Medici di ieri, medici di oggi Stampa
Scritto da ALESSANDRO MARENCO   
Medici di ieri, medici di oggi

Ho raccolto la memoria di alcune persone anziane. Una delle quali era di una contadina nata nel 1915, a servizio dal medico condotto di Dego intorno al 1930, il dottor Scorza, detto confidenzialmente “il vecchio”, per distinguerlo dal figlio, vigile e operativo fino agli anni Ottanta, se non erro, era un medico d’altri tempi.


Raggiungeva, se chiamato, le cascine più remote, in qualsiasi stagione, sovente a piedi. La mia testimone si ricordava che talvolta in paga ad un suo intervento accettava anche solo qualche “nido” di tagliatelle riposte in una scatola da scarpe.

La stessa testimone ricordava bene di essere stata coinvolta, suo malgrado, in un episodio a dir poco inquietante. Nello studio del dottore era convenuto, in accordo preventivo, un paziente con una vistosa patologia ad un occhio. Non sappiamo cosa, di preciso. Era presente, oltre al dottore della condotta, anche una dottoressa, non più giovane, esperta di oculistica. Questa chiamò la nostra testimone, che allora era una ragazzina, e la incaricò di reggere un vassoio con diversi strumenti. Il paziente s’era accomodato su una sedia presa apposta dalla cucina, la dottoressa scelse dal vassoio due strumenti simili a forchette ed escisse l’occhio dalla sua sede, con manovra precisa e rapida. La testimone barcollò prossima allo svenimento. La dottoressa le tolse di mano il vassoio, la colpì con un manrovescio, le rimise in mano il vassoio e continuò con la medicazione.

Nella stessa testimonianza mi è stato raccontato di una partoriente in una situazione difficile. Il dottor Scorza si rese conto del rischio e dispose il trasporto all’ospedale di Savona. Prima si corse a preavvisare Poldo der Balon e Pifiagnen (proprietari titolari dell’unica auto pubblica o forse dell’unica auto disponibile…), mentre altri predisponevano il trasporto della malcapitata nientemeno che su una “seggia” del letame, una sorta di portantina a due stanghe, debitamente fasciata di stracci e sacchi puliti. Non ci è dato sapere come si sia conclusa la vicenda.

Solo per il fatto che gli autisti fossero in due e con nomi tanto variopinti, mi farebbe venire la voglia di andarci a piedi, non dico a Savona, ma anche solo fino a Cairo…

Praticare l’arte medica fino a pochi anni fa era una faccenda da avventurieri. Soprattutto nelle valli, nell’entroterra, senza mezzi di comunicazione e di trasporto, in balia della neve, del freddo o del solleone. Con pochi medicinali, pochi strumenti e nessun mezzo di indagine. Di più, si veniva pagati raramente, spesso in natura.

Per tutti questi motivi, i medici dei decenni passati erano pronti a tutto. E forse riuscivano davvero a salvare tante vite, magari facendo anche danni. Ma di meglio proprio non si poteva fare. Un po’ come il medico di trincea, che cuce e rimette assieme corpi smembrati. La povera vittima torna a casa storta e guasta, ma torna. Era una pratica medica adatta agli eroi, ai combattenti o ai briganti.


Oggi, per fortuna, i medici sono agevolmente sostenuti da aggiornamenti continui, sostanze farmaceutiche, mezzi di indagine, possibilità di scambiare opinioni e impressioni con i loro colleghi. Certo, si rischia di esagerare.

A me è capitato un problema fastidioso alle articolazioni. Il mio medico mi ha consigliato un ortopedico (50 euro) e mi ha prescritto una radiografia (ticket 30 euro). Vista la lastra (nessun emolumento) mi ha consigliato antiinfiammatori. La situazione non s’è risolta. Dunque su consiglio di fisioterapista al quale m’ero affidato (30 euro), sono andato da un altro medico, un ortopedico luminare. Il quale dopo rapida visita (130 euro) mi ha prescritto una risonanza (ticket 50 euro).

Fatta la risonanza sono tornato per mostrargliela. Il luminare ha esaminato pensoso le immagini sul dischetto, poi l’allegato referto, emettendo tutta una serie molto divertente di sospiri e pernacchiette. Alla fine mi ha consigliato antiinfiammatori: si potrebbe operare, ma è presto. Si potrebbe far fisioterapia, questo si. Consiglia visita presso un neurochirurgo vertebrale specializzato in viaggi interplanetari e traduzioni dal sanscrito. Arrivederci e grazie (110 euro).

Ora mi chiedo: ma il mio medico di base, non poteva scrivermi lui la risonanza e darmi l’antiinfiammatorio? No, non poteva, perché l’attuale servizio sanitario nazionale prevede una stretta sulle prescrizioni di esami costosi. Stretta che viene allentata, se la prescrizione parte da un luminare. Ma per me il risultato non cambia: antiinfiammatori.


È un’ottima cosa che la pratica medica si sia evoluta. È molto bello e utile che ci siano mezzi e strumenti adatti per prestare le cure dovute al paziente, a seconda delle sue precise esigenze. Ma mi viene il dubbio che si faccia un po’ troppo calcolo sul profitto di tutto il sistema. Prima, un medico condotto a piedi, senza specializzazioni, operava su un tavolo di cucina (magari con esiti non sempre felici per le complicazioni). Ora, manco una indagine approfondita, manco un referto può leggere. E ad ogni specialista che si visita, sorge il consiglio di vederne un altro, ancora più specialista, ancora più oneroso. Mi terrò il mio fastidio, le mie lastre ben conservate, tornerò dal luminare solo quando sarò abbastanza grave. Nel frattempo penso a chi non può permettersi queste peregrinazioni da un medico all’altro, da un radiologo all’altro, e aspetta fiducioso un Servizio Sanitario che, pagato dai tutti i cittadini, deve essere all’altezza delle necessità dei pazienti. E tra l’altro, oggi, non accetta neppure più i pagamenti in natura.

Per dovere di cronaca, aggiungo che ogni medico e ogni prestazione ha prodotto la giusta ricevuta fiscale, senza doverla richiedere.

 ALESSANDRO MARENCO

 

 

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