8 Marzo in Russia. La vera Festa Nazionale Stampa
Scritto da PAOLO BIANCO   
8 Marzo in Russia.
La vera Festa Nazionale

 Natasha mi aveva avvertito; “Anche se ufficialmente la festa sarà lunedì, già dal venerdì si comincia a festeggiare. Anche in maniera abbastanza ‘intensa’ dal primo pomeriggio negli uffici, fabbriche ecc. Molte ditte vanno poi fuori a cena con tutto il personale. Colleghi fanno regali alle colleghe e le colleghe si fanno regali a vicenda”. Era già da un po’ che avevo scoperto questa abitudine tipica russa: Attorno ad un singolo giorno di festa viene costruita una settimana, o quasi, dove la Nazione è praticamente fuori combattimento. C’è il giorno del ‘Brain Stormig’ per decidere che cosa si farà, poi il giorno dei preparativi, le prove generali. Il vero giorno della Festa, le donne sono così sfinite, che necessitano di uno o due giorni di riposo per riprendersi. Ed in effetti, il venerdì mattina mentre mi recavo in ufficio incontrai innumerevoli donne, ed alcuni uomini, con mazzi di fiori, confezioni di dolci e pacchetti regalo, anche loro in cammino verso il posto di lavoro. La giornata nel nostro ufficio procedette abbastanza normale, fino alle 15.00 circa, quando si cominciò a notare una certa agitazione: Valentina aveva portato Blini fatti in casa, Natalija dei funghi sottolio mentre Aida preparava il tavolo. Con i Blini veniva anche servito del pesce marinato. Dovetti purtroppo fare a meno della bianca crema dolciastra, perché Natalija insistette sul fatto che non mi avrebbe piaciuto. Bevemmo Tee e qualche ‘Shot’ di Vodka, chiacchierando del più e del meno, ma soprattutto discutendo sul ‘Giorno della Donna’, anche se, nonostante gli sforzi delle presenti, non riuscii a lasciarmi convincere pienamente del suo significato, oltreché della sua necessità.


Bar Tribunal

Le donne Russe, al contrario dei loro concittadini maschi, sono sempre molto curate e tengono moltissimo alla loro presenza. Si muovono con un portamento orgoglioso, ed una grazia, come se fossero tutte uscita dalla Scuola di Balletto Makarova. La maggior parte di loro è anche molta bella, ed orgogliosa di esserlo. Una cosa che le rende ancora più importanti per la Nazione è il fatto che sono molto efficienti; Sbrigano la maggior parte dei lavori, da quelli più semplici ad altri di grande responsabilità. Si curano inoltre della casa e della famiglia, e almeno una volta nella vita divorziano e mandano gli ex mariti a quel paese. Io trovo assolutamente giusto che abbiano un giorno di festa tutto per sé, anche se ciò paralizza la nazione per quattro o cinque giorni.

Natalja, Aida, Valentina e Sonja si accinsero ad uscire, tutte su di giri. Avevano ancora da comprare qualche regalo, prima di trovarsi con altre amiche. Natasha ed io decidemmo di sistemare ancora alcune faccende. Tentativi di comunicare con partner locali non portarono alcun risultato positivo, e quando anche il computer entrò in sciopero, decidemmo di cominciare anche noi a festeggiare l’Otto Marzo, anche se era ancora il Cinque. Natasha doveva fare alcune compere prima di passare da Tatjana, mentre io decisi di andare in albergo a riposarmi un po’. Quando uscii, dato che il mio albergo non era proprio centralissimo, e faceva un freddo cane, decisi di prendere un ‘private-taxi’ per andare in centro. Il giovanotto, originario di Krasnojarsk, possedeva sì una BMW in ottimo stato, ma nessuna conoscenza di San Pietroburgo. Lo dovetti così pilotare. Grazie al mio collaudato Russinglish, parlato e gesticolato, arrivammo facilmente nei pressi di Gostini Dvor, sul Nevskij Prospekt.

Le previsioni di Natasha stavano per avverarsi: ‘Sarà tutto pieno questa sera. Ristoranti, Bar, Bistro ecc. …tutti pieni di donne russe, che assieme alle loro colleghe cominciano a festeggiare il ‘Giorno della Donna’.


Festa della Donna

Solo due locali cercavano di invitarmi ad entrare, offrendo spazio a volontà: Sadkos, che da un giorno all’altro, da almeno due anni, chissà perché, veniva evitato sia da Russi che da Stranieri. Così come la leggendaria Chaika, bandiera della Perestrojka, dove ormai solo qualche asiatico curioso o tedesco nostalgico ne varcava la soglia. Riuscii, fortunatamente, ad ‘impossessarmi’ di un piccolo tavolo proprio di fianco all’entrata del Pizza Pathio. Vantaggio: Avevo davanti a me tutto lo spettacolo delle donne che festeggiavano allegramente. Svantaggio: Ogni volta che si apriva la porta venivo investito alla nuca da una bordata di inverno Russo. La pizza preparata da un pizzaiolo Centro-asiatico non era male, così come il vino di origine sconosciuta. Avevo portato con me un libro, in caso dovessi annoiarmi, ma non era proprio il caso di cercare di usarlo. In una qualsiasi altra serata, il fatto di un uomo solo, e piuttosto anonimo, in un ristorante non avrebbe provocato alcuno sorpresa. Così occupato a non perdere nessuna scena del ‘film’ che mi si presentava, non avevo notato un omino di provenienza asiatica, che in piedi di fianco me cercava di attirare la mia attenzione. Ci riuscì e mi chiese a gesti se si potesse sedere al mio tavolo, richiesta a cui certo, già per curiosità, se non per educazione acconsentii. Parlava un Inglese assolutamente incomprensibile, anche a causa del rumore di sottofondo piuttosto elevato. Capii comunque che veniva da Taiwan e si chiamava qualcosa come Ming o Ging o forse Ping. Quando gli dissi il mio nome si mise a ridere forte e non capii se si trattasse di un apprezzamento oppure se era così maleducato da divertirsi apertamente su un nome così importante come Paolo. Riuscì a farmi capire -a gesti- che era seduto in fondo nell’angolo, assieme a due amici, e che era venuto qui davanti per vedere un po’ lo spettacolo delle ‘donne festeggianti’. Smise di sorridere e mi spiegò che avevano -lui ed i due amici- fatto un appuntamento tramite un’agenzia ‘dating’ con tre donne russe, che però non si erano presentate all’appuntamento in albergo. Cercai di consolarlo dicendogli che molto probabilmente, questa sera, lui ed i suoi amici, erano nella stessa sciagurata situazione di molti altri uomini stranieri. Non gli dissi però che, con ancor più probabilità, avranno da attendere fino a martedì per aver più fortuna. Lui ringraziò inchinandosi e ritornò, senza ridere, dai suoi amici.


Russian feast

Ne avevo abbastanza di rumore e risate stridule, nonché di Ping o Ming e di bordate di freddo sulla nuca. Decisi così di intraprendere una breve passeggiata lungo il Canale Moika fino alla Uliza Italianskaja, per poi prendere un taxi e tornare in Albergo. La Chiesa del Salvatore irradiava la sua luce nella chiara e gelida notte, mentre camminavo soprappensiero sul marciapiede ghiacciato, cercando di non finire a gambe all’aria. Improvvisamente fui circondato da dietro da un gruppo di gente che gridava e rideva. Un gruppo di ‘colleghe’ che stava prendendo molto serio l’impegno di festeggiare in anticipo il giorno della donna. Devo aver detto qualcosa di gentile, perché fui subito adottato. Tutte cercavano di parlare con me, ridevano forte e mi chiedevano qualcosa che non capivo. Molto probabilmente: Da dove vengo, che cosa faccio e forse anche come mi chiamo. In ‘formazione’ attraversammo il canale sul ponte pedonale. Tentativi di liberarmi dall’abbraccio del gruppo non portarono risultati positivi, e fu così che fui praticamente trascinato fin dentro il locale notturno Marstall. Già solo la consegna dei cappotti al guardaroba si tramutò in uno spassoso ‘evento’. Dopodiché si doveva passare alla cassa. Approfittai del trambusto per defilarmi e dire al buttafuori: “Ya nemtskij” che voleva dire qualcosa come: ‘Io sono tedesco’, al che lui mi fece passare senza battere ciglio. Usai il vantaggio di tempo per trovarmi un posto al banco, leggermente nascosto, e quando stavo per ordinare qualcosa da bere, eccola qui la mia squadra femminile! Di nuovo attorno a me.

Del gruppo facevano parte diverse donne di ogni età ed in più due giovincelli. Il più alto, in abito scuro si chiamava Igor, dell’altro più piccolo non ricordo il nome. Una delle donne, giovane, bionda e piuttosto pallida parlava un poco di Inglese e mi raccontò che erano tutte colleghe di un reparto della ‘Municipalità’ che si occupava di cultura o meglio ancora di arte. Tutte si presentarono dandomi la mano. La direttrice si chiamava Tatjana, la capa della contabilità Olga e le altre Natasha oppure Irina. Igor era responsabile del rifornimento ‘viveri’. Io non mi dovevo preoccupare di ordinare o pagare qualcosa. Mi veniva servita Vodka! Per evitare in anticipo una situazione un po’ difficile, mi toccavo ad intervalli regolari il ginocchio sinistro, raccontando, così quasi per caso, che in gioventù avevo giocato al calcio ed ero stato vittima di un incidente, di cui risentivo ancora adesso. Lo facevo, sottolineando il racconto con una smorfia di dolore. Il messaggio venne percepito e non ci furono così fastidiosi inviti a ballare. Anche se poi era abbastanza chiaro che le donne presenti non si occupavano molto dei pochissimi uomini, quasi esclusivamente stranieri. Ballavano, ridevano, gridavano, bevevano, tutto fra loro, a parte le eccezioni dove uno o due colleghi venivano tollerati e comunque ‘usati’ come inservienti. Quei pochi stranieri che come me, erano stati casualmente integrati, facevano parte della nota esotica che arricchiva l’evento. I mariti e fidanzati hanno imparato, nel corso del tempo, a sfruttare questo breve periodo di totale libertà, prima dell’Otto Marzo, per rinfrescare amicizie ed abitudini, come il trovarsi nelle sedi delle associazioni, soprattutto di EX con ex maiuscola; ex-militari, ex-sportive, ex-studentesche. Unica possibilità di stare fuori casa e non al freddo, dato che bar e ristoranti erano da tempo prenotati dai gruppi di donne. Unirsi poi ai grappoli di ‘desperados’ davanti ai chioschi della metropolitana sarebbe stata cosa poco onorevole e molto gelida. A questo punto vi chiederete: ‘E i bambini?’ beh, per questo ci sono le nonne. Ripeto le NONNE. I nonni, se ancora presenti o rintracciabili, non prendono parte quasi mai alla vita familiare, se non per mangiare, bere o dormire.

Il locale era oramai al limite della capienza. Le ‘mie’ donne ballavano e Igor offriva da bere. Decisi che era il momento di fuggire. Mi sfilai di fianco al buttafuori che mormorò qualcosa come: ‘Come mai già via?’…feci un gesto della mano e dissi “zavtra rabotet” con cui lo volevo informare che mi dispiaceva molto, la serata era meravigliosa, ma domani dovevo lavorare. Fuori nella chiara, gelida notte, presi alcune profonde boccate d’aria fresca, poi scartai il tassista ‘regolare’ che voleva 500 rubli e presi, dietro l’angolo, quello ‘privato’ che ne accettò 150. Non aveva una BMW ma conosceva perfettamente la strada che conduce al mio albergo.

Paolo Bianco

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