Cinema: Gli allegri scozzesi Stampa
Scritto da BIAGIO GIORDANO   

RUBRICA DI CINEMA A CURA DI BIAGIO GIORDANO

 Gli allegri scozzesi

Gli allegri scozzesi, anche noto come Gli allegri eroi (Bonnie Scotland), è un film del 1935 diretto da James W. Hornecon Stanlio e Ollio.

Pellicola: Bianco e nero

Lingua: Sonoro

Durata: 80 minuti circa

Recensione di Biagio Giordano

 Stanlio e Ollio, immiseriti dagli eventi negativi e reclusi perché colpevoli di alcune azioni trasgressive, evadono dal carcere convinti di poter cambiare vita grazie all'annunciato arrivo di una eredità per Stanlio.

 

I due si recano in Scozia, dove Stanlio aveva un nonno di sembianze del tutto simili alle sue, di nome Angus McLaurel, un imprenditore scozzese di successo, deceduto da poco, che lo ha designato come erede di una parte del suo cospicuo patrimonio. I due amici contano di diventare ricchi, ma rimarranno delusi, in quanto l'eredità complessiva in denaro di 200.000 sterline e le proprietà immobiliari andranno alla sorellastra di Stanlio, Lorna, che ne potrà beneficiare solamente quando raggiungerà l'età di 21 anni, cosa che nel frattempo costringe la ragazza a stare col suo tutore designato, il colonnello Gregor McGregor che si trova nell'India britannica come comandante delle truppe coloniali inglesi.

Stanlio e Ollio, una volta giunti dal notaio, scoprono con sorpresa che la loro parte di eredità è costituita solo da due oggetti, molto cari al nonno, da una parte una cornamusa, di grande valore storico, uno strumento evocativo di un passato importante e assai drammatico, e dall'altra   una tabacchiera con dentro del pregiato tabacco. La cornamusa, considerata in Scozia da numerose istituzioni artistiche, culturali e politiche, uno strumento nazionale, richiama in questo caso giornate gloriose di guerra: come la disastrosa sconfitta francese di Napoleone nella cittadina belga di Waterloo, quando il nonno di Stanlio ha suonato imperterrito, durante le avanzate delle truppe, incoraggiandone lo spirito. La tabacchiera, piccola scatola rettangolare di legno lavorato, con dentro tabacco da fiuto, ricorda la grande eleganza nei regali tipica dell'epoca vissuta dal nonno.


 Stanlio e Ollio, prendono atto, tristemente, di essere rimasti ancora molto poveri, e non sapendo dove andare, decidono di fermarsi in un Hotel situato nelle vicinanze confidando, per quanto riguarda il pagamento, nella bontà dei gestori. Nell'albergo le gag dei due comici procurano agli spettatori irresistibili risate, i guai divertenti di cui sono protagonisti rendono però la loro situazione sempre più difficile nonché paradossalmente ancora più comica, coinvolgendo anche altre persone.

  Tra un guaio e l'altro i due devono anche decidere in quale nazione recarsi per sfuggire alla polizia degli Stati Uniti. Nel terzo giorno di permanenza all'albergo i due sono letteralmente messi alla porta dall'anziana amministratrice, che indignata per il debito da loro contratto, sequestra anche le valigie che portano in mano come pegno per la somma da loro dovuta.

Lungo la via adiacente all'Albergo, i due appaiono disperati, con Ollio in mutande lunghe perché Stanlio gli ha bruciato i pantaloni bagnati messi ad asciugare vicino al caminetto, e quando pensano di aver perso ogni speranza per godere di un futuro più dignitoso, ricevono in mano da un passante un volantino informativo riguardante il reclutamento nell'esercito coloniale scozzese. Stanlio e Ollio in preda alla vergogna per gli abiti di fortuna che indossano, equivocano, con un lapsus visivo, quello che leggono scambiandolo per una donazione caritatevole di abiti da parte di un ente. Recatisi negli uffici indicati dal volantino, dopo aver firmato alcuni moduli, vengono avviati forzosamente nel reparto di addestramento dell'esercito coloniale scozzese.

 

I due poi vengono costretti ad andare in India, nel medesimo reparto del colonnello McGregor, tutore dell'ereditiera Lorna. Anche l'ex fidanzato di Lorna, Alan Douglas, decide di arruolarsi e partire con loro per raggiungere quella che considera ancora la sua fidanzata nonostante un lungo, strano silenzio epistolare della ragazza.

Quali nuove avventure riserveranno a Stanlio ed Ollio la permanenza in quella parte dell'India così ostile alle truppe inglesi?

Interrogarsi sulla comicità di Stanlio e Ollio, lascia sbalorditi per come questo possa portare a scoperte per niente banali. Se l'intelligenza e la razionalità sono da sempre, nel campo dell'agire sociale ed esistenziale, considerate prerogative di un sano vivere civile, è anche vero che ciascuno soggiace a impulsi, desideri, visioni, pulsioni creative e poetiche, che per quanto contenute perché tendenti all'irrazionale, al trasgressivo, all'incivile, all'errore che porta sofferenza, trovano nel giorno della festa e del riposo adeguate manifestazioni espressive.


 Stanlio e Ollio vivono questa parte di mondo interiore continuamente, rimanendo quindi nel feriale, abolendo il festivo in cambio di una festa perenne. La passione per l'esistere in sé, senza finalizzazioni proprie ma stando in balia degli altri supposti come agenti fallici del vivere sociale, porta questi due personaggi a creare sullo schermo un contrasto estremo tra buone abitudini di vita e stranianza inconscia desiderante, tra razionalità che finalizza e stupidità della pulsione fine a se stessa, tra normalità del mondo con cui i due protagonisti entrano in contatto e piacere della regressione infantile che caratterizza Stanlio e Ollio.

L'effetto, di questo contrasto radicale è, per lo spettatore, qualcosa che riguarda per paradosso la poesia; una poesia intesa come risultato di  visione più che di parola; di caos più che di ordine linguistico; di riso creativo che di solennità espressiva; di pulsioni di rinascita che di un futuro dai contorni incerti; di insorgenza di materia  vitale, seppur oscura e dalle sembianze legate alla stupidità, che di soddisfazione della chiusura civile dell'inconscio.

Con Stanlio e Ollio, la comicità è una porta d'ingresso, preziosa, dell'inconscio, un inno visivo alla vita piena di se stessi.

Biagio Giordano  

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