Chi o che cosa c’è dietro la strage di Hanau Stampa
Scritto da PIER FRANCO LISORINI   
Chi o che cosa c’è dietro la strage di Hanau
Delirio psicotico e esasperazione collettiva

È vero che il gesto isolato di un folle non spiega la strage di Hanau. L’acting out, il passaggio all’atto, è un fenomeno psicopatologico innescato da un clima che alimenta i deliri del folle fino al punto di rottura. E il clima che si respira in Germania non è quello delle redazioni dei giornali o delle segreterie dei partiti; è quello dello scontento diffuso, di un sordo risentimento, di incertezza sul futuro che circola non solo nelle periferie o nei piccoli centri ma pervade tutto il Paese e tocca tutti gli strati sociali. L’immigrazione massiccia incoraggiata o voluta dalla Merkel non ha prodotto gli effetti benefici che ci si aspettava ma economicamente e socialmente si è risolta in un disastro. Un disastro che ha compromesso il già di per sé delicato equilibrio di un Paese teatro di complesse dinamiche socioculturali. 


La strage di Hanau

Una cultura isolata è destinata a accartocciarsi su sè stessa e isterilire finendo in una sorta di cretinismo culturale parallelo a quello fisico delle valli alpine o dell’insularità di tempi fortunatamente lontani. L’isolamento è il nemico mortale della civiltà. Su questo non ci sono dubbi: la civiltà si nutre della diversità, dell’incontro, dell’integrazione: l’esempio più alto è quello fornito dal mondo antico, dalla romanità, dall’ecumenismo imperiale. Ma perché ci sia la possibilità di integrare l’altro e di assumerne il contributo bisogna che ci sia un nucleo identitario sufficientemente forte o che non ci sia alcun nucleo, com’è il caso aurorale di una cultura e di una società in formazione. 

La Germania ha un nucleo culturale fortissimo, caratterizzato non tanto dalla compattezza etnica quanto da una storia millenaria, da una letteratura prodigiosa, dall’unità linguistica. E questo nucleo è perfettamente in grado di confrontarsi e di aprirsi alle altre culture, agli altri popoli, alle altre civiltà nonostante le sacche di ottusa ignoranza presenti nella popolazione germanica. Ma quando, e uso le parole della Boldrini, lo stile di vita collettivo viene messo a repentaglio è proprio a quelle sacche che si dà respiro e si fanno levitare. C’è una soglia oltre la quale il forestiero da accogliere diventa lo straniero invasore e quella soglia in Germania grazie a un governo dissennato è stata superata. Se un colpevole deve essere trovato, quello è il colpevole, non sono i patrioti di Alternative für Deutschland e nemmeno i gruppi folcloristici con le camicie brune e il braccio teso. Troppo comodo confondere la causa con l’effetto. E guai confondere la difesa dei confini con l’odio per gli stranieri o, peggio ancora, trasformare in disvalore la Patria. 


Luca Traini che sparò a Macerata

Per interpretare la tragedia di Hanau ci vogliono cautela, intelligenza, onestà altrimenti si alza solo polverone. Lerner e Cerasa hanno fornito un esempio da manuale di analisi scomposta, miope e interessata. Il primo: “I fatti di Hanau fanno paura perché dietro al killer solitario c’è l’ombra dell’estrema destra che sente che il momento propizio è tornato: come fu nel caso di Luca Traini, che sparò a Macerata”. Concetti ribaditi tali e quali sul suo profilo twitter insieme alla scoperta allusione alla Lega di Matteo Salvini.  Inqualificabile. Intanto dietro al killer solitario, così lo chiama, c’è la malattia mentale: un killer non si suicida dopo aver ammazzato la madre. In secondo luogo non è la destra che ha creato la situazione che ha fatto esplodere la sua follia ma è la politica migratoria tedesca al servizio di chi ha interesse ad abbassare il costo del lavoro. In terzo luogo, e questo è ripugnante, accosta la strage di Hanau  alla sparatoria di Macerata, dimenticando che ad armare la mano di Traini non fu la destra ma la rabbia impotente di fronte al supplizio di Pamela, massacrata e fatta a pezzi da una banda di nigeriani rimasti sostanzialmente impuniti. Traini, evidentemente fuori di sé, non riuscendo a colpire gli assassini, si sfogò con i loro innocenti connazionali: un comportamento assurdo e in alcun modo giustificabile ma che assolutamente non copre l’orrendo delitto commesso dagli africani, rimosso per far posto a Salvini.


Claudio Cerata del Foglio

E poi sul Foglio, concentrato del moderatume borghese, Claudio Cerasa: “Chi non condanna l’estremismo di destra è un pericolo per la nostra sicurezza”. Capito? Il pericolo per la nostra sicurezza non sono le stazioni e i quartieri in mano agli spacciatori tunisini, alla mafia nigeriana, agli scippatori e agli stupratori di tutte le etnie ma  l’estremismo di destra.  E, sempre sul Foglio, Adriano Sofri (proprio lui, diventato improbabile maître à penser), mette in guardia contro il contagio, perché, s’intende, l’Italia non si è premunita abbastanza contro il pericolo nero. Provino, loro e tutti i pensosi editorialisti con la fronte aggrottata, a scendere per le strade e a chiedere al primo che càpita se c’è in Italia un pericolo nero e vedranno nella risposta a che genere di nero guardano con apprensione le persone reali. 

Post scriptum (fuori tema)

Mi si consenta il volo pindarico. Ma con che diritto il capo del governo di fronte ad una emergenza mondiale come il coronavirus si permette di prendere in giro gli italiani? Dovrebbero stare tranquilli perché, dice  lui, abbiamo il migliore servizio sanitario del mondo che ci mette al riparo dal contagio. In primo luogo non c’è sistema sanitario che metta al riparo da un virus contro il quale non esiste cura o vaccino e dal quale, allo stato attuale, solo le difese immunitarie individuali possono difenderci; alla diffusione del contagio si possono opporre solo oculati e coerenti provvedimenti politici di cui finora non si è visto traccia. In secondo luogo l’Italia è tanto poco messa al riparo che, nel momento in cui scrivo, risulta essere il Paese europeo più colpito e il secondo nel mondo, escludendo la Cina. Un po’ di pudore e un briciolo di serietà per il Paese e per quelle persone, medici e personale sanitario tutto, che negli ospedali si trovano in prima linea e meritano rispetto.


E ancora, tanto per togliermi un sassolino dalla scarpa: di tante bestialità che sullo stesso argomento ci piovono addosso dallo sgoverno, dai compagni e dagli utili idioti che gli ronzano intorno, giornalisti della carta stampata e della tv e virologi di oscura fama, ce n’è una che le batte tutte per stupidità e ferocia: “il coronavirus tutto sommato non è altro che un’influenza un po’ più severa, dalla quale si esce più sani di prima; a rimetterci le penne sono solo vecchi malandati ottuagenari, che sarebbero morti comunque, prima o poi”. Poi questa gente, che non ha la minima idea di che cosa sia il patto che ci unisce e che ha come funzione primaria la tutela dei più deboli, straparla di razzismo e di fascismo; se avessero al loro attivo qualche lettura in più si riconoscerebbero nelle parole  di chi  nella Germania nazionalsocialista riteneva che malati e malriusciti fossero un peso del quale per il bene della razza ci si doveva liberare al più presto. E sono gli stessi che vogliono i porti aperti per ringiovanire e rinvigorire una nazione invecchiata che non fa più figli. Si chiama eugenica e nel suo nome  benvenuto il virus che fa il lavoro sporco!

Pier Franco Lisorini  docente di filosofia in pensione   

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