Un nuovo Turismo per la ripresa Stampa
Scritto da Giorgio Berriolo   

 

Un nuovo Turismo per la ripresa 

 

Stiamo attraversando in Italia una crisi economica che si trascina  ormai da almeno sei anni e mentre la maggior parte dei nostri parteners europei sta lentamente risollevandosi, per noi la uscita da questa situazione sembra sempre più difficile.

Negli ultimi 60 anni i nostri governanti, senza distinzione di colore, hanno spinto la nostra economia da un lato verso l’industria pesante con i risultati che vediamo a Taranto e dall’altra verso l’assorbimento di occupazione nelle pubbliche amministrazioni di personale spesso nullafacente (in cambio di voti ) alimentando (con il ricorso al debitouna costosa e dannosa burocrazia

Le iniziative intraprese non sembrano essere in grado di risolvere il problema.

Tra esse  la principale consiste nella così detta “Spending rewiew’’ ossia nella ricerca ed eliminazione di spese inutili: “auto blu “  consulenze e società miste inutili o inefficienti e graduale eliminazione di posti di lavoro non necessari nelle pubbliche Amministrazioni.

E’ evidente che ormai, se si vuole risanare il sistema occorre procedere in questo senso ma non occorre essere economisti per comprendere che una nazione non è una famiglia dove eliminare spese inutili può risolvere una situazione.

 Occorre riflettere che qualunque riduzione di spesa nazionale, inevitabilmente produce disoccupazione e riduzione dei consumi incrementando il male che si vuole curare.

 Cosi eliminare le “auto blu” significa anche licenziare gli autisti e privare il mercato nazionale automobilistico di un non trascurabile filone, eliminare le società miste e consulenze inutili comporta il privare fasce professionali di occupazione mentre la sia pur graduale eliminazione dei posti inutili, in occasione del pensionamento degli addetti, significa privare il “mercato nazionale” di un importante filone di occupazione, il tutto ovviamente con l’effetto di deprimere ulteriormente i consumi e quindi di produrre ulteriore disoccupazione.

Pertanto accanto e possibilmente, anche prima di questa iniziativa, senza dubbio necessaria ma, anche portatrice di un fortissimo impatto  depressivo su occupazione e  consumi, occorre trovare nuovi e sostanziosi filoni per creare “ nuova occupazione redditizia.  

Uno di questi è, senza dubbio, il settore turistico da sempre trascurato (siamo dietro  a tutti i principali stati europei per investimenti pubblici in sostegno del settore!) in un paese che detiene più della metà dei tesori di arte mondiali con un territorio ed un clima eccezionale.

Esso può senza dubbio costituire lo strumento per risollevarci da questa crisi ma anche di consentirci un nuovo slancio verso il futuro.

 Il turismo in Italia ha visto il suo primo sviluppo nel settore termale a cui ha fatto seguito nell’800 il climatico  alimentato  dai ricchi paesi del nord Europa.

Nel dopo-guerra si è affermato velocemente il turismo balneare e montano -. sciistico, strettamente legato al luogo di soggiorno,  che peraltro non ha stimolato un adeguato sviluppo alberghiero frenato dal proliferare delle seconde case. (vedi Google “Un futuro ai nostri giovani”)

Infine Il flusso turistico verso i grandi centri storici, ha avuto una importante affermazione  ma è rimasto limitato alle città storiche:  Roma, Firenze, Venezia e poche altre.

Ma l’Italia non è solo questa. Su tutto il territorio esistono tesori spesso sconosciuti con le antiche architetture dei suoi innumerevoli centri, anche i più piccoli, con le loro chiese, castelli e palazzi ricchi di opere d’arte ed anche di botteghe artigiane dove è possibile trovare capolavori di oreficeria, pelletteria, ceramica, coltelleria, arti del tessuto, del vetro e della pietra e altro.

Questi tesori diffusi  costituiscono un enorme capitale potenziale esteso allo intero territorio, ricco dei più vari interessi e che è rimasto fino ad ora, sostanzialmente escluso dal flusso di visitatori, solo esplorato, con difficoltà, da pochi danarosi intenditori e che può essere  salvato dal degrado solo facendo giungere fino ad esso un flusso turistico che lo possa apprezzare, godere e consentirne lo sviluppo.


Gli innumerevoli artigiani che  ancora popolano l’Italia, spesso non lasceranno eredi in quanto il figlio, il nipote o il ragazzo di quartiere che potrebbe continuare la tradizione, ha trovato o sta cercando lavoro nelle fabbriche o nella burocrazia delle amministrazioni, abbandonando all’oblio le preziose conoscenze del Maestro artigiano.

Siamo ancora in tempo per avviare un recupero assolutamente necessario di questa ricchezza

Occorre quindi promuovere un nuovo turismo non limitato ai grandi centri ma esteso  alla “esplorazione del territorio”

Un tale turismo è oggi reso possibile dalla incredibile quantità di persone in particolare delle nuove generazioni di ogni paese che, con l’elevarsi del livello di istruzione e delle disponibilità economiche vede nell’Italia la patria del buon gusto, la culla di tutte le civiltà con le relative vestigia del passato ma anche il paese del sole e di una popolazione affascinante e fantasiosa che sa offrire incantevoli pause di esplorazione di artigianato, gastronomia. enologia e folclorismo che non hanno paragone in altri paesi.

 Il Complesso alberghiero esistente ha sicuramente la possibilità di svilupparsi (anche  con la eliminazione o ristrutturazione delle strutture obsolete o inadeguate ) per accogliere le crescenti  correnti turistiche tradizionali ma  per offrire uno sbocco alla potente domanda latente che si è tratteggiata, è necessario pensare alla nascita di un nuovo turismo, appoggiato a strutture adeguate, su una scala ben diversa dalla attuale, capace di muovere gruppi di migliaia di persone.

Questo nuovo turismo non può svilupparsi con il tipo di Hotel tradizionale inserito nel cuore delle città.

Ormai i grandi flussi di visitatori sono gestiti ed indirizzati dai grandi Tours Operators internazionali che devono offrire, a prezzi abbordabili, viaggi ed esperienze interessanti a una moltitudine di persone provenienti da vaste aree del pianeta.

Si prospetta inoltre la possibilità di inserire in questo contesto anche la nuova domanda di R-T-A residenze turistiche alberghiere (vedi Google “Ricerca? Sviluppo? Crescita? Occupazione?) )

E’ quindi necessario prevedere la costruzione di complessi alberghieri capaci di ospitare 1.000-2.000  persone che evidentemente non possono essere costruiti allo interno dei centri urbani ma  devono trovare sede nelle relative adiacenze, al centro di zone del territorio interessanti da esplorare.

E’ inoltre necessario pensare a predisporre iniziative per condurre, da tali grandi alberghi, sul territorio i turisti alla scoperta non solo dei panorami, delle preziose strutture urbanistiche e architettoniche e dei musei ma anche per conoscere i tesori dell’artigianato e delle gastronomie locali

La disponibilità di mezzi di trasporto (pulman, aliscafi elicotteri etc.) consente ormai di organizzare per gli ospiti gite di esplorazione del territorio che possono estendersi, nell’arco della giornata, ad ampie aree.

Occorre pertanto superare il complesso, creato da falsi tabù ambientalistici che rifiutano le strutture immobiliari di grandi dimensioni.

Ciò sarà possibile non solo modulando l’ingombro strutturale con accorgimenti architettonici per renderli, il più possibile accettabili nel paesaggio ma anche con un cambio di mentalità.


Occorre riflettere sul fatto che negli ultimi decenni del secolo XIX  e nei primi del XX abbiamo visto sorgere alberghi di dimensioni ragguardevoli, per il turismo climatico, nella nostra Liguria e nella vicina costa Azzurra in un ambiente di case di agricoltori e pescatori dando vita ad un nuovo paesaggio ricco di attività e di ricchezza.

Per rimanere nella nostra provincia basterà ricordare il volume dell’Hotel Palace di Spotorno, nato nei primi anni del secolo, ai limiti di un borgo di casupole.

Queste strutture che, facendo le debite proporzioni tra le costruzioni di oggi e di allora, sarebbero giudicati “mostri ecologici” hanno consentito la trasformazione e lo sviluppo economico di intere regioni ! 

Abbiamo visto, negli ultimi anni il clamoroso sviluppo del settore crocieristico con l’entrata in servizio di navi sempre più grandi, capaci ormai di accogliere migliaia di turisti e di accompagnarli nella visita delle più belle città e paesi della costa mediterranea e mondiale.

Il gigantismo delle navi da crociera (che ha consentito una drastica riduzione delle tariffe) ha esteso  l’accesso a questo tipo di turismo da una elite di privilegiati alla moltitudine di impiegati ed operai  mentre l’apertura delle frontiere di vaste aree del globo, ha reso disponibile una vastissima clientela.

Forse ciò è stato reso possibile dal fatto che la costruzione e l’esercizio delle grandi navi da crociera non necessitano di licenza edilizia?

E’ quindi ormai ora di affrontare una profonda ristrutturazione del settore alberghiero passando da una visione artigianale ad una industriale, basata  su una adeguata scala delle strutture alberghiere capaci di attrarre non solo il turismo internazionale, la cui domanda è fortemente crescente ma anche di offrire al mercato interno un turismo  interessante e variato (in alternativa a quello statico delle seconde case) e soprattutto di riavviare un potente sviluppo dell’artigianato e della ristorazione con la creazione di un secondo grande filone di nuova e sana occupazione.

Ma occorre riflettere che non basta poter  disporre di strutture alberghiere in grado di ospitare 1000-2000 persone nelle nostre migliori località.

Occorre, innanzi tutto, che esse possano giungere alle loro destinazioni in modo facile e rapido.

Lo sviluppo del sistema autostradale che, negli ultimi decenni, ha consentito all’Italia di allinearsi con il resto di Europa, sembra paralizzato.


Per quanto riguarda la nostra Liguria il nodo di Genova minaccia ormai di provocare la paralisi mentre  il progetto della Albenga- Carcare- Predosa che risolverebbe il nodo di Savona, pare accantonato per problemi ambientali.

Forse dobbiamo pentirci di aver deturpato le nostre valli con i due nastri autostradali della Savona Torino?

Oltre a ciò, in particolare per la Liguria occidentale, abbiamo un grave handicap per quanto riguarda i collegamenti aerei in quanto il piccolo aeroporto di Villanova d’Albenga è ormai chiaramente insufficiente –

Sarà anche questa carenza, con adeguamento della rete autostradale, che nel prossimo decennio si dovrà colmare per rendere possibile uno sviluppo equilibrato del settore  (Vedi Google “nuovo aeroporto di Albenga)

Sarà in tal modo possibile sollecitare un nuovo e potente sviluppo della  tradizionale sana e redditizia occupazione, caratteristica delle nostre popolazioni, che non sono adatte alla industria fumosa ma piuttosto alla fantasia della accoglienza, dell’artigianato e della ristorazione

Solo in tale situazione i grandi Tours Operators internazionali saranno interessati a indirizzare in Italia un nuovo e consistente  flusso turistico che ci consenta di riappropriarci del perduto primato.

Giorgio Berriolo

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