Cinema: Ave Cesare Stampa
Scritto da BIAGIO GIORDANO   
RUBRICA DI CINEMA A CURA DI BIAGIO GIORDANO

Ave Cesare

 

 Regia: Joel Coen, Ethan Coen

 Interpreti: Josh Brolin, George Clooney, Alden Ehrenreich, Ralph Fiennes, Jonah Hill,  Scarlett Johansson, Frances McDormand, Tilda Swinton, Channing Tatum, Christopher Lambert, Veronica Osorio, Max Baker, Clancy Brown,Fisher Stevens, Patrick Fischler, Tom Musgrave, David Krumholtz, Greg Baldwin, Patrick Carroll, Heather Goldenhersh, Alison Pill, Michael Gambon, E.E. Bell, Fred Melamed, Wayne Knight, Jeff Lewis, John Bluthal, Peter Jason, Noel Conlon, Caitlin Muelder, Ming Zhao, Natasha Bassett, Noah Baron

 Durata: h 1.46

 Nazionalità:  USA 2016
 
 Genere: commedia
 
 Al cinema nel Marzo 2016
 
 Recensione di Biagio Giordano
 
 Film in proiezione al Diana di Savona, sala 5
Il film è ambientato nella Hollywood degli anni 50, in un’ epoca d’oro per il cinema americano, un’era di splendore  artistico  non casuale, di ragion visibile, perché  la suggestione e l’estetica cinematografica legate al sonoro avevano ormai raggiunto un livello di coinvolgimento che era pari se non superiore al cinema muto, convincendo anche i critici e gli spettatori più scettici dell’importanza che andavano assumendo le   prospettive culturali e di spettacolo  aperte dal nuovo cinema.

 

Anche il cinema sonoro, a più di vent’anni di distanza dal muto, soddisfaceva quindi l’inconscio degli spettatori nelle sue più urgenti esigenze artistiche, fatte di drammaticità, tragicità, sogno,  rendendo anche audaci  i desideri più impossibili. Inoltre nella Hollywood degli anni ’50, grazie alla maturità tecnica raggiunta dal sonoro che riusciva a dare alta fedeltà riproduttiva alla  voce dei suoi personaggi,  il film poteva funzionare sulla falsa riga di una  psicoterapia, magari lungo un suo concetto  un  po’ particolare, basato più sulla parola in qualche modo “attesa” dallo spettatore che sull’ascolto,  permettendo al cinema di  soddisfare, oltre ai  già noti gusti  narrativi degli spettatori, anche  l’immaginario più oscuro dei  sintomi nevrotici in essi presenti, favorendo, terminato lo spettacolo, e contrariamente agli assunti sociologici apocalittici della scuola di Francoforte, un ritorno  più sereno  degli spettatori alla realtà quotidiana,  cosa quest’ultima che consentiva  loro di affrontare con più forza il peso del disagio civile  presente nel sociale.


E’ necessario aggiungere che per  ottenere certi risultati Hollywood si era adeguata ai tempi, riformando l’organizzazione industriale,  soprattutto in quella parte più direttamente  finalizzata ai profitti cinematografici. Una riforma che rendeva necessario  un maggior  controllo di quell’immagine altra che gli attori trasmettevano inconsapevolmente quando agivano nella loro vita più privata e mondana.

Rispetto al passato  gli attori  diventavano quindi in maggior misura vittime del sistema Hollywood,  non tanto per quanto riguarda il piano economico che garantiva comunque alle star  guadagni consistenti, quanto per il diritto alla libertà espressiva nelle vesti di comuni cittadini della polis. Il sistema di sfruttamento hollywoodiano dell’immagine raggiunse livelli di manipolazione  della personalità degli attori mai raggiunti prima, tali da rasentare il cinismo, divenendo paragonabile per certi versi legati all’intensità dello sfruttamento ai meccanismi del peggior capitalismo delle origini.

Gli attori  erano costretti a non deludere il pubblico nella vita quotidiana altra, quella privata o a partecipazione democratica della città, rimanendo aderenti in forte misura al personaggio che li aveva resi famosi, ciò li costringeva, in ogni situazione casualmente interlocutoria con il pubblico, a continuare a recitare una parte, seppur in forme diverse, inequivocabilmente di sostegno alla propria immagine incarnata sul set.


 

Occorre aggiungere che tutto ciò rispetto ai tempi del muto assumeva maggior rilievo negativo, in quanto il sonoro aveva la caratteristica di rendere l’impressione di realtà, che è specifica del modo di rappresentare del cinema, più credibile e penetrante, cosa che conferiva maggior verosimiglianza al personaggio dello schermo,  facendo crescere nello spettatore l’empatia e la difficoltà a separarsi dal suo idolo.   

I film prodotti dagli studi di Hollywood in quel periodo creavano quindi negli attori, uno stress di tipo distruttivo,  che i soldi guadagnati non riuscivano a compensare, e ciò creava enormi problemi agli studi di Hollywood.  

In Ave cesare, magistralmente diretto dai fratelli  Coen, il grintoso e cattolico praticante Mannix, direttore  di studio e vero protagonista della pellicola, ha il non facile compito di trovare in ogni circostanza critica, senza badare troppo per il sottile,   soluzioni di salvaguardia dell’immagine-sogno di Hollywood incarnata dal cast.  Ad esempio agendo sagacemente in tutte quelle situazioni passionali in cui l’attore,  deciso a trasgredire le regole del buon senso professionale hollywoodiano, finiva per mettersi nei guai, mostrando al pubblico l’altra parte di sé, quella insospettata, a volte prosaica a volte frivola,  spesso debole e infantile.

Inoltre a Hollywood negli anni ’50 il confine tra realtà e finzione era spesso molto labile, in quanto l’una o l’altra a seconda delle circostanze  poteva procurare molto denaro.


Era un guaio  quindi per gli attori e sceneggiatori calarsi in qualcosa di rivendicativo che evocasse un  reale lontano dal sogno, più sociale, familiare, esso diventava subito scomodo al sistema  in quanto ai  produttori ciò si presentava come una pericolosa spia, possibile svelatrice al pubblico cinematografico di un senso comune di tipo  contrattuale stranamente presente anche a Hollywood, aspetto questo che faceva esplodere una contraddizione nella macchina dei sogni.

Quindi anche le problematiche di stampo etico avanzate a Hollywood dai dipendenti di ogni rango  che andavano  verso una richiesta di  cambiamento dei modi normativi di procedere dell’industria culturale, venivano dai direttori di studio stroncate violentemente.

E’ chiaro in questo film, come la mitologia di massa che permeava  l’atmosfera di Hollywood aiutasse il feroce direttore Mannix nel suo lavoro sporco di guardiano del sogno, l’atmosfera sognante che aleggiava su Hollywood era tale infatti da far sentire Mannix  protagonista assoluto di una salvezza  del mito cinematografico di tipo messianico, portandolo a vincere sul campo numerose battaglie rivendicative contro i dipendenti famosi e meno famosi di Hollywood.

     Biagio Giordano

     
   

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