Carbone Stampa
Scritto da Antonia Briuglia   
CARBONE:
DA PORTO TOLLE ALLA PROCURA DI SAVONA
 
PORTO TOLLE
 

Il Consiglio di Stato ha detto “No!”, la centrale Enel di Porto Tolle, nel delta del Po, non sarà riconvertita a carbone. Il Veneto non avrà il primato della centrale a carbone tra le più grandi d’Europa, ben 2.640 megawatt, che tra emissione di fumi, polveri e quantità di CO2, avrebbe provocato conseguenze disastrose per l’ambiente e la popolazione.

Una battaglia, quella di Porto Tolle, partita molto tempo fa con una precisa  denuncia di Greenpeace, Wwf, Italia Nostra, operatori balneari e alberghieri, associazioni di pescatori e cittadini, intenti a fermare il progetto dell’Enel. Una denuncia partita non solo da coloro che possono essere liquidati come “ambientalisti”, ma anche da imprenditori e operatori del settore economico che caratterizza quel territorio, ma nonostante tutto respinta dal Tar, nel giugno 2010, che non aveva evidentemente ritenuto fondati i timori dei cittadini che rischiavano di ledere gli interessi e i profitti di Enel.
 

La stessa Enel che aveva già subito, per la stessa centrale, condanne penali per gravi fatti d’inquinamento e violazione alla normativa in tema di tutela delle risorse idriche e danno ambientale in un luogo, il delta del Po, noto per essere una delle più belle aree naturalistiche d’Italia.

Eppure il Ministero dell’Ambiente riteneva le motivazioni economiche addotte da Enel troppo importanti per pensare agli interessi pubblici, alla salute, all’ambiente, alla necessità ormai improrogabile di fare scelte energetiche  innovative e  nel luglio 2009 con un Decreto rilasciava la VIA.

 L’Enel si sentiva ormai sicura. Aveva ottenuto il Decreto VIA dal Ministero dell’Ambiente che riteneva la riconversione a carbone della centrale compatibile con l’ambiente, e il Decreto rilasciato dal Ministero dello Sviluppo economico che, nel gennaio 2011, dava l’autorizzazione ad aprire i cantieri.

La vicenda “Porto Tolle”  dimostra, invece, che qualcosa può sempre accadere : il  Consiglio di Stato, ignorando ricatti occupazionali, promesse di miliardari investimenti, valutazioni su futuri approvvigionamenti energetici che il carbone, per quanto sostiene Enel, garantirebbe, e promesse di costi finali energetici inferiori, ha accolto il ricorso dei cittadini che si sono mobilitati in difesa sì della salute e dell’ambiente, ma anche dell’economia di un territorio.

La reazione dell’Enel? ” Solo realizzando il progetto di riconversione a carbone, l’impianto avrebbe avuto un miglioramento dal punto di vista ambientale con l’utilizzo di avanzate tecnologie che avrebbero abbattuto fumi e inquinanti, ma nell’impossibilità di farlo, a malincuore, ci vedremo costretti a portare gli investimenti in altri Paesi connessi con l’Italia”.

Le analogie con Vado Ligure ci sono, se non altro con le dichiarazioni che qualche tempo fa sui quotidiani di Savona rilasciava Tirreno Power che, davanti alle polemiche e alla forte opposizione al progetto di ampliamento della centrale e a carbone opponeva, allo stesso modo, il ricatto occupazionale , avvallato anche dai Sindacati.
La centrale di Porto Tolle

 Dichiarava di garantire investimenti, motivava l’intervento finalizzato a maggiori approvvigionamenti energetici utili per lo sviluppo del territorio ligure e non solo, definiva indispensabile il progetto come unica possibilità di “ ambientalizzazione” dei gruppi inquinanti, e minacciava, in caso contrario, di portare gli investimenti in altri luoghi lontani dall’Italia.

 

Davanti al carbone, Enel e Tirreno Power  sembrano identiche, nelle strategie e nei linguaggi da utilizzare. Mentre sembrano cambiare le dinamiche intorno ad esse.

TORREVALDALIGA

Anche a Civitavecchia sembra stia succedendo qualcosa. La centrale a carbone di Torrevaldaliga sud ha dovuto spegnere il suo quarto gruppo, quello più inquinante.

Il movimento No Coke dell’alto Lazio ce l’ha fatta, la Tirreno Power lì, si è dovuta attenere alle disposizione del Comune che, in attesa di un autorizzazione AIA che non arrivava mai e che permetteva a T.P, di utilizzare indisturbata  quel quarto gruppo, intimava all’azienda di dismetterlo, per inappellabili motivi di pericolo sanitario, con una delibera del Consiglio Comunale  dell’aprile 2010.

Ciò ha condizionato un provvedimento Ministeriale che intima Tirreno Power di smantellare, entro sei mesi, il quarto gruppo di Torre Sud perché non autorizzato e dannoso per la salute della popolazione.

Il Comune di Civitavecchia ha, quindi, dimostrato, come un’amministrazione locale possa e debba esercitare il suo potere sul territorio, volto alla difesa della salute e alla tutela dell’ambiente.

Palo Crosignani
Valerio gennaro

Paolo Franceschi

 

VADO LIGURE

I cittadini di Vado e Quiliano, come quelli di Civitavecchia, chiedono solo il rispetto della legalità che, in assenza di provvedimento della VIA Ministeriale, imporrebbe, anche a Vado, la dismissione di quei gruppi obsoleti della centrale fuorilegge.   

Le varie vicende intorno alla richiesta di ampliamento della centrale a carbone, da parte di Tirreno Power, si sono succedute tra la forte opposizione da parte dei cittadini, con incontri in Regione alla presenza dei soli Enti locali, con disposizioni della Regione Liguria sul Progetto le cui prescrizioni  sembrano apparentemente poco gradite alla azienda perché più onerose, con i vecchi gruppi 3 e 4 che, da quarant’anni bruciano ancora carbone anche in assenza di AIA.

I Comuni di Vado e Quiliano, però, non hanno agito come quello di Civitavecchia. Non hanno prodotto Ordinanze che intimassero lo spegnimento delle due ciminiere, mentre i comitati ambientalisti lo chiedono da ben cinque anni.

 Anche alla Procura di Savona sono arrivate denuncie e  un esposto di cittadini che denuncia la familiarità tra inquinamento da carbone, malattie e morti nel territorio, le stesse denuncie fatte a più livelli , sia nazionali che internazionali, TAR compreso, ma a Savona la storia sembra diversa.

La Procura ha deciso di indagare nominando tre consulenti con il compito  di chiarire le reali responsabilità della centrale sulla  salute del territorio.

Delicato e gravoso il compito per i tre medici: il dott. Crosignani di chiara fama anche per le battaglie sulle morti di Porto Marghera e per quelle da amianto, il dott. Gennaro dell’Ist di Genova e medico per l’ambiente e il dott. Franceschi pneumologo di Savona e responsabile per l’ambiente dell’Ordine.

Se l’obiettivo del Procuratore è scoprire il legame tra le malattie, le morti e l’attività della centrale negli ultimi trent’anni, il lavoro degli esperti sarà delicato quanto fondamentale per le ragioni che stanno alla base dell’opposizione alla combustione di carbone a Vado.

Se la Procura di Savona  ritiene fondamentale l’operato dei tre esperti che dovranno muoversi in un territorio mai monitorato, dove l’Arpal ha ammesso spesso la carenza di adeguate centraline che funzionassero all’uso, dove l’IST di Genova ha dichiarato pubblicamente la parzialità delle indagini epidemiologiche fatte negli scorsi anni, dove gli unici dati sulle emissioni in possesso sono proprio quelle autocertificate  di Tirreno Power, dove gli Enti Locali non hanno mai operato seri controlli  sulla ricaduta della produzione quarantennale di energia da carbone, la responsabilità di questi ultimi appare sproporzionata.

C’è però da chiedersi se saranno necessari, a Vado, altri dati oggettivi per fare una seria indagine epidemiologica che possa confortare le ragioni di quanti ritengono la centrale responsabile di una situazione sanitaria ormai intollerabile?

Quali dati e quali riscontri hanno utilizzato a Porto Tolle e a Civitavecchia se non la certezza che nella combustione del carbone sono presenti 163 sostanze chimiche che vengono tragicamente assimilate dalle donne in gravidanza e dai bambini che da 0 a 4 anni muoiono per il 6% a causa delle polveri sottili. Che dopo 40 anni dall’esposizione ad esempio del difenolo A si può contrarre il cancro al seno, che la centrale a carbone inquina in un raggio di 40 chilometri e che un bambino che abita nel raggio di uno ha una forte possibilità di contrarre il cancro.

Quali altri dati sono necessari a provare  che le relazioni tra carbone e cancro sono arcinote e note sono anche quelle sul sistema circolatorio e su quello nervoso, che un chilo di carbone contiene 35 grammi di arsenico come altrettanti metalli tossici come il mercurio che nei feti, riduce la capacità di sviluppo polmonare.

Quali altri dati utili e attendibili potremo raccogliere da appositi strumenti istallati allo scopo, ora, sui tetti delle  case a Vado e dintorni?

Intanto mentre la Procura indaga e i tre medici cominciano il loro lavoro, mentre si parla nuovamente di controllo di emissioni, mentre una classe politica, reduce dalle fatiche elettorali, tace sulla vicenda come non fosse affar suo e mentre i Sindaci di Vado e Quiliano  si mostrano compiaciuti per l’iniziativa della Procura in cui forse intravedono una presa di responsabilità supplente alla loro, qualcuno sostiene che dalle ciminiere 3 e 4 non esca fumo e che sembra, inspiegabilmente, che in questi giorni  non venga bruciato carbone.

 

                                                      ANTONIA BRIUGLIA   

 

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