Celle Ligure - Adesso, lo dico io “Basta”! Stampa
Scritto da LUIGI BERTOLDI   
 

 L'articolo non riguarda soltanto i cellesi.
E' un po' lungo ma vale la pena di leggerlo tutto

Adesso, lo dico io “Basta”!

Innanzitutto, al fine di evitare ogni possibile fraintendimento, preciso che lo scrivente appartiene a buon titolo, anche se non per meriti propri, alla Chiesa Cattolica essendo credente e praticante come tanti.

Contrariamente al solito, questa volta ne faccio una qualifica, perché mi conferisce un diritto aggiuntivo rispetto a quello di essere cittadino di Celle. Mi consente di parlare, infatti, nella duplice veste, a chi in nome dei diritti degli uni (cattolici) si è inserito nella gestione dei diritti degli altri (cellesi).

 

 

Dunque, sono stato a lungo iscritto all’Azione Cattolica, sono stato cofondatore a Celle del Centro Turistico Giovanile e per molti anni ho raccolto le donazioni in favore del Seminario di Savona, facendo la mia parte nell’allora sostentamento del clero (in formazione). Tenevo anche il registro di quanto conferito, in denaro ed in bottiglie d’olio che contadini dal grande cuore non esitavano a donare; non mi sono mai ritrovato le dita unte, né dalla moneta né dall’olio. Il solo pensarlo avrebbe costretto tutta la famiglia a dare immediato avvio ai penitenziali primi nove venerdì del mese. 

Non c’era alcun consiglio di amministrazione a guidare la nostra opera di servizio, non c’erano compensi da 2.500 € al mese (ma lo sapete, cari sacerdoti amministratori, quanto percepisce, oggi, un lavoratore che dà la sua opera per otto ore al giorno? E ditemi, quante ore, non al giorno ma al mese, sono impegnati i vostri amministratori?). 

È indubbio che, da parecchi anni a questa parte, aiutare la Chiesa a sbrigare i propri affari sia a sua volta un buon affare. 

Capita, a volte, che alla fine l’affare risulti buono per gli aiutanti ma non per la Chiesa, la quale, non sapendo e potendo contemperare le esigenze dell’evangelizzazione e della speculazione, finisce per perdere dalla spina e dal tappo in entrambe le direzioni. 

L’operazione Colonia Bergamasca sembra proprio una di queste.

Nel passato intervento ho scritto che vedo molte buone ragioni per riconsiderare l’abbandono. Ho evidenziato di proposito le buone ragioni perché chi ha da intendere intenda, ma l’ho fatto con un poco di ritardo. Mi è capitato, infatti, di leggere un documento che dimostra come di queste “buone ragioni” ce ne facciamo un baffo. 

Intanto, con l’intervento di Michele Manzi si è chiarito una volta per tutte un fatto ora incontrovertibile perché documentato: l’Amministrazione comunale dell’epoca, la Chiesa e tutta la comunità hanno accettato per dovere civico la presenza dei bambini malati, assegnando loro l’area diventata così “Le Colonie”. Non dimentichiamoci che ai bambini vanno aggiunti quei poveri esseri del Cottolengo. 

 

 

Ex colonie bergamasche e il progetto di riqualificazione

 

I Cellesi avrebbero potuto dire NO ed invece hanno detto SI e si sono prodigati perché si realizzasse. 

Adesso, al momento di ricevere i definitivi saluti per cessato bisogno ed i ringraziamenti per la lunga accoglienza (e ci sarebbe stata bene anche una adeguata cerimonia con le massime autorità civili e religiose!), i cellesi ricevono il gesto dell’ombrello! Sia da parte della Colonia Milanese che della Colonia Bergamasca; per la prima, ad opera della Regione Lombardia (un Ente pubblico), per la seconda il manico (simbolico, s’intende) l’hanno fatto delle Istituzioni benefiche lombarde e l’Istituto Diocesano per il Sostentamento del Clero.. 

Bel capolavoro, bravi tutti! State insegnando che ad essere buoni si è fessi. 

Così come fatto da Michele Manzi, già dal 2009 (l’ho anche scritto su Uomini Liberi in data 11 maggio 2010) ho affermato il diritto morale della comunità cellese di rientrare in possesso di quei beni non più utilizzati e nel 2016 ho formulato adeguata richiesta, sostenuta da argomentazioni documentate, al Presidente di Regione Lombardia, al Presidente della Regione Liguria, al Sindaco di Celle Ligure ed a tutti i Consiglieri Comunali. 

Ma fra i doveri morali da una parte e gli interessi finanziari dall’altra, oggi non c’è partita! 

Eppure, io sono a difesa dei primi perché sono ben cosciente di quanto abbiamo perso con il loro progressivo abbattimento. 

Li difendo, da molti anni, con l’unica arma disponibile: la legge.

Orbene, la società Punta dell’Olmo ha fatto richiesta di edificare, con demolizione, ricostruzione e cambio d’uso a destinazione residenziale, utilizzando le possibilità concesse dall’art. 7 della legge Regione Liguria n. 49 del 3 novembre 2009 (Piano Casa Regionale). Tale norma è applicabile solamente nel rispetto del Piano Territoriale di Coordinamento Paesistico (PTCP).

Il PTCP, in relazione al sito della Colonie, così si esprime: 

[…] L'obiettivo della disciplina è quello di conservare sostanzialmente inalterata la situazione attuale […] in quanto espressione di caratteri […] non riproducibili attraverso interventi innovativi. […] Non è pertanto consentito costruire nuovi edifici, né alterare quelli esistentise non per adeguarli ai caratteri propri della zona. […]  E’ inoltre vietato aprire nuove strade […]”.

 


 

Gli edifici in questione non sono affatto da adeguare ai caratteri propri della zona perché sono proprio loro che li determinano; non è pertanto consentito alterarli. La demolizione con ricostruzione è un’alterazione: è come farne una copia imperfetta; l’operazione non è quindi consentita.

Se qualcuno ha dei problemi a credermi aggiungo un’altra considerazione.

Recentemente la Regione ha confrontato la normativa del Piano Urbanistico Comunale (PUC) con la normativa del PTCP per verificare che non fossero contraddittorie. Se si fosse trovato contrasto, si sarebbe dovuto modificare il PUC.

A proposito della Colonia Bergamasca la Regione ha obiettato che andava precisato meglio ciò che si poteva fare in quell’area e sugli edifici esistenti, perché, così come formulato, non era in linea con le prescrizioni del PTCP. Si è allora modificata la scheda che indica le operazioni consentite e che ora così recita: “[…] si ritengono compatibili con il vigente regime paesistico ID-CE unicamenteinterventi non eccedenti la ristrutturazione edilizia, senza demolizione e ricostruzionee senza ampliamenti delle attuali consistenze volumetriche […]”. 

Chiaro? Il PUC così modificato è stato approvato dal Comune e dalla Regione.

Non si può demolire e ricostruire, non si può aggiungere volumi. Cosa c’è ancora da discutere?

E adesso parliamo del documento che ho trovato. 

 

 

Punta dell’Olmo, nel dicembre 2017, ha presentato ricorso al TAR per l’annullamento di 23 atti, soprattutto delibere, della Regione Liguria, della Provincia di Savona e del Comune di Celle Ligure, che hanno condotto alla modifica del PUC, sopra riportata, con il divieto di demolire e ricostruire gli edifici delle Bergamasche. C’è la ferma volontà di superare ogni ostacolo.

Il 18 gennaio scorso la Giunta Comunale ha deliberato di non resistere in giudizio e così Punta dell’Olmo ha presentato al TAR le sue ragioni mentre il Comune non ha presentato ragioni contrarie. Se anche la Giunta Regionale e la Provincia di Savona hanno fatto la stessa cosa, possiamo già prevedere come andrà a finire.

Ma vediamo un po’ bene come tutto si è svolto. La comunicazione del ricorso di Punta dell’Olmo è arrivata in Comune il 28 dicembre 2017. La Giunta ha aspettato 21 giorni e poi ha deliberato d’urgenza. Normalmente le delibere diventano eseguibili dieci giorni dopo la loro pubblicazione all’albo pretorio, che si fa affinché tutti ne possano venire a conoscenza e gli interessati possano opporsi. La Giunta, però, avendo deliberato d’urgenza, ha potuto dichiarare l’effetto immediato della delibera senza dover aspettare la pubblicazione, che così è stata rimandata, insieme allatrasmissione ai capigruppo consiliari, al 13 aprile, 106 giorni dopo la comunicazione del ricorso. Gli interessati, fra i quali i consiglieri, se fossero venuti a conoscenza del ricorso e dell’atteggiamento dell’Amministrazione avrebbero potuto opporre le loro ragioni sia in sede comunale che in sede di TAR. Purtroppo ne sono venuti a conoscenza solo qualche giorno fa e ormai non so cosa si possa ancora fare, oltre al preciso dovere di gridare come aquile.

E vediamo anche perché un consigliere di minoranza avrebbe potuto e dovuto opporsi.

La Giunta ha deciso di non resistere perché, a suo dire, “l’amministrazione comunale aveva chiaramente espresso la propria volontà ad assentire interventi di demolizione e ricostruzione nella zona interessata e successivamente la Regione, nelle osservazioni al PUC nulla aveva eccepito circa tale decisione e solo a conclusione del procedimento aveva inserito tale prescrizione nelle modifiche d’ufficio, precludendo quindi a chiunque interessato di presentare osservazioni nei tempi di deposito”.

Cominciamo con il precisare che, come detto sopra, il CTR Regione Liguria, con Schema n. NP/21671 del 28/10/2016, aveva scritto: “I contenuti della scheda prescrittiva non contengono un livello di definizione sufficiente a garantire la compatibilità delle previsioni di riuso dei significativi volumi esistenti con il vigente regime di conservazione di PTCP, considerati gli obiettivi di riqualificazione urbanistica ed edilizia per finalità di trasformazione/ristrutturazione perseguiti con generici interventi di demolizione e ricostruzione (sottolineatura originale). Al riguardo si segnala la necessità di operare una più definita selezione delle categorie degli interventi ammessi sul patrimonio edilizio esistente, al fine di preservare i valori di qualità e tipicità del complesso […]”. 

Cioè, dice il CTR, con i generici interventi di demolizione e ricostruzione che avete previsto per trasformare (operazione vietata, ecco perché la sottolineatura) non vi è la compatibilità con il PTCP; è necessario selezionare meglio gli interventi ammessi per preservare i valori del complesso.

 

 

Allora, punto primo, non sembra proprio vero che la Regione non avesse eccepito: l’ha fatto e anche in modo deciso. 

L’Amministrazione Comunale, punto secondo, esprimendo e ribadendo la propria volontà ad assentire interventi di demolizione e ricostruzione per trasformare si autoaccusa di irregolarità: la normativa è chiara e, almeno in questo caso, la Regione pretende che venga rispettata.

Ora, volendo giungere ad una conclusione provvisoria, dovrei dire che … mh … non va mica tanto bene!

Anzi, cari Assessori e Consiglieri, ho l’impressione che i guai ve li andiate a cercare con il lanternino: da una parte, approvando il PUC, avete autorevolmente detto che la demolizione con ricostruzione non è compatibile con il PTCP; dall’altra, poco dopo, avete sostenuto di voler autorizzare Punta dell’Olmo a demolire e ricostruire!  

Aggiungo poi che l’art. 3 del D.P.R. 380/01 stabilisce che per gli immobili sottoposti alla tutela di cui al Dlgs 42/04, come gli edifici della Bergamasca, la demolizione e ricostruzione che non rispetti la sagoma preesistente compresi gli sporti e gli aggetti (e io aggiungo: e i prospetti) costituisce nuova costruzione e in quanto tale deve rispettare la distanza dalle strade, che per la via Aurelia è di 30 metri (lì ce ne sono a mala pena 10 m.).

Ecco perché prima ho fatto riferimento metaforico al manico! Se tutto fosse regolare e legittimo dovrei parlare in altro modo.

Sembra, però, che nessun altro si sia accorto di niente.

Sarebbe veramente inopportuno che per non danneggiare la Chiesa si voltasse la testa dall’altra parte: non è così che la si aiuta, ma sostenendola nelle giuste decisioni difficili.

 

Ex colonie milanesi  e il progetto di riqualificazione

 

Fra l’altro, così operando, ci si trova costretti a voltare la testa anche nelle altre situazioni simili, come nel caso della Colonia Milanese. Un procedimento che meriterebbe la prima pagina dei giornali nazionali avendo visto l’approvazione di un progetto che comporta un aumento di volumepari a  21.978 m3(equivalente a quella di 115 appartamenti), laddove non è consentito costruire un solo metro cubo.Progetto poi non realizzato perché la GHV, società costruttrice, dopo aver incassato più di otto milioni dalla vendita della Colonia di Pietra, collegata a quella di Celle, ed aver pagato 890.000 € per oneri contrattuali, aveva dichiarato lo stato di liquidazione senza aver iniziato alcun lavoro, ed era finita in contenzioso con Regione Lombardia.

Ora, dopo che l’Amministrazione ha reso obbligatoria, mettendola nelle norme del PUC, la realizzazione nella Milanese proprio di quell’approvazione che così non scadrà mai, Regione Lombardia ha ceduto area, edifici e progetto alla Cassa Depositi e Prestiti; questa si è accordata con una nuova società, la TH Resorts, per fare, con denaro dello Stato, quello che non ha fatto GHV.         

Vabbè, prima è andata come è andata e la GHV, inadempiente, inaffidabile e litigante, non ci verrà più fra i piedi perché non esiste più.

Adesso è diverso perché, come detto dagli Amministratori cellesi, la TH Resorts è una garanzia assoluta e possiamo fidarci.

Beh … insomma …

GHV aveva sede a Padova – via Egidio Forcellini 150

TH Resorts ha sede a Padova – via Egidio Forcellini 150.

Luigi Bertoldi

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