Cinema: Uomini contro Stampa
Scritto da BIAGIO GIORDANO   
RUBRICA DI CINEMA A CURA DI BIAGIO GIORDANO

Uomini contro

 

Uomini contro,è un film sulla prima guerra mondiale, uscito nel 1970, con la regia di Francesco Rosi, la pellicola trae ispirazione dal romanzo di  Emilio Lussu (che ha collaborato alla sceneggiatura del film) dal titolo Un anno sull'altipiano. Cast del film: Gian Maria Volentè, Pier Paolo Capponi, Alain Cuny, Franco Graziosi, Mark Frechette. 

Il film sembrerebbe, leggendo tra le righe della sua sintassi visiva, una parodia sul comportamento al fronte dell'esercito italiano nella prima guerra mondiale. La parodia però appare solo allusa, ossia espressa attraverso suggerimenti di senso altro da sé nascenti da immagini opportunamente trattate. Le atmosfere che animano il film sono  sempre  seriose, lontane quindi da un'immagine più esplicitamente parodistica, la parodia è allusa tramite un effetto, percepito dallo spettatore quasi silenziosamente, tra le pieghe del suo pudore. Il tutto è accompagnato da sbalordimento,  incredulità per quella cinica indifferenza degli ufficiali verso i nostri soldati morti negli assalti a baionetta che contraddistingueva, secondo il film, una parte del nostro esercito dopo le sconfitte.

 Il film narra di alcuni drammatici episodi che vedono tristemente protagonisti i nostri soldati sul fronte austriaco nel Nord Est d'Italia. 

Si tratta per lo più di strane e devastanti scelte tattiche avvenute in diverse situazioni e tempi. A seguito di ciò, complici anche la incapacità di alcuni generali e la loro inestinguibile sete di gloria, si sono compiute, sempre secondo il racconto filmico, stragi di soldati italiani del tutto inutili. 

Intere compagnie sono state mandate allo sbaraglio al fronte, più volte, al grido di Savoia, sotto il tiro delle mitragliatrici nemiche situate a notevoli distanze: difficili perciò da raggiungere in tempi brevi per neutralizzarle. 

A volte, con effetti tragicomici, gli scontri vedevano i soldati italiani muniti di vistose corazze antiproiettili a mezzo busto e ingombranti visiere d'acciaio; le gambe e le braccia non protette, diventavano subito facile bersaglio delle mitragliatrici nemiche; succedeva anche, dopo le prime stragi di italiani, che erano gli stessi soldati austriaci, colti da un provvidenziale spirito pietistico, a urlare col megafono agli italiani di rinunciare ad altri assalti e ritirarsi definitivamente.

Il film si sofferma anche su un giovane e ingenuo tenente, alle prime armi, che scopre via via gli orrori della guerra, compresi i comportamenti contradditori di alcuni ufficiali del proprio esercito, che erano del tutto privi di coerenza etica e coraggio esemplare. La  coscienza del tenente rimane talmente colpita e delusa  da ciò che vede e sente, da non riuscire più a un certo punto a trasmettere ai suoi compagni i necessari incoraggiamenti  per incrementare la lotta contro il nemico. Il tenente negli scontri frontali col nemico rimarrà molto fortunosamente vivo. Ma la sua fortuna verrà scambiata dai suoi superiori per codardia, e sarà fucilato ingiustamente probabilmente per aver espresso in alcune situazioni critiche il suo pensiero, le sue idee di giustizia, la sua integrità etica richiamanti alla fratellanza umana: là dove è possibile anche in una guerra in corso. 

Da parte dei superiori non verrà mai esibita alcuna prova attestante la  vigliaccheria di quel tenente.

Film molto scomodo per le nostre istituzioni Repubblicane, ma per fortuna a tutt'oggi circola liberamente anche in TV.

 
    Biagio Giordano

 

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