FIORI DI ZUCCA A RIBORGO Stampa
Scritto da ANDREA GUIDO   

FIORI DI ZUCCA A RIBORGO

Si vuole dare seguito a quanto riportato nel contributo dal titolo “A Riborgo nascono i fiori”, pubblicato anch’esso su questo spazio di approfondimento; l'intenzione di chi scrive è quella di raccontare quanto sta accadendo nella Valle del Santuario, non tanto attraverso la cronistoria della contestazione da parte dei cittadini della zona al progetto di realizzare un pugno di villette a mezza costa, ma piuttosto raccontando una ricaduta di tale contestazione sul territorio di San Bernardo in Valle\Riborgo (per i dettagli sulla protesta in atto vi rimandiamo alle pagine dei giornali, web e cartacei, e all'articolo a cui si accennava poc'anzi).

Come scritto nell'articolo in questione, il Gruppo di Acquisto Solidale di Savona (GASSA) si sta adoperando per creare nella zona di San Bernardo in Valle, la medesima dove dovrebbero sorgere le villette oggetto del contendere, un distretto di produzione agricola a chilometro zero in grado di soddisfare le richieste dei suoi soci in materia di frutta e verdura di stagione.

Un piccolo polo di produzione che segua criteri di coltivazione tradizionali, che impieghi il meno possibili fertilizzanti o altre sostanze chimiche (possibilmente che non ne utilizzi affatto) e che si possa considerare pertanto sano e a chilometro zero.


Grazie alla collaborazione messa in atto con la locale Società di Mutuo Soccorso la cosa sta prendendo forma; la famiglia che gestisce la società ha infatti contattato alcuni piccoli produttori locali, proponendo loro di mettere insieme le forze, legassi gli orti, al fine di poter lavorare in squadra e garantire così ai membri della GASSA la copertura almeno di una parte dei loro bisogni di frutta e verdura. La risposta degli agricoltori è stata affermativa, quindi si sta procedendo col definire quali prodotti questa area sarà in grado di produrre garantendo solidi standard di qualità e “biologicità” (virgolettato in quanto ai produttori non verrà richiesto di dotarsi di una certificazione di agricoltura biologica).

Quello che si sta realizzando è di fatto un futuro alternativo al cemento per la valle del Santuario, un futuro di gusto decisamente contemporaneo dato che a oggi l’unico compartimento in Italia a registrare una crescita nel 2013 è stato proprio quello agricolo; la possibilità di vendere al netto di intermediari i prodotti della produzione locale  garantirà ad alcune famiglie di ottenere un guadagno dignitoso dal loro lavoro negl'orti, ben diverso da quello che otterrebbero dalla vendita al mercato di quelli stessi prodotti.

Questa operazione, da una parte, darà la possibilità agli abitanti della zona di trarre un reddito dall’attività agricola svolta; dall’altra, porterà alla rivitalizzazione del settore agricolo, dato che a un certo grado di sforzo seguirà un comparabile livello di reddito, cosa che potrebbe anche contribuire alla creazione di qualche nuovo posto di lavoro, se il raggio dell’operazione verrà allargato includendo anche altri soggetti acquirenti (ad esempio: altri GAS o singoli cittadini).

Questo dimostra con la pratica quanto detto in molte occasioni sfruttando le pagine di questo sito: quando i cittadini si riuniscono e collaborano per ottenere un obiettivo comune riescono a creare un energia tale da modificare l’inerzia con cui scorre la realtà, sostituendo vecchi orizzonti con nuovi e più interessanti spaccati di futuro possibile.

Il mugugno è senza dubbio un diritto di tutti, chiunque può lamentarsi e ha il diritto di farlo (da solo o in gruppo), ma il valore che una simile azione racchiude in sé è ben più elevato; dato che traccia una precisa linea di sviluppo che prima non era presente, semplicemente non esisteva.

Lo sviluppo di un attività agricola nella zona rappresenta un eccezionale strumento di dissenso alla cementificazione del territorio, in quanto testimonia il valore dei terreni agricoli per il futuro di una comunità; ne consegue di fatto che una buona politica dovrebbe cercare di preservarli e di valorizzarli, piuttosto che nasconderli sotto colate di cemento.

Ora restiamo in attesa di mangiare il primo fiore di zucca dei produttori di San Bernardo in Valle e di vedere come la situazione si evolverà, sperando che anche le Istituzioni si accorgano di quello che sta accadendo e ne traggano le adeguate conclusioni.

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