ANCHE I DOCENTI S’INDIGNANO! Stampa
Scritto da Antonia Briuglia   

ANCHE I DOCENTI S’INDIGNANO!

Il governo Berlusconi, con Brunetta e la Gelmini, si era vantato di aver posto fine all’idea ormai troppo consolidata del docente fannullone che se nell’opinione pubblica non era completamente radicata sotto il profilo della qualità del lavoro dello stesso, lo era, ormai da anni, per la quantità di lavoro svolto.

 Forse nel pubblico impiego, il lavoro dell’insegnante è ancora quello che riscuote più riconoscimenti, se non altro dalle famiglie degli studenti, ma quante volte si è sentito affermare che in Europa sì che lavorano, mentre in Italia, l’insegnante lavora per meno ore, con meno alunni per classe e fa più vacanze? 

L’hanno sostenuto Ministri e politici, non l’hanno negato del tutto i sindacati e l’hanno riportato, con convinzione, i media convincendo, in modo efficace, l’opinione pubblica e creando le condizioni per mortificare le eventuali richieste di miglioramenti contrattuali. 

Sarebbe solo bastato informarsi per scoprire, invece, che così non è. 

Se si guarda, ad esempio, nella virtuosa Germania si scopre subito che lì un insegnante di scuola secondaria con 15 anni d’insegnamento guadagna 45.000 euro l’anno, mentre quello italiano ne guadagna solo 27.500 lordi.

Eppure gli aumenti contrattuali, da anni in Italia, o sono stati ridicoli o sono stati addirittura congelati, fino ad arrivare  addirittura al blocco degli scatti contrattuali. 

Per quanto riguarda, poi, le ore d’insegnamento: mentre in Italia s’insegna per 18 ore di lezione frontale, in Germania s’insegna per 22, ma in Italia le ore sono di 60 minuti e quando così non è vanno obbligatoriamente recuperati i minuti mancanti. In Germania, invece, le ore di lezione sono di 45 minuti, che equivalgono a 16 ore intere.

Eppure in Italia si sono eliminate le compresenze, si sono impiegati docenti per supplenze e per incarichi diversi dall’insegnamento, si è chiesto loro in modo sempre più chiaro di aumentare il tempo scuola, anche in assenza di alunni, per colmare quell’inesistente divario con l’Europa. 

 
Il docente italiano poi è obbligato a fare ore di servizio per riunioni, ricevimenti, consigli e scrutini contemplato nella funzione docente da contratto, ma anche altre ore lavorando in modo non del tutto riconosciuto e quantificabile come per la preparazione delle lezioni, la correzione dei compiti, lo studio e l’aggiornamento, le visite guidate e i viaggi d’istruzione: prestazioni  a titolo gratuito.

 

E le vacanze?

Anche per quelle bisogna sfatare luoghi comuni.

In Germania sono di 11 settimane l’anno, in Italia per le scuole medie di 11 e per le superiori di  circa 9.

 Per anni, in Italia, si è fatto passare l’insegnante come un privilegiato e oggi è chiaro che si è fatto per non promuovere adeguamenti salariali simili a quelli della media europea.

Per anni si è lavorato per svilire una categoria di laureati, specializzati (inquadrati paradossalmente come funzionari) a semplici comuni impiegati, pagati quasi come bidelli, dimenticando lauree, corsi di formazione, specializzazione che molti docenti hanno lodevolmente conseguito e soprattutto trascurando, in modo sempre più grave, di verificare  il merito di chi lavora con coscienza, con serietà e con passione e il demerito di chi ha  trovato nella scuola un modo per sopravvivere indisturbato. 

Quale professionista, in Italia, è mai stato così svalutato? 

Se la scuola italiana ha resistito e resiste alle “bordate” di smantellamento dovute ai tagli dei Governi, lo deve proprio alla classe insegnante, a quelli che al loro lavoro ancora ci credono e lo fanno con passione.

In questi giorni di ulteriori “manovre”, di ulteriori sacrifici, di adeguamento a quanto chiede l’Europa, è necessario, però,  fare finalmente chiarezza su tutto questo e manifestare in modo chiaro e deciso la protesta, quella di un settore, la scuola pubblica italiana, che non può e non deve più reggersi sulle spalle dei soli docenti, che lavorano di più e guadagnano molto meno della media europea e in scuole con condizioni difficilmente paragonabili a quelle  tedesche e del resto d’Europa.
 

Il sistema scuola pubblica è stato, da anni, smantellato pezzo per pezzo e sempre in nome del risparmio. Questo ha sempre significato tagli ai posti di lavoro e ai finanziamenti, mancata reale innovazione ( che non è una lavagna LIM per ogni scuola),  interventi strutturali scarsi o inefficaci, false  riforme senza copertura economica, peggioramento delle condizioni di lavoro e di conseguenza maggior peso sul contributo delle famiglie.


Molti, troppi, hanno avuto delle responsabilità nella crisi del sistema scolastico italiano: la classe politica per incapacità, per disinteresse o peggio per opportunismi di bilancio, i sindacati per autodifese di tipo corporativo o peggio per scarsa autonomia mostrata nei confronti di Governi, di partiti e di politici stessi; e non ultimo lo stesso mondo della scuola che si è spesso ripiegato in se stesso, accettando di volta in volta le proposte come male minore e con atteggiamenti di autoconservazione, di opportunismo e frammentazione corporativa ( “quel provvedimento a me, in particolare, non tocca..”) e contribuendo a perdere l’orgoglio di classe lavoratrice che invece poteva restituire dignità alla stessa e alla scuola tutta. 

I docenti, oggi più che mai, devono tornare a sentirsi lavoratori, non eroi o missionari come a qualcuno conviene pensare che siano, per continuare a sottopagarli e a non riconoscerne il complesso e indispensabile lavoro.

Quale avvocato, notaio, medico, funzionario, giornalista, accetterebbe un simile trattamento? 

I docenti italiani, invece, dopo tutti tagli e le decurtazioni inflitte, anche sui diritti sindacali, dai passati Governi, si troveranno con quest’ultima “manovra Monti” a lavorare, in queste condizioni e con questi salari, per più di 40 anni, per una pensione che non sarà quella per cui hanno versato  e stanno versando  contributi, in un sistema scolastico pubblico in via di smantellamento che non vedrà  ricambio generazionale e nuova occupazione. 

Ecco perché, oggi più che mai, devono ribellarsi e fare chiarezza e se sino a oggi, per giustificare quei tagli, si è fatto credere che, se in Italia gli insegnanti fossero un po' di meno e lavorassero un po' di più, forse potrebbero guadagnare di più, dire a gran voce che su questo fronte i conti non tornano. 

A parità di ore, sempre per restare in Germania, nella relazione dell’OCSE si legge che “gli insegnanti tedeschi guadagnano 78 dollari per ora di lezione contro i 57 dollari degli italiani, lì lo stipendio di un insegnante è pari al 97% di uno stipendio medio di un laureato, mentre in Italia è pari ad appena il 58%.”

(Eppure mentre in Italia, nella recente manovra, i super stipendi, gli sprechi e i privilegi della politica  non sono stati minimamente intaccati e la classe docente sarà quella classe sociale  media che più pagherà i costi   i colleghi tedeschi stanno scioperando per un aumento di stipendio.) 

Le belle parole sul ruolo della scuola proferite più volte dal Presidente della Repubblica e ribadite dal Presidente Monti non bastano più, se poi non si fanno seguire da scelte progettuali di discontinuità col passato.

Allo stesso modo non bastano iniziative di protesta inefficaci come uno sciopero dell’ultima ora di lezione ( più un premio che un disservizio).

Bisogna cominciare veramente a fare in modo che tutto non sia più lo stesso.

    ANTONIA BRIUGLIA 

 A seguire il documento che girerà nelle scuole savonesi per intraprendere un primo momento di protesta. I docenti che vorranno lo possono scaricare e far girare nelle loro scuole.   

 

 SCARICALO QUI

 DOCUMENTO PER UNA CONCRETA AZIONE DI PROTESTA DEI DOCENTI :

IL BLOCCO DEI VIAGGI D’ISTRUZIONE.

 

La recente manovra finanziaria varata dell’attuale Governo tecnico, appoggiato dalla maggioranza delle forze politiche parlamentari, va ad aggiungersi alle ripetute manovre varate dal precedente Governo, riproponendo con continuità provvedimenti iniqui che vanno a ridurre in modo preoccupante  salari e pensioni e nello stesso tempo indebolendo ulteriormente la richiesta di nuova reale occupazione anche nel mondo nella scuola.

 Neanche in questa manovra non si percepiscono segnali d'effettivo cambiamento per una maggiore giustizia sociale e si continua a promuovere le politiche neoliberiste che hanno causato questa crisi.

Ancora una volta tutto ricadrà sulle spalle dei lavoratori dipendenti, dei pensionati, delle famiglie e dei giovani. 

Aumentare l'età pensionabile, bloccare la rivalutazione delle pensioni significa ancora una volta mettere sotto pressione le stesse fasce sociali che finora sono state le più penalizzate. Ritardare il pensionamento significa rendere ancora più difficile per i giovani  entrare nel mondo della scuola.

Tutto questo mentre il prelievo fiscale in Italia si attesta nelle recenti stime intorno al 51%, molto sopra la media OCSE (33,7%), e per oltre l'80% concentrato su lavoratori dipendenti e pensionati. Mentre queste categorie pagano puntualmente, per gli evasori fiscali si continuano ad avere trattamenti di riguardo, gli stessi rivolti alla riduzione dei costi della politica e alla tassazione dei grandi patrimoni.

 Una grande preoccupazione arriva per l’assenza di utili provvedimenti attesi nel mondo della scuola e a tutto il sistema formativo cui  non è stata dedicata nessuna attenzione.

Così mentre tutti sono concordi nel sostenere che investire nella scuola serve a favorire la crescita e lo sviluppo e che il mondo dell'istruzione sia un settore strategico per i diritti delle persone e lo sviluppo economico e democratico del Paese e per dare una prospettiva, un orizzonte politico nuovo alle future generazioni, dobbiamo constatare con amarezza che il  settore della scuola,  con questa manovra, si troverà ancora più in difficoltà. 

Le conseguenze di queste politiche sull'istruzione sono disastrose, se si considera che con la crisi saranno in aumento le famiglie a rischio povertà e che il  peggioramento delle condizioni economiche e sociali fa diminuire il numero degli studenti che passa dal primo al secondo ciclo di istruzione e gli accessi all'università, perché le famiglie meno abbienti non sono più in grado di sostenere i costi dell'istruzione e l'aumento delle rette universitarie.

Il settore della scuola aveva già pagato la crisi con  130.000 tagli di posti di lavoro, blocco degli stipendi con il congelamento degli scatti e del contratto, riduzione dei finanziamenti per il funzionamento delle scuole che saranno costrette ad aumentare le richieste di contributo a carico delle famiglie se vorranno mantenere l'attuale livello qualitativo.

I docenti che già da diversi anni si  trovano a non vedere più riconosciuti i loro diritti acquisiti sia in ambito economico che contrattuale, oggi ritengono di dover dare un preciso segnale di protesta  per la situazione insostenibile venutasi a creare e   di  vicinanza e condivisione  alle problematiche economiche e sociali delle famiglie.  

 Ritengono che l’attuale delicato momento imponga, oltre alla mobilitazione e agli scioperi, di doversi astenere dal promuovere, nel corrente anno scolastico, attività aggiuntive alle ore d’insegnamento quali: i viaggi d’istruzione.

  Questo per dare una risposta immediata alle difficoltà che stanno affrontando i lavoratori della scuola a cui non sono riconosciuti da qualche tempo rimborsi  per tali attività aggiuntive e alle famiglie che si troverebbero ad affrontare spese aggiuntive a quelle che già la scuola attualmente chiede. 

Tale decisione sarà sottoposta ad approvazione interna tra tutti docenti dell’istituto, per poter poi prendere una decisione unanime in merito da comunicare alle altre scuole. 

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