Cinema: Cani Arrabbiati Stampa
Scritto da BIAGIO GIORDANO   
RUBRICA DI CINEMA A CURA DI BIAGIO GIORDANO

Cani Arrabbiati

 
Regia: Mario Bava
Produzione: It. 1974
Genere: Thrill.
Durata: 100′
Attori: Don Backy, Luigi Montefiori, Maurice Poli, Riccardo Cucciolla, Lea Lander
Pellicola: Colori
Recensione di Biagio Giordano
Film completo visibile su You Tube in  italian

 Alle ore 11,30 di una calda giornata estiva, agli inizi degli anni ‘70, a Roma, quattro uomini mascherati scendono da una Alpha Romeo bianca  e assaltano, armati, una 500 bleu con dentro un portavalori che ha in consegna gli stipendi dei dipendenti di una piccola azienda; nella colluttazione vengono uccise due guardie giurate e il portavalori stesso. Durante la fuga  uno dei malviventi, un abile autista, viene ucciso da un colpo di fucile sparato da lunga distanza dalla polizia, un secondo colpo  provoca all’automobile dei rapinatori una perdita di carburante nella parte posteriore vicina al tubo di scarico.


I banditi  proseguono  in tre, il capo chiamato "Dottore" (Maurice Poli), il folle "Bisturi" ( Don Backy) e l’insolente "Trentadue" (George Eastman), dopo un lungo inseguimento  con la polizia  la loro automobile rimane  senza benzina e vengono quindi braccati  dagli agenti nei pressi di un parcheggio sotterraneo, dove i tre, vistisi ormai perduti, prendono in ostaggio due donne.

Si crea quindi  un violento confronto  tra  la polizia e i rapinatori, la posta in gioco è la libertà dei tre in cambio  del rilascio degli ostaggi.  "Bisturi"però,  in preda al panico, uccide una donna presa prigioniera, poi i tre, che hanno lasciato stupiti per la  ferocia dell’omicidio anche gli agenti, riescono a fuggire insieme a Maria, l'altra donna ostaggio, con una automobile rubata.

Inizia un nuovo inseguimento, quando i malviventi si accorgono che il cerchio territoriale dei  loro spostamenti  si restringe sempre più perché le automobili della polizia  cominciano a coordinarsi via radio,  decidono di abbandonare l’auto  e di  fuggire a piedi con l’ostaggio.


Immediatamente dopo i tre banditi hanno la fulminea idea  di salire  su un'auto ferma ad un semaforo, con a bordo un uomo di nome Riccardo (Riccardo Cucciolla), e un bambino che sta dormendo. Una volta a bordo Riccardo che è al volante conferma  ai tre che il piccolo è suo figlio, e che lo sta portando in ospedale perché bisognoso di cure, dopo di ché li supplica di lasciarlo andare all’ospedale.

I banditi  insensibili ai problemi del  figlio piccolo di Riccardo lo costringono  a prendere l'autostrada, obbligandolo poi, per evitare nuovi posti di blocco, ad infrangere diverse norme di sicurezza.

Il film girato da Mario Bava nel 1974, non è mai uscito nelle sale italiane a causa del fallimento della casa produttrice che non è poi riuscita a commercializzarlo per i costi di distribuzione troppo alti, circola del film una versione in dvd, per diretto interessamento dell’attrice Lea Lander che nel film interpreta Maria una delle ostaggi.  


Cani arrabbiati è un  film superlativo per suspense, tensioni, e per un’idea filosofica di fondo che, ben rappresentata attraverso  codici visivi collaudati, di effetto immediatamente coinvolgente, solleva la questione dei contrasti ambigui tra il male e il bene che si riflettono dalla vita reale, presi così come si presentano nella casualità giornaliera: anche nelle situazioni più drammatiche di essa.

 Il film si cala criticamente in una società come la nostra dove per sopravvivere è necessario spesso  attuare  ogni genere di travestimento, simbolico ma anche psicologico, lasciando intendere che solo chi ha acquisito, per varie vie, sicurezze e soddisfazioni, può calarsi in relazioni più autentiche e chiare.

Il regista  dopo aver rafforzato per lungo tempo nello spettatore la sensazione di essere di fronte a un contrasto autentico tra il bene e il male, ne svela a sorpresa le  verità più profonde, contraddittorie,  avviando il racconto filmico verso un finale intelligente e di buon impatto emotivo. Sarà questo  svelamento una trovata geniale di Mario Bava. 


 
Il film,  è stato molto rivalutato da Tarantino che  è rimasto particolarmente colpito  dalla drammaticità riuscita delle scene e dalla profondità psicologica dei personaggi, quest’ultimi effettivamente rappresentati in modo originale e con cura estrema di quei dettagli indicanti un enigma da scoprire ancora in gioco.

Mario Bava è riuscito a dare alla pellicola un effetto di verosimiglianza sopra le righe, la sua opera è una finestra aperta verso la società degli anni ’70, così impregnata di violenza e crudeltà strettamente nostrane anche sul piano etnico di appartenenza.

Il film è talmente piaciuto a Tarantino da indurlo a trarre ispirazione,   visiva e drammaturgica accompagnate da una pulsione per identificazione con l’Io di Mario Bava, per i suoi film americani. Ne è un esempio il  capolavoro Le iene (USA 1992), film di grande successo di critica, che porta praticamente  in toto la  firma di Tarantino. Questo  testimonia, per chi avesse ancora dei dubbi sulla grandezza di idee e di realizzazione del cinema italiano di quegli anni, l’influenza che avuto il nostro cinema nei confronti anche di alcuni capolavori mondiali del cinema americano.

 

Il film può essere visto come una magica chiave di apertura dell’inconscio dello spettatore che ha l’occasione di sperimentare sensazioni prima sconosciute, che in un primo momento appaiono stranianti perché frutto di un rimosso che apre delle brecce oniriche per  poi  assumere forme di conoscenza di sé sempre più in relazione con il piacere del sogno diurno, cioè di un sintomo nuovo che dura lo spazio e il tempo del film.

Mario Bava riapre con questo film la questione del godimento sadico nel cinema, un tema caro anche al geniale Tarantino, e che tanto spaventa le istituzioni pedagogiche di ogni credo e appartenenza culturale civile, una questione che sostenuta  con la psicoanalisi, può svelare negli spettatori amanti del genere strutture psichiche complesse in diretta relazione con un vissuto che in alcuni casi  aspira ad  essere rielaborato e ascoltato con una cultura anche di matrice visiva proponente un dialogo postfilm.

 

     Biagio Giordano

     
   

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