Alcune direttive per la gestione delle sagre di paese Stampa
Scritto da ALESSANDRO MARENCO   
Alcune direttive per la gestione 
delle sagre di paese

  Al cospetto dei più raffinati decreti governativi, si è pensato in questa sede di dare alcune sommarie indicazioni, non vincolanti, per condurre le classiche feste estive organizzate dalle locali Pro Loco, un po' per ogni dove fra i nostri paesi dell'entroterra savonese.


1.     della Pro Loco

L'associazione in questione va formata da persone dotate di buona volontà, una percentuale minima di puri appassionati e ben disposti (intorno al 2% del personale complessivo) che si faranno carico di quasi tutto il lavoro, si beccheranno le critiche e continueranno a tirare la carretta in silenzio. Inoltre ci vuole una quota significativa di rompicoglioni cui non va mai bene niente. Capaci di fingere grande esperienza, narrano di conoscenze altolocate soprattutto nell'ambito dei cugini, salvo sparire poi se c'è da caricare o scaricare casse o oggetti ingombranti. Riappaiono misteriosamente quando c'è da fare uno spuntino o quando ci si ferma a bere o a prendere un caffè.

Ci sia almeno UN ragioniere, che non è detto sia diplomato. Ma è quello che deve avere tutti i documenti in mano: SIAE, comune, protezione civile, contratti elettrici... Tutto. Lo si riconosce perché è quello terrorizzato: fino a ieri ha sempre firmato tutto, e solo ora si rende conto che firmando, è diventato il responsabile in solido di quello che potrà succedere sulla festa.

Quando cominciano i festeggiamenti gli attivisti della Pro Loco passano da 10 (praticamente il direttivo) a un numero variabile  tra cinquanta e centocinquanta, di cui la metà promettono di essere presenti sempre, H24, per ogni esigenza giorno e notte. Ma quasi sempre ubriachi, o senza macchina, o senza patente, o con dolori alla mano, al piede, alla schiena... Per cui, inutilizzabili, faranno bella mostra di loro per le vie del paese con tanto di maglietta colorata con scritto: “Pro Loco di Roncofritto”.

 2.      Programma

Dopo lunghissime riunioni invernali e consigli sofferti e proficui di discussioni, offese reciproche, riappacificazioni, travagli interiori, rimuginamenti, valutazioni obbiettive, idee strampalate e spinte innovative si arriva alla delineazione del programma: venerdì, sabato e domenica d'agosto, che non sia questo o quest'altro perché c'è già un'altra festa, e neanche questo, che Guido deve andare a fare l'endoscopia e gli mette male. Resta il 12 agosto, per dire. Il giorno del santo cadrebbe prima, ma fa lo stesso.  Che si fa?  In prima istanza si propone un concerto rentrée dei Pink Floyd con chiusura dei Jetro Tull e finale con Casadei.  Torneo di calcio con quattro squadre di serie A. Cucina ristorante affidata a Bruno Barbieri. Specialità: palpebre di ghiandaia.

Poi ci si volta verso il tesoriere, il quale è impassibile. Come se non fosse successo niente dalla notte dei tempi, come fosse un sasso. Capito, bisogna ridurre il budget... Allora facciamo il gruppo del cugino di mio nipote che suona benissimo, a cantare viene Samantha cui sarà opportuno far mettere una gonna un po' corta, di modo che dove non arriva l'ugola, possa arrivare la fantasia.

Per il ristorante: prima di tutto si chiama STAND GASTRONOMICO. E poi si fa: tagliatelle, raviole, braciola, salsiccia, spiedino, patate, pomodori, crostata casalinga. Caffè al banco. Acqua, pane e coperto a parte. Apposto!

  3.      Svolgimento

Si giunga al giorno della festa palesemente iperorganizzati. Ovvero si abbiano a disposizione scorte per tre battaglioni di bersaglieri affamati, sedie e tavoli per cinque monasteri, ma ci si dimentichi quasi sempre dei parcheggi. Sui manifesti si sbagli almeno la data, oppure il numero del giorno. Se proprio non fosse possibile sbagliare i manifesti allora provvedere ad attaccarli fuori mano, in modo che vengano ignorati o coperti. Evitare di segnalare la festa ai principali organi d'informazione locale: si rischia che la gente lo sappia e dunque partecipi.

Predisposto il loco dal giorno prima, si piazzano i cucinieri, veri sacerdoti della festa. In genere si tengano le donne recluse in cucina (ambiente quanto mai infernale di vapori e di olii bollenti) mentre si tengano alcuni uomini alla piastra, in bella vista. In genere i più membruti bevitori di vino e birra che si hanno a disposizione. Questi cominceranno da subito ad armeggiare con carbone, gas, legna, liquidi infiammabili, con una tale incoscienza da meritare tutta la stima della pro loco e del paese intero. Nonostante loro il grill funziona, la friggitrice funziona, la cucina sembra funzionare.

Anche per le signore in cucina si abbia cura di mettere assieme donne di buona volontà, ma inclini alla lite e al pettegolezzo, di modo che le discussioni e le rivendicazioni siano sempre di difficile composizione.

Al dì della festa si presenteranno spontaneamente (inviati a pedate dai genitori) uno stuolo di ragazzini di età variabile tra i 12 e i 18, tutti disponibili al servizio. Verranno dunque resi edotti dal ragioniere descritto precedentemente sul come si svolge l'operazione mangiatoia.


  4.            Mangiatoia

Il padiglione sarà composto da un tendone adatto a parare acqua e freddo, opportunamente bucato in un paio di punti, dove, se pioverà, il caso farà accomodare un avventore rompiscatole, che sentirà le gocce e che farà spostare tutti i partecipanti per poi finire in un posto dove c'è corrente, c'è un altro buco nel tetto o sente puzza di fritto, o altro accidente simile.

Sotto il tendone si posizioneranno almeno quattro tavoli in più rispetto a quello che il buon senso e la geometria euclidea consiglierebbero. Le panche siano pesantissime e inamovibili.

I tavoli andranno foderati prima con tovaglia di carta, dopo con telo di nylon. Per l'operazione si usino i giovinetti volenterosi presentatisi per il servizio. In genere, per coprire 2 tavoli, si consumino 4 metri di tovaglia di carta, 4 metri di nylon, 5 rotoli di nastro da pacchi, 3 birrette, due ricariche TIM o VODAFONE da 10 euro, disinfettante per le escoriazioni, cerotti q.b.

Si dia mandato al ragioniere in parola, affinché organizzi un metodo razionale e veloce per gestire l'accesso al ristorante. Tipo: avventore arriva, legge alla sua destra davanti alla cassa, il menù: una sorta di tabella ben riquadrata a cui a ogni possibile varietà di pasto consegue un percorso logico che dovrebbe portare a un totale. Da qui dovrebbe procurarsi un foglietto per scriversi il menù che desidera. Ma non ha il foglio. Se ce l'ha, non ha la biro. Se ha la biro non scrive. Quando ha tutto si è dimenticato cosa si mangia e deve tornare daccapo.

Si abbia cura di mettere alla cassa due persone responsabili, attente e coscienziose. Ma non troppo però, perché già più di una volta è capitato che si siano trovate a gestire la coda due elementi di spicco della pro loco, noti per capziosità esasperata. Uno prendeva i fogli con la prescrizione, lo leggeva a vantaggio della figlia addetta al computer, che non capiva, distratta dalle notifiche in arrivo, e che comunque trascriveva su un programma apposito, da cui stampava un foglio, che però si inceppava, allora interveniva un terzo, mentre si predisponeva il foglio a mano e la terza persona della cassa prendeva i soldi, mentre clikkava like sulla pagina della cassiera vicina, nel mentre dava il resto, sbagliato.  Tutto nel rapido spazio di tempo di una traversata oceanica. L'avventore a questo punto, aveva già rubato il gelato a un passante, mangiato il menù, il pallone del suo bambino, il cane della compagna che aveva al fianco.

Con il sacro foglio dell'ordine si potrà prendere posto, cominciando a guardarsi in giro, per capire come l'avventore dovrà comportarsi. Arrivano gli addetti: uno per la tovaglia, uno per il coperto, uno per il beveraggio. Arriveranno sempre in ordine invertito. Quasi sempre arriveranno prima i ravioli che il coperto, la poi il dolce, il coperto, la salsiccia, da bere e alla fine di nuovo il coperto.  A proposito del coperto: sia cura in chi li prepara i noti sacchettini, di far mancare sempre qualcosa: una forchetta, un panino, il bicchiere, e che questa mancanza sia fomite di confusioni inenarrabili. Siano i coltelli in plastica inutili per tagliare la carne, ed i tovaglioli inversamente proporzionali agli intingoli che vengono serviti: sughi brodosi, guazzetti, zimini, esigono tovagliolini piccolissimi, adatti a nettare la punta dei mignoli e non di più.

Sia il “da bere” gestito da noti beoni, di modo che uno lo spillano e mezzo lo bevono, così che a metà serata siano già in cimbali del tutto. Sia fatto in modo che ci sia spirito cameratesco tra chi gestisce il “bere” e chi sta al grill, di modo che per ovvie necessità di accaloramento, i grigliatori vengano sovente serviti di birre gelate, per sostenerli, in modo che anche loro a metà serata siano lordi come cammelli.


 5.           Sicurezza

Si demandi la sicurezza dell'evento ai locali carabinieri, che stazioneranno limitrofi alla festa, soppesando tutte le ragazze che passano. Grande autorevolezza sia però conferita alla protezione civile, la quale, ben equipaggiata da un grosso fuoristrada e brillanti divise, faccia la spola continuamente da un punto A a un punto B, entrambi a caso, della festa, possibilmente chiuso al traffico, anche senza motivo, con fare affranto e sguardo oscuro, di chi sa cosa potrebbe (Dio non voglia) capitare, ma è lì per impedirlo. Ad orchestrare la sicurezza dell'evento sia fondamentale il locale vigile urbano, coadiuvato da colleghi circonvicini. Il vigile in parola parcheggi il Panda del comune davanti al quadro elettrico di modo che sia impossibile accedervi e poi sparisca momentaneamente, proprio quando salta la corrente. Solo dopo lunghe e affannose ricerche si troverà l'elettricista della Pro Loco, con il vigile, nel vicino bar, a prendere il caffè.


  6.         dell'orchestra

L'orchestra arriverà in ritardo, trattenuta dal traffico o altri accidenti. Si dovrà aprire una via fino al palco, al grande furgone con gli strumenti, perché nel frattempo tutti hanno pensato che: “La mia lì ci sta e non ingombra niente, e se dà fastidio gliela sposto”. E dunque i cartelli di divieto di sosta non sono serviti a nulla. Scaricati strumenti e casse, resta da addobbare gli artisti. I maschi arrivano quasi pronti. Al massimo si mettono ancora una giacca di lamé. Le donne, la donna cantante, deve prepararsi da capo a piedi, e viene condotta negli spogliatoi della locale squadra di calcio, accompagnata dal più lubrico vecchietto che la pro loco potrà mettere a disposizione, prontamente preso a borsettate propedeutiche dalla signora anziana moglie, che conosce talmente bene quel porco di suo marito da impedirgli anche di pensare a certe cose.

L'orchestra dovrebbe cominciare, ma stiamo ancora alle prove. Si sentono i primi colpi di batteria, i primi fraseggi di fisa, i primi: “Sssssì, Sssssì, Ssssssà...” al microfono. Basta questo: torme di vecchietti spuntano per ogni dove, appena sfamati da ravioli e salsiccia alla piastra e un quartino di vino. Hanno la faccia sorridente, una maglietta a maniche corte, alcuni la camicia. Le braghe buone con la cintura lucida, come le scarpe, parlano tra loro, come fossero appena usciti da messa. Parlano di pomodori e di zucchine.  Tengono il gilé sulla spalla sinistra, pronto all'uso. Al primo rullar di cassa, al primo fa diesis, si avvitano sulle sedie della prima fila, davanti al ballo. Attendono. Comincerà la musica, cominceranno anche loro a ballare e far ballare, loro, le loro donne, le donne che non conoscono.

Tra le ultime nuvole di frittura, il fondo di una bottiglia dimenticata, l'ultimo piatto di patatine prima di spegnere la friggitrice, l'ultimo giro di valzer a cui assistono pochi, vigilati dalle stelle ormai fredde della notte d'agosto, anche quest'anno s'è fatta la festa.

Resteranno gli ultimi responsabili per cominciare a riordinare la più grossa, instancabili.

Affranti, altri staranno al tavolo, distrutti. Sono contenti, è andato tutto bene, tutto sommato. L'incasso c'è stato. Forse non come l'anno scorso... Ma nel paese vicino sono andati anche peggio... E comunque, il prossimo anno: Pink Floyd e Bruno Barbieri, va bene?

Si, si, va bene, poi ne parliamo...

 

   ALESSANDRO MARENCO

 

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