La moda vegana Stampa
Scritto da ROBERTO SOZZI   
LA MODA VEGANA

 In questi ultimi anni sembra siano aumentate le persone che seguono una dieta vegana, cioè una dieta che esclude la carne, il pesce e ogni alimento di origine animale. I vegani sono anche diventati più assertivi e sembra quasi che siano usciti da una sorta di clandestinità. Sono stati aperti numerosi ristorante “vegan” che hanno avuto un buon successo. 

Questi fatti hanno anche creato una certa reazione negativa con atteggiamenti di dileggio se non di disprezzo da parte di molti che non riescono o non vogliono capire e condividere il senso della scelta vegana.

Io sono vegano ma comincerei con il dire che cosa il veganesimo, secondo me, non è: non è una religione e pertanto i vegani non pensano di possedere la “verità” e hanno il massimo rispetto per tutti coloro che non ritengono o non se la sentono di fare questa scelta; non è una cultura orientale anche se nel mondo buddista sono molto numerosi i vegani e i vegetariani; non è una moda. Per me il veganesimo è una scelta morale, personale, legata al rifiuto della violenza nei confronti degli animali.

Probabilmente la maggioranza di coloro che si alimentano di carne non hanno piena consapevolezza delle sofferenze connesse agli allevamenti intensivi di animali e ai macelli (una parola che andrebbe pronunciata con molto pudore, con coscienza di ciò che significa); Sugli allevamenti intensivi si possono dire molte cose, sia dal punto divista del benessere e della sofferenza degli animali sia da quello della salute dei consumatori. Per quanto riguarda la sofferenza degli animali chi vuole si può informare tramite filmati su You tube o tramite siti animalisti: Nella maggior parte dei casi gli animali sono costretti in spazi ristrettissimi dove è loro impedito qualsiasi movimento che non sia quello di alimentarsi, di urinare e defecare. La netta impressione che si trae dalla visione di queste immagini è che questi animali siano ridotti a una sorta di macchina dedita alla produzione di carne, senza che l'allevatore si preoccupi minimamente del fatto che questi esseri sono coscienti, hanno un certo grado di intelligenza e soffrono sia fisicamente che mentalmente.

Anche non volendo considerare le sofferenze inflitte agli animali, si dovrebbero comunque considerare le conseguenze per i consumatori degli allevamenti intensivi: la prima è la necessità di un massiccio utilizzo di antibiotici perché la grave carenza di accettabili condizioni di igiene e la stretta vicinanza tra di loro comporta la facilità della diffusione di numerose malattie epizootiche. Vi sono poi alcune malattie che dopo essersi diffuse negli allevamenti intensivi possono, come abbiamo visto negli scorsi anni, anche propagarsi agli umani (es. l'influenza aviaria e quella suina). L'uso generalizzato e intensivo di antibiotici sugli animali ha numerose conseguenze sulla salute umana, la principale delle quali è che gli antibiotici in commercio perdono molto velocemente la loro efficacia anche sull'uomo ed è necessario inventarne sempre di nuovi e più costosi. La seconda è la presenza di residui nella cane che, alla fine della catena, vengono assunti dai consumatori.

Un'ultima considerazione sul consumo di carne la vorrei fare in relazione ai macelli industriali.

Anche qui per chi vuole informarsi può essere di aiuto you tube, ma la visione di filmati non dà piena consapevolezza di quello che è l'atteggiamento degli addetti alla mattanza. Io ci sono stato in un macello e questa esperienza mi ha insegnato molto sulla natura umana. Oltre alle sofferenze inflitte, a volte gratuitamente, agli animali quello che colpisce è la assoluta indifferenza degli addetti al macello verso questa sofferenza. Ho visto agnelli in attesa della loro sorte gettati in mucchi informi come fossero cose inanimate, bovini consapevoli della loro sorte e con il terrore negli occhi avviati al massacro con crudeltà e indifferenza. gli addetti alla mattanza sembrava che eseguendo il loro compito provassero un insano piacere.

La conclusione che vorrei trarre da queste brevi considerazioni è che se si decide di mangiare carne, almeno si potrebbe scegliere di consumare carne proveniente da allevamenti estensivi che sicuramente comportano una minore sofferenza per gli animali e minori rischi per la salute degli umani oltre che fornire una carne di migliore qualità.

Certo anche questa scelta non è facile per vari motivi; innanzi tutto perché nel circuito commerciale non è facile distinguere le carni delle varie provenienze, cioè non si riesce facilmente a capire se un taglio esposto al banco proviene da allevamenti intensivi o meno. Inoltre i prodotti provenienti dagli allevamenti estensivi hanno prezzi decisamente maggiori per evidenti motivi legati ai costi di gestione e alla superiore qualità dei mangimi somministrati agli animali.

Per inciso vorrei fare una considerazione sul discorso della caccia. Tendenzialmente sono contrario alla caccia perché sicuramente comporta una grande violenza nei confronti degli animali; ma se mettiamo a confronto la caccia con gli allevamenti intensivi credo che sia sicuramente preferibile la caccia perché l'animale, fino al momento in cui viene ucciso, vive libero e l'attività della caccia, pur comportando terrore e sofferenza per gli animali, è più vicina e simile all'ambiente naturale in cui gli animali selvatici vivono e che è costituito, naturalmente e tragicamente, da prede e predatori.

Ma torniamo alla dieta vegana.


 La domanda che mi viene fatta più di frequente quando si tocca il discorso della mia dieta è: “ma cosa mangi?”. Qui la “moda” vegana, secondo me, ha fatto alcuni danni. La moda, infatti, comporta che la dieta sia per molti costituita da alimenti “strani”; il famoso seitan, il tofu, la soia in varie forme. In genere questi alimenti, assieme ad altri, sono confezionati in modo da simulare pietanze a base di carne e di latticini con risultati che, a essere generosi, sono molto discutibili.

E' invece possibile seguire una dieta vegana più legata alle nostre tradizioni, senza ridicole simulazioni della carne e, a mio parere, questa dieta è molto più appetitosa.

Provo a fare un breve elenco di alcune pietanze tradizionali che possono entrare a pieno titolo in una dieta vegana. La pasta può essere preparata con varie ricette senza carne e latticini: con le zucchine, con i broccoli, all'arrabbiata, pomodoro olive e capperi, con sugo di funghi, al pesto (senza formaggio). Lo stesso per il riso. Si possono fare minestre e zuppe di verdure, cereali e legumi di varie tipo e secondo la fantasia che ognuno possiede. Umidi, stufati e insalate a base di legumi e di cereali secondo varie ricette e combinazioni. Verdure grigliate (sono ottime le zucchine e le melanzane condite con olio, aglio e timo), lessate e condite (patate, cavolfiore, fagiolini), crude condite con sale olio e aceto (o limone), pizza (marinara), farinata e le altre preparazioni tradizionali con la farina di ceci.

Forse (spero) a qualcuno sarà venuta l'acquolina in bocca e vi assicuro che se in queste preparazioni ci si mette il giusto impegno e passione possono essere veramente appetitose. Purtroppo la “moda” vegana con ricette basate su materie prime di provenienza orientale, consistenza poco attraente e simulazioni varie della carne non fanno una buona pubblicità alla causa. Forse anche qui ci rovinano le esigenze commerciali perché, probabilmente, un ristorante vegano che proponesse un menù a base di minestrone genovese, stufato di fagioli o lenticchie, zuppa di farro, farinata e panissa fritta o condita, probabilmente non avrebbe il necessario “appeal

 Roberto Sozzi

 

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