LO SVILUPPO MALATO DEL SAVONESE Stampa
Scritto da Antonia Briuglia   
LO SVILUPPO MALATO DEL SAVONESE
 La tossicità della cementificazione
 

La tossicità della cementificazione.

 Savona è ormai diventata simbolo di uno sviluppo tossico perpetrato da decenni, che ha visto trasformare in merce il territorio e le sue risorse a scapito di chi lo abita.

Eppure non c’è la minima percezione da parte di chi ne è stato protagonista o utile sostenitore che continua a propagandare “le grandi opere o grandi progetti” come la salvezza ad una crisi economica le cui radici stanno proprio in un tipo di sviluppo malato. 

Quarant’anni di consumo territoriale e di cementificazione ma nello stesso tempo di mancati investimenti, di riconversione industriale e tecnologica, di disattenzione ai bisogni dei cittadini in termini di difesa del benessere e della qualità della vita e di lavoro.

Le linee politiche di programmazione economica a lungo termine sono state assenti, favorendo lo sviluppo urbano basato sull’edilizia e il cemento.

Decenni, dove si è assistito come caso emblematico, al fallimento di un’industria, pilotato e sostenuto addirittura dal sindacato, che ha permesso l’ennesima speculazione residenziale nella zona portuale lasciando occasione di profitti immobiliari e di deturpazione irreversibile del paesaggio urbano.

Decenni d’imprese spostate o chiuse che, immancabilmente, hanno prodotto provvidenziali vuoti urbani pronti a essere riempiti con cubature residenziali o commerciali.

Decenni passati a trasformare un tessuto economico, oggi composto prevalentemente da un terziario e da un turistico che non è riuscito neanche a decollare.

Cubature residenziali che non riescono a essere neanche risposta alla richiesta di nuove prime case, destinate a desertificare quartieri , che quando non si rivitalizzano in estate è perché il cemento è stato evidente investimento speculativo di pochi.

Sempre più spesso cattiva architettura, frutto di scarsa analisi storico-urbanistica delle nostre città, o peggio importata da luoghi lontani che nulla hanno in comune con la costa ligure: alle “baite varazzine”, agli anonimi palazzi vetrati di Savona e di Grana ad Albissola, alle volumetrie di Dubai alla quale Savona , nella contorta fantasia di alcuni amministratori, doveva somigliare.

Volumi spenti, disabitati che annullano la vitalità cittadina. Contenitori che hanno avuto solo il compito di realizzare profitti per chi li costruiva e di stravolgere l’immagine del paesaggio in modo irreversibile sottraendolo, di fatto, a chi lo abita.

Cosa, il Crescent e il “grattacielo Bofill” abbiano restituito ai savonesi è difficile capire. Così com’è difficile comprendere cosa sarà restituito ai cittadini nelle aree degli ex cantieri Solimano, nei grandi cantieri di Corso Ricci e in tutti quelli ancora in progetto a Savona e nelle cittadine vicine. Sarebbe interessante quanti posti di lavoro si siano creati nei cantieri edili per i giovani e per quei disoccupati fuoriusciti dalle imprese e quali vantaggi abbia dato al territorio, la cementificazione della costa e della collina savonese, se non un aumento dissennato del dissesto idrogeologico e l’annullamento dello spazio urbano pubblico e del verde, diventato persino insopportabile.

margonara

Lo scoglio della Margonara

La tossicità dei grandi progetti. 

Eppure imprenditori, politici e non ultimi i sindacati dichiarano ancora , con patetica disinvoltura, come l’opposizione ai grandi progetti, sia miope e come questi possano ancora dare una svolta allo sviluppo e alla crescita del nostro territorio.

La cementificazione dell’ultimo tratto di costa a Margonara col suo gigantesco quanto inutile porticciolo, sembra essere indispensabile anche contro tutte le oggettive difficoltà riscontrate in sede regionale e l’accanimento dell’imprenditore Gambardella è diventata minaccia e improperio.

La realizzazione della piattaforma Maerks, cinque campi da calcio di cemento sul mare vadese, pronti a ospitare migliaia di container, sembra essere indispensabile per il presidente dell’autorità Portuale, che pur conscio della mancanza di copertura finanziaria alla sua realizzazione e dal sempre minore appoggio ministeriale, continua a proclamare l’opera come toccasana in una territorio dove ormai i problemi di viabilità e il mancato potenziamento di infrastrutture ferroviarie sono diventate un emergenza e dove è sempre più inquietante l’incapacità di garantire reali e provate risposte occupazionali.

Altri grandi progetti come la riqualificazione di Ferrania, attesa troppo tempo ma mai realmente credibile, lo spostamento della Piaggio di Finale che lascerebbe, come da copione, il posto all’ennesima speculazione edilizia con non si capisce quali vantaggi per gli operai.

Non ultima la richiesta di ampliamento della centrale a carbone di Vado, che indisturbata, anche per la cosciente assenza di un controllo politico, inquina da quarant’anni un vasto territorio producendo energia per la maggior parte esportata dalla provincia e che dovrebbe continuare farlo per dare un incomprensibile impulso all’economia savonese pena il ricatto occupazionale, sempre utile per far digerire la tossicità della proposta.

 

Desiderio di onnipotenza del “ fanciullo –sovrano” che a Savona e nella Provincia ha visto un territorio da depredare con la compiacenza di chi lo amministrava e continua a desidera continuare farlo indisturbato, perché di fatto sono ancora gli stessi alla guida della politica e dell’economia savonese.

Passano di poltrona in poltrona. Se silurati elettoralmente, e non sempre per responsabilità degli elettori, li ritroviamo a ricoprire altre cariche amministrative, lautamente pagati dallo Stato.

L’imprenditoria e il mondo industriale, poi, sembra languire dibattendosi tra mancate scelte e desiderio di guadagno che sembra essere sempre più difficile in un territorio che non riesce ad essere più “vacca da mungere”.

I bisogni collettivi, l’etica del territorio, la riconquista del paesaggio e della salute dell’ambiente, fanno parte di una nuova morale che ha bisogno di persone nuove.

 

Abbiamo visto come i partiti accomunati da questa visione dello sviluppo si distribuiscano in tutto l’arco costituzionale e come spesso l’interlocutore fastidioso sia il cittadino che vede le cose in maniera più critica, o che sempre più spesso si oppone in maniera determinata al saccheggio dell’ambiente, e alla rapina in termine di benessere e salute.

E’ dura rimettersi in discussione e così si passa, sempre più spesso, all’insulto, alla minaccia.

Esercizio sviluppato, in una caduta di stile, anche dalla CGIL, un sindacato che in una delirante proposta, pensava allo sciopero contro i cittadini che si oppongono all’ampliamento della centrale a carbone, creando per la prima volta il conflitto tra lavoratori e cittadini come se questi facessero parte di due galassie diverse.

Come scolaretti si sono visti attaccare gli oppositori alla “crescita” basata sulla cementificazione, Fuksas definire i savonesi ignoranti e provinciali, seguito da qualche assessore abbagliato dal delirio di onnipotenza dell’archistar, il presidente Canavese inveire contro i detrattori della piattaforma Maerks, o della cementificazione a Margonara, i presidenti Pasquale e Atzori,rispettivamente della Camera di Commercio e degli Industriali definire paralizzatori coloro che si oppongono ai grandi progetti che dovrebbero rilanciare lo sviluppo.

Vecchie reazioni dure a morire anche quando è evidente un unico aspetto: la mancanza di credibilità e l’inefficacia delle proposte, la lontananza reale dalle aspettative di qualità della vita e di benessere dei cittadini rapinati, negli ultimi decenni, in termini di lavoro, di salute del territorio e dell’ambiente .

MALATI DI CEMENTO: DA ALBISOLA VIA LA GAVARRY, LA FAC E LA PIRAL. 

La fabbrica dei saponi, la rinomata Gavarry che produce anche un sapone di Marsiglia tradizionale e ricercato , si trasferirà dalla sua sede storica albisolese per una nuova sede a Valleggia.

Le motivazioni sembrano stare nella scarsa produttività del sistema industriale attuale e la necessità di uno sviluppo planimetrico diverso, ma la cosa certa è che il cambio di destinazione d’uso dell’area, la trasformi in una delle aree più appetibili del territorio albissolese.

Grandi progetti pronti da qualche tempo, non attendono altro che la fabbrica con tutti i suoi addetti lasci libera l’area.

La zona, fu oggetto d’innumerevoli discussioni cominciate una decina di anni fa, quando era ancora il tempo di dialogare con le maestranze per fare in modo che la storica attività industriale trovasse le soluzioni nel territorio albissolese come patrimonio della comunità.

Resto, come allora fui, ancora convinta che la fabbrica opportunamente aiutata a potenziarsi anche con punti vendita e con zone museali che avrebbero conciliato la saponeria alla ceramica locale, avrebbe fornito al territorio un’occasione non solo occupazionale ma di identità culturale, mentre invece fu una delle prime ad essere inclusa in quelle “famose” zone di trasformazione con la scusa della incompatibilità ambientale dell’azienda che tutto è meno che inquinante.

In compenso le volumetrie che lì sorgeranno saranno l’ennesima aggressione a un territorio fortemente urbanizzato, che vedrà aumentare la densità abitativa con tutto quello che ne consegue.

La passata Giunta, prima della fine del mandato, insieme alla trasformazione dell’asilo Balbi in contenitore residenziale, si è premurata di definire e approvare i passaggi della progettazione con lo studio dell’Arch. Castellari, in modo da renderla attuativa. 

Ora è il turno della Piral, la storica fabbrica delle pignatte.

Anche in questo caso il valore immobiliare dell’area, trasformata in residenziale, diventerebbe altissimo e nonostante l’apprezzabile presa di posizione del attuale Sindaco Orsi che dichiara di opporsi allo spostamento, altri 6000 metri andrebbero ad aggiungersi alla restante vastissima area, resa libera dalla chiusura di altre aziende, prevista in trasformazione dal PUC.

Gli appetiti immobiliari, qui, si sono scatenati da tempo, fiduciosi che una volta spostate la Fac e la Piral , nulla potrà ostacolare la realizzazione di un piano immobiliare pronto da tempo.

Se è vero che il Piano urbanistico anche ad ALBISOLA non deve solo essere strumento di conservazione assoluta è anche vero che deve conservare l’identità dei luoghi e la tutela dei residenti, approntando le modifiche necessarie a migliorare la qualità della vita.

Quale potrà essere il miglioramento nella cementificazione delle aree di via Casarino, se non la soddisfazione di appettiti d’imprenditori privati, di gruppi immobiliari e di grandi realtà commerciali? Le modificazioni non sono certo riconducibili al sistema delle demolizioni per far posto a nuove volumetrie residenziali e commerciali, santuari di consumi sotto le spinte di mercato.

Le nostre città di spazi pubblici spariti, di giardini mancati di empatia assente e di mancato rispetto per l’ambiente e il paesaggio patrimonio di tutti, sono da tempo diventate preda di affamati affaristi: loro continuano a definire il concetto di sviluppo malato.

MALATI DI CARBONE 

La questione dell’ampliamento della centrale a carbone Tirreno Power è stata oggetto di battaglie da parte di cittadini e di Sindaci, di minacce e di ricatti occupazionali da parte dell’azienda e del Sindacato, di contrattazione a dir poco opaca da parte di Regione, Ministero e Provincia. Un affare non proprio chiaro, mentre decisa è l’opposizione da parte di un territorio che ha subito scelte scellerate di amministrazioni passate, la cui politica asservita all’azienda ha comportato la mancata di tutele della salute e i mancati controlli che avrebbero dovuto garantirla.

 Oggi la richiesta di un altro ampliamento, ha scatenato ricorsi, denuncie, ritorsioni, minacce: tutte azioni che per chi non è informato sulla vicenda, rischiano di creare ulteriore confusione e incertezza.

Ci pensa la Procura di Savona a informarci che su indagini partite a giugno in contemporanea ai controlli della Coke, quelle sugli scarichi idrici della T.P. a Vado, non sono proprio in regola come l’azienda asserisce che siano.

Dieci volte superiori al consentito sarebbero gli inquinanti scaricati, selenio, borio e solfiti. Questo è quanto risulterebbe dalle analisi dei periti della Procura. Ben diversi i dati del laboratorio milanese che controlla la Tirreno Power, per la Tirreno Power.

Anche i rapporti finanziari con le ditte che collaborano con la centrale non sembrano corretti, fatture false di Demont, rapporti non proprio corretti con Ansaldo: proprio quelli che sponsorizzano l’ampliamento. Insomma una malattia che coinvolge proprio tutti, di cui Savona non sembra capace di guarire.

La cura sembra lontana ma la spina, prima o poi, andrà staccata, perché l’accanimento terapeutico non ci sarà ancora consentito.

 

         ANTONIA BRIUGLIA    6 febbraio 2011

 



 

Share/Save/Bookmark
 
Prego registrarsi o autenticarsi per aggiungere un commento a questo articolo.

Per rendere il nostro sito più facile ed intuitivo impieghiamo i cookie. Chiudendo questa notifica o navigando sul sito acconsenti al nostro utilizzo dei cookie
We use cookies to improve your experience on this website. By continuing to browse our site you agree to our use of cookies. privacy policy.

EU Cookie Directive Module Information