"La politica antiebraica e noi" Stampa
Scritto da SELENA BORGNA   
"La politica antiebraica e noi"

 “Ringrazio il vicesindaco di Albenga Riccardo Tomatis, l’assessore Simona Vespo, il sindaco di Alassio Enzo Canepa ed il primo cittadino ingauno Giorgio Cangiano per la presenza a questo importante evento”, ha dichiarato Grazia Mura, presidente del distretto nord-ovest Fidapa durante la conferenza per celebrare il Giorno della Memoria, “e questo giorno serve per far riflettere e la parola può essere un’importante arma per non dimenticare”.


Stessa soddisfazione da parte dell’avvocato Cosimo Costa: ”Questo è un giorno importante per l’Italia e mi sento di dire che io ricordo bene gli avvenimenti di cui si parla perché in quel periodo avevo 16-17 anni ed ho seguito il dramma attraverso i miei amici. Ricordo anche l’8 settembre e l’arrivo dei tedeschi con la conseguente mancanza di libertà senza dimenticare nemmeno il 25 aprile e il 1 maggio 1945 quando è stata nuovamente esposta la bandiera italiana”.

“Ringrazio la Fidapa per questo importante incontro”, sottolinea Alessandro Colonna, presidente della Fondazione Oddi, “e questi temi così importanti devono essere posti all’attenzione dei giovani perchè i testimoni diretti stanno via via scomparendo per l’età”.

“Questi fatti sono accaduti solo 70 anni fa e possono ripetersi”, mette in evidenza il vicesindaco di Albenga Riccardo Tomatis, “e bisogna far sentire le voci dei superstiti che si stanno riducendo con il passare del tempo facendo sì che orrori simili non accadano mai più”.


“Le leggi razziali del 1938 sono il frutto di una decisione autonoma di Mussolini”, dichiara il professor Fabio Levi, “e compromettono l’integrazione degli ebrei che nel 1848 ottennero l’emancipazione nello Stato Sabaudo e questa emancipazione si è via via estesa agli altri stati che avrebbero formato l’Italia unita. La nostra nazione è uno dei paesi europei dove l’integrazione degli ebrei è avvenuta più facilmente e le leggi del 1938 sono state un passo indietro. Il Concordato del 1929 non ha sancito la parità tra tutte le religioni presenti in Italia ma c’è l’assimilazione che permette le nozze miste. Le leggi razziali sono state dure e coerenti ed hanno portato alla ricostruzione dei ghetti toccando tutti gli aspetti della vita quotidiana portando l’antisemitismo come legge dello Stato. Vittorio Foa, vedendo il fascismo, intuisce immediatamente che vi sarà una svolta razzista ed il clima antisemita dell’Europa facilita la svolta di Mussolini, che non riceve alcuna pressione da parte di Hitler per la creazione delle leggi razziali.


La guerra d’Etiopia e la creazione dell’Impero fanno aumentare il consenso verso il fascismo e vengono impiegati organi specifici per mettere in partica le leggi razziali. Il 22 agosto del 1938 viene fatto un censimento per schedare gli ebrei italiani ed i funzionari pubblici non si oppongono a tutto ciò. Il regime fascista effettua contro gli ebrei una propaganda strutturata e fa sì che certi italiani si comportino da antisemiti. Le leggi razziali del 1938 condizionano il comportamento degli italiani ed è la prima volta che si colpisce una minoranza per cos’è e non per cos’ha fatto. Il fascismo dà fiato ad argomenti che fanno vedere la magnanimità di Mussolini ricordando che gli ebrei non hanno perso la cittadinanza italiana e la categoria di “ebrei speciali” ovvero coloro che si sono distinti per meriti verso la patria in campo militare o ebrei che si sono iscritti al Partito Fascista poco dopo la sua costituzione conservano la proprietà dei loro beni pur continuando ad essere considerati ebrei.


Il Re e capo dell’esercito Vittorio Emanuele III accetta in silenzio le leggi razziali e la Chiesa resta in silenzio di fronte a tutto ciò e in quest’ottica bisogna considerare che la Chiesa ha mantenuto gli ebrei romani in una condizione d’inferiorità giuridica fino al 1870. Nel 1943 la situazione degli ebrei italiani si aggrava e gli elenchi con i nomi dei membri della comunità ebraica sempre aggiornati sono a disposizione di coloro che li desiderano e i nazisti li useranno per deportare gli ebrei italiani. Dall’8 settembre 1943, con l’armistizio e la fuga del Re e di Badoglio a Brindisi, nel sud Italia le leggi razziali sono disapplicate con leggi abrogative, mentre al nord l’esercito allo sbado dopo la fuga del sovrano si disinteressa alla sorte degli ebrei che saranno deportati dai tedeschi con l’aiuto dei membri della Repubblica Sociale Italiana. Circa il 19% degli ebrei italiani è stato deportato mentre l’81% è riuscito a salvarsi e la consapevolezza di questo dramma si è avuta dagli anni 80 in poi con la fine della Guerra Fredda tra Stati Uniti ed Unione Sovietica.


Con la caduta dell’Unione Sovietica l’Europa ha iniziato a riconsiderare sè stessa e la sua storia e la Shoah è un punto di riferimento necessario. La commissione Anselmi del 2000 riguardante i beni degli ebrei deportati si è ridotta in un nulla di fatto e purtroppo oggi i protagonisti di quegli anni sono quasi tutti deceduti e purtroppo, in questi anni, il passato è sempre meno importante specie se molto lontano e perciò occorre mettere in campo strumenti per ricordare. Occorre avere la capacità di affrontare i temi etici e l’opera di Primo Levi “I sommersi e i salvati” è molto importante in tal senso. Levi solleva questioni scomode e fa sentire vicini eventi che, con il passare del tempo, sono sempre più lontani”.

“Sono molto contendo di essere qui ed è importante capire cosa sia successo per non ripetere gli stessi errori del passato ed occorre prendere atto di queste tragedie affinchè non si ripetano più rispettando soprattutto le persone e la loro identità”, conclude il sindaco di Albenga Giorgio Cangiano.

       SELENA BORGNA  

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