STORIE DI STRA-ORDINARIA CATASTROFE Stampa
Scritto da ANTONIA BRIUGLIA   

STORIE DI STRA-ORDINARIA CATASTROFE

 Piove così ogni cento anni!”
“L’allerta data era al massimo grado
“Tutto è accaduto in poche decine di minuti !!”
Era impensabile che succedesse proprio così, in quel modo!”

Solidi e ormai scontati ritornelli che sentiamo nelle dichiarazioni dopo i disastrosi eventi come quelli accaduti in questi giorni in Liguria.

Li abbiamo sentiti ripetere dai Sindaci, dalle altre autorità, dai responsabili dell’Arpal che, pur, saranno i primi a essere a conoscenza che le piogge di questa portata non sono più da configurarsi in un calcolo delle probabilità che le vedono verificarsi in una curva sinusoidale con cadenza di decine o addirittura centinaia d’anni, ma sono invece il segnale, ormai chiaro, che il riscaldamento globale del pianeta ci sta “regalando” già da ora.

 Cambiamenti climatici che non sempre potranno essere scambiati per un gradevole inconsueto protrarsi della bella stagione, ma saranno sempre più frequentemente piogge monsoniche, nevicate siberiane, fenomeni meteorologici a noi finora sconosciuti ai quali saremo sempre più impreparati.

 Un tempo non molto lontano chi richiamava l’attenzione su rischi di questo tipo, dovuti alla condotta scellerata dell’uomo che ha, da sempre, utilizzato l’atmosfera come fosse una gigantesca pattumiera dove scaricare CO2 e fumi di ogni tipo, era definito, nella migliore delle ipotesi, allarmista se non addirittura un terrorista.

 Oggi anche il Presidente Napolitano, che non si può, certo, definire un fanatico ambientalista, parla di cambiamenti climatici come “concause” delle catastrofi sempre più frequenti.

E’ chiaro ormai a tutti che i cambiamenti climatici sono un dato scientifico, non un’opinione, con cui noi e le prossime generazioni dobbiamo imparare a fare i conti.

Non saranno più, come amministratori e addetti ai lavori preferiscono definirli,

” eventi eccezionali”, come non dovranno essere più neanche il capro espiatorio dell’incapacità di gestirli.

 La portata dell’acqua, prevedibile nelle previsioni meteo, dovrà far scattare un meccanismo d’inevitabile allerta, con tutte le misure di auto protezione, fondamentali per assicurare l’incolumità alle persone prima di tutto.

Ciò non è accaduto nello Spezzino e nella Val di Vara dove, dopo il disastro, ci si è giustificati sostenendo che più di così non si poteva fare, che non esisteva un’allerta superiore a quella data, la 2, la stessa di Genova e poi del nostro ponente Savonese, e che questo tipo di allerta corrisponde a precisi messaggi  sui pericoli che si corrono, così descritti:

-l’intensità e la quantità della pioggia creano una situazione di elevata   criticità.

-Si prevedono: innalzamenti significativi dei livelli idrici negli alvei e tali da provocare la fuoriuscita delle acque, erosioni spondali, la rottura degli argini,l’inondazione delle aree circostanti e dei centri abitati.

-Potranno verificarsi, altresì, probabile innesco di frane e smottamenti dei versanti in maniera diffusa ed estesa con pericolo elevato per l’incolumità delle persone e dei beni.

 Questo prevede l’allerta 2 ed è, infatti, proprio quello che è accaduto, giorni fa, nel levante ligure e ieri a Genova.

 Ma la vera gravità che questi messaggi contengono è stata sottolineata alla popolazione con la giusta comunicazione?

Altre sei allerta 2 a Genova erano già state segnalate prima di questa, con fenomeni di portata diversa ma uguale sottostimata percezione della gravità .

Il Sindaco di Genova spiega, a sua discolpa, che nonostante l’allerta 2 sia la maggiore prevista, questa non  configuri, ad esempio, la chiusura delle scuole, ma subito dopo ammette che “d’ora in poi vorrà dire come essere in guerra” e allora ci si chiede se  le scuole chiuse non sarebbero state una decisione di buon senso da prendere comunque? 

 Ogni volta si fa il paragone con l’alluvione precedente e tutte le volte si definisce l’ultima, peggiore.

 Non lo fa solo la gente comune ma lo fanno gli Uffici territoriali preposti, lo fanno gli amministratori e i Sindaci, quasi a giustificare che il disastro di questa volta non si poteva prevedere a quel modo e quindi umanamente ingestibile.

E’ vero, non sempre le responsabilità di una Liguria che frana inesorabilmente, che è sommersa da temporanee ma disastrose ondate di piena dei suoi torrenti, portandosi dietro il suo fardello di morte, sono di chi sta amministrando in quel momento il territorio, ma è anche vero che pochi sono i Sindaci che hanno invertito la rotta della facile concessione edilizia dovunque, della manomissione se non trascuratezza idrogeologica del nostro territorio.

L’aggressione alle aree più fragili del nostro territorio dove si è costruito in maniera più sconsiderata, dove non sono state rispettate le principali norme di sicurezza e di distanza dai corsi d’acqua nell’edificazione di condomini e fabbriche, dove si sono ricavate strade di collegamento senza idonee opere idrauliche e d’ingegneria, dove si sono cementificate colline e greti di torrenti, perché era più importante lottizzare e creare parcheggi che difendere il suolo, è storia di decenni.

“ Anni fa ho cominciato ad abbattere quattro edifici sul greto del torrente Fereggiano a Genova” dichiara il Sindaco di Genova Marta Vincenzi

” Non vorrei essere arrivata tardi!” .

Potrebbe rivelarsi già tardivo, infatti, l’intervento pur apprezzabile di un Sindaco che riesce a individuare alcune cause di fragilità del territorio e insieme agli interventi di consolidamento e messa in sicurezza dello stesso, cerca di eliminarli se non è accompagnato da un cambio di mentalità.

Il territorio la cui cementificazione selvaggia è iniziata negli anni 60 e 70 e si è perpetrata in modo scellerato nel tempo fino a oggi, sta presentando il conto.

Il territorio ligure reso ancor più fragile da interventi di manomissione dei corsi d’acqua che scendono spesso in modo scosceso a valle, non riesce più a reggere precipitazioni intense come quelle di questi giorni e risponde all’intervento scellerato dell’uomo con puntuali frane e smottamenti.

   "Ben 470 chilometri quadrati sono a elevato rischio idrogeologico e manca un Servizio Geologico. Ancora una volta la Liguria è in ginocchio. Bisogna rendersi conto che questo territorio fragile non è più in grado di sopportare eventi meteorici di una certa portata. La tutela del territorio deve essere una priorità e dunque bisogna cambiare l’approccio, la prospettiva. La tutela del territorio è una questione culturale e bisogna essere consapevoli del fatto che il dissesto idrogeologico ha un costo enorme”. Dichiara il Consigliere Nazionale dei Geologi, il ligure Giuliano Antonielli.

Dichiarazioni e grida di allarme, quelle dei geologi, quasi sempre inascoltate. Eppure basta guardare l’ultimo rilevamento del Servizio Geologico Nazionale per vedere cartografate mezzo milione di frane certe, tra cui molte quelle presenti nel territorio ligure.

 Eppure tutti noi conviviamo giornalmente col pericolo, ma ce ne accorgiamo quando diventa evento catastrofico e ce ne dimentichiamo velocemente quando succede ad altri come se la voglia di tornare alla normalità possa fare a meno della presa di coscienza.

 Portiamo tranquillamente i nostri figli in asili e scuole costruiti in fregio ai torrenti e posteggiamo, appagati, le nostre macchine su greti cementati.

 Crediamo volentieri alle menzogne della mancata pulizia degli stessi per volere di “fantomatici ambientalisti” che pur non contando nulla in Italia, per salvare un canneto, riescono a condizionare le ordinanze di Sindaci che, più facilmente, non destinano fondi o addirittura dimenticano la pulizia dei torrenti.

Costruiamo case sui versanti collinari pur sapendo che lì passa un ruscello che un giorno potrebbe diventare quel torrente insidioso e ci giriamo dall’altra parte quando vediamo le nostre amministrazioni continuare, in modo imperturbabile, a cementificare colline e argini dei torrenti.

Difendiamo posti di lavoro in sistemi industriali che producono altrettanta CO2 pur sapendo che questa è la concausa del cambiamento climatico planetario. Ma che c’importa?

 Questa è un’altra storia.

 Per ora l’abbiamo scampata…….

 

                       ANTONIA BRIUGLIA 

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