Cinema: Nostalgia Stampa
Scritto da BIAGIO GIORDANO   
RUBRICA DI CINEMA A CURA DI BIAGIO GIORDANO

Nostalgia

  Titolo Originale: NOSTALGHIA

Regia: Andrei Tarkovskij

Interpreti: Domiziana Giordano, Laura De Marchi, Erland Josephson, Patrizia Terreno, Oleg Jankovskij

Durata: h 2.10

Nazionalità:  URSS, Italia 1983 

Genere: poetico 

Al cinema nell'Agosto 1983

Recensione di Biagio Giordano

Film visibile gratuitamente su Youtube

 Andrej Gorciakov, un uomo giovane e bello, è presentato al pubblico dalla sua interprete italiana Eugenia come poeta e biografo, egli proviene dalla Bielorussa ed è  intenzionato fare delle ricerche storiche e artistiche in provincia di Siena, su un compositore musicale russo che gli sta a cuore. 

Il musicista che Andrej cerca aveva studiato a Bologna ma si era soffermato per un po' di tempo nella zona del senese. Era un artista inquieto vissuto alla fine del XVII secolo di nome Pavel Sasnowskj, sofferente  di nostalgia e morto suicida dopo il suo ritorno in Russia. 

Gorciakov e Eugenia si sistemano in un vecchio Hotel del paese Bagni Vignone, una località termale vicino Siena. L'albergo ha nelle vicinanze una antica e calda piscina di nome Santa Caterina.  Nel paese la coppia fa conoscenza con Domenico, un uomo considerato strano dagli abitanti del paese, con trascorsi anche nei manicomi dove veniva curato al tempo in cui essi erano ancora aperti. L'uomo ha un passato enigmatico, si mormora che avesse tenuto rinchiuso in casa la famiglia per sette anni, convinto, nel suo delirio, dell'arrivo imminente della fine del mondo. Il russo Andrej si sente molto attratto dalla figura di quel uomo, e quando si accorge che Eugenia non riesce a convincere Domenico a dialogare con loro,  perde perfino interesse per la donna collaboratrice fino al punto da farla sentire offesa e lasciarla andar via.

Domenico successivamente si apre inaspettatamente ad Andrej, paradossalmente, proprio perché il poeta è rimasto solo, adesso percepisce infatti, senza disturbi, il senso delle domande filosofiche ed esistenziali che il  russo gli pone, apprezzandone la sincerità, l'assenza di secondi fini,  e la limpidezza delle parole.


 Domenico risponde alla genuina curiosità di Andrej manifestata nei suoi confronti, lo fa con pathos ponendo l'accento sul male creato dall'uomo, che secondo lui va assurdamente ad aggiungersi a quello già causato, con i suoi imprevisti e imperfezioni, dalla natura.

Il concetto delirante di redenzione del mondo, in Domenico è laico, egli avverte come sia importante per l'umanità ritornare indietro, raggiungere il bivio da dove si è intrapresa la strada sbagliata e scegliere l'altra via, quella che secondo lui porta alla piena solidarietà: cioè  a quel godimento non più scisso apprezzabile in toto nella vita terrena non in un aldilà.

Nel suo delirio  Domenico sostiene che per conciliare il mondo è necessario attraversare la piscina termale di Santa Caterina, precisamente quando essa è svuotata, portando una candela in mano con l'attenzione di tenerla sempre accesa; ciò è una metafora della celebrazione del lutto redentore del mondo, in un luogo, quello della piscina, dove le dicerie che scaturivano nei  confronti di Domenico dai clienti rilassati tra le acque terapeutiche, lo aveva più volte colpito, praticamente umiliato contribuendo a dargli una visione del mondo pessimista.

Domenico successivamente compie una sorta di viaggio missionario a Roma, predicando con forza in Campidoglio, dall'alto della statua di Marco Aurelio, ancora da restaurare, tutto il suo pensiero, che appare radicalizzato dalla follia ma vero di contenuti. Diverse persone lo ascoltano attente, serie, senza deriderlo, poi si fa consegnare dai suoi simpatizzanti, acquisiti sul posto, una tanica di benzina e si dà fuoco accompagnato dalle note vibranti di una celebre sinfonia di Beethoven.


 Andrei Tarkovskij gira in Italia negli anni '80, questo bel film poetico erroneamente catalogato dalla critica cinematografica più ortodossa nel genere drammatico, una pellicola che è stata da lui e dalla stessa critica molto amata. Purtroppo, in un certo senso,  la pellicola è stata bocciata al botteghino dal pubblico di massa che in quegli anni era ancora poco amante delle storie impregnate di metafore visive legate alla follia e  orgoglioso di appartenere mitologicamente alla tipica seppur discutibile salute mentale  del mondo latino.

Solo recentemente, negli ultimi anni, sulla scia di una crisi economica mondiale che ha falcidiato la salute mentale dei cittadini su vasta scala, deprimendo  coscienze e certezze di fede sul sistema, si avverte un sensibile interesse nelle masse cinematografiche ad una critica attraverso il cinema  a quei falsi valori consumistici che hanno tenuto in piedi il sistema e che tuttora per diversi aspetti appaiono ancora protagonisti della scena economica.

Una crisi, quella economica, che è stata ed è spaventosa, che ha creato, nella vasta fascia dei deboli socialmente, forti disturbi mentali di impotenza, scissioni psichiche, nevrosi, insicurezze, psicotizzazioni, di cui i conseguenti deliri non potevano non racchiudere nei loro aspetti più profondi e deformati dalla follia, figure di  verità etiche estreme, misconosciute dalle stesse istituzioni per non disturbare l'ottimismo populista dei governatori.

Il cinema pertanto ritrova solo oggi nelle masse cinematografiche punti di contatto nuovi, identificazioni forti tra spettatore e personaggio, sopratutto riguardo al tema poetico della follia, e tutto ciò trova una chiara origine nel nuovo reale sociale.

Per quanto riguarda l'altra caratteristica di questo film, quella strettamente legata al piano della percezione estetica, Nostalgia è un film che assolutamente non si può definire pesante se non al prezzo di confessare la propria incomprensione e mancanza di gusto per la bellezza fotografica e la qualità del  ritmo teatrale delle parole.


Due aspetti quest'ultimi di gran pregio, ben presenti in questo film. Ci troviamo di fronte a una fotografia ricca di linguaggio astratto, dalla composizione molto studiata, che rispecchia lo stile visto nel film  Stalker diretto dallo stesso regista. Le varie forme dinamiche assunte dall'acqua, e la staticità degli oggetti domestici polverosi della vita quotidiana, come bottiglie vuote, bicchieri, tazze, specchi a muro corrosi dal tempo, muri disincrostati, pavimenti divelti, si combinano felicemente tra di loro sul piano estetico, allontanandosi dal senso più abitudinario e utilitaristico con cui si ha normalmente a che fare con essi.

Gli oggetti dinamici e statici cambiano in questo film, con l'arte fotografica, statuto espressivo, diventando forme pure, altre, librandosi verso un'avvenenza cinematografica originale, colma di nuove suggestioni misteriose, a dispetto di ogni ossessione istituzionale tesa notoriamente alla ricerca a tutti i costi del significato oggettivo e coerente di un film.

  Biagio Giordano   

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