Cinema: Frankenstein Stampa
Scritto da BIAGIO GIORDANO   
RUBRICA DI CINEMA A CURA DI BIAGIO GIORDANO

Frankenstein

 

Titolo Originale: FRANKENSTEIN

Regia: James Whale

Interpreti: Boris Karloff, Colin Clive, Mae Clarke

Durata: h 1.11

Nazionalità:  USA 1931

Genere: horror

Tratto dal libro "Frankenstein" di Mary Shelley

Al cinema nell'Agosto 1931

Recensione di Biagio Giordano

Film reperibile in DVD e in rete

 Frankenstein è un famosissimo film USA del 1931, considerato per convenzione un horror, un genere che però non gli si addice pienamente, in quanto il film essendo innovativo nelle tematiche etiche nonché nei suoi codici visivi principali, e mostrandosi in  ogni altra parte del tutto privo di debiti scenografici verso il cinema del passato, dà l’impressione di rappresentare un nuovo che tende a uscire dagli schemi più usuali del genere,  ossia di saper inglobare forme narrative più complesse.


La narrazione, ricca di idee nuove, fertili di immagini inquietanti, riesce ad estendersi su piani visivi multipli, quasi disinvoltamente,  piani tenuti insieme da contrasti come etica-scienza, potere-verità, mito-gloria, creazione umana-fede religiosa.

Uscito nel1931 questo film porta la firma di un grande regista: James Whale, letterariamente molto dotato, forse uno dei migliori interpreti  del cinema come specchio visivo dell’andatura narrativa letteraria,  un uomo fuori da ogni schema precostituito anche per quanto riguarda l’appartenenza a un  genere sessuale catalogabile. Il regista è tragicamente scomparso in età avanzata, in piena solitudine.

Frankenstein è la prima pellicola, in bianco e nero, di quella che successivamente diventerà una serie filmica leggendaria, unica per nuove trovate  stilistiche sul linguaggio visivo. Trovate in gran parte funzionali alla crescita della intensità della suggestione filmica, che viene portata in alcuni casi a livelli mai visti prima, a volte fino al punto di far materializzare in sala, con l’identificazione compulsiva imposta allo spettatore tramite l’immagine, incubi e spaventi di provenienza sociale.

Il film sembra muoversi in perfetta sintonia con i gusti dominanti dell’epoca anni ‘30,  caratterizzati  spesso da una trasversalità di comuni denominatori estetici tra le classi e le culture di quegli anni, aspetto questo molto significativo statisticamente in quanto conferisce al cinema di allora  connotazioni massmediatiche di  portata politica e commerciale molto vasta.

Il film ha diverse scene assai datate,  con l’effetto nel presente, per una serie di motivi socio-culturali, di non far più paura. Esso va perciò visto e inteso in chiave più storica, magari apprezzando lo stile classico di quell’epoca o la semplice conoscenza dei contenuti umanistici di quel mondo: così diverso nei costumi, nella morale, nei sogni, nei valori sociali.


Occorre dire subito che questo film ha dei personaggi e delle atmosfere impregnate di intonazioni seriose,  l’opera di Whale appare del tutto priva di ironia e sarcasmo, umorismo e satira, un film che si immagina alla fine abbia soddisfatto le attese più inconsce, fantasmagoriche, di gran parte degli spettatori di allora.  Quest’ultimi vedevano infatti nel film anche la possibilità di esorcizzare, scongiurare psichicamente  con benevoli effetti di scarica pulsionale,  le paure e le ansie presenti con una certa frequenza in quegli anni. Un’epoca che era assai instabile, soggetta com’era a bruschi cambiamenti sociali e istituzionali. Un mondo quello occidentale in pericoloso fermento, turbato dalla presenza massiccia di movimenti e ideologie autoritarie nonché violente.

Il film racchiude una varietà di generi, come dimostra ad esempio la presenza nella narrazione di lunghe scene dialogate espresse con un linguaggio per niente funzionale all’horror, collocabile per lo più nel genere drammatico.

L’opera di Whale è tratta dall'omonimo romanzodella scrittriceMary Shelley, ma solo per alcuni aspetti, per lo più esso trae ispirazione dall’adattamento teatraleFrankenstein: an Adventure in the Macabrefirmato Peggy Webling del1927.

Frankenstein è stato finanziato dagliUniversal Studiose interpretato daBoris KarloffeColin Clive. Il film, che trae ispirazione per i suoi aspetti più artistici dallo stile espressionista allora in auge, è una delle opere fondamentali della storia del genere horror,  uno dei pochi film horror dove il ruolo dell’attore protagonista giochi una parte carismatica così fondamentale tanto da destinarlo all’immortalità.

Boris Karloff nella parte di Frankenstein è straordinario, le sembianze del suo personaggio-mostro, sono tuttora ben vive in diverse parti del mondo, esse compaiono anche  in pubblicazioni fumettistiche o inserti pubblicitari, a testimonianza di un apprezzamento mediatico della sua figura del tutto privo di precisi confini.


La parte di Boris Karloff è stata anche la più gravosa quanto a preparazione scenica, il copione prevedeva infatti di garantire al personaggio una tenuta alta del ruolo da protagonistica lungo tutta la narrazione del film. Il suo è stato un lavoro immane, basti pensare che ogni ripresa richiedeva prima di iniziare, tre ore di lavoro sul trucco e un impegno, per la riuscita fotografica, di allenamento espressivo dello sguardo e dei movimenti corporei che risulterà molto estenuante.  Il suo ruolo  prevedeva  infatti il mantenimento per lungo tempo, nelle scene, di sembianze e movimenti del tutto innaturali.

Alla sua uscita nelle sale, questo film ebbe un grande successo, inaugurando una vera e propria mitologia sul mostro, dal sapore estetico, di grande sfruttamento anche mediatico: qualcosa in grado di procurare forti emozioni in stretta relazione con la paura.

 La forma filmica dell’horror-drammatico, diventava di fatto una sorta di terapia psicanalitica a breve effetto che agiva efficacemente sul sintomo dell’orrore inconsciamente presente nello spettatore, procurando piaceri inconfessabili lontani però per lo spettatore da ogni sua ricomposizione psichica con il reale. L’orrore, quello vero, esisteva  davvero, e caratterizzava buona parte delle masse, soprattutto quelle più masochisticamente asservite al capitalismo selvaggio, masse che andavano incontro a fobie di ogni genere per lo più non diagnosticate per mancanza di strutture istituzionali adeguate. Occorre sottolineare la presenza storica di un capitalismo cinico, che procurava  ai dipendenti insicurezze patologiche e sogni ingannatori. Ad esso non veniva associato a favore  delle masse lavoratrici un welfare adeguato. La  questione sociale legata al sistema liberistico  rendeva  per molti il quotidiano  triste o folle, comunque  difficilissimo da affrontare.

 

Trama. Notte profonda al Cimitero di Goldstadt (Pforzheim nei pressi di Stoccarda), atmosfera  suggestionante  di rara efficacia, scenario tipicamente espressionista con giochi di ombre allungate di difficile configurazione e sfumature di neri  molto penetranti. Una campana  suona a morte con un ritmo lento che evoca il sacro, il suo rispetto. L'ambizioso  e giovane dottor Frankenstein, sostenitore di teorie nuove sulle forze della vita, in particolare su dei fluidi invisibili che potrebbero rianimare il cervello umano di una persona  morta da poche ore, teorie in netto contrasto con quelle studiate all’università dal professor docente Waldman, è aiutato dal fedele servo, gobbo e cattivo, di nome Fritz, a recuperare il corpo di un uomo appena seppellito e quello di un impiccato rimasto ancora appeso al cappio.

Il cervello dell’impiccato, potrebbe servire per l’esperimento di rianimazione di un cadavere progettato proprio dal dottor Henry Frankestein, se non ché quando il corpo cade al suolo per il taglio delle corde da parte di Fritz, il cervello non verrà preso in considerazione a causa del danno da esso patito con la rottura delle vertebre cervicali.


La fidanzata di Frankenstein, Elisabeth, è preoccupata della salute mentale dell’amato, in quanto ha ricevuto da lui una strana lettera. La donna, che è in procinto di sposarsi e vuol perciò chiarire tutto al più presto, chiede consiglio sul da farsi al migliore amico e cugino di Frankenstein, Victor Moritz, e al suo ex insegnante universitario, il dottor Waldman. Elisabeht vuol capire quali pericoli egli corre e come poterlo eventualmente aiutare.

I cittadini del paese stando allestendo, con un gran lavoro che vede impegnato anche il sindaco, un’atmosfera di nozze grandiosa, come la migliore e antica tradizione del luogo ama fare da lungo tempo.

Il dottor Waldman informato dei fatti, intuisce subito cosa sta accadendo, sa che il suo ex allievo Henry lavora da tempo a un progetto per ridare la vita ai cadaveri, innestando loro un cervello fresco di morte. Ne ha piena conferma quando nel suo laboratorio universitario scopre che è stato appena sottratto un cervello conservato per studio in una bacinella di vetro. Il cervello apparteneva a un criminale omicida ed era stato scambiato dal ladro, per un imprevisto, con quello posto al suo fianco che era di un uomo per bene.

Il dottor Waldman, Elisabeth, e Victor Moritz, si mettono quindi alla ricerca di Frankenstein intuendo che potrebbe aver allestito un laboratorio per i suoi esperimenti in uno dei numerosi Castelli della zona, situati in alture isolate che consentono  un più efficace utilizzo dell’energia dei fulmini: necessaria per Frankenstein per rianimare il cadavere sottratto al cimitero di Goldstatd.

Riuscirà Frankenstein a rianimare il cadavere dissotterrato al cimitero e a condurre il cervello criminale sulla retta via?

   Biagio Giordano

    
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