Le cessazioni delle imprese entro i 5 anni ... Stampa
Scritto da CLAUDIA SIRITO   
Le cessazioni delle imprese entro i 5 anni
dall’iscrizione in Liguria dal 2000 al 2016

 Mediamente nel corso dei 17 anni considerati più di un terzo delle cessazioni totali riguarda le imprese iscritte da meno di 5 anni con dati simili anche nelle quattro province, con la sola eccezione di Imperia che presenta oscillazioni maggiori delle altre province liguri.


Il fenomeno della debolezza delle imprese che si iscrivono ai Registri Imprese è cosa nota, per la difficoltà a reggere in mercati sempre più competitivi, per la crisi economica, per la forte pressione fiscale e le difficoltà di accesso al credito bancario e anche, spesso, per una certa impreparazione di fondo dei nuovi imprenditori o di chi, nonostante un insuccesso, ritenta l’avventura imprenditoriale.

Dal 2002 al 2016 in soli quattro anni il dato delle baby cessazioni è stato superiore al 35%; nel 2005 con il 35,6% e dati ancora superiori a Savona con il 37,5% e Genova con il 36%), nel 2009 con il 36,4% (Savona al 39,6% e La Spezia al 37%), nel 2011 e nel 2012 con il 35,2% (nel 2011 Genova al 36,3% e nel 2012 La Spezia al 36,6%).

In valore assoluto tra il 2000 e il 2016 in Liguria vi sono state 63.203 imprese cessate entro i cinque anni (con una media annuale di 3.718 baby cessate) ed escludendo il 2000 (picco assoluto di 4.800, ci cui quasi 1.100 nell’agricoltura), si registrano dati superiori alle 3.800 unità nel caso del 2005, 2007, 2008, 2009, 2012 e 2013 (in buona parte riconducibili ai momenti peggiori della crisi globale) con 2007, 2008 e 2013 in evidenza anche per un numero complessivo di cessazioni superiori a 12.000 unità.

Mediamente nel corso dei 17 anni considerati l’unica provincia in cui le cassazioni entro i 5 anni dall’iscrizione incidono sul totale regionale più di quanto avviene per il complesso delle cessazioni è Savona dove ammontano al 21,7% per un totale di 13.687 (media annuale 805) contro il 20,8% per il totale delle cessate; Genova copre il 47,7% del totale regionale con una media annuale di 1.775, Imperia il 16,6% (617 unità all’anno) e La Spezia il 14% (521 baby cessazioni annue).

Il dato della minore tenuta delle imprese entro i cinque anni di attività per Savona è confermato anche dai dati sui singoli settori negli ultimi otto anni (la provincia in sei settori su otto presenta una percentuale media di baby cessate superiore al dato ligure) e dal fatto che in 11 anni su 17 la quota  delle baby cessate è stata superiore alla media ligure. In quest’ultimo caso a Savona segue Genova con 10 anni su 17, poi La Spezia con 8 e Imperia con 7. Per quanto riguarda la diffusione settoriale a Savona seguono Imperia con 5 settori su 8 e La Spezia con 4 su 8 mentre per Genova solo il commercio presenta un dato medio superiore negli ultimi otto anni al corrispondente dato ligure.

Il periodo è diviso nei due sottoperiodi 2000-2008 e 2009-2016 a causa del cambiamento della classificazione ATECO, in modo da poter analizzare nel tempo anche l’andamento settoriale al fine di evidenziare gli specifici trend di ciascuno di essi. Il cambiamento della classificazione delle attività economiche ci permette anche (indicativamente) di analizzare gli andamenti prima e dopo la crisi e di comprendere che la crisi non ha influenzato in modo significativo il dato globale delle baby cessazioni, che anzi mostrano una diminuzione media tra i due periodi considerati. Infatti, mentre nei primi nove anni la percentuale media regionale è stata del 35,1% nella seconda parte del periodo il dato scende al 33,7%. Va però segnalato che il primo sottoperiodo risente di un dato abnorme nel 2000 ed uno molto elevato nel 2001 derivanti dalla cancellazione di molte imprese agricole, dopo l’iscrizione in massa nei Registri camerali dei Coltivatori Diretti già iscritti nello SCAU e la successiva introduzione di soglie di reddito da impresa che hanno portato alla graduale cessazione delle imprese che non le raggiungevano. Ciò fa si che solo per Imperia e in misura minore Savona esista una differenza significativa tra i dati dei due sottoperiodi, mentre ciò non avviene per Genova e La Spezia dove la numerosità delle imprese agricole è molto meno influente sul totale dei settori.


 

Vi sono settori in cui il turnover è mediamente molto elevato ed altri in cui esiste una maggiore tenuta delle imprese come evidenziato dal grafico successivo, anche se con differenze notevoli tra le province.


In genere i dati settoriali medi riferiti alla provincia di Genova sono molto simili a quelli regionali, mentre le altre province evidenziano andamenti differenziati rispetto alla media. Alloggio/ristorazione e costruzioni presentano valori medi significativamente superiori al totale con i valori più elevati a Savona e Imperia  (nel primo caso la provincia che presenta la percentuale maggiore è Savona mentre nel secondo Imperia); viceversa agricoltura, trasporti e industria presentano percentuali inferiori a quelle registrate per il totale delle baby cessate e per le prime due attività il dato più elevato si registra a La Spezia mentre nel caso dell’industria a Savona e la Spezia. Con l’unica eccezione di Imperia il dato del commercio presenta differenze inferiori al punto percentuale rispetto al complesso dei settori.  Nei servizi alle imprese l’incidenza delle baby cessate è in genere leggermente superiore alla media, con la differenza maggiore a La Spezia, mentre il contrario avviene per i servizi alle persone (con l’unica eccezione di Imperia dove la percentuale di questo settore è superiore al dato complessivo).

14.2.2017                           Claudia Sirito

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