Cinema: Suffragette Stampa
Scritto da BIAGIO GIORDANO   
RUBRICA DI CINEMA A CURA DI BIAGIO GIORDANO

Suffragette

   Titolo Originale: SUFFRAGETTE

Regia: Sarah Gavron

Interpreti: Helena Bonham Carter, Carey Mulligan, Meryl Streep, Brendan Gleeson, Ben Whishaw

Durata: h 1.46

Nazionalità: Gran Bretagna 2015

Genere: drammatico

Al cinema nel Marzo 2016

Recensione di Biagio Giordano

Film reperibile in DVD

 Londra, 1912. Maud Watts è una giovane donna dipendente come capo reparto della lavanderia industriale di Mr. Taylor, un grosso impianto che prevede un lavoro gravoso per lo più svolto da donne. La lavanderia utilizza, per lavare e stirare i tessuti,  il vapore pressurizzato creato da una opportuna centralina. L'impianto è dotato di numerosi macchinari moderni ma quasi tutti privi di ogni elementare sicurezza. I rapporti dei dipendenti col padrone Taylor sono di tipo autoritario-paternalista. Tutto ciò che di decisionale avviene nella direzione della fabbrica è finalizzato ad ottenere il massimo sfruttamento possibile degli addetti alle macchine. 

Le leggi a protezione della salute dei lavoratori sono praticamente inesistenti. Frequenti gli incidenti sul lavoro. Le donne sono pagate meno degli uomini e lavorano di più, esse muoiono prima del tempo a causa delle numerose malattie professionali cui vanno incontro negli anni con quel tipo di lavoro. La discriminazione tra generi è quindi forte, basti pensare che solo agli uomini è concesso di uscire in città per fare consegne di lavanderia, cosa che consente loro di evadere con sollievo  per qualche ora dall'atmosfera irrespirabile della fabbrica.

  Alcune operaie della lavanderia lottano da tempo per i loro diritti, coordinate da Emmeline Pankhurst (una convincente Meryl Streep), fondatrice della Women's Social and Political Union. Il termine suffragette che le caratterizza pubblicamente, deriva da suffragio, voto, in quanto il diritto di voto è per loro l'obiettivo principale da raggiungere per poter avere poi eventualmente la possibilità di fare leggi più eque in parlamento e partecipare all'attività del governo. Combattono già da decenni contro le ingiustizie, ma sono privi dei grossi appoggi mediatici e politici necessari per crescere in influenza e potere politico.


Le suffragette a Londra, all'inizio del 1912, appaiono sempre più frustrate e indignate per la loro impotenza rispetto alla moltiplicazione della violenza, quest'ultima avviene sempre più, praticamente in tutti i campi istituzionali dove esse sono impegnate, compresa la famiglia. Nel loro nucleo familiare non hanno nessun potere decisionale, neanche sui figli e nemmeno sulla amministrazione della casa.  

Matura sempre più nel gruppo semiclandestino, l'idea di imporsi per via mediatica, compiendo gesti clamorosi di forte portata simbolica, vincendo così l'ostracismo e le paure dei giornalisti condizionati dalla censura dal governo conservatore.

Prendono perciò a un certo punto la decisione di sabotare alcuni servizi pubblici, cosa che se riuscita aggirerà per forza di cose la censura abituale dei giornali e della radio.

Vengono fatte esplodere alcune cassette postali, lanciate pietre contro le vetrine al grido "diritto al voto", messe fuori servizio alcune linee di telecomunicazione, compiute esplosioni in edifici simbolo del disagio femminile, e scioperi della fame in carcere, quest'ultimi annullati dalla direzione del carcere con l'alimentazione forzata del latte attraverso le narici dei nasi delle suffragette.

 

L'operaia Maud, sposata con un figlio, dapprima indecisa e timorosa, diventa in seguito anch'essa una militante del movimento, rifiutando violentemente allettanti offerte di corruzione  propostele dal padrone  in cambio di informazioni  sulle attività del movimento. Maud indignata per la richiesta fattale dal padrone che le chiedeva praticamente di svolgere uno squallidissimo ruolo di spia,  aveva bruciato con il ferro da stiro  la mano del padrone. Finita in carcere per alcuni giorni, Maud verrà licenziata, e all'uscita perderà anche il  marito, offeso dalle sue scelte di lotta, nonché il figlio piccolo su cui non aveva alcuna giurisdizione.

Rimasta sola la donna diventa una militante a tempo pieno del movimento, la sua credenza, senza riserve, alla lotta, la rende interiormente unita e lucida. Ma il movimento, deluso anche da alcune false promesse sul voto fatte a suo tempo da un rappresentante del governo che le aveva a lungo ascoltate, appare sempre più deciso a cercare quel colpo grosso che fa entrare nella storia e che potrebbe metterle per un po' di tempo al centro dell'attenzione nel mondo occidentale.

L'occasione viene offerta da un importante Derby di cavalli, cui partecipa il Re in persona. La suffragette Davidson, con la bandiera in mano simboleggiante il voto alle donne, corre in mezzo al percorso al galoppo dei cavalli durante la corsa  e viene travolta da uno di essi, muore sul colpo.

La risonanza del tragico fatto sarà mediaticamente rilevante in tutto l'occidente, da quel momento la politica, le istituzioni, i giornali, continueranno ad avere verso il movimento un attenzione particolare, cosa che favorirà una più estesa adesione al movimento, un maggior peso politico dello stesso, e una intercettazione da parte delle suffragette di questioni femminili provenienti da numerosi e nuovi settori sociali. Tutto ciò lascerà intravedere  all'orizzonte l'arrivo, per via legislativa, di importanti risultati.

Il film riporta fatti veri, esprimendoli convincentemente con una maestria nel linguaggio dei colori e il realismo dei dialoghi. La messa a fuoco, senza orpelli spettacolari, degli eventi drammatici più significativi riguardanti la genesi e lo sviluppo del movimento femminista di Emmeline Pankhurst, è mirabile, in quanto essa evita ogni dispersione narrativa legata alla tipica e commerciale messa in campo cinematografica di stemperamenti visivi nelle scene più cruenti, scegliendo con coraggio di ridondare le emozioni più drammatiche come strumento di aggressione dello spettatore, come violento martello pneumatico psicologico in grado di perforare le coscienze più pigre.

Film chiaramente politico.

  Biagio Giordano   

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