I PLATANI DI ALBISOLA Stampa
Scritto da Antonia Bruglia   
I PLATANI DI ALBISOLA 
Le proteste dei cittadini
 

Non molto tempo fa comparvero, sui quotidiani, articoli a piena pagina sulle polemiche che furono causa del blocco dei lavori notturni di asfaltatura ad Albisola Superiore. Queste furono frutto della protesta di cittadini accorsi in Comune per lamentarsi del rumore da sopportare per tre notti, in modo che i lavori si completassero senza procurare problemi al traffico veicolare.

Per tali proteste il programma dell’amministrazione fu prontamente sospeso perché, i lavori, si realizzasse di giorno, quando normalmente pochi dormono ma molti si recano al lavoro, a scuola o si spostano affrontando ulteriori disagi rispetto a quelli che già, giornalmente debbono affrontare.

 E’ curioso dover costatare che quei cittadini che lamentavano, in quell’occasione, il rumore e il cattivo odore prodotto dal trasporto di bitume e minacciavano, perciò, di denunciare il Comune, non hanno mai protestato per l’odore, lo stesso odore penetrante di bitume, che giornalmente viene prodotto dall’albisolese ditta appaltatrice e che invade, da anni, la città, partendo da Luceto, senza che nessuno vi abbia mai posto rimedio.

 I cittadini che spesso si sono lamentati delle condizioni delle strade albisolesi, ridotte in uno stato pietoso da mancate manutenzioni, da lavori mal realizzati, ma soprattutto dalla sopportazione di un traffico inadeguato, prodotto anche dai numerosi pullman e autoarticolati diretti al casello autostradale, non hanno mai protestato per chiedere il divieto di questo transito, fortemente inquinante anche sotto il profilo atmosferico.

 Comprendo l’amarezza del Sindaco, trovatosi a scontrare con quello che definisce l’“egoismo” nei confronti di un lavoro che aveva, sicuramente, richiesto un indiscutibile sforzo di concertazione, ma ritengo che, una volta risolto il loro piccolo problema, gli albisolesi dimenticheranno presto, ad esempio, che centinaia di decennali e frondosi platani che caratterizzavano i controviali albisolesi, non ci sono più.

Dimenticheranno che, molti di questi, si sono ammalati proprio a causa dei cattivi comportamenti dell’uomo che, con scarsissima competenza di carattere botanico, per anni, non ha operato controlli fitopatologici adeguati, facilitando la propagazione delle malattie dalle piante infette.

Che non ha saputo difenderli da selvagge ed errate potature che, per mancanza di fondi e di personale, sono state eseguite da semplici operai, spesso incompetenti che con tagli dissennati di rami adulti, hanno prodotto le "ferite" sui tronchi che hanno favorito l' aggressione dei germi patogeni. Le “capitozzature”, così, oltre ad indebolire le piante, hanno conferito loro un "portamento" errato e antiestetico, talvolta sbilanciandole.

Tutti i cittadini potevano vederle ma nessuno ha mai protestato per tutto questo.

I nostri platani, soffocati dall’asfalto alla base del tronco e intossicati dai gas di scarico dell’Aurelia e del Corso Mazzini, avrebbero avuto bisogno di molto più spazio per le loro radici che, invece, non hanno potuto più assorbire l'acqua piovana e nessuno ha, neppure, mai protestato per questo, anzi molti commercianti hanno protestato per avere più parcheggi anche nei controviali davanti ai loro negozi in Corso Mazzini, salutando con sollievo la rimozione degli alberi.

E’ vero, Signor Sindaco,

 

che davanti a patologie legate a marciumi radicali dove l’albero rischia la stabilità e la sicurezza per gli abitanti, le piante morenti vanno rimosse, ma non permetta che ciò sia vissuto come un sollievo, solo col pretesto di procurare altri posti macchina lungo le strade.


Realizzi presto, quindi, i suoi progetti di ripiantumazione, dimostrando che lo scopo per cui, nell'arredo urbano, viene pianificata una certa quota di verde ha motivi diversi e molteplici, tutti importanti soprattutto per la sua città.

Il verde influenza positivamente il clima cittadino riducendo la temperatura, i rumori, influenzando la radiazione solare e l'umidità relativa, mitigando l'azione del vento, migliorando la composizione dell'aria riducendone il grado d’inquinamento e offrendo altresì una funzione di abbellimento, rappresentando un gradevole e importante punto di riferimento per la ricreazione e la distensione.  

Colga l’occasione, Signor Sindaco, per cambiare un atteggiamento futuro, nella cura delle piante urbane, facendo esperienza di quanto è accaduto ad Albisola, poiché l’attacco fungino s’instaura tramite ferite presenti su rami, tronco e radici e in particolare su piante, per molti motivi, già indebolite o soggette a stress. Molti studi evidenziano, infatti, come il ganoderma, parassita nostrano, mostri preferenze per l’ambiente metropolitano ed è molto difficile che una specie parassita, per quanto aggressiva, attacchi piante integre e in perfetta salute.

Dopo i suoi lavori di asfaltatura, cerchi anche di evitare i pericoli più gravi, come gli innumerevoli lavori che spesso si susseguono in modo deleterio nelle strade delle città per il mantenimento dell'assetto stradale, come gli interventi effettuati nel sistema di fognature, nella rete di distribuzione gas, elettricità e telefoni, che prevedono profondi scavi andando a scoprire le grosse radici che, per necessità, vengono spesso tranciate indebolendo ulteriormente il difficile equilibrio in cui vengono a trovarsi le piante cittadine.

Si riprogettino i controviali, ad Albisola, ora è il momento propizio per farlo come si fa nel resto d’Europa, dando lo spazio idoneo alle piante le cui ferite sono anche quelle provocate dai numerosi parcheggi selvaggi.

Di tutto abbiamo bisogno fuori che di una desolata e spoglia visione della città, di cui rimane solo in luce l’improvvisazione edilizia con cui è stata costruita, mentre ha perso un patrimonio, quello verde, che dobbiamo imparare ad amare tutti un po’ di più.

 

       Antonia Briuglia

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