Il giornalismo del Crescent e di “torre” Orsero Stampa E-mail
Valutazione attuale: / 52
ScarsoOttimo 
Scritto da Luciano Corrado   
La “favola vera” che scrisse Marco Ricchebono oggi tecnico alla Carisa
Il giornalismo del Crescent e di “torre” Orsero
Bofill e Gambacciani? Perché dovremmo tacere
L’architetto genovese bocciato due volte, promosso il collega spagnolo.
 I ruoli degli ingegneri Campagnolo e Olcese.
Che fine fecero il “Borgo Ligure” e la “carta del rischio archeologico”
 
Torre Bofill

Savona – Cerchiamo di capire. C’è chi condanna la perdita di valori morali che hanno accompagnato gran parte dello sviluppo edilizio (socio-economico?) di Savona. C’è la solitaria voce del dissenso con il trimestrale “A Campanassa”. Ha dedicato un capitolo, ai più sconosciuto, titolando “Bofill, OR.SA. 2000 e Comune: storie di cubi”. Ci sono i due quotidiani più diffusi in città (Il Secolo XIX e La Stampa) a documentare di non aver risparmiato energie. Almeno 245 articoli per raccontare ai lettori le positive ricadute economiche, il rilancio turistico-culturale, grazie alla realizzazione del piano residenziale Bofill nella vasta area portuale-ex industriale, compresa tra la Torretta e la Fortezza sul Priamar.

E’ in questo contesto che sono venuti alla luce il “grattacielo Orsero” e più recente il Crescent. Altro seguirà “a favore della cultura e del turismo”, ha recentemente scritto sul quotidiano Fiat, l’ex assessore di Savona (alla cultura) Silvano Godani. 

IL GRATTACIELO “ORSERO”

Cosa è emerso e coperto dal silenzio? Le cronache di ieri hanno raccontato di alloggi e negozi che andavano a ruba. Persino l’immediata disponibilità imprenditoriale per un’ulteriore sopraelevazione. Ad altri non risultano n’è la caccia grossa di acquirenti, né il trionfo sul fronte commerciale. L’area è rimasta desolatamente “spenta”, amorfa, avulsa. Nonostante sforzi promozionali, spot redazionali gratuiti.

Non mancano neppure segnalazioni poco entusiasmanti. Si parla di vetri e vetrate che vanno in frantumi, causa vibrazioni e forse, come concausa, perché non ancorati nel migliore dei modi. Si parla di “fumi inquinanti” che avvolgono i piani alti quando attraccano le navi da crociera. Un tecnico sostiene che non esisterebbe al mondo una costruzione di queste dimensioni eretta di fronte all’ormeggio dei “colossi viaggianti del mare”.

Le fondamenta dell’edificio sprofondano nella sabbia che sarà pure terreno incomprimibile, ma bisogna (bisognava) tenere conto della potenza dei motori e delle eliche, smuovono, “scavano”.

Per i facoltosi inquilini spese condominiali che non arriveranno ai 15 mila euro l’anno del vecchio grattacielo di fronte, ma si fanno “sentire” (6-8 mila euro). Non ultimo, la persistente difficoltà di far decollare e mettere a regime la “rete di attività commerciali”. La cittadella delle speranze.

IL FUTURO DEL CRESCENT

Le benedizione dei media più popolari, a parte qualche inevitabile polemica, è stata da coro. Anche se un anziano tecnico di Savona è del parere che ci troviamo in presenza di un “clamoroso errore”. Il biscione, una cosa penosa, a mezzaluna? Costruire in questo modo sul litorale significa far soffocare  in estate una parte di chi abita nel complesso. Non c’è bisogno di far ricorso ai trattati, basterebbe l’esperienza professionale. Sarà cosi?

Un altro collega di lungo corso è più conciso: “Alla fine della favola Bofill abbiamo realizzato un poligono anziché un cerchio e in geometria non si discute. Rispetto ai progetti e alla superficie, siamo di fronte al cerchio o al poligono? Si è realizzato ciò che Savona meritava ed attendeva, oppure abbiamo soddisfatto quanto voleva l’architetto catalano per i suoi clienti? Non eravamo di fronte ad una Pompei, di cui si fa un gran parlare in questi giorni; avevamo o no il dovere di non distruggere, deturpare gran parte dell’ antico Arsenale? L’architetto Giorgio Rossini, Soprintendente per i Beni Architettonici e Paesaggistici della Liguria, nel convegno, in Sala Rossa, di venerdì 12 novembre, ha illustrato gli aspetti positivi del recupero e valorizzazione degli Arsenali di Venezia, Pisa, Genova e del Medio Oriente Mediterraneo.

A Savona non è stato possibile. Arsenale smantellato. Ad opera di chi?

Rinaldo Massucco

NEMICI DELLO SVILUPPO O COSCIENZA CRITICA        

Ha scritto Rinaldo Massucco, presidente della Consulta Culturale Savonese, sul n. 2-20010 di “A Campanassa”: “Correva l’anno 2000…e alcuni imprenditori privati (Campostano e Delle Piane di OR.SA. 2000 e Orsero di ‘GF Group’) avevano dato incarico all’architetto catalano Ricardo Bofill di predisporre un piano di urbanistica residenziale in tutta la vasta area portuale-industriale compresa tra la Torretta e la Fortezza di Savona del Priamar.

In quel contesto, dietro alla Terrazzetta della Darsena Vecchia, Bofill progettò l’imponente edificio del Crescent…e davanti ad esso, adiacente alla Terrazzetta, un grande cubo di vetro, acciaio e cemento…progettò inoltre un secondo cubo poco lontano…trattantosi di opere per committenti privati, tutti i Savonesi pensarono che fosse solo edilizia privata; invece no, il secondo cubo…si scoprì dopo due anni, era destinato al Comune di Savona. Lo si seppe, infatti, il 14 dicembre 2002, quando lo scrisse il cronista del Secolo XIX Angelo Verrando (andato in pensione volontaria ndr) ”.

La cronaca e la storia recente documentano che tutta l’operazione edilizia su aree ricche di inestimabili tesori storici, ha incontrato una tenace e mai distratta “sentinella”, la Consulta Culturale Savonese. Ne fanno parte l’associazione “Campanassa”, la sezione Sabatia dell’Istituto Internazionale di Studi Liguri, la sezione di Savona di Italia Nostra, la Società Savonese di Storia Patria.

Come vedremo oltre, tutti i loro interventi, esposti, segnalazioni, proposte, hanno ricevuto silenzio e muri di gomma. In qualche caso beffe, isolamento; messi al bando soprattutto da Palazzo Sisto.

LA STONATA “ORCHESTRA” DEL CONSENSO

Venerdi 12 novembre 2010 si è tenuto un convegno tematico. Si è parlato, tra l’altro, dell’Arsenale Sforzesco di Savona nel panorama dell’archeologia industriale portuale del Mediterraneo. Relatore Giorgio Rossini. Tema: “Le recenti scoperte archeologiche nelle aree adiacenti al Priamar, sottostanti la Fortezza.

Secondo tema. Il Borgo del Molo e l’Arsenale Sforzesco. Relatore Alessandra Frondoni della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Liguria.

Terzo tema “I rinvenimenti nell’area portuale savonese ed il ruolo della Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici della Liguria”. Relatore Rossella Scunza, Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici della Liguria.

Quarto tema “Archeologia a Savona, l’attività della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Liguria. Scavo e recupero, tutela e conservazione. Relatore Francesca Bulgarelli, Soprintendenza per i Beni Archeologici della Liguria.

Argomenti di indiscussa attualità, importanza. Il Soprintendente Rossini ha pure illustrato le immagini, mettendo a confronto gli Arsenali di Venezia, Genova e …Savona. Un'illustrazione di ampio contenuto scientifico.

L’amministrazione comunale che ha condiviso l’organizzazione del convegno, ha visto il sindaco Federico Berruti, porgere il saluto e allontanarsi. Sono intervenuti gli assessori Tuvè (Lavori Pubblici), Molteni (Cultura), il vice sindaco Caviglia. Costante la presenza di alcuni dirigenti e tecnici del Comune. Assente, causa impegni comunali inderogabili fuori Savona, l’assessore all’urbanistica, Paolo Gaggero nei mesi scorsi chiamato a sostituire Livio Di Tullio, a sua volta designato segretario provinciale del Pd.

L’unico quotidiano che ha riservato spazio al convegno, La Stampa. Ha scritto Silvano Godani, già assessore alla Cultura, insegnante. Titolo “Trent’anni di Priamar nel futuro cultura e turismo. Il Comune pensa di allargare l’offerta di proposte nella fortezza”.

La fortezza del Priamar

Godani: “…il Priamar si rivela davvero come un appassionante feuilleton se si pensa alla sua storia secolare da quando Genova nel 1542 rase al suolo l’acropoli medievale…tutti sono convinti (giustamente e finalmente) che la cittadella possa e debba trasformarsi in un’opportunità di crescita, culturale, turistica ed economica…senza tuttavia rinunciare alla sua gestione pubblica proprio perché è parte importante della storia di Savona…della sua vocazione culturale, come luogo mussale, di spettacoli e mostre d’arte…con il recupero del Priamar in un più ampio programma di riqualificazione tra la Vecchia Darsena e il Letimbro… Tre scelte irrinunciabili che il sindaco Berruti ha posto sul tavolo ad apertura del convegno, mettendo in rilievo la visibilità e e la vivibilità acquistata dal complesso negli ultimi 10-15 anni….Molteni ha ribadito che solo facendo vivere il monumento si possono giustificare gli investimenti pubblici…”.

Godani ha concluso: “Il che significa allargare l’offerta, consentire investimenti commerciali e ludici di nicchia opportunamente selezionati dall’amministrazione, ma anche cercare collegamenti urbanistici tra la fortezza assediata da cantieri e cartelli ed il centro storico…”.

Forse può essere d’aiuto il contenuto-denuncia del comunicato stampa della Consulta Culturale Savonese: “…Le Soprintendenze…presenteranno per la prima volta ai Savonesi i risultati dei controlli effettuati sui notevoli sbancamenti nelle aree ex Italsider, comprese tra il Priamar ed il porto. …Saranno svelati tutti i misteri che si celavano intorno a queste aree, dove si trovavano i resti medievali del castello di S. Giorgio, del Borgo Molo, dell’Arsenale Sforzesco, del molo portuale di S. Erasmo. Aree dove sono stati sbancati centinaia di migliaia di metri cubi di terra e roccia per la costruzione del Crescent di Orsa 2000 e della nuova strada in galleria diretta al porto”.

CHI HA CONTROLLATO, VERIFICATO, PROTETTO I TESORI

Nei 4 anni di lavori pare sia successo pressappoco questo. La normativa nazionale prevede che chi costruisce rispetti tutte le prescrizioni della  Soprintendenza che sottopone all’impresa un elenco di professionisti archeologi per seguire gli sbancamenti. L’assunzione non è soggetta a vincoli. Non esiste una specializzazione specifica. Deve tuttavia essere un laureato in lettere. E ancora, è possibile scegliere (per l’impresa) tra un singolo o uno studio associato. Si comunica l’inizio lavori. Periodicamente la Soprintendenza svolge sopralluoghi ed interviene nel caso riceva segnalazioni specifiche.

Lo sbancamento ha interessato circa 36 mila mq di area e soprattutto realizzato a settori. Apri e chiudi.

La Consulta, in più casi ed in più circostanze, ha segnalato all’avvio di scavi, in singoli settori, la mancanza di un rigoroso ed efficace controllo.

Un esempio significativo scaturisce dall'area lato mare di via Peppino Impastato. Tra inizio marzo e metà aprile 2008 vengono inoltrate tre segnalazioni al Comune e alla Soprintendenza. Alla terza lettera intervengono Palazzo Sisto e contestualmente  la Soprintendenza.

Non tutto sarebbe stato documentato nell’ex area Italsider di competenza di Orsa 2000. Tanti “buchi neri” in assenza di riscontri e di controlli. Contrariamente a quanto avvenuto nel tracciato della nuova strada in Porto. Qui siamo in presenza di “pubblico” e nelle aree private?

Altri aspetti meno noti.

La Soprintendenza ai Beni Architettonici ha autorizzato le opere edilizie, attraverso la Conferenza dei servizi del 2002. Allora era responsabile l’architetto Liliana Pittarello. E’ il suo ufficio che ha acceso semaforo verde ai progetti Bofill. Mentre sembra sia stata tenuta in disparte la dottoresa Spadea che dirigeva la Soprintendenza ai Beni archeologici.

Armando Magliotto

ALCUNE DOMANDE IN ATTESA DI RISPOSTA  

Chi era stato messo a conoscenza (ma non avrebbe vigilato a dovere) di cosa si poteva trovare, scavando, tra la Fortezza e la Torretta? Le associazioni aderenti alla Consulta avevano tempestivamente segnalato la “presenza di un’area di grande importanza archeologica”.

Di fatto le iniziali prove di costruzione di edifici civili, nelle aree ex industriali-portuali, risalgono al 1991-1993, con l’allora sindaco Armando Magliotto ed il successore Sergio Tortarolo. Personaggi di spicco della sinistra democratica.  E ancora, risale all'epoca uno studio dell'Ips (Investimenti produttivi savonesi). Prevedeva per le aree Italsider-Ilva, comprese tra la linea ferroviaria portuale ed il mare, la destinazione industriale, mentre quelle comprese tra la linea ferroviaria e corso Mazzini, potevano essere destinate ad edilizia residenziale privata. 

Si è  poi proceduto attraverso mosse inusuali. Anziché varianti urbanistiche (ci siamo abituati) ecco fare ricorso al Piano Territoriale di Coordinamento per gli Insediamenti ex Produttivi dell’area centrale ligure, da Genova a Vado Ligure.

Piano varato dalla Regione Liguria anni ’90.

A questo Piano (PTC-ACL) fanno riferimento le delibere del Comune di Savona. E’ previsto che si possa costruire, in dette zone, con un minimo di insediamento produttivo. Ma nell’ambito di uno “schema di assetto urbanistico”. In teoria, come previsione di produttivo, non si è realizzato un bel nulla. Almeno finora.

IL RUOLO DELL’ARCHITETTO RICCHEBONO

Occorre tornare ai tempi del sindaco di centro destra, Francesco Gervasio. Fu il suo assessore Dario Amoretti (dirigente all’Unione Industriali e probabile successore del direttore Luciano Pasquale ndr) ad affidare all’architetto Marco Ricchebono (oggi dirigente all’ufficio tecnico Carisa), il compito di predisporre lo “schema dell’assetto urbanistico”. Un professionista apprezzato per gli studi approfonditi sull’evoluzione urbanistica di Savona, oltre ad aver lavorato per un decennio alla Soprintendenza.

Lo “schema” venne approvato nel 1999  dal consiglio comunale di Savona (sindaco Ruggeri). In sintesi diceva che tutta la zona tra la Fortezza, ex Italsider, Darsena Vecchia, doveva rispettare la fisionomia del tipico Borgo Ligure.

Case allineate, non più alte di quelle esistenti affacciate sul porto.

Succede che nel 2000 i due maggiori imprenditori della provincia, Orsero e Campostano, tirano fuori dal cilindro l’ingegno e la “pianificazione urbanistica-edilizia” dello spagnolo Bofill, personaggio, si è vociferato, assai vicino alla sinistra.

L’architetto catalano, con i suoi innovativi e rivoluzionari progetti, non ha rispettato praticamente una virgola dello schema di assetto urbanistico del Comune, redatto  da Ricchebono. Vale la pena rimarcare che lo “schema” conteneva  pure l’elencazione minuziosa dei reperti archeologici che potevano essere trovati nel sottosuolo interessato da scavi.

Carlo Ruggeri

Tra i convinti sostenitori di Boffil, molti ricordano l’uomo-simbolo (?) delle cooperative rosse, Carlo Ruggeri, diventato sindaco e successivamente promosso assessore regionale all’Urbanistica nella giunta del presidente Claudio Burlando. E ora neo presidente dell'Ips, osannato sia a sinistra, sia destra. 

Il “progetto Bofill” (più precisamente master plan), approvato  due volte in consiglio comunale nel 2001 e 2002; nel frattempo dagli atti "spariscono" tre pagine (indicano la zona reperti) allegati all’elaborato di Ricchebono. Invano protestano e presentano ricorso Comitato Savona Futura e Italia Nostra in quanto sostengono che non fosse possibile costruire su quelle aree.

La robusta “macchina” imprenditoriale ha per interlocutore privilegiato la Soprintendenza architettonica; viene tenuta in disparte, nell’angolino, la sorella Archeologica che, solo per caso, resta per anni senza titolare, con un reggente depotenziato; inevitabili i laccioli.

La decisione “salomonica”? I reperti venuti alla luce negli scavi si documentano e se precedenti all’anno mille erano di competenza, se conservarli o meno, della Soprintendenza archeologica. Se posteriori, la competenza passava alla Soprintendenza architettonica (quella che era stata molto comprensiva con i costruttori e con il Comune di Savona).

Sorpresa finale! Non sono stati trovati, nel corso dei lavori, reperti anteriori all’anno mille. Per quelli posterieri la Soprintendenza Architettonica non ritenne di conservare nulla. Di conseguenza si poteva realizzare il “piano Bofill”, senza intralci.

Con una piccola eccezione. Conservare la “cortina” fortificata rivolta verso il mare aperto dell’Arsenale Sforzesco, ovvero un muro alto non più di 2 m e 50 cm., rinforzato da un paio di torri e largo due metri. Risalente al 1472.

Il resto dell’Arsenale è stato ritenuto di poco conto, nonostante fossero conservati ancora buona parte dei pilastri che sorreggevano i capannoni dove venivano tirate a secco le galee.

Nel frattempo la decisione su quanto conservare di ciò che emerge da scavi archeologici è passata alla Direzione regionale per i Beni culturali.

Una matassa in cui non è facile districarsi, ricapitolare gli avvenimenti, le sequenze. Intrecciare date e nomi, ruoli, suggeritori, avversari.

I sostenitori della tutela e della valorizzazione, capace di creare un vero volano turistico internazionale, sono rimasti di fatto “senza voce”, inascoltati ed isolati. Indicati a estremisti, nemici del progresso, fautori di una paralisi di cui Savona era stata a lungo vittima.

Ora la realtà Crescent, per rilanciare turismo ed economia, in simbiosi con il patrimonio Priamar. E’ stato conservato, sotto la galleria della strada portuale, un muro lungo 80 metri e largo 4, alto 2,20. Sui terreni privati non c’era nulla da salvare? Il recupero e la tutela ha interessato unicamente gli spazi pubblici? L’Autorità portuale ha investito nell’area 12 milioni e mezzo di euro. Non ha provveduto a realizzare una scalinata da quota 10 metri a 2,80 per rendere accessibili i resti dell'Arsenale Sforzesco conservato sotto la galleria.

E che dire delle due Soprintendenze destinatarie di numerosi esposti, lettere, fax della Consulta Culturale Savonese? Hanno continuato a rispondere: “Non ci sono stati abusi, nulla di irregolare…”. Non solo, per il Comune di Savona niente da dire neppure nel 2001 al varo del progetto Bofill; incompatibile con il progetto di “schema urbanistico” di Ricchebono. Infischiandosene anche della “carta di rischio archeologico”. Era legittimo?

Cosa ha rappresentato nel contesto politico-amministrativo la forza e l’unione tra Orsa 2000 e la Lega delle Cooperative? Esaudivano gli interessi della comunità?

Con reperti a macchia di leopardo al centro degli scavi. Cosa è stato documentato compiutamente?E soprattutto, impossibile dimostrare chi ha sbancato, forse distrutto un patrimonio archeologico, antico. Lo scempio di una risorsa storica risale all’epoca dell’Italsider o è successivo?

Un testimone è certamente Marco Ricchebono. Autore della Carta del rischio archeologico inserita nello schema di assetto urbanistico, modificato nel 2001 dal Comune senza più coinvolgerlo. Integrato dall’allora dirigente Luciano Campagnolo (oggi a capo dello staff dell’imprenditore Nucera della Geo, la maggiore impresa edile della provincia e della Liguria) che si avvalse della consulenza dell’ingegner Giuseppe Olcese.

Il professionista, nel 1996, ha dato vita allo studio Dedalo ingegneria Srl, diventato tra i più quotati e operosi della città. In compagnia con Enzo Galliano, dal 1983 al 1996, ingegnere capo del Comune di Savona. Colpito da burrasche giudiziarie dalle quali è uscito a “testa alta”.

Piccolo inciso.  Lo studio "Dedalo", con la supervisione di Boffil, provvede al progetto esecutivo, definitivo dello strumento urbanistico attuativo (Sua) per quanto concerne il Crescent.  Un altro studio di architettura  di Savona(Poggio-Armellino) si occupa della parte che riguarda la famiglia Orsero.  A completezza di informazione, Armellino è marito dell'architetto Marta Sperati, dirigente del 4° settore "Politiche culturali e turistiche, commercio ed attività educative". Lavora a Palazzo Sisto dal 2004. Il Letimbro, nel suo ultimo numero, le ha dedicato un articolo, diciamo curioso. C'è da scommettere che avrà sviluppi (vedi...).

 Non siamo infine in grado di rispondere ad un ennesimo quesito. C’era scritto nello schema di assetto urbanistico (approvato dal Comune nel 2001) che l’area portuale-industriale doveva essere valorizzata con la costruzione di un Borgo Ligure. Con la variante del 2001-2002 è sorto un  imponente agglomerato moderno di vetrocemento. Nel 1999 si prescriveva che le altezze dei fabbricati non fossero superiori agli edifici già esistenti nella Darsena Vecchia.

E dire che prima dell’arrivo di Bofill, tra il 1996 e il 1999, era stato incaricato dai privati l’architetto Pietro Gambacciani di Genova. Classe 1923, origini toscane. Deceduto nel settembre 2008. Aveva partecipato, con crescente successo, ai maggiori lavori e progetti eseguiti a Genova negli anni ’70. Considerato persona influente. Ha ristrutturato, tra l’altro, la sede storica del Secolo XIX di piazza De Ferrari. Suoi molti progetti nel porto antico, a Corte Lambruschini, il grattacielo del World Trade Center.... Oltre al Matitino di Savona (famiglia Bagnasco)

A Savona, nella chiacchierata area portuale-industriale, i progetti di Gambacciani bocciati due volte dalla Soprintendenza Architettonica quando non esisteva neanche il vincolo dello “schema di assetto urbanistico” firmato Ricchebono.

Il catalano Bofill ha dimostrato ai savonesi e agli imprenditori di essere più bravo.

Luciano Corrado

 

 

DOPO LA PUBBLICAZIONE DEL IL 21 NOVEMBRE SU TRUCIOLI SAVONESI

LETTERA DI PRECISAZIONE DELL'ARCHITETTO MARTA SPERATI 

Spettabile Direzione de "Il Letimbro", 

nel numero 11 di novembre 2011 compare un articolo di Laura Trocolo dal titolo "La Sibilla è avveniristica"(vedi...) con una mia intervista in cui vengo erroneamente identificata come "appartenente allo studio tecnico Dedalo Ingegneria s.r.l. di Savona e dirigente del settore cultura, turismo e servizi alla persona del Comune di Savona.

Desidero precisare che non appartengo allo studio tecnico citato e che il mio impegno è esclusivamente dedicato all'attività di dirigente nella pubblica amministrazione.

Chiedo che venga data notizia della rettifica per una corretta informazione ai lettori.

Scrivo per conoscenza anche alla redazione di "Truciolisavonesi" che in un suo articolo on-line ha ripreso e linkato l'articolo. 

Distinti saluti

 Arch. Marta Sperati Dirigente Settore Politiche Culturali Turistiche, del Commercio e Attività Educative Comune di Savona

Il Crescent

 

 
Prego registrarsi o autenticarsi per aggiungere un commento a questo articolo.