Cinema: Dune Stampa
Scritto da BIAGIO GIORDANO   
RUBRICA DI CINEMA A CURA DI BIAGIO GIORDANO

DUNE

 

 Regia: David Lynch

Produzione: USA 1984

Interpreti: Kyle MacLachlan, Brad Dourif, Francesca Annis, Linda Hunt, Sting, José Ferrer, Virginia Madsen, Silvana Mangano, Jack Nance, Kenneth McMillan, Jürgen Prochnow, Dean Stockwell, Max von Sydow, Patrick Stewart, Sean Young

Genere: Fantascienza impegnata

Durata: 137'

Autore letterario: Frank Herbert

Recensione: Biagio Giordano

Reperibile in DVD

Nell'anno 10191  l’Universo  conosciuto, con imperatore Padishah Shaddam IV, è sconvolto da cruente contese per il possedimento di una preziosa materia prima: la spezia melange. La tensione è alta. Si formano complotti e congiure in alcuni pianeti: Arrakis (o Dune sede dei Fremen uomini dagli occhi bleu), Caladan (casata Atreides), Giedi Prime (casata Harkonnen), Kaitain (sede dell’imperatore), Iics (sede della Gilda); i conflitti diventano via via sempre più esplosivi a causa di una minaccia estrema che incombe sull’approvvigionamento della spezia-melange, essenza naturale di inestimabile valore, presente in abbondanza nel pianeta Dune, la cui estrazione è messa in pericolo dall’insorgere dei Fremen, un popolo religioso in attesa del Messia (Il Mahdi), assetato di giustizia, che vive nel deserto sottomesso al crudele barone Vladimir della casata degli Harkonnen abitanti del pianeta Giedi Prime.


 

La spezia-melange, è una sostanza gassosa di color arancione,  una risorsa prodigiosa dalle elevate proprietà, tra le quali: l’allungamento della vita, l’annullamento dello spazio tra un corpo celeste e l’altro che la Gilda gestisce consentendo  viaggi interplanetari senza mezzi propulsivi, e il miglioramento delle facoltà precognitive in chi ne viene a contatto.

Dune è un pianeta quasi del tutto privo di acqua, i suoi abitanti naturali, i Fremen, sono riusciti a sopravvivere grazie alla saturazione del sangue con la spezia melange che ha però fatto diventare bleu le orbite dei loro occhi. Giganteschi vermi lunghi anche più di 400 metri custodiscono la spezia, essa viene estratta dal sottosuolo con apposite macchine escavatrici che si muovono vicine a un centro prefabbricato denominato miniera. I vermi spesso attaccano le miniere, in qualche caso sono riusciti a distruggerle.

Riusciranno gli Atreides a insediarsi su Dune o saranno oggetto di un complotto, non estraneo l’imperatore e la Gilda, tendente a distruggerli?  E chi sarà colui che berrà l’acqua della vita (bile dei vermi appena nati) senza morire, dimostrando con ciò di essere Il Mahdi, il Messia giunto per salvare il pianeta Dune dalla fine e donare al popolo dei Fremen la libertà per una vita gioiosa?


 

Ci sarà  su Dune una Jihad (una guerra santa)?

Dune è un film USA uscito nel 1984, diretto da David Lynch, prodotto da Dino De Laurentis, la pellicola è costata 44 milioni di dollari e occorre dire che da un punto di vista estetico che li vale tutti. Dune, un po’ a sorpresa, al botteghino ha fatto fiasco, nonostante non sussistano dubbi che il film sia di ottima fattura,  sia  per la straordinaria verosimiglianza delle scene, la cui originalità pare assoluta, che per una drammaturgia riuscita in grado di esaltare negli spettatori il gioco dell’identificazione e della proiezione portando ai vertici la loro emotività, grande è infatti la impressionabilità, essa è basata su suggestioni, ipnosi fotografiche, suspense e tensioni di alto coinvolgimento narrativo, lungo uno stile insolito per la fantascienza costituito da sincretismi stilistici architettonici allarmanti, chiari nel loro messaggio di morte, di forte impatto visivo, uno stile  inventato ex novo da David Linch.


Dune è tratto dall’omonimo romanzo di Frank Herbert, molto noto nel campo della fantascienza letteraria, facente parte di una serie di tre libri di successo, ne differisce però in alcuni punti: nel finale che rispetto al libro è un po’ troppo celebrativo, nella descrizione del barone Vladimir un  personaggio  che nel testo scritto appare un po’ paranoico ma dotato di vedute anche intelligenti  e che invece nella pellicola diventa sopratutto mostruoso, cattivo, pieno di piaghe infette da curare, e nella potente arma del modulo estraniante che nel libro è assente e nel film diventa invece un motivo di astio dell’Imperatore nei confronti del duca Leto e della sua casata.

Il film ha una scenografia molto suggestiva, che gli spettatori della fantascienza hanno subito apprezzato. A differenza di quanto espresso da alcuni importanti critici cinematografici, l’insuccesso di questo film verso  un pubblico di massa non si spiega con l’atmosfera cupa, l’architettura straniante barocco-araba degli anni 1000, la scarsa luce sulle scene, né per il ritmo lento dell’azione, o la mancanza di effetti speciali più particolareggiati e fotograficamente meglio eseguiti.

L’insuccesso si spiega con la scarsa fluidità della narrazione, che si manifesta come difficile comprensione associativa di ciò che accade. Nonostante gli elementi narrativi della trama siano logicamente ben tracciati nella  sceneggiatura, non si è riusciti a compiere una efficace loro messa in campo visiva sul set.

Il film non consente facili associazioni di senso tra le scene, gli intrecci a volte non vengono sviluppati fotograficamente in tutti i loro possibili particolari rimanendo linguaggio insufficiente, gli esiti finali di un pensiero o di una meditazione filosofica vengono rappresentati senza alcuna allusione al processo formativo psichico che li ha prodotti, rimanendo asettici: privi di ogni allusione etica o desiderante specifiche, provenienti dall’inconscio.


 

Ma nonostante ciò il film merita degli ottimi voti per un insieme di cose che lo rendono unico, una pietra miliare nella storia della fantascienza cinematografica, basti pensare alla ricostruzione degli ambienti scenici interni ed esterni, che sono di una complessità straordinaria, minuziosi, fantasiosi, evocanti un altrove che, per magia della finzione, difficilmente si immagina  non possa esistere dopo aver visto il film.

Evidentemente la critica cinematografica italiana e in parte europea, ha rifiutato di vedere questo film di fantascienza come un genere innovatore, tipico dei grandi autori che osano fare opere più complesse e audaci, ricche di sfumature originali, non facilmente collocabili in un genere filmico già noto. Dune appartiene a un genere capostipite, si potrebbe definire come un genere di fantascienza-onirica- intellettuale in grado di fare spettacolo nello stesso tempo con l’azione, la scenografia, la meditazione filosofica, il tutto sostenuto da un badge grandioso e da una regia superlativa.

Se i critici istituzionalizzati, che vivono di cinema, si decidessero a calarsi anche nel mondo cinefilo delle passioni, contaminandosi un po’ più di emozionalità diretta e ingenua, forse potrebbero capire meglio tutta la complessità che  un film può racchiudere, e decidersi quindi, ad esempio, a lavorare di più non su una valutazione filmica viziata dai codici noti e abitudinari che risente in qualche modo  del genere cui la pellicola si presume appartenga, ma su un’analisi  più profonda che tocchi gli aspetti originali di dettaglio del film, quelli meno visibili solo per pura pigrizia dell’occhio e che al cinefilo non sfuggono, anche se ciò costringe a volte a non collocare il film da qualche parte.

Da un punto di vista un po’ più onirico-filosofico e anche politico il film potrebbe rappresentare tematiche tipicamente umane, terrestri: ad esempio le lotte dell’umanità per la supremazia delle materie prime, non ultima quella più recente del petrolio nei paesi arabi, cui il film fa omaggio con lo scenario urbano impregnato di forme stilistiche medio-orientali e i nomi arabi di alcuni protagonisti.


 

Lotte a cui i popoli sottomessi, dominati da tecnologie soverchianti, non possono che opporre qualcosa di metafisico, tradizionalmente noto nella storia terrestre, come l’attesa del Messia, la Jidha (guerra santa), la profetica-imminente giustizia di Dio, etc.

La lotta di classe, sembra ribadire il film, non basta più, perché forse si prevede  che essa sarà perdente (nel 1984 il comunismo-socialismo di molte nazioni sta per crollare), meglio allora creare un racconto filmico più credibile dominato tematicamente dall’estensione dei poteri della fede, che spesso nella realtà è indubbiamente autentica, un’estensione che porta alla speranza di un successo sul demonismo insito nelle cose materiali, al miglioramento delle  condizioni di vita precarie o della infelicità esistenziale, legando l’amore di Dio a una scambio tipicamente cattolico o legato al culto dei Testimoni di Geova: …io ti amo mio Dio anche perché soddisferai la mia sete di giustizia terrena, punitiva, (Apocalisse) o perché cambierai la mia condizione di precarietà sociale inventando per i fedeli un altro mondo, donando ai credenti una grande gratificazione nel futuro regno di Dio: terrestre (per i Testimoni di Geova) o paradisiaco-celeste-spirituale (per i Cattolici).


 

Da un punto di vista un po’ più psicanalitico, e impersonale, il film rappresenta l’articolazione delirante, di una mentalità inquieta  del nostro tempo, una personalità dominata dall’inconscio divenuta quindi materia fantasmatica che si dibatte  tra il male dei propri desideri egoistici e il bene di desideri d’amore segnati dal senso di colpa per aver desiderato la morte del padre?

    Biagio Giordano

     
   

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