Cinema: Sono tornato Stampa
Scritto da BIAGIO GIORDANO   
RUBRICA DI CINEMA A CURA DI BIAGIO GIORDANO

 SONO TORNATO

Sono tornato, il nuovo atteso film diretto da Luca Miniero, è uscito a Savona in questi giorni. Viene proiettato nella sala 5 del cinema multisala Diana.

Attori protagonisti Massimo Popolizio, Stefania Rocca, Luca Miniero, Frank Matano.

Uno sbalordito Benito Mussolini risorge a Roma nei pressi di antiche rovine orientali impregnate ancora di simboli magici profetizzanti il risveglio dei morti (quelli che contano).

Dopo un breve soggiorno in una edicola gestita da due persone gay il Duce inorridito dagli atteggiamenti affettati dei due si dirige verso la sua Villa residenziale, oggi divenuta sede di visite turistiche, trova la chiave messa a suo tempo sotto un vaso e prende possesso della villa, scoperto nudo nel letto dai visitatori turistici fuggirà molto imbarazzato.

Girando poi per le strade romane, si rende conto di quanto sia cambiata la realtà, ma non demorde e cerca di capire come raggiungere di nuovo il potere con l'aiuto dei media e creare quell'Impero stabile che prima non aveva potuto costruire perché non aveva compreso alcuni importanti fattori storici e culturali.

Verrà notato strada girando (e aiutato a sopravvivere con abiti puliti) da un regista in crisi e desideroso di successo, che lo scambia per un mitomane colto e molto ben calato nel personaggio del duce, incarnato secondo il regista da quel uomo per pura follia.


 Il regista Luca Miniero

L'uomo verrà usato da una televisione nazionale e dal regista incontrato per la creazione di una trasmissione show a fini comici, una TV desiderosa solo di fare uno share di presenze molto alto.  Il Duce, comico suo malgrado, avrà molto successo di riso nel ribadire e sostenere con durezza il suo vecchio pensiero, finché non verrà svelato un video in cui lo si vede uccidere un tenero cagnolino che lo aveva morso per strada.

Da quel momento la sua popolarità scende molto, e ciò preoccupa la TV, che deve quindi correre ai ripari. Verrà organizzato (sotto la regia della TV) dagli animalisti, dagli ambientalista e da alcune forze eversive di destra un agguato finalizzato al linciaggio del Duce non mortale.

Il Duce diventa quindi una vittima e prepara insieme ai media un clamoroso ritorno in TV, pronto a chieder perdono per il suo gesto di uccisione del cane e ad aiutare i poveri animali senza padroni.

La sua presenza ha ancora un senso, può giocare alcune carte politiche di rilievo, senza però più puntare al fascismo di un tempo, ma mantenendo del fascismo il rituale e il costume più esteriore intesi come veicoli di soddisfacimento solo immaginifico del nostalgico passato.

Splendida regia e interpretazioni. Con una sceneggiatura di grande spessore ironico e finezza di analisi politica. Un film che è la metafora credibile dei nostri mediocri tempi politici privi di speranze precise.

       Biagio Giordano

 

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