Aspre e dolci colline savonesi Stampa
Scritto da ROBERTO SOZZI   
Aspre e dolci colline savonesi

Molti savonesi probabilmente non sono coscienti o non danno la necessaria importanza all'ambiente in cui vivono. E' necessario alzare lo sguardo per vedere cosa ci sta attorno, il mondo in cui siamo immersi e di cui facciamo parte. Se dalla città urbanizzata guardiamo in alto, verso nord (da nord-est a nord-ovest) vediamo una cintura di ripide colline boscose, a tratti punteggiate da case sparse, villette, piccoli borghi. Questa vista può suscitare sentimenti tra i più disparati: molti rimarranno indifferenti, altri saranno piacevolmente colpiti dal panorama che li circonda; alcuni vedranno nei versanti e sulle cime la “location” ideale per una villa, una villetta o un “deposito attrezzi”.


Conca Verde

Io preferisco percorrerle quelle colline, in lunghe camminate che dal confine con Quiliano mi portano al forte di Monte Ciuto, alla Canaiella, alla Vignetta per arrivare poi alla Conca verde e al suo forte, alla Madonna degli Angeli, per finire nella valle del Lavanestro.

Passato il Lavanestro e poi anche il Letimbro le colline si fanno ancora più impervie ma si può agevolmente arrivare sino ad Albissola salendo una piacevole stradina asfaltata che porta a San Nazario e quindi, passando per Via Ranco, si può giungere al quartiere albissolese delle Collette.

Tutto considerato la fascia collinare savonese si è conservata abbastanza integra negli ultimi decenni. Le ultime, massicce, urbanizzazioni risalgono agli anni tra il '70 e l'80 in cui sono sorti i quartieri della 167 sulle colline tra Legino e Zinola, il quartiere tra “Fontanassa” e Via Chiappino e, non molto tempo prima, La rusca da una parte e Piazzale Moroni dall'altra.


Fontanassa

Quelle erano prima delle zone agricole, di una agricoltura piuttosto marginale, a conduzione prevalentemente familiare con metodi tradizionali (tanta fatica e poco reddito) e che era in procinto di essere progressivamente abbandonata. Di terreni potenzialmente agricoli, abbandonati o semi abbandonati, se ne vedono molti sulle colline; un tempo le zone terrazzate predisposte per l'agricoltura arrivavano molto in alto e lontano dalla città; nei secoli si sono sempre più ridotte fino a ridursi ai soli versanti più vicini al mare e alla piana alluvionale. Vi sono alcune eccezioni ma attualmente i terreni ben tenuti e coltivati sono solo quelli adiacenti e al servizio di ville, villette e altre case di campagna dove il lavoro nella “vigna” è, soprattutto, un passatempo per pensionati.

Poteva essere fatta in modo più rispettoso dell'ambiente e in armonia con la natura l'urbanizzazione dei decenni scorsi? Probabilmente si, ma è necessario tenere presente che in quegli anni l'obbiettivo primario era quello di costruire case per gli operai e tutti i lavoratori salariati; ne furono costruite molte in pochi anni sia dall'istituto case popolari che dalle cooperative edilizie, con l'utilizzo della famosa legge 167 che aveva previsto la possibilità di espropriare i terreni finalizzati all'edilizia popolare a prezzi calmierati. La tutela dell'ambiente o, più semplicemente, la ricerca dell'armonia tra gli insediamenti umani e il resto della natura, se mai fossero stati considerati, venivano molto dopo.


 
Madonna del monte e Madonna degli Angeli (Savona città delle Madonne)

Le zone immediatamente più a monte, rispetto a questi nuovi quartieri, hanno sostanzialmente conservato le loro caratteristiche originali, tra zone rurali più a ridosso dell'abitato e zone boscose più a monte. Le strade di Madonna del Monte, Via alla Strà e via Ranco, da che io mi ricordi, sono sempre state meta delle brevi gite pomeridiane dei savonesi, in ogni stagione, per passare qualche ora a contatto con la natura, una breve camminata, una puntatina nel bosco alla ricerca dei funghi.

Negli anni scorsi sono stati fatti alcuni tentativi di mappare e segnare i principali sentieri che percorrono le colline. E' mancata però quasi sempre una adeguata e costante manutenzione e quindi la maggior parte di questi sentieri si sono persi, coperti dalla vegetazione e i segnavia si sono in parte cancellati.

Ultimamente sulle alture tra Madonna del monte e Madonna degli Angeli (Savona città delle Madonne) un gruppo di persone si è messo al lavoro per riaprire sentieri e stradine nei boschi; il lavoro è stato totalmente volontario e autogestito e i percorsi predisposti sono soprattutto dedicati agli appassionati delle discese in mountain bike in quanto i volontari sono prevalentemente appassionati di questo sport; ma i sentieri possono essere anche utilizzati da chi preferisce le camminate a piedi e, in effetti, molti li utilizzano. Penso che queste persone siano da ammirare perché hanno fatto tutto questo mossi solo dalla passione per lo sport e la natura. Se si vuole che la loro opera sia mantenuta nel tempo sarà però necessaria una qualche forma di incentivo e un aiuto da parte di associazioni e istituzioni che assicuri la durata di questo sistema di sentieri nella natura.

 
Valcada

Purtroppo Le strade che si inoltrano sulle colline non sono frequentate solo da amanti della natura e dello sport ma anche da gente spregevole che abbandona rifiuti di ogni genere negli spiazzi e sulle rive. In questo caso penso che sarebbe necessaria una severa repressione del fenomeno con multe salatissime, sequestro dei mezzi e ogni altro sistema che possa essere di aiuto a stroncare questa insana abitudine. Si potrebbero distogliere un certo numero dei Vigili (scusate, ho sbagliato, “agenti di polizia locale”) più anziani dal lavoro negli uffici per mandarli nei boschi (certamente ne guadagnerebbero in salute), e aumentare così la vigilanza nelle zone rurali contro chi abbandona rifiuti.

Ma i pericoli per le nostre colline non vengono solo da chi abbandona i rifiuti; sono sempre in agguato quelli che cercano la “location” ideale per la loro villetta.


Legino

Non c'è niente di male nel desiderare una villetta nel verde; il problema, come sempre, è quello di mantenere un giusto equilibrio tra attività umane, natura, impatto delle attività sull'esistente e armonia. Troppo spesso per costruire una casetta si sbancano cime e versanti, si costruiscono assurdi muraglioni; i muraglioni vengono rivestiti di pietre raddoppiando così il danno: la prima volta con l'aumento delle attività molto impattanti nella cava di origine, la seconda con le brutture della posa in opera. Al momento dell'adozione dell'attuale P.U.C. Si discusse e si teorizzò la necessità di disincentivare la costruzione di case sparse e di favorire invece la concentrazione delle case indipendenti in piccoli borghi, magari aggregati a quelli già esistenti. In questo senso, se non ricordo male, si decise di incentivare, in termini di mc. concessi, le costruzioni in certe zone prestabilite. L'idea mi era sembrata buona ma non mi pare che abbia funzionato come previsto. Le costruzioni in collina continuano a essere distribuite con la tecnica “a sparpaglio” che secondo me è quella peggiore dal punto di vista dell'impatto sul terreno.

Comunque credo che il modo migliore per tutelare questo nostro patrimonio paesaggistico e ambientale sia quello di una sua maggiore conoscenza e conseguente utilizzo da parte delle persone comuni. L'ambiente per apprezzarlo bisogna conoscerlo, a volte facendo un po' di fatica per risalire i sentieri e le stradine; certamente però si sarà ripagati con la soddisfazione di una ritrovata armonia con l'esistente.

Roberto Sozzi

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