Cinema: Titanic Stampa
Scritto da BIAGIO GIORDANO   
RUBRICA DI CINEMA A CURA DI BIAGIO GIORDANO

TITANIC

 

USA 1997

REGIA: James Cameron

ATTORI: Leonardo Di Caprio, Kate Winslet, Billy Zane, Kathy Bates, Frances Fisher, Bernard Hill, Jonathan Hyde, Danny Nucci, David Warner, Bill Paxton

Recensione di Biagio Giordano

Film reperibile in dvd o visibile in passaggi televisivi

 Terza versione cinematografica della tragedia del transatlantico Titanic, nave inglese da record inabissatasi nell’Atlantico la notte del 15 Aprile del 1912, a seguito di una collisione con un iceberg.

Il cinema si è occupato a più riprese della breve vita del Titanic e con grandi investimenti.

La tragedia del transatlantico non ha eguali nella storia della navigazione. E’ stata un evento sbalorditivo, inaspettato.

I luttuosi fatti di quella notte hanno incrinato seriamente il mito novecentesco dell’infallibilità della scienza, colpendo direttamente quelle parti dell’immaginazione che accompagnavano fedelmente da anni gli impetuosi e affascinanti sviluppi tecnologici.

     Particolarmente dolorosa fu la perdita di una nave come il Titanic, ritenuta inaffondabile. La sua scomparsa metteva in evidenza come gli interessi umani più egoistici potevano far fallire i migliori progetti realizzati: simboli di progresso.

Numerosi sono stati gli articoli dedicati al Titanic dalla stampa di ogni paese, e infinite le trasmissioni televisive d’intrattenimento dedicate alla famosa vicenda.


 Emozionanti i disegni del Titanic apparsi nei settimanali di diverse nazioni.  Essi rappresentano la gigantesca poppa della nave completamente sollevata dalle acque e in procinto di inabissarsi. Il transatlantico in agonia appare circondato dalle scialuppe dei superstiti. Quest’ultimi, preoccupati della vicinanza delle imbarcazioni al gigantesco scafo e psicologicamente stressati, faticano ad allontanarsi dal transatlantico.

Si rimane tuttora colpiti, nei disegni, dagli sguardi inorriditi degli ultimi passeggeri affollati sul ponte della nave, aggrappati ai parapetti e condannati a morire insieme alle molte persone rimaste prigioniere all’interno dello scafo. Il film di Cameron rimane fedele allo spirito di queste famose figurazioni.

Dopo la tragedia innumerevoli sono state le spedizioni in fondo al mare, nella vana speranza di togliere all’evento il suo carico di mistero e scoprire particolari inediti della tragedia.


La risonanza che la sciagura ha suscitato non si è del tutto spenta, l’industria mediatica dei paesi occidentali organizza tuttora, in occasione dell’anniversario della scomparsa del Titanic, cerimonie e dibattiti. Lo faceva spesso alla presenza degli ultimi testimoni dell’evento.

Il primo film prodotto sulla sciagura si intitolava: Titanic. Era diretto da Jean Negulesco, un’opera uscita nel 1953 in USA, in bianco e nero e della durata di 98’. La seconda pellicola si intitolava Titanic, latitudine 41 Nord, di Ward Baker, un bianco e nero di 123’ prodotto in Gran Bretagna nel 1958. Entrambi i film sono tuttora ritenuti, dalla critica cinematografica, di buona fattura. La prima pellicola di Negulesco ha vinto anche un oscar per la miglior sceneggiatura.

Innumerevoli e di difficile catalogazione i film sul Titanic girati per le televisioni, essi ovviamente sono meno spettacolari perché scaturiscono da sceneggiature e budget ridotti.

 Questo terzo film di James Cameron, canadese, costato complessivamente 270 milioni di dollari, risulterà il più ambizioso dei tre ma per alcuni importanti critici non è da considerare il migliore in assoluto, anche se, grazie agli incassi da record, ha ricevuto dal pubblico una piena promozione.

Forse in questo Titanic di Cameron manca il fascino e la suggestione del bianco e nero.  Due colori di base con cui il cinema si è espresso da sempre nei film a forte impatto drammatico.


  Il Titanic del regista canadese consacra Di Caprio come nuova star del cinema. Il film è uscito nel 1997 accompagnato da una sfarzosa e potente campagna pubblicitaria.

Ma il protagonista assoluto dell’opera è James Cameron. Il massimo esperto a quell’epoca dell’uso degli effetti speciali. Egli è autore, esecutore, produttore del film.

Lo ricordiamo con grande stima in Terminator (1984), Aliens, scontro finale (1986), The Abyss (1989), film indimenticabili che segnano nella storia del cinema il passaggio da una tecnologia avanzata, ma ancora fortemente caratterizzata da metodi artigianali, a una tecnica filmica più industriale, con meno poteri alle singole azioni creative dello staff e più alle macchine specialiste delle riprese, del montaggio e dell’assemblaggio delle inquadrature.

Cameron è un regista e sceneggiatore di grande esperienza, dirige e controlla gli effetti speciali con maestria, ed è sempre a contatto con le tecnologie più aggiornate dell’elettronica utile al cinema.


Ma il regista canadese è stato rimproverato da alcuni critici per aver usato sovente gli effetti speciali a scopi meramente estetici, cioè per accrescere artificialmente la bellezza del film, trascurando il loro impiego verso una riuscita più efficace della narrazione e del livello di verosimiglianza della storia.  

 Questo film mette a tacere ogni accusa sull’uso improprio di Cameron degli effetti speciali. La pellicola splende sia per grandezza di mezzi che per credibilità e forma della narrazione.

Il film ci rilascia di Cameron un’immagine buona, di ottimo professionista, e onesto manipolatore degli “effetti speciali”, un uomo che sembra sempre più al servizio della verità e dello spettacolo intessuto di qualità.

In tre ore e quattordici minuti il regista canadese riesce a dire e a mostrare le cose più significative di quella tragica notte stellata, dando elementi sufficienti allo spettatore per una prima valutazione dei fatti.

 Cameron presenta le cose in modo semplice ma geniale, ogni scena è accuratamente studiata, soprattutto tecnicamente e ben selezionata in fase di montaggio. Il ritmo e il pathos che ne derivano, in particolare dopo l’impatto drammatico con l’iceberg, sono efficaci. Le vibranti sequenze della lenta morte del transatlantico commuovono e avvolgono anche gli spettatori più freddi. Il film mette allo scoperto le parti nervose più assopite dalle abitudini di vita, ridando alla platea rare emozioni.

 Il regista canadese cerca di stupire con il vero, inserendolo però nel piacere dell’intreccio. Lo fa escludendo a priori ogni minima caduta nella forma documentaria. Cameron non vuole assolutamente annoiare lo spettatore, non vuole aggredirlo con fiumi di notizie sulla sciagura staccate dallo spettacolo.

Se le tante informazioni sui fatti fossero state trasposte direttamente nel film avrebbero appesantito la narrazione. Cameron riesce in buona parte a inserirle in divertenti e curiose situazioni di viaggio, nonché in una storia d’amore costruita con toni da melodramma. Un’informazione importante ad esempio la dà Rose, la romantica eroina (interpretata da Kate Winslet), quando si dimostra interessata alle caratteristiche della nave e chiede al progettista, durante una passeggiata sul ponte, spiegazioni sullo scarso numero di scialuppe.


L’idea che ha fatto grande questo film è stata quella di girare le prime riprese della pellicola in fondo al mare penetrando con l’occhio della telecamera negli interni del relitto del Titanic.

 Gli occhiali rotti di un passeggero, il caminetto semidistrutto di una stanza, gli scarponi corrosi appartenenti probabilmente a un povero passeggero di terza classe sorpreso dall’acqua nel sonno, i piatti rotti nel ristorante di lusso, hanno immediatamente catturato l’attenzione del pubblico immergendolo in un’atmosfera di morte e sepolcrale spettacolo.

Cameron invade con sofisticate tecnologie l’abisso in cui riposa il Titanic dal 1912, lo illumina e lo mostra al pubblico di tutto il mondo con  numerosi ed emozionanti oggetti divenuti reliquie. Il regista si muove, con delicatezza e rispetto del ricordo, tra i più intimi segreti della nave, appagando il nostro bisogno di entrare nella memoria e nel racconto reale che i superstiti ci hanno trasmesso.

Tutto ciò non ha precedenti nella storia del cinema.

Naturalmente la grandezza tecnica e ideativa del film non può nascondere, a un’osservazione più attenta, i difetti dell’opera di Cameron.


 

Il più grave di questi riguarda l’incerta e a volte maldestra ricostruzione psicologica e culturale dei personaggi del film appartenenti al primo novecento. Essa non riesce a fondersi con lo spirito di quegli anni. Forse a causa di una sceneggiatura che contiene troppe espressioni verbali  legate alla contemporaneità.

I dialoghi dei personaggi, i loro modi di comportarsi, le manie e le abitudini che più li animano, i desideri mondani più segreti, sono lontani dallo spirito dell’epoca che il film vuole far rivivere. L’impressione di realtà, pur molto elevata, tradisce dal suo versante più culturale, uno spirito familiare, qualcosa di troppo legato ai nostri giorni.

Il film quindi, in alcuni punti, è come se risentisse di un affresco storico non perfettamente ridipinto, e che perciò rimane qua e là un po’ sbiadito. Alterna alle geniali ricostruzioni tecnologiche e ambientali dell’inizio ‘900, un rifacimento rarefatto della mentalità delle classi sociali d’inizio secolo.  

L’effetto estetico ne risente, il contrasto che si crea tra ambiente materiale, e psicologie, culture dei personaggi stride come una steccata di violino.

Il film solleva anche, con precisione, numerosi interrogativi sulle cause della tragedia. Tra questi, il più importante riguarda il perché dell’installazione di un timone così piccolo in una nave così grande? E poi, come mai il Titanic al momento dell’avvistamento dell’iceberg viaggiava con i motori al massimo, nonostante le numerose segnalazioni di pericolo di ghiacci? Inoltre, per quale ragione molte scialuppe di salvataggio calate in acqua sono rimaste semivuote? Infine perché, almeno in un secondo tempo, non si sono aperti i cancelli che tenevano prigionieri i passeggeri della terza classe?

    Biagio Giordano

    
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