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Scritto da PIER FRANCO LISORINI   

Affondare il governo, disfare la maggioranza
ma salvare la legislatura

Il piano non troppo segreto dell’opposizione (e non solo)

 Se si dovesse andare a nuove elezioni è certo che la carriera politica dei 338 fra deputati e senatori grillini (o ex grillini come il signore del “torni a bordo xxxxx!”) sarebbe finita. Per la maggior parte di loro non solo nessun vitalizio, nessuna possibilità di essere assorbiti nell’apparato di un partito o nel sindacato ma neppure la possibilità di rientrare nei ranghi della società civile come professionisti, docenti, funzionari, impiegati. Solo un rapido ritorno nell’anonimato e la disperata ricerca di un’occupazione quale che sia come alternativa al reddito di cittadinanza. La meteora Pivetti alla terza carica dello Stato aveva, nonostante la giovane età, tante altre frecce al proprio arco; di Roberto Fico si può dire altrettanto? Danilo Toninelli è già più fortunato: una laurea più spendibile e un posto come liquidatore sinistri è sempre lì che l’aspetta. Certo è un bel salto ma è stato bello fin che è durato. 

 


 

Chi è tanto ingenuo da pensare che si possa rinunciare a cuor leggero ad altri quattro anni di laute prebende, frequentazioni importanti, prestigio e opportunità di garantirsi una posizione sicura? Eppure, mentre Salvini e con lui, più o meno convintamente, tutta la Lega scavano un fossato con gli antichi alleati del centrodestra e si impegnano per la tenuta della maggioranza, fra i Cinquestelle si continuano a sparare bordate contro il socio di governo e a cercare di far saltare i nervi al Capitano per costringerlo a stracciare il contratto. E proprio quel Fico che avrebbe tanto da perdere si distingue in quest’opera di guastatore incurante dei richiami del suo capo (e forse anche del Fondatore), col sostegno scoperto di quello sgradevole giornalista saputello per il quale Salvini è solo un “pallone gonfiato”. 

E intanto giornaloni e giornalini si impegnano a mostrare gli scenari futuri dopo  l’inevitabile crisi di governo: elezioni in autunno, la Lega che cresce ancora, il Pd che ristagna, Forza Italia che annaspa mutilata dal partitino di Toti calamitato dalla Lega, Fratelli d’Italia che arraffano un altro mezzo punto percentuale ma non sanno che farsene, i Cinquestelle che escono praticamente di scena. Si può scegliere: la Lega da sola sfonda il 40%, Lega e centrodestra con la maggioranza assoluta, Lega e Fratelli d’Italia  sopra il 45%.

 


 

Siccome non credo che al Fatto facciano il tifo per un monocolore leghista o per un governo di centrodestra né che Fico smani di rinunciare alla sua carica per tornare insieme ai suoi sodali alla precedente disoccupazione, il sospetto che ci sia qualcosa sotto appare legittimo.

Il governo cade ma la legislatura va avanti; tutti contro la Lega, tutti, compreso la Meloni e, s’intende, Forza Italia. Berlusconi regista dell’operazione d’accordo con Zingaretti e con la benedizione del Supremo Garante dietro il quale si intravede la sagoma del Grande (si far per dire) Vecchio.  Il tutto mascherato come governo di emergenza - tecnico? -  giustificato dal  baratro nel quale l’Italia starebbe precipitando; un governo con dentro qualche grillino compiacente, “indipendenti” graditi al Pd e al rimasuglio di centrodestra e, se ci sta, con la foglia di fico di Conte. Fantapolitica? 

È un fatto incontrovertibile che se il governo gialloverde va avanti Forza Italia è destinata all’estinzione e il Pd si ridurrà al lumicino: sono  il partito dei moderati, id estdei benestanti, dei beneficiari del regime, dei parassiti. Fratelli d’Italia come partito, con tutta la buona volontà della Meloni, non ha niente da dire, è semplicemente  superfluo: si illude di crescere ma non ha alcuno spazio. Culturalmente e politicamente Casapound ha carte molto migliori. Il paradigma destra-sinistra col suo corollario fascismo (fantasma del fascismo)-antifascismo militante si sta dissolvendo nonostante gli isterismi di Anpi e sindacati.


 

Un incubo, uno spaventoso cauchemarcon le sembianze del leader della Lega. C’è un solo modo per evitare tutto questo, per evitare di svegliarsi in una vera democrazia, dove i partiti si sforzano di rappresentare il popolo invece di adoperarsi per raggirarlo, dove la stampa risponde ai propri lettori e non ai committenti, dove il potere è nella volontà popolare e non in un dominusdietro le quinte della politica: far fuori Salvini e in questo modo porre fine all’esperienza gialloverde. È quello che vuole la vecchia politica ed è quello che vogliono le cancellerie europee. 

Ma Salvini, se ne facciano una ragione al Fatto quotidiano, è persona accorta  e sicuramente ha fiutato il pericolo. Quanto a Di Maio, sa bene che gli verrà riservato il ruolo di agnello sacrificale e che il Capitano è la sua unica garanzia. Su Conte e l’interpretazione autentica della sua intemerata si possono azzardare diverse ipotesi. Quando Salvini e lo stesso Di Maio insistono sulle cose da fare, sulla necessità di rispettare il contratto e onorare l’impegno presso con gli italiani è chiaro e indubitabile che si riferiscono a questo governo, a questa maggioranza e non semplicemente a questa legislatura.  E se sull’alternativa, nuove elezioni, Salvini sorvola non è casuale: non ci crede. Ma quando Conte compila l’elenco delle cose da fare e rimarca la loro necessità e urgenza mi viene da chiedere: perché sposta il focus sul programma e lascia in ombra il carattere politico del patto di governo? Perché sottolinea la presunta diversità ontologica, quasi un’incompatibilità originaria, delle due forze di governo quando entrambe rappresentano la medesima insofferenza nei confronti del regime, o meglio del sistema, in cui l’Italia si è trovata ingabbiata? Non sarà che Conte intende salvare il programma facendo nel contempo intendere che i due soci di governo non sono in grado di attuarlo? Fermo restando che la lettura che danno delle sue parole i giornaloni - strigliata a Salvini, ultimatum ai due viceministri, asse con Tria e il Quirinale - non mi convince, spero con la mia di sbagliarmi, spero di avere sviluppato con gli anni un eccesso di diffidenza.

 


 

Ma quando sento i piddini all’unisono con i forzisti ripetere ossessivamente che il governo è fermo, che questo governo e questa maggioranza condannano il Paese all’immobilismo mi insospettisco.

E quando sento i piddini e i forzisti chiedere nuove elezioni dalle quali uscirebbero annientati mi insospettisco.

E quando i media di regime e quelli orbitanti nell’area del vecchio centrodestra continuano a pubblicare sondaggi che fanno volare la Lega e cercano così di tentare Salvini perché passi all’incasso mi insospettisco.

Perché una cosa per me è certa: la sinistra, Berlusconi, i guastatori dentro i Cinquestelle (forse anche dentro la Lega), tutti riuniti sul Colle più alto, vogliono la caduta del governo ma non la fine della legislatura. 

  Pier Franco Lisorini  docente di filosofia in pensione

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