltata, sembra non pensarla proprio così. ” Come si può considerare scherzoso quell’audio?”

Lui sa che questo increscioso “incidente” potrebbe togliere credibilità all’Amministrazione tutta, dove il silenzio di tutte le forze politiche sembrano sottolineare sempre più l’evidente discrepanza tra moralismo e  sano senso di serietà e di decenza.


Marco Pozzo e Franco Zunino

 Alla scusante della battuta o dello scherzo ci hanno, è pur vero, abituato da anni politici navigati, Presidenti del Consiglio in testa. Come se tutto si potesse liquidare subito dopo, rivendicando il diritto sacrosanto alla burloneria, alla mancanza di responsabilità su ciò che viene detto, al faceto e alla barzelletta, rischiando volentieri di passare meglio da buffoni che da chi tenta il tutto e per tutto per “farla franca”.

Loro: i più furbi, più disinvolti, più pronti degli altri.

Peccato che proprio nel momento della cosiddetta battuta, mai sia capitato che l’interlocutore ne ridesse, o meglio rispondesse con lo stesso tono scherzoso. Neanche a Savona, è successo così.

Ascoltando la registrazione si può solo percepire un senso d’imbarazzo nelle risposte date al Consigliere che incalzava.

Imbarazzo comprensibile poiché i protagonisti non erano al bar, ma nell’aula del Consiglio Comunale e il registratore era pubblico.

Il sindaco Federico Berruti

 

Sarà compito, ora, del Sindaco ristabilire il senso della reputazione che una buona amministrazione deve avere, quella basata sui meriti e sull’impegno politico nell’amministrare seriamente la cosa pubblica e il rispetto, come ha ricordato proprio a Palazzo Sisto, il giudice Gherardo Colombo, del dettato costituzionale, non la sempre più dilagante percezione di “voglia di denaro”.

 Sarà ancora possibile e per quanto contare sulla pazienza dei cittadini amministrati che sembrano accettare una classe politica parassita che dimostra sempre più palesemente “l’arte dell’arrangiarsi”, magari arrotondando lo stipendio a spese dello Stato?

Troppo facile trovare nei Consiglieri della lista Cinque Stelle, nemici giurati, solo colpevoli di far emergere il sommerso, perché non sarà sempre così scontato che tutto l’elettorato di centro-sinistra continui a rassegnarsi alla mancanza di riprovazione di chi tace o tende a dimenticare tutti quegli episodi, chiari esempi di umana avidità e talvolta di palese illegalità, accaduti.

La mancanza di dichiarata disapprovazione e di pubblico rifiuto da parte della classe politica rappresentata dai partiti, fa assimilare tutti a “compari di partito”, dove l’apice dell’assurdità può raggiungerlo il segretario del partito del consigliere in questione (PSI), che richiama ad analizzare in quale contesto siano state dette certe cose.

Non si corre certo il rischio di essere tacciati da puritani se si disapprova la volgarità del contenuto e della forma di quanto proferito, ma anche e soprattutto il contesto, quello istituzionale di una Commissione Consiliare.

 E’ necessario che anche a Savona si accenda, non solo in Consiglio Comunale e non solo per questo caso, quella che Giorgio Bocca chiamava “la luce dell’evidenza e dell’intollerabile…per un lento ma progressivo recupero dei valori, la consapevolezza di vivere in una società ingiusta, la stanchezza di dover subire comunque e dovunque la disonestà imperante.”

Nessuno deve poter pensare di essere onnipotente e impunito solo perché facente parte di una casta o di una cricca.

Chi si guadagna onestamente la vita, combattendo con crisi economiche e disservizi giornalieri, non può convivere con l’idea che i politici, i funzionari e faccendieri, dopo essere comparsi sui quotidiani per le loro malefatte, non provino almeno vergogna, disagio o rimorso, ma che provino nelle giustificazioni addotte un percepibile senso d’inaccettabile compiacimento.

Coloro che in Consiglio denunciano quest’atteggiamento non fanno parte del partito dell’odio e neanche di sovversivi pronti a tendere agguati, ma  rappresentano  quei cittadini che votandoli hanno cominciato a dire “Basta!”.

      ANTONIA BRIUGLIA

 

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